I peggiori allenatori d’Italia (A mia memoria)

Oronzo CanàUn tuffo nello schifo, soprattutto dopo le catastrofi dell’ altroieri sera, giusto per ricordare all’Italia che, comunque, sarebbe potuto capitare di peggio, persino a Donadoni.

Alberto Malesani (Verona 05 Giugno 1954). Senza dubbio il peggiore, vincitore staccato di questa classifica. Riuscì a non vincere lo scudetto col Parma del 1999. Anzi, riuscì a non arrivare nemmeno quarto. Tre anni dopo retrocesse con un Verona nel quale c’erano Oddo, Gilardino, Frick, Camoranesi, Cassetti e Mutu! Non solo retrocesse, ma retrocesse all’ultima giornata, senza mai essere stato tra le ultime quattro, prendendo tre pere a Piacenza, quando a entrambe le squadre sarebbe bastato lo zero a zero per salvarsi. Fu l’altro 5 Maggio 2002. Ce lo ricordiamo per una crisi isterica dopo aver vinto (di culo, scusate il francesismo) un derby col Chiedo Verona….una cosa di uno squallore raro. Anni dopo volle rifare quello che fece Trapattoni in Germania. Il Trap fece tremare i polsi al Mondo, Malesani suscitò l’ilarità generale. Semplicemente PIETOSO!

 
Helenio Herrera (Buenos Aires 17 Aprile 1916-Venezia 09 Novembre 1997). Pomposamente chiamato il “Mago”, lo si ricorda maggiormente per la parlantina e per aver regalato alla categoria degli allenatori stipendi faraonici. La sua Grande Inter lo sarebbe stata anche con me in panchina. Non furono mai chiari i contenuti delle correzioni ai caffé che dava con profusione ai suoi giocatori. Il NON GIOCO di quella squadra era “tutti dietro e palla a Mario Corso”….Venne a Roma per riportare lo scudetto, litigò con il Presidente, ma si arruffianò la piazza. Non dimostrò il benché minimo dispiacere per la morte del povero Taccola, inimicandosi lo spogliatoio. Umiliò la squadra dalla quale percepiva lo stipendio, mettendo un annuncio sul giornale e sostenendo che lo scudetto del 1942 era stato vinto solo grazie all’intercessione di Mussolini. A fine carriera andrà a fare il guitto da Maurizio Mosca, trovandosi perfettamente a suo agio. Sarà pure morto, ma era veramente uno stronzo!

 
Sven Goran Eriksson (Trosby, 05 Febbraio 1948) Amante della patata maggiormente che del giuoco del calcio, tutti ancora ricordiamo la sua Roma del 1985/86: un 4-5-1 veloce e ficcante. Dopo lo scioglimento della squadra contro il Lecce, se la è fatta sotto e ha cominciato un’involuzione tecnica e tattica imbarazzante. Ha mantenuto il 4-5-1, rispolverando il libero staccato, ha preteso solo grandi nomi e ha vinto uno scudetto con la Lazio, grazie a Giove Pluvio! Peccato che quella squadra avrebbe potuto vincere almeno due scudetti sotto il Sole. Nonostante tutto si è creato un’aura di santone che gli ha permesso di accumulare sterline e amori in Inghilterra. La sua ultima partita da allenatore sulla panchina del Manchester City è finita 8-1 per il Middlesbourgh. Complimenti.

 
Azeglio Vicini (Cesena 20 Marzo 1933) con la Nazionale Under 21 raccolse le glorie di una finale, e la sua squadra  si sciolse come neve al Sole. Nel 1988 la sua Nazionale fece un eccellente europeo, salvo essere travolta in semifinale dall’URSS del colonnello Lobanovsky. Il Mondiale del 1990 avrebbe dovuto essere il suo, ma si incaponì con scelte incomprensibili, preferendo Ferri a Vierchowood, e di fronte a sua maestà Maradona l’Italia fu nuovamente fermata sul più bello. Da sempre un inconcludente.

 
Hector Cuper (16 Novembre 1955). Altro genio calcistico argentino. Con la scusa di motivare si rendeva ridicolo a ogni piè sospinto. Fu capace di perdere uno scudetto già vinto, e diede la colpa a Ronaldo, imponendo l’aut aut a Moratti: “O me o lui!” Moratti scelse Cuper. Forse aveva notato il solido curriculum fatto di finali perse e scudetti sfuggiti. O forse era innamorato del gioco tipicamente argentino col quale impostava le sue squadre: botte a centrocampo e lancioni dalla difesa. Come tutti gli altri argentini arrivati in Italia, un incapace compreso sempre troppo tardi.

 
Eugenio Fascetti (Viareggio 23 Ottobre 1938). Parliamoci chiaro: non è un allenatore, è un minestraro. Le sue squadre sono l’anticalcio. Ottiene i risultati che ottiene in maniera vergognosa. Si vanta di non temere nulla, più che altro non conosce vergogna: insegna ai suoi giocatori la disonestà e la falcidie secca dell’avversario più temibile. Roba da chiedere il rimborso del biglietto. Se tifassi per una squadra di Fascetti credo che mi taglierei le vene,

 
Fatih Therim (Adana, 04 Settembre 1953). Eccone un altro! L’”Imperatore”. Arrivò in Italia quando non se ne sentiva il bisogno, se ne andò e non ne abbiamo mai sentito la mancanza. Tutti ricordano il Galatasaray che nel 2000 vinse la Coppa UEFA. Un signor trofeo! Ma quella squadra era infarcita di brasiliani che svernavano nell’arcicompetitivo campionato Turco. Arrivò in Italia e la più bella partita della sua Fiorentina fu Fiorentina-Perugia 3-4. Una sconfitta, non c’è che dire. Di lui si innamorò Galliani, ma non Berlusconi che, infatti, pretese anche Ancelotti, in vista del sicuro esonero. Serve altro?

 
Roberto Mancini (Jesi, 27 Novembre 1964). L’ex Golden Boy del calcio italiano (Dopo Rivera ovviamente), per i romani è solamente “rosichello”. Raccomandato di ferro, grazie all’augusta parentela con Geronzi, non ha mai perso occasione per lamentarsi della mancanza di pulizia nel calcio. Grazie ad una ferrea gavetta che non ha mai fatto, non appena ha smesso di giocare a pallone ha subito preso una panchina di Serie A: la Fiorentina che proprio in quei giorni stava fallendo ed era controllata dalla banca del genero. Un po’ prima che a Firenze tutto venisse giù, fu sollevato dall’incarico e prese subito in mano la Lazio che, nel frattempo, stava fallendo ed era controllata sempre dal genero. L’esperienza di allenatore biancoceleste fu relativamente buona: il primo anno centrò la qualificazione in Champion’s attraverso i preliminari e l’anno successivo vinse la Coppa Italia. Il suo gioco era sostanzialmente questo: lancione per il lungagnone Corradi e spizzata per i subentranti Claudio Lopez o Stankovic….un genio della tattica. Prima di andare all’Inter chiese e ottenne un cospicuo aumento di stipendio dalla sua società sull’orlo del fallimento. Nel frattempo sbagliò l’impossibile e la sua futura squadra andò in Champion’s al posto della Lazio che intanto gli pagava lo stipendio. All’Inter è riuscito a vincere tre scudetti di fila e a farsi cacciare a malo modo: inutile sottolineare che il primo lo ha vinto a tavolino, il secondo con nessuno e il terzo aggrappandosi a Ibrahimovic, dopo che aveva preteso e ottenuto l’inimmaginabile sul mercato, dimostrandosi assolutamente incapace di gestirlo. IMMORALE.

 
Alberto Zaccheroni (Meldola 01 Aprile 1953). Mirabilmente soprannominato dal nostro amico Gau Alberto Chiacchieroni, è l’uomo con lo schema in tasca. Peccato che sia il peggiore e peccato che non lo sappia nemmeno insegnare. Ha vinto uno sculetto col Milan nel 1999, ma quello lì fu un gesto d’orgoglio di una squadra vicina alla fine: Boban, Albertini, Maldini e Weah ripresero la Lazio sul filo di lana e gli regalarono il tricolore. Ovunque sia andato è stato allontanato a male parole: ai tifosi della Lazio ancora appare nei peggiori incubi notturni, al Torino Rosina lo ha insultato e denigrato sul web; lui lo ha mandato in campo, il Torino ha perso e il nostro è stato esonerato. Sfigato e di travertino.

 

Gigi Maifredi (Lograto 20 Aprile 1947). Fu l’emblema dei “Maestri del 1988”, allenatori che nel primo anno del grande Milan di Sacchi ne scimmiottarono gesta e moduli, ottenendo risultati anche pregevoli. Ma costoro non avevano Gullit, Van Basten, Baresi, Maldini, ecc ecc. Allenò la Juventus nella stagione 1990/91: introdusse a Torino il verbo della zona, chiese la “Gabbia”, ebbe a disposizione una squadra di grandi nomi ma di pochissimi centimetri. Alternando prestazioni devastanti per gli avversari (ricordo un paio di 5-0, di cui uno molto bene, purtroppo) ad altrettante prestazioni sconfortanti, soprattutto nel girone di ritorno, appalesò una scarsa preparazione negli schemi: il centrocampo della sua Juventus tardava a rientrare, rimanendo, spesso, in una linea di galleggiamento che metteva in sofferenza la difesa e non supportava adeguatamente l’attacco. Al termine di quella stagione la Juventus non riuscì a entrare nemmeno in Coppa UEFA, eliminata dal Genoa di Osvaldo Bagnoli….sarà un caso?

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8 Risposte to “I peggiori allenatori d’Italia (A mia memoria)”

  1. utente anonimo Says:

    Eccellente, come al solito. Bellissimo il ritratto di Mancini…
    Ma non ti sembra che manchi qualcuno? Tipo, non so, Carlos Bianchi? O il buon Corrado Orrico?

    gau

  2. utente anonimo Says:

    Orrico era un genio! E giù il cappello di fronte a chi ha vinto coppe intercontinentali!!!

    M

  3. gau Says:

    Ma piantala! L’umiliazione di vedere Trotta con la maglia della mia squadra non la dimenticherò mai.

  4. utente anonimo Says:

    Vorrei ricordare Bonacina, Benedetti, etc. Non fate gli schizzinosi…

    M

  5. gau Says:

    Erano onesti mestieranti del pallone, portatori d’acqua co’ le orecchie. Non bradipi incapaci spacciati per fenomeni superiori a Franco Baresi.

  6. utente anonimo Says:

    Veramente quando sor pampurio si presentò voleva far diventare Trotta capitàno! Ora Trotta è il marito della figlia…..comunque il riferimento a Cuper và esteso a tutti gli argentini.

  7. utente anonimo Says:

    Non sono d’accordo su come giudichi Mancini…Ti sei dimenticato l’allenatore più scandaloso del momento: Novellino…

  8. utente anonimo Says:

    Classifica bellissima, al primo posto, meritatissimo Albertone Malesani, mai allenatore più sciagurato di lui: anche quest'anno retrocessione con il Siena! Giusto ils econdo posto ad Herrera, il suo unico merito fu quello di riuscire una squadra di campioni dopo aver preteso l'inimmaginabile al mercato. Bello il ritratto di Mancini, raccomandato di ferro, che però l'ho un po' rivalutato dopo la recente esperienza al City (sta facendo bene con una sqyadra non di primo livello nonostante gli sceicchi che foraggia la squadra), in questa top 10 redatta qualche anno fa ci sarebbe stato sicuramente posto per uno degli allenatori più sopravvalutati di sempre: lo Special One Mourinho, degno erede (in tutti i sensi) del fantomatico mago Herrera

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