Le migliori dieci nazionali di calcio. Di sempre.

Visto lo squallore imperante.
Visto l’immorale spettacolo di Polonia-Austria in prima serata.
Vista la tragicomica Italia di queste due partite, forse è ora di ricordare le migliori nazionali di sempre. Quelle che ricordiamo con nostalgia, con invidia, con rammarico. Prego.

Olanda74_fghyyt1. L’immaginazione al potere. Olanda 1974. L’immagine è tutto? E allora spazio all’unica squadra che ancora indossiamo tutti i giorni (vero Gau?). La mise arancione dell’Adidas è più di una maglia. È un icona di un mondo bellissimo in cui tutto gira alla perfezione. Stile. Giovanilismo. Impudenza. Vaffanculo a tutti che stavolta vinciamo noi! Manco per il cazzo. L’Olanda che cambio il mondo del calcio (una nazione fino ad allora inesistente che improvvisamente, sulla base di una semplice idea, domina il mondo) si fermò sulle caviglie di una splendida Germania Federale in quella che può essere considerata la più bella finale della storia. Una squadra che contava su Johann Cruijff, il più grande giocatore della storia (personale opinione peraltro) e su una schiera di campioni fantastici (Neeskens, Haan, Krol…). Mancava il portiere (quello tutto giallo) ma che importa. Ancora ce le vediamo quelle partite e ci rammarichiamo di come avesse ragione il giocatore brasiliano espulso a Dortmund nei quarti di finale. Indicava con la mano “tre” ai boriosi tifosi olandesi. Tricampeao. Prima di parlare arrivate dove siamo noi. Aveva purtroppo ragione.

2. I marziani. Brasile 1970. Una delle poche certezze nella storia piena di contraddizioni della nostra letteratura sportiva. Non potevamo fare nulla contro quel Brasile. È vero. Di fronte al più grande Brasile della storia una delle più belle Nazionali della nostra storia potè veramente poco. È noto il mio disprezzo di fronte al calcio brasiliano. Ma lì non si giocava. Era una squadra, per l’epoca, di un altro pianeta. Non solo Pelè (da rivalutare nella sua grandezza di fronte alle mille stupidaggini della retorica maradoniana-kusturicana… guardate il gol della finale, salta in cielo, DA FERMO, in testa a Burnich… non salta undici polli inglesi notoriamente i difensori più stupidi del mondo!). Ma anche Jairzinho, Tostao, Carlos Alberto, Rivelino. Stranamente, per essere il Brasile, una squadra anche cazzuta e tosta. Insomma, per l’epoca, imbattibile. E bellissima. Le magliette verde e oro delle immagini di Città del Messico sono ancora oggi da vedere.

italia823. La Tigna. Italia 1982. Un sogno. La matematica come aiuto nella comprensione dei fatti. La spina dorsale della più grande Juventus della storia (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi… ho i brividi), il più grande giocatore della storia della Roma (Brunetto Conti e mi dispiace per i soliti facile entusiasmi dei romanisti per il pupone… ne doveva fare ancora di strada per avvicinarsi al mito di Nettuno), un meraviglioso regista innamorato della maglia viola e sfigato come pochi (Antognoni) e per finire una torma di picchiatori (Oriali, Graziani…) che avrebbero fatto la fortuna di Scorsese. Un allenatore colto e furbo come pochi. E la più bella vittoria della mia vita (Italia- Brasile 3-2 ovviamente). Non è campanilismo. Era una squadra di granito capace di ricordare al mondo che il calcio non è una festa da sambodromo né un calcolo matematico. È undici leoni che contro tutti e tutto ci credono fino alla fine. Chi c’era li ringrazia ancora adesso. Non è follia la rilettura che vede in quella vittoria la fine della cappa plumbea del terrorismo sull’Italia. Si tornò ad essere felici e sereni tutti.

4. e 5. Il centrocampo come ragione di vita. Francia e Brasile 1982. Incredibile come la storia giochi brutti scherzi. Ma in quel meraviglioso mondiale le due squadre più talentuose avevano gli stessi difetti e furono massacrate nello stesso modo. Centrocampi impressionanti (Fernandez, Rochetau, Tigana, Giresse e, come mezzapunta, Platini da una parte e Falcao, Cereo, Socrates ed Eder con aggiunta Zico dall’altra). Ma come contraltare il nulla. Portieri, difese ed attaccanti inesistenti. Va bene fino a che te la giochi con squadrette di sprovveduti (i soliti idioti si impressionarono della vittoria del Brasil contro la Nuova Zelanda…) poi incontri squadre vere (l’Italia di sopra e la Germania Federale di Littbarsky e Rumenigge) e ciao ciao. Dispiace perché rimane negli occhi le immagini di un calcio impossibile. Tre registi in campo contemporaneamente. Tutti a fare a gioco. E nessuno capace di dare due calci a Bruno Conti. Grazie a Dio.

ungheria5. La grande. Ungheria 1954. Aranycsápat, la squadra d’oro. I primi ad umiliare gli inglesi a Wembley (3-6 ed il gol di Puskas che ancora mette i brividi a vederlo). Ovviamente paga lo scotto di essere la meno telegenica. Ma che importa! Innegabile è il ruolo straordinario nello svecchiare il calcio avuto dai giocatori magiari ultimi eredi di una scuola raffinatissima che aveva insegnato calcio a mezzo mondo. Hidegkuti inventò da solo la mezza punta. Faceva il centravanti, tornava indietro e Puskas e Kocsis si ficcavano in mezzo e facevano sfracelli. Naufragò tutto nella tristissima repressione sovietica della rivoluzione del 1956.  Grazie a Dio riuscirono tutti ad andarsene ed a girare il mondo ad insegnare calcio fino alle soglie dei 50 anni. La finale con i tedeschi fu una dei più inquietanti esempi di come il doping forse aveva fatto breccia fin dagli albori dello sport. Ma per i tedeschi questo non importò. C’è una letteratura che racconta di come quella vittoria truffaldina servì a far rialzare la testa ad un popolo annichilito dalla più devastante sconfitta della storia.

germania_19746. Vince sempre la Germania. Germania Federale 1974. Anche qui la sola visione delle immagini basterebbe. La maglia bianca, semplice. La tuta azzurra con cui il più grande libero della storia (il grande Franz capace di giocare con un braccio rotto una semifinale quattro anni prima) guidava, all’ingresso in campo all’Olympiastadion, la sua torma di campioni. Il portiere Maier, Vogts (che annullò Cruiff in finale), Swarzembeck (il difensore più brutto della storia), il grandissimo ciccione Muller (cecchino infallibile). E poi la politica, segno di tempi, comunque li si veda, senza senso. Beckembauer che non vuole comunisti in squadra ma non può non fare a meno del grandissimo Breitner (maoista convinto, viveva in una comune…). E lui, con quella faccia sempre cupa, segnerà il rigore in finale in una delle più accettabili sconfitte della storia. Grandi.

7. Campioni si è quando arbitro fischia. Uruguay 1950. La più bella inculata della storia. Un grandissimo regista (Schiaffino, forse uno dei più grandi in assoluto). Un ala come Ghiggia, perfetta, bastarda e feroce. E soprattutto un gioco (calmo, passaggi orizzontali e poi lanci lunghi) perfetto per inculare la squadra, il paese, il sistema calcio più borioso della terra. Tutti si ricordano del "O Maracanaco", il disastro del Maracanà. Delle mille storie dementi di un popolo che non conosce la sanità mentale. Stranamente invece della squadra che ne fu straordinaria protagonista rimane poco. Ma basta la frase con cui Schiaffino rincuorò i suoi compagni demoralizzati dopo il vantaggio brasiliano (“…tranquilli, fateli sfogare, voi date la palla e me e vedete che vinciamo!”) è una delle immagini più belle della storia calcistica in assoluto.

8. Fascisti solo quando serve. Italia 1938.
Diciamocelo. Con il cuore saremmo stati tutti tra il pubblico di Parigi che insultava quegli undici figuri in maglia nera. C’erano molti patrioti in esilio tra il pubblico francese. Ma non può bastare. È la follia del calcio. Quella è una delle squadre più belle della nostra storia. Meazza (che a sentire Brera rimane il più forte giocatore italiano di sempre), Piola e via dicendo. E poi la vittoria contro il Brasile, anche lì. Boriosi come sempre avevano prenotato il biglietto aereo per Parigi. Gli andò male. E noi andammo a vincere a Parigi contro l’Ungeria di Sarosi (mica pizza e fichi…) in treno. Fantastici.

9. Do cojo, cojo. Qualsiasi nazionale argentina tra il ‘78 e l’86.
La dimostrazione, contro ogni logica, che il singolo fa tutto. Nel 1978 si chiamava Videla. Era il vergognoso primo ministro di un paese massacrato da una delle giunte militari più ingiustificativamente sanguinarie della storia. Vinsero con aiuti spaventosi. Ma, anche lì, ciò non deve far dimenticare campioni del calibro di Ardiles (quella finta…) e di Kempes (prototipo del mio attaccante perfetto, sgraziato, capellone, senza paura…). Nell’1986 il singolo si chiamava Maradona ma la squadra intorno a se, tolto il discreto Valdano, era uno schifo. A meno che non siate così coprofagi da considerare un calciatore gente come Batista (praticamente uno perfetto per gli squadroni della morte) e Brown.

E ora basta.
Lasciatemi morire di fronte alla certezza consolidata (da parte dei critici, dei commentatori, dei mille nostri amici imbevuti di retorica Sky-iana) che la Spagna e il Portogallo rappresentino il meglio del calcio europeo. Due squadre piene di campioni sopravvalutatissimi che non conoscono un minimo di tattica difensiva. Non hanno portieri decenti (qualcuno vorrà ammettere, prima o poi, che Casillas è una PIPPA?!?).
Non ho speranze. Se non che una delle poche nazionali decenti viste fino ad ora (l’Olanda, sopravvalutatissima ma non male, la grandissima Croazia del mio mito Bilic, la sempre affidabile Germania…) possano salvare il mio Europeo.
Passi che la mia vita fa schifo. Ma che foche da circo come Ronaldo, Deco e Torres possano vincere un trofeo come questo…
No. Questo no. Preghiamo.

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4 Risposte to “Le migliori dieci nazionali di calcio. Di sempre.”

  1. gau Says:

    Eccellente. Avrei giusto dato qualche posto in più ai nostri del 38, molti dei quali avevano vinto il mondiale del 34 (con qualche aiutino).

  2. utente anonimo Says:

    Il fatto che in questo europeo il miglior calcio lo abbiano espresso Portogallo e Spagna non è retorica, ma credo un punto di vista oggettivo.

    Ok, il Portogallo ha fatto un biscottone con la Svizzera ma una misera vittoria i padroni di casa la pretendevano.

    Poi che i campioni di altri tempi siano un’altra categoria, in quanto più completi, è un’altro discorso…

    Bella classifica, anyway.
    Ma avrei concluso con una frase.
    Una e una sola.

    “sono nudo”.

  3. utente anonimo Says:

    hai forse dimenticato il grande Belgio del grande Pio(non so come si scrive)

  4. gau Says:

    Pio? Sì, ma che numero?

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