Archive for the ‘europei 2008’ Category

Espana Campeon!

30/06/2008
Spagna CampioneE alla fine mi è capitato anche questo: vedere la Spagna che vince qualcosa. Certo dopo la Danimarca e la Grecia tutto sembra possibile…seriamente. Questa volta bisogna solo che inchinarsi ad una squadra che ha preso tutti a schiaffi (tutti tranne uno), una squadra che ha dimostrato che è possibile vincere anche giocando palla a terra, lasciando a casa anche campioni celebrati, come Raul e Raul Bravo. Ma non è solo quest’aspetto che, alla fin fine, mi fà essere contento del trionfo spagnolo…è la gioia per la Spagna stato, per il popolo spagnolo. La Spagna, dopo secoli, è ritornata nella storia e lo sta facendo nel migliore dei modi possibili, con una democrazia vera, compiuta, totale e indiscutibile (Ancora trent’anni fà non era così scontato). Con uno sviluppo economico importante, con un ottimo coniugio tra dinamicità del mercato e rispetto dei diritti dei lavoratori, senza arroganza e senza zone d’ombra, come, per esempio, in Corea o Cina. Adesso per gli spagnoli questo trionfo calcistico è, senz’altro, il sugello di un lungo percorso di crescita sociale partito a metà anni settanta…un percorso che li ha portati dall’essere un paese retrivo, reazionario e sottosviluppato, ad uno degli stati con la legislazione sociale più progredita in Europa. Delle volte la storia si diverte a mettere insieme coincidenze strane…spesso capita che i trionfi sportivi segnino l’apice e l’inizio del declino della società rappresentata dal team trionfante: così successe all’Italia del trionfo europeo del 1968 (Apice e inizio del declino deio favolosi anni sessanta), così successe per la Francia del 1998 (apice e inizio del declino della Francia ottimista e felice di Mitterand e Chirac), così successe per l’Inghilterra del 1966 (Apice e inizio del declino dell’esplosione economica dell’Inghilterra del Welfare), e adesso, così sembra, sta succedendo per la Spagna: la scelta di investire nei mutui subprime statunitensi sta cominciando a portare i primi rallentamenti nella cavalcata spagnola degli ultimi tre decenni…ma oggi, per la Spagna civile, ricca e progredita di Juan Carlos e di Zapatero tutto questo non ha senso: hanno vinto l’europeo di Calcio! Que Viva Espana!!

Euro 2008. La Finale

26/06/2008

LinekerChissà perchè è stata la prima immagine che mi sia venuta in mente….misteri della psiche associata al calcio.

Donadoni

23/06/2008
DonadoniE alla fine il sogno si è infranto. Perosnalmente vorrei andare controccorente: non riesco ad imputare nulladi grave a Donadoni. In fin dei conti gli era stato chiesto di andare all’Europeo da Campione del Mondo, e lo ha fatto. (Vincendo un girone di qualificazione nel quale c’erano anche i vicecampioni del Mondo e i quinti all’ultimo mondiale, nonchè la Scozia che in casa le aveva vinte tutte, tranne contro di noi…). Poi gli è stato chiesto di passare il turno e lo ha fatto, poi gli è stato chiesto di fare bene i quarti di finale e, per quel che mi riguarda, la partita di ieri sera non è stata male per niente. In fin dei conti siamo stati eliminati ai rigori e la Spagna non ha mai creato un’occasione dall’interno dell’area di rigore. Certo quel Villa, cazzarola, ogni volta tirava all’angoletto in basso….una mira infallibile. Ma esistono anche gli avversari. Poi, diciamoci la varità, la nostra squadra comincia ad essere un po’ vecchiotta e di più non avrebbe potuto fare: tra infortuni ed età pure troppo è stato fatto. Pirlo quest’anno è stata la fotocopia sbiadita di quello del 2006 (Anche perchè quest’anno non c’era Totti che chiamava a sè due giocatori avversari lasciando il Play del Milan libero), Zambrotta ha smesso di essere un calciatore da quando è andato a Barcellona, Cannavaro si è rotto, Toni ha dimostrato quello che ho sempre pensato: è solo un armadio intruppone. Comodissimo per chiamare a sè i due centrali difensivi, ma non segna nemmeno a porta vuota (Rivedetevi le azioni dei goals falliti, roba che nemmeno in Parrocchia, a questo punto meglio Tozzi Borsoi!). Poi le assenze che, sicuramente, hanno menomato la Nazionale: il Totti di due anni fà non si può regalare a nessuno, Nesta non è l’ultimo arrivato, anzi è bravino abbastanza, la scelta di non convocare Oddo e Inzaghi (forse queste sono le uniche colpe di Mister Donadoni) è stata sinceramente un’autoamputazione della quale ne avremmo fatto volentieri a meno. E poi Cassano: secondo me è una sottrazione. Non è possibile che vada in giro e sia osannato un giocatore del genere, una fochetta che si squaglia col passare del tempo, che, man mano che si squaglia chiede a gran voce il pubblico (in ciò è il tipico ruffiano nato di Bari…), che non tira in porta nemmeno se gli si punta una pistola contro. Certamente Donadoni ha sbagliato qualcosa, ma ha capito (e questo è il grande merito) che di meglio non ci sarebbe stato…che sarebbe stato più facile ottenere lo stesso non trionfo non convocando chi era palese avesse fallito (Tutti i succitati), che provando ad affidarsi agli uomini di Berlino (o ai loro avanzi). In conclusione posso dire che Donadoni era stato messo come agnello sacrificale, come uomo da bruciare in vista del sicuro fallimento post mondiale, il fallimento non c’è stato, o quantomeno è arrivato in un momento non programmato (troppo in là) e adesso, come da copione, è giunta l’ora che paghi l’inevitabile dazio. Dazio certamente eccessivo e, a mio modo di vedere, non meritato.

I Hate Mondays

23/06/2008

MolotovMondaysInsomma il dopo Italia-Spagna. La "solita" depressione post-rigori. Tutto ci spinge ad una seria riflessione su questi europei di calcio giunti alla stretta finale.
a. E’ sparita la nostra nazionale. Ma non pensiamoci ora. C’è tempo. Parliamo in primis dell’eliminazione della fantastica truppa di balordi croata. Non ci sono dubbi erano la mia squadra del cuore. L’inveterato amore per il calcio slavo di ogni "Galeoniano" che si rispetti. In panchina poi quel pazzo di Bilic, ex criminale d’area di rigore, un fisico da lottatore di wrestling (la giacca, orrenda, sul punto di scoppiare da un momento all’altro per i muscoli) e soprattutto la crisi mistica non nascosta ma esaltata davanti a tutti (sembra avesse un Kg di monili d’oro sotto la camicia…). Turchia-Croazia è stato comunque un quarto di finale senza senso. Non hanno vinto i piu’ forti ma i piu’ smaliziati. Sono delle pippe però. Qualcuno lo ricordi a Terim prima dello scontro contro I tedeschi.
b. I Tedeschi appunto. Gau ne ha già parlato. Attraversano, da quindici anni oramai, la crisi tecnica peggiore della loro storia. Non tirano fuori un calciatore decente che sia uno. Ma sono sempre lì a rompere i coglioni con la loro testardaggine. Fantastico il modo (aggressività, furbizia e tanti calci in culo) con cui hanno ricordato a quella mandria di pippe in libera uscita dei portoghesi che cosa significa aver vinto tre mondiali ed una vagonata di europei.
c. Sui lusitani non vorrei dilungarmi. Non se lo meritano. Meriterebbero peraltro una serie di insulti la vagonata di critici "sky-line" che non sanno riconoscere un calciatore decente e pensano che una squadra senza portiere, con una difesa ridicola e, con in attacco, Nuno Gomez (!?!) possa vincere un europeo solo perchè ha i due orpelli piu’ insignificanti degli ultimi ventanni. Il primo (candidato al Pallone d’Oro…) si è fatto notare, negli ultimi mesi, per le orge e per le "mosse" da deficiente prima delle punizioni (solo quei cagasotto dei romanisti potevano cascarci…). L’altro è semplicemente il giocatore piuì sopravvalutato degli ultmi anni. Una pippa senz’anima e che merita l’oblio. O l’Inter. Che poi è lo stesso.
d. Di Russia-Olanda ne ha già parlato, anche qui in modo meritorio, il collega Gau. Fantastici i Russi. Sembrava la controffensiva sull’Oder del 1944. Con gli Olandesi al posto delle Waffen-SS. Non voglio sottovalutare il ruolo degli eredi di Pietro il Grande ma, anche qui permettetemi, la critica in mala fede ha costruito dei mostri. Van Der Saar, nella sua carriera, è già riuscito a far vincere lo scudetto alla Roma dieci anni fa. Il gol del 2-1 (con il suo immobilismo demente) è ridicolo se non fosse il portiere degno di una squadra che, tolto il volenteroso Sneijder e il cecchino Van Nistelrooy, era poca cosa (la difesa soprattutto mi è sembrata, come sempre, una simpatica combriccola di dilettanti…). A questo aggiungiamo due catastrofi come Van Persie e Van Der Vaart (due foche senza anima che piacevano alla Juve d’altronde…).  Ma, in fondo, parliamo dell’Olanda. Vincono una partita e sono campioni del mondo. E si lamentano pure.
e. E per finire, Italia-Spagna. Cominciamo dai degni vincitori. La Spagna, da me sempre bistrattata, non è male per niente e lo ha dimostrato alla prova del fuoco. Casillas forse ha imparato a fare il portiere. Picchiano in difesa. Un bel centrocampo con, su tutti, il talentuoso Senna (ma da dove cazzo è uscito…) e Silva. In attacco la tanto decantata coppia del gol. Torres, sopravvalutatissimo, almeno non perde palle per i colpi di tacco mentre Villa è un bel dito al culo. Sempre lì a cercare l’uno contro uno. Spagna-Russia è, senza ombra di dubbio, la finale vera. Il pronostico è durissimo. Certo che i russi gestiscono meglio la fatica dei supplementari e potrebbero averla vinta sugli spagnoli che, anche contro di noi, mostravano il fianco nei supplementari. Dicevamo all’inizio, è uscita l’Italia. E allora? Non partecipiamo, per spirito elitario, alla smembramento delle vesti tipico di questo paese. Donadoni, nonostante gli strali via mail di Gau, ha molte colpe ma non tutte. Non ha le palle certo. E lo ha dimostrato cambiando mille formazioni e mille tattiche. Ha limiti tattici (enormi ma ho visto di peggio anche li…). Ma ricordiamoci che una competizione del genere la vinci con i giocatori. E’ vero Lippi è stato bravo nel 2006 a creare un gruppo all’altezza. Ma è stato anche fortunato ad averli in forma smagliante (fate un paragone, vi prego, tra i Pirlo, i Gattuso, i Zambrotta visti in Germania e quelli intravisti in Svizzera). Metteteci gli  infortuni del cazzo.
Insomma metteteci quello che ve pare.
Io, ai rigori, tifavo per la Spagna. Se lo meritavano. E basta.
E, voglio sottolineare, nonostante la squadra azzurra ci abbia provato fino alla fine con determinazione. Nonostante.. ma vaffanculo!
Nonostante quello che vi pare noi siamo Campioni del Mondo e qualcuno che si mettte con le mani sui fianchi prima di tirare le punizioni non ha vinto ancora un cazzo.
Bella.
Daje. Daje tutti.

La Santa Madre Russia ed il suo Capitano di Ventura

22/06/2008

GraafschapHiddink-1"Quando voglio essere un traditore lo faccio per bene. .."

 Guus Hiddink, 20 giugno 2008

In fondo dobbiamo dire grazie all’Olanda.

Ha aiutato l’Italia a passare il turno ed ha asfaltato i simpaticissimi cugini francesi. Ma non solo per questo. Bisogna ringraziarli anche per aver prolungato di una mezz’oretta uno spettacolo meraviglioso. Come quando vai al cinema, al teatro o ad un concerto e ti stai talmente divertendo che vorresti non finisse mai.

E’ esattamente questa la sensazione che personalmente (ma non da solo, ne sono certo) ho provato ieri sera nel vedere la Santa Madre Russia ed il suo Capitano di Ventura mercenario e giramondo prendere simbolicamente a sberle la tanto decantata quanto tronfia Olanda di Van Basten.

La partita con la Svezia aveva sorpreso ed in parte esaltato. Pochi giorni dopo, ecco i chissà ed i vediamo trasformarsi in applausi da spellarsi le mani, osanna e peana. La verità è che Hiddink è un genio (e noi ne sappiamo qualcosa) che ha trovato, dopo i volenterosi coreani e gli arcigni australiani, finalmente una squadra di eccellenti giocatori con due o tre fenomeni di valore assoluto.

Arshavin, innanzitutto. Un campione. Invito tutti gli adoratori di foche come Cristiano Ronaldo, Ronaldinho, etc. a dargli un’occhiata e, se possibile, a comprarselo. Per ora a lui è interessato solo l’Arsenal. Poi, Pavlyushenko. Ventidue anni. Alto, tecnico, capacve di far salire la squadra, piedi buoni. Un po’ lezioso sotto porta ma con un buon allenatore…Poi, Zhirkov, ex centrocampista di fascia, ora terzino sinistro spettacolare. In 180′ non gli ho visto ancora sbagliare una discesa ed un cross. Avrebbe anche preso un sacrosanto rigore, se quel beota dell’arbitro avesse avuto un pizzico di coraggio…Senza dimenticare, infine, Kolodin – che ha tirato un paio di mine verso la porta – ed il portiere Akinfeev, ventiduenne anche lui, un po’ acerbo ma di sicuro avvenire. Del resto, se lo dice il suo maestro Rinat Dassaev ci si può credere.

E poi Lui. Il giramondo, lo zingaro del calcio, il mercenario. Lo splendido Capitano di Ventura olandese che ha portato il PSV alla vittoria della Coppa dei Campioni, l’Olanda in semifinale ai mondiali del 94, la Corea del Sud a quelli del 2002 (con qualche aiutino…) e l’Australia (!) agli ottavi nel 2006. Uno che ha letteralmente rincoglionito l’inerme ed incredulo Van Basten con pressing, sovrapposizioni, passaggi di prima.

E allora grazie Olanda anche per Hiddink, che ha plasmato i fenomeni russi facendoli diventare uno squadrone. E ancora grazie, infine, per averci ricordato che alcune cose non cambiano mai. Innazitutto, la prosopopea degli "oranje" che credono di giocare sempre il miglior calcio del mondo e di essere predestinati sebbene Crujff, Neeskens, Rep, Krol, etc. ma anche Gullit, Van Basten e Rijkaard si siano ormai ritirati. Incantano per buona parte dell’anno, segnano gol a grappoli, corrono, ma al momento decisivo trovano sempre qualcuno più forte di loro. Arroganza e supponenza non rendono una squadra imbattibile.

Poi, Van der Sar. E’ cambiato, dicevano. Non fa più papere, dicevano. Macché. Riguardatevi il secondo e terzo gol della Russia e capirete. Battezza fuori un cross velenoso e poi becca una pera sotto le gambe come alle elementari. Fossi juventino gli sparerei a vista.

Infine Van Basten. Poverino, lui ha fatto quello che poteva. Ma se di fronte hai uno che mastica calcio da quando lui si permetteva (con la proverbiale supponenza) di criticare Sacchi, uno che ha insegnato a giocare a coreani e australiani, beh c’è poco da fare.

L’eterno ritorno dell’identico, quindi. La storia del calcio che non si cancella. Se mai si rinnova, cambia pelle, si traveste. Ma al dunque si rivela e non tradisce mai. Grazie a chi ce lo ha ricordato di nuovo.

Grazie Olanda.

 

Niente di nuovo sul fronte occidentale

20/06/2008

4367298E’ un perioso stressante.

Per vari motivi, sono stanco come raramente mi è capitato negli ultimi anni. Pensieri, cose da fare, da organizzare. Insomma, un macello.

Così l’altro ieri sera sono arrivato a casa, mi sono fatto una doccia, ho mangiato e mi sono seduto sul divano. Neanche dieci minuti dopo stavo già reclinando la testa all’indietro, con gli occhi pesanti, il respiro placido.

Quando ad un tratto. La personacuitengo seduta accanto a me, distratta dal giornale, cambia canale. Sta per iniziare Svezia – Russia. Il rumore dei tifosi mi sveglia, strabuzzo gli occhi, fisso lo schermo.

Ormai la partita sta iniziando, tanto vale guardarla. Gli orfani dell’Impero Sovietico sono in maglia rossa. Gli scandinavi nella tradizionale casacca gialla. Calcio d’inizio. La Russia parte all’attacco e per trenta minuti non concede un attimo di respiro ai malcapitati svedesi.

Ibrahimovic si guarda intorno, con i gomiti a brocchetta. Larsson si danna l’anima. Gli altri si arrabattano cercando di trovare uno straccio di posizione. Mentre gli altri, i Russi, sciorinano passaggi di prima, combinazioni veloci, cross radenti. Ogni azione è un pericolo. Ho contato undici palle gol fino al 30′. Poi arriva il gol. Segna un ventiduenne, Pavlyushenko, che finalizza una verticalizzazione da manuale del calcio.

Ormai sono sveglio. Mi entusiasmo. Mi sorprendo ad urlare al gol della Russia come non ho fatto neppure al gol di De Rossi contro la Francia. Mi piace la Russia. Se ne frega, la Russia. Ha preso quattro gol dalla Spagna, ha vinto con uno striminzito 1-0 con la Grecia. Ma che importa? Sanno che questa è la partita che conta.

Dopo il gol controllano. La Svezia attacca, ma sbatte la testa contro il muro. Non riesce a fermare il folletto Arshavin (qualcuno lo compri, subito!), non riesce a contrastare le folate di Zhirkov sulla sinistra. Pavlyusheko in attacco sembra Van Basten e grazia gli avversari almeno 4 volte. La Russia domina. E allora ci pensi. E ti dici che la storia non si cancella.

E sussurri a te stesso che il Colonnello Lobanovski è tornato. Che è nato un nuovo "meccanismo perfetto". Non esagerare, ti dici. Ai quarti hanno l’Olanda. Già, vedremo. Ma è proprio allora che realizzi che loro hanno Guus Hiddink.

Giorno dopo. Ritorno a casa da cena di lavoro. Riaccendo stancamente la tv. Metto su raiuno e scopro che gli scontati vincitori dell’europeo, i giocolieri del calcio, la squadra del futuro pallone d’oro, le busca dalla Germania di Ballack e Schweinsteiger.

Tosti come al solito, poco disposti a concedere alcunché, i Tedeschi si ergono a baluardo del calcio, del nostro calcio, contro la tentazione di ridurre ad esibizioni di foche da crico lo sport principe del pianeta. Le preghiere di Marish (e le mie) sono state ascoltate.

Per ora posso andare a dormire tranquillo.

Per un attimo avevo dubitato.

E mi dico che la storia non si cancella.

Le migliori dieci nazionali di calcio. Di sempre.

15/06/2008

Visto lo squallore imperante.
Visto l’immorale spettacolo di Polonia-Austria in prima serata.
Vista la tragicomica Italia di queste due partite, forse è ora di ricordare le migliori nazionali di sempre. Quelle che ricordiamo con nostalgia, con invidia, con rammarico. Prego.

Olanda74_fghyyt1. L’immaginazione al potere. Olanda 1974. L’immagine è tutto? E allora spazio all’unica squadra che ancora indossiamo tutti i giorni (vero Gau?). La mise arancione dell’Adidas è più di una maglia. È un icona di un mondo bellissimo in cui tutto gira alla perfezione. Stile. Giovanilismo. Impudenza. Vaffanculo a tutti che stavolta vinciamo noi! Manco per il cazzo. L’Olanda che cambio il mondo del calcio (una nazione fino ad allora inesistente che improvvisamente, sulla base di una semplice idea, domina il mondo) si fermò sulle caviglie di una splendida Germania Federale in quella che può essere considerata la più bella finale della storia. Una squadra che contava su Johann Cruijff, il più grande giocatore della storia (personale opinione peraltro) e su una schiera di campioni fantastici (Neeskens, Haan, Krol…). Mancava il portiere (quello tutto giallo) ma che importa. Ancora ce le vediamo quelle partite e ci rammarichiamo di come avesse ragione il giocatore brasiliano espulso a Dortmund nei quarti di finale. Indicava con la mano “tre” ai boriosi tifosi olandesi. Tricampeao. Prima di parlare arrivate dove siamo noi. Aveva purtroppo ragione.

2. I marziani. Brasile 1970. Una delle poche certezze nella storia piena di contraddizioni della nostra letteratura sportiva. Non potevamo fare nulla contro quel Brasile. È vero. Di fronte al più grande Brasile della storia una delle più belle Nazionali della nostra storia potè veramente poco. È noto il mio disprezzo di fronte al calcio brasiliano. Ma lì non si giocava. Era una squadra, per l’epoca, di un altro pianeta. Non solo Pelè (da rivalutare nella sua grandezza di fronte alle mille stupidaggini della retorica maradoniana-kusturicana… guardate il gol della finale, salta in cielo, DA FERMO, in testa a Burnich… non salta undici polli inglesi notoriamente i difensori più stupidi del mondo!). Ma anche Jairzinho, Tostao, Carlos Alberto, Rivelino. Stranamente, per essere il Brasile, una squadra anche cazzuta e tosta. Insomma, per l’epoca, imbattibile. E bellissima. Le magliette verde e oro delle immagini di Città del Messico sono ancora oggi da vedere.

italia823. La Tigna. Italia 1982. Un sogno. La matematica come aiuto nella comprensione dei fatti. La spina dorsale della più grande Juventus della storia (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi… ho i brividi), il più grande giocatore della storia della Roma (Brunetto Conti e mi dispiace per i soliti facile entusiasmi dei romanisti per il pupone… ne doveva fare ancora di strada per avvicinarsi al mito di Nettuno), un meraviglioso regista innamorato della maglia viola e sfigato come pochi (Antognoni) e per finire una torma di picchiatori (Oriali, Graziani…) che avrebbero fatto la fortuna di Scorsese. Un allenatore colto e furbo come pochi. E la più bella vittoria della mia vita (Italia- Brasile 3-2 ovviamente). Non è campanilismo. Era una squadra di granito capace di ricordare al mondo che il calcio non è una festa da sambodromo né un calcolo matematico. È undici leoni che contro tutti e tutto ci credono fino alla fine. Chi c’era li ringrazia ancora adesso. Non è follia la rilettura che vede in quella vittoria la fine della cappa plumbea del terrorismo sull’Italia. Si tornò ad essere felici e sereni tutti.

4. e 5. Il centrocampo come ragione di vita. Francia e Brasile 1982. Incredibile come la storia giochi brutti scherzi. Ma in quel meraviglioso mondiale le due squadre più talentuose avevano gli stessi difetti e furono massacrate nello stesso modo. Centrocampi impressionanti (Fernandez, Rochetau, Tigana, Giresse e, come mezzapunta, Platini da una parte e Falcao, Cereo, Socrates ed Eder con aggiunta Zico dall’altra). Ma come contraltare il nulla. Portieri, difese ed attaccanti inesistenti. Va bene fino a che te la giochi con squadrette di sprovveduti (i soliti idioti si impressionarono della vittoria del Brasil contro la Nuova Zelanda…) poi incontri squadre vere (l’Italia di sopra e la Germania Federale di Littbarsky e Rumenigge) e ciao ciao. Dispiace perché rimane negli occhi le immagini di un calcio impossibile. Tre registi in campo contemporaneamente. Tutti a fare a gioco. E nessuno capace di dare due calci a Bruno Conti. Grazie a Dio.

ungheria5. La grande. Ungheria 1954. Aranycsápat, la squadra d’oro. I primi ad umiliare gli inglesi a Wembley (3-6 ed il gol di Puskas che ancora mette i brividi a vederlo). Ovviamente paga lo scotto di essere la meno telegenica. Ma che importa! Innegabile è il ruolo straordinario nello svecchiare il calcio avuto dai giocatori magiari ultimi eredi di una scuola raffinatissima che aveva insegnato calcio a mezzo mondo. Hidegkuti inventò da solo la mezza punta. Faceva il centravanti, tornava indietro e Puskas e Kocsis si ficcavano in mezzo e facevano sfracelli. Naufragò tutto nella tristissima repressione sovietica della rivoluzione del 1956.  Grazie a Dio riuscirono tutti ad andarsene ed a girare il mondo ad insegnare calcio fino alle soglie dei 50 anni. La finale con i tedeschi fu una dei più inquietanti esempi di come il doping forse aveva fatto breccia fin dagli albori dello sport. Ma per i tedeschi questo non importò. C’è una letteratura che racconta di come quella vittoria truffaldina servì a far rialzare la testa ad un popolo annichilito dalla più devastante sconfitta della storia.

germania_19746. Vince sempre la Germania. Germania Federale 1974. Anche qui la sola visione delle immagini basterebbe. La maglia bianca, semplice. La tuta azzurra con cui il più grande libero della storia (il grande Franz capace di giocare con un braccio rotto una semifinale quattro anni prima) guidava, all’ingresso in campo all’Olympiastadion, la sua torma di campioni. Il portiere Maier, Vogts (che annullò Cruiff in finale), Swarzembeck (il difensore più brutto della storia), il grandissimo ciccione Muller (cecchino infallibile). E poi la politica, segno di tempi, comunque li si veda, senza senso. Beckembauer che non vuole comunisti in squadra ma non può non fare a meno del grandissimo Breitner (maoista convinto, viveva in una comune…). E lui, con quella faccia sempre cupa, segnerà il rigore in finale in una delle più accettabili sconfitte della storia. Grandi.

7. Campioni si è quando arbitro fischia. Uruguay 1950. La più bella inculata della storia. Un grandissimo regista (Schiaffino, forse uno dei più grandi in assoluto). Un ala come Ghiggia, perfetta, bastarda e feroce. E soprattutto un gioco (calmo, passaggi orizzontali e poi lanci lunghi) perfetto per inculare la squadra, il paese, il sistema calcio più borioso della terra. Tutti si ricordano del "O Maracanaco", il disastro del Maracanà. Delle mille storie dementi di un popolo che non conosce la sanità mentale. Stranamente invece della squadra che ne fu straordinaria protagonista rimane poco. Ma basta la frase con cui Schiaffino rincuorò i suoi compagni demoralizzati dopo il vantaggio brasiliano (“…tranquilli, fateli sfogare, voi date la palla e me e vedete che vinciamo!”) è una delle immagini più belle della storia calcistica in assoluto.

8. Fascisti solo quando serve. Italia 1938.
Diciamocelo. Con il cuore saremmo stati tutti tra il pubblico di Parigi che insultava quegli undici figuri in maglia nera. C’erano molti patrioti in esilio tra il pubblico francese. Ma non può bastare. È la follia del calcio. Quella è una delle squadre più belle della nostra storia. Meazza (che a sentire Brera rimane il più forte giocatore italiano di sempre), Piola e via dicendo. E poi la vittoria contro il Brasile, anche lì. Boriosi come sempre avevano prenotato il biglietto aereo per Parigi. Gli andò male. E noi andammo a vincere a Parigi contro l’Ungeria di Sarosi (mica pizza e fichi…) in treno. Fantastici.

9. Do cojo, cojo. Qualsiasi nazionale argentina tra il ‘78 e l’86.
La dimostrazione, contro ogni logica, che il singolo fa tutto. Nel 1978 si chiamava Videla. Era il vergognoso primo ministro di un paese massacrato da una delle giunte militari più ingiustificativamente sanguinarie della storia. Vinsero con aiuti spaventosi. Ma, anche lì, ciò non deve far dimenticare campioni del calibro di Ardiles (quella finta…) e di Kempes (prototipo del mio attaccante perfetto, sgraziato, capellone, senza paura…). Nell’1986 il singolo si chiamava Maradona ma la squadra intorno a se, tolto il discreto Valdano, era uno schifo. A meno che non siate così coprofagi da considerare un calciatore gente come Batista (praticamente uno perfetto per gli squadroni della morte) e Brown.

E ora basta.
Lasciatemi morire di fronte alla certezza consolidata (da parte dei critici, dei commentatori, dei mille nostri amici imbevuti di retorica Sky-iana) che la Spagna e il Portogallo rappresentino il meglio del calcio europeo. Due squadre piene di campioni sopravvalutatissimi che non conoscono un minimo di tattica difensiva. Non hanno portieri decenti (qualcuno vorrà ammettere, prima o poi, che Casillas è una PIPPA?!?).
Non ho speranze. Se non che una delle poche nazionali decenti viste fino ad ora (l’Olanda, sopravvalutatissima ma non male, la grandissima Croazia del mio mito Bilic, la sempre affidabile Germania…) possano salvare il mio Europeo.
Passi che la mia vita fa schifo. Ma che foche da circo come Ronaldo, Deco e Torres possano vincere un trofeo come questo…
No. Questo no. Preghiamo.

Euro 2008

31/05/2008

euro2004Pochi se ne sono accorti, ma tra pochi giorni cominciano gli Europei. E noi che siamo recidivi (vedi il tag mondiali di calcio) abbiamo deciso di coprire l’evento naturalmente a modo nostro (in poche parole senza alcuna premura di essere imparziali). Cominciamo rendendoci simpatici ai quattro esaltati che contano i minuti dall’inizio dicendo che gli europei, diciamocelo, sono oramai come la coppa italia. Tutti si disperano se non la vincono ma, sotto sotto e nonostante gli sforzi dell’UEFA, sono disprezzati come una sorta di parente sfigato di eventi ben più importanti (non ci mettiamo in mezzo i Mondiali di Calcio ma è indiscutibile l’appeal maggiore, da un pò di anni, che ha guadagnato la Champions). Ora tralasciando che un evento vinto dalla Grecia andava abolito in partenza. Tralasciando poi che un evento non si può organizzare in due dei paesi più sfigati del pianeta. Tralasciate quello ve pare ma l’eccitazione nell’aria è paragonabile a quella del pagare le bollette alle poste. Intanto preparatevi alle gustose (ed inutili) facezie politico-staliniane di K ed ai commenti inquietantemente oscillanti tra il depresso e l’aggressivo del sottoscritto e del buon G. Poi se non ve ne frega proprio un cazzo di quello che scriviamo noi allora vi consiglio il nostro adorato Guardian che ha tirato su un casino di poll tra i suoi elettori per decidere chi si deve tifare a questo cazzo di europeo. Pensateci: sono nei casini. Nessuna nazionale del Regno Unito è presente alla fase finale (cazzo se non ci si riesce a qualificare alla fase finale di un Europeo…).
Tra parentesi, io ho votato. Ed ho scoperto che il 95% dei lettori del Guardian la pensa come me.

Euro Balordi

26/05/2008
Due anni orsono, all’avvio di quest’avventura, il Blog si chiamò "Balordi Mundial"…adesso non abbiamo ancora deciso se chiamarci "Eurobalordi", il nome è anche migliore, ma, onestamente, i contenuti un po’ troppo poveri (Sinceramente un post su Croazia-Portogallo me lo risparmio molto volentieri)….fatto sta che per gli azzurri gli europei sono iniziati sotto i migliori auspici.

Invasione coverciano