Archive for the ‘sport da balordi’ Category

Juventus

17/01/2010

JuventusOra di pranzo in Canada. Al lavoro come uno scemo. Mi sono svegliato presto anche, e soprattutto, per sentire e dare occhiate di sfuggita alle partite in streaming. Non so perche’ (sara’ la mia depressione latente che mi fa appassionare piu’  alle cose degli altri che alle mie…) cerco di beccare il match dell’ASRoma. Missione fallita. Il massimo e’ la ripresa dal telefonino (non sto scherzando…) dello schermo della TV di un buontempone tedesco. Non se po fa. Allora? E allora diamo uno sguardo alla mia Juve.
Santa vergine. Un disastro. Perdiamo con il Chievo 1 a 0. Non solo. Ci stiamo facendo menare dal Chievo (c’e’ un tale Granoche in campo che dovrebbe essere denunciato alla Corte dell’Aja, ne fa fuori almeno tre dei nostri). Non un tiro in porta. Affannati. Confusionari. Melodrammatici. Sono perplesso. 
Continuo a lavorare. Continuo a sentire la telecronaca in cui la squadra sembra evidentemente allo sbando. Mi tornano in mente le polemiche lette di sfuggita (ci sono cose piu’ importanti a cui dare importanza, converrete…) su tifosi che ululano, contestano e non capisco.
Non capisco perche’ la Dirigenza non possa fare semplicemente come e’ stato fatto in passato tante volte. Cioe’ silenzio, programmazione ed investimenti a lungo termine sui giocatori. E poi si vedra’.
Cioe’ noi non siamo la Roma. Noi non siamo l’Inter (che adesso e’ come eravamo noi un po’ di anni fa ma lasciamo perdere…). Non abbiamo una tifoseria enorme e malata di protagonismo da tollerare (la Juventus e’ un caso piu’ unico che raro di tifoseria "sparpagliata", ieri leggevo un intervista a Cossiga in cui diceva "sono sardo e quindi Juventino…", se questa cosa ha senso per voi…). Nessuno (dotato di un cervello funzionante ovviamente…) ha mai chiesto alla nostra dirigenza di recuperare, in tre anni, il gap (ENORME…) che ci divide dagli interisti. Ricordiamoci che, negli anni 60, mentre l’Inter ed il Milan ci sbertucciavano, noi ci andavamo a prendere i Scirea, i Cabrini, i Bettega con cui abbiamo preso a schiaffi il mondo per i successivi dieci anni.
Quindi, sangue freddo. Tranquillita’. I tifosi (ma dove sono poi…) non accettano? Cosa non accettano? Ho tifato Juve nel modo piu’ sanguigno negli anni in cui schieravamo, senza vergogna alcuna, gentaglia come Alessio, Tricella, Bruno e Fortunato. Anni in cui le prendevamo a destra e a sinistra (nell’ordine, cacciati dal Genoa, DAL GENOA!!!, dalle Coppe, dalla Roma, DALLA ROMA!!!, dalla Coppa Italia, massacrati dal Napoli di Maradona, 3 a 5, dal Milan di Sacchi, 0 a 3… potrei continuare per ore…). Adesso c’e’ una situazione un po’ inquietante ma nulla di che. La squadra e’ al quarto posto (forse al quinto ma non facciamo drammi per questo…). Gli Ultra’ chiedevano lo Scudetto? Gli Ultra’ non capiscono un cazzo di calcio se pensavano che con questa difesa, con Cannavaro, Legrottaglie e Grosso si potesse vincere contro l’inter. A proposito, se devo muovere un appunto alla Dirigenza, e’ proprio nella campagna acquisti difensiva. Insomma, qualche giovane non male in giro c’e’. Un po’ di coraggio in piu’ non sarebbe guastato.
Ma non e questo il punto. Il punto e’ che noi siamo la Juve anche e soprattutto perche’ si puo’ sbagliare. Possiamo permettercelo. Una stagione di merda? Due? Tre? E chi se ne frega!?! L’isteria, tipicamente interista, non e’ nel nostro DNA. Campagna acquisti totalmente sbagliata? Non scherziamo. Bisogna recuperare assoltamente quei giocatori su cui si e’ investito molto. Parlo, in primis, di Diego. Non sara’ Zidane ma qualcosa di buono lo potremo tirare fuori da lui. Parlo di Melo. Va bene, e’ un atleta di Cristo e solo per questo meriterebbe la Garrota ma tanto scarso non sara’ se gioca nella Selecao. Allora, al lavoro. Dentro anche i famosi giovani. Si i giovani che hanno rotto er cazzo pero’. E’ ora che facciano vedere qualcosa (parlo di quel coso che si chiama Giovinco, che sono 4 anni che si lamenta perche’ non ha spazio ma poi quando gioca fa ridere…). Parlo di De Ceglie che e’ sempre infortunato (non male, anche noi abbiamo il nostro Aquilani…). Parlo di Marchisio (il De Rossi juventino… si, vabbene…).
Insomma, sereni. Non possiamo ridurre tutte le risposte ai nostri problemi al licenziamento dell’allenatore. Non siamo l’Inter, ripeto. Non siamo la Roma.
Dai, non puo piovere per sempre. Tranquilli. Qualche acquisto serio, ponderato (oggi schieravamo un tale Paolucci, siamo seri…). E soprattutto ricordiamoci chi siamo e da dove veniamo.
Secondo i miei calcoli, l’Inter non ci recuperera’ prima del 2020… Abbiamo tempo.  

Lo Spettacolo

02/06/2009

SALTO_bigChiedo venia per il ritardo giustificato da mille impegni artici ma sembrava giusto dire la mia sull’indegna gazzarra seguita alla finale di Champions. Cioè la glorificazione cieca ed irrazionale di una squadra, di un’allenatore e di un calcio con tanti meriti ma anche, e soprattutto con enormi difetti e che solo un calcio italiano ai minimi storici per credibilità può lasciare dominare impunemente la Coppa dei Campioni.
Cominciamo con il dire che, in fondo ma molto in fondo, ha proprio ragione Kolchoz: la partita di mercoledì sera e’ stata un grande spettacolo televisivo. Ecco, cominciamo con il dire, amico mio, che un grande spettacolo televisivo non significa automaticamente una grande partita di calcio. Le grandi partite di calcio sono ben altro e tu lo sai. Sono epici incontri in cui una scuola apparentemente sconfitta in partenza ne annienta un’altra, fino a quel punto considerata superiore, utilizzando classe, coraggio ed astuzia (Italia-Brasile 3-2). Sono partite in cui sul campo giocano anche due squadre mediocri ma che se ne danno di santa ragione spaccando tutto e tutti fino al 120’ (la semifinale tra Germania e Italia degli ultimi Mondiali). Infine, proprio se vogliamo essere puntigliosi, sono anche partite in cui gioca una sola squadra ma quella che gioca non se la dimentica nessuno (la Francia di Zidane ed Henry contro il Brasile agli ultimi Mondiali).
E lo spettacolo di Mercoledì sera? Quello di cui hanno straparlato tutti i giornali addirittura proponendo demenziali candidature a Roma come sede istituzionale della finale di Champions? Ma a quello che mi ha permesso di accertare la mia connessione streaming cinese con cui ho visto la partita (ero a lavoro…) quel poco di spettacolare lo si è visto sugli spalti (a proposito, stupendo l’Olimpico con dentro dei tifosi…) ma in campo, siamo seri, si è visto ben poco. La partita dell’Olimpico e’ stata molto semplice in realta’. Di fronte due squadre sostanzialmente speculari. Difese ridicole (con due portieri VERGOGNOSI che nel campionato italiano di dieci anni fa non giocavano nemmeno con il Teramo). Centrocampi mediocri fatti per lo più per rompere il gioco avversario. Attacchi da sogno. Ha segnato prima il Barca, onore  a loro. Ma dopo non si e’ visto alcuno spettacolo ma 7 uomini dietro alla palla (con i tre campioni assoluti davanti). E lo United, con mia somma sorpresa, inebetito non è stato in grado di fare alcunché. Insomma lo spettacolo non c’è stato ma almeno si può dire che ha vinto Guardiola? Si e no. Perché se il match si giocava in qualche parte del campo lo si giocava tra le due stelle assolute dell’attacco: Ronaldo e Messi. Ed il secondo ha ridicolizzato il primo (soprattutto evidenziando l’assoluta carenza di attributi del portoghese che, quando c’è la Roma in campo, fa follie ma se con la squadra sotto di un gol non è capace di prendersi alcuna responsabilità). Onore pertanto in primis a Messi. Campione oramai assoluto. Uno che ho sempre dileggiato e che invece l’altra sera ho adorato per la capacita’ di tenere palla e per quel colpo di testa meraviglioso.
E Guardiola? Insomma è stato bravo a tessere la ragnatela con cui ha evitato allo United di muoversi dopo il vantaggio. Ma da qui a considerarlo un genio del calcio ce ne passa.Ma si sa. Chi vive a Roma ed è romanista e’ abituato a convincersi dell’impossibile. Tipo che, per esempio, che Guardiola fosse un assoluto campione da giocatore. E non un tecnicissimo centrocampista metodista con la velocita’ di un  pachiderma. Macche’ tutti a complimentarsi con lui (complimenti, ripeto, peraltro in parte giustificati) e tutti ad asserire che il Barcelona di quest’anno sia una squadra inarrivabile e spettacolare. Mah. E’ vero che interpretare il concetto di squadra spettacolare e’ molto complicato ma sono state ben poche le squadre che giocavano senza avversario in campo e vincevano (a memoria l’Olanda di Crujff, per un periodo breve, la Juventus di Lippi e, soprattutto, lo straordinario Milan di Sacchi). Il resto va preso con le molle. Va considerato sempre l’avversario che hai di fronte. Tutti a masturbarsi con gli oltre 100 goals del Barcelona quest’anno e nessuno che ha preso in considerazione che in Spagna si fa il fuorigioco a centrocampo anche fuori casa al Bernabeu. Tutti ad idolatrare Guardiola dopo il 6-2 contro il Madrid. Nessuno si e’ accorto che il Real di quest’anno è nettamente il peggiore degli ultimi anni e che soprattutto la difesa è ridicola (il match in sé poi non conta essendo stata una di quelle partite melodrammatiche in cui una squadra senza capo né coda si è fatta impallinare in contropiede manco fosse la Roma di Zeman…).
Ma insomma sto Guardiola come è? È un bravo allenatore, per carità. Per quello che ho visto mercoledì più che altro bravo nel distruggere ma poco altro. Più che altro paga, tra i romanisti soprattutto, l’essere stato relegato in panchina da quel “infame” di Capello e l’essere il protagonista di una storiella spassosa in cui un giocatore con mostruosa esperienza internazionale come lui si sia fatto insegnare tutto da Mazzone. Per i romanisti, potete capire da soli, un tripudio emozionale.
Come al solito dimenticate che se da qualcuno doveva imparare non certo lo ha fatto da un simpatico uomo che ha allenato al massimo in Uefa.
Magari avra’ semplicemente imparato la lezione, ma quella “vera”.
Era il 1994. Finale di Coppa dei Campioni. Il suo Barca, era capitano, era chiamato il Dream Team. Lo chiamano ancora così (a dimostrare ulteriormente come la critica calcistica sia in malafede). In panchina Crujff (mica pizza e fichi…). In campo, tra gli altri, Romario e Stoichov. Avversario il Milan senza Baresi e Costacurta. Ma con in campo campioni veri come Maldini, Savicevic, Desailly ed un giovane Panucci (in quella che può essere considerata la sua più bella partita).
Fini’ 0-4 e tutti a casa.
Una delle piu’ impressionanti lezioni di calcio mai assestate alla boriosita’ insita del calcio ispanico-olandese.
Ma chi allenava il Milan? Mazzone? Zeman? Fuochino…

Se po’ ffa’…

28/05/2009

In praise of… the road to Rome

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Whichever team you supported last night, Rome was indisputably a good venue for the Champions League football final between Barcelona and Manchester United. In fact, the choice of Rome was better than good. Two thousand years after Emperor Augustus, the idea that all roads in Europe lead ultimately to the Eternal City still has powerful symbolic resonance. Rome may no longer be the political – let alone artistic or spiritual – capital of Europe. Italy may not live up to the rose-tinted image in which too many insist on seeing it. Yet Italy’s capital city retains a pan-European glamour and vibrancy that few cities – and certainly not the continent’s dull political capital, Brussels – can rival. All of this made Rome the best possible venue for a contest which, pitting the pre-eminent football team of northern Europe against the pre-eminent team of the south, united and engaged the people of this continent in ways that next month’s European elections cannot rival. The contrast with the 2008 final, played in Moscow and finishing at nearly 1am local time, was wholly to Rome’s advantage. All of which raises the obvious question: why not make Rome’s Stadio Olympico the permanent home of Europe’s football cup final? In England, the FA Cup is always (after a brief exile in Cardiff) played at Wembley. In Scotland, a similar role is played by Hampden Park. A Champions League final played each May in Rome would soon have a similarly inevitable and irresistible aura.

Magari ce cascano…

Thanx to The Guardian

Pep… il trionfo!

28/05/2009

Guardiola!Ieri sera abbiamo assistito ad una delle più belle manifestazioni calcistiche di tutti i tempi. Solitamente le finali di Champions League sono partite poco spettacolari, tirate e povere di emozioni. Ieri no, abbiamo asistito sul prato dell’Olimpico (insolitamente bello, di solito lo Stadio di Roma è sufficientemente vergognoso!) ad una partita di una bellezza rara, roba da lasciare in bocca l’amaro gusto del dispiacere al momento del triplice fischio, tale e tanta era l’armonia e la bellezza calcistica messa in scena. I meriti sono molteplici: pur essendoci in palio il più prestigioso trofeo per club, non siamo costretti a vedere quelle scene ignobili e degradanti di calciatori che si rotolano a terra come tarantolati per ogni singolo fallo; di falli ne sono stati commessi, ma chiunque lo subisse si rialzava e ripartiva; a fronte di decisioni non perfette dell’arbitro Busacca (unica nota stonata della serata) la protesta si limitava a braccia aperte e occhi sgranati, nessun vaffa, nessun gesto plateale, nessuna crisi isterica. Il tutto perchè in campo c’erano 22 uomini che sapevano giocare al calcio e non semplicemente prendere a calcio un pallone come, purtroppo, avviene troppo spesso in Italia. E poi l’aspetto tecnico: nemmeno negli ultimi concitati minuti finali abbiamo visto la palla buttata in avanti alla "viva il parrocco", nessun rinvio palla in tribuna, ma sempre difese pronte a uscire palla al piede, attaccanti capaci di passarsi il pallone con precisione chirurgica, mai imbrigliati in rigidi schemi preconfezionati, ma nemmeno lasciati allo sbando dell’azione personale. Insomma la sintesi perfetta di cosa deve essere il calcio: no spettacolo maschio e leale, alla fine del quale trionfi il piàù bravo. E il più bravo è stato, senza ombra di dubbio, LUI Josep Guardiola y Sala da Santpedor. La sua storia di allenatore è di una rapidità e di un’efficacia sconcertante: da allenatore delle giovanili della seconda squadra del Barcellona è stato catapultato sulla panchina della prima squadra, con un compito preciso, far divertire il pubblico. Lui non si è scomposto, ha chiesto la cessione di giocatori dal grande nome, ma dal presente incerto, come Ronaldinho, Deco, Zambrotta e Thuram, ha inchiodato Eto’o alle sue responsabilità costringendolo a scegliere tra i soldi dell’Uzbekistan e la glori a del Barcellona, e poi ha semplicemente detto ai suoi giocatori: "Fate come facevo io, giocate a calcio, e cercate di non buttare mai via il pallone!"…. il risultato è stato subito chiaro Campionato vinto di slancio, segnando più di cento goal, battendo, nello scontro diretto, il Real Madrid al Santiago Bernabeu per 6-2, Coppa del Re vinta e Champions League dominata, tranne la semifinale al cospetto del genio Gus Hiddink. La finale di ieri sera, forse, rimarrà la partita perfetta del Barcellona: dopo dieci minuti di dominio assoluto del Manchester, palla a Eto’o che, con un tocco studiato, provato e riprovato in allenamento, ha beffato Van Der Saar. Dopo dieci minuti il Barcellona aveva già vinto la Champions…. Cristiano Ronaldo irretito, un possesso palla pulito, senza sbavature, senza paure, senza lancioni, occasioni sullo stretto, create da quei fenomeni di Iniesta e Messi. Fino all’poteosi, il goal del 2-0, da far vedere e rivedere e poi rivedere ancora nelle scuole calcio: il cross di Iniesta col contagiri, lo stacco perentorio, assoluto della Pulce e il pallone a scavalcare il lungangone Van Der Saar sotto la Curva Sud! Due a zero, e Barcellona in festa! E anche Roma città perchè questa squadra ha rubato l’occhio e il cuore a tutti gli appasionati di calcio. E poi come non pensare a Pep Guardiola. Più che un allenatore un UOMO VERO! Uno dal quale tutti dovremmo prendere esempio nella vita. Ha dedicato la vittoria (almeno all’intervistatore RAI) al calcio italiano, quel calcio che lo scoprì nel 2000 positivo all’antidoping e che gli fece uno sconto di pena per l’attegiamento collaborativo tenuto con la procura antidoping,che lo fece giocare nel Brescia, insieme a Baggio, Pirlo e Luca Toni; l’ha dedicata a Paolo Maldini, invitandolo (tra il serio e il faceto) al Barcellona, ricordandogli come per Maldini un posto ci sarà sempre, ha solidarizzato col capitano milanista per l’indegna contestazione della quale è stato fatto oggetto domenica scorsa. E poi ha dedicato la vittoria alla città di Roma che lo ha visto giocare per pochissimi mesi nell’autunno del 2002, che non lo ha capito, ma lo ha apprezzato e poi non si è voluto dimenticare del suo maestro di Brescia Carlo Mazzone, riservandogli un tagliando allo stadio…. Complimenti per tutto IMMENSO PEP!!

Il Grande Torino

04/05/2009

Oggi sono 60 anni.

Grande_Torino
P.S. dedicato a Mario. Che non ha mai risposto alle prese per il culo continue di quasi 30 anni di convivenza con un ingrato figlio juventino.

F1, lo stato del disastro

25/04/2009

ferrari-monza-prove-libereSeguo, con costanza varia ma comunque rilevante, i GP di F1 dal 1983 (per le cronache vinse Piquet su Brabham rubando clamorosamente il titolo al povero Prost). Ho vissuto con orgoglio una delle epoche d’oro di questo sport straordinario: gli anni ’80. Gli anni della Ferrari che faceva veramente schifo ma che importa se poi avevi di fronte quel popò di spettacolo. Anni in cui Prost, Senna, Mansell, Piquet, Rosberg (potrei andare avanti per ore…) se le davano di santa ragione su piste da sogno, tra mille sorpassi e duelli indimenticabili. Poi…
Poi non lo so proprio cosa sia successo.
So solo che ci troviamo all’esordio di una stagione semplicemente ridicola (tra modifiche di regolamento senza senso e corse in mezzo ai monsoni iniziate alle 5 di sera….) ed io non so con chi prendermela.
Insomma, chi devo sodomizzare per aver rovinato questo sport straordinario imponendo, tra le altre cose, il massacro impunito delle piste più belle del mondo (a memoria Silverstone e Zeltweg trasformate in piste tipo Vallelunga, l’Eau Rouge di Spa trasformato in una chicane da Prototipi, Tamburello e le due Lesmo che sembrano due incroci dell’aurelia..)? Non mi si venga a dire che il motivo fu solo la sicurezza (ricordo che tutto cominciò nei giorni successivi alla morte di Senna e Ratzemberger). Basta che uno pensa al fatto che glli americani corrono tuttora a Indianapolis (avete presente le vie di fuga?) per capire che, messi alla stretta da un’onda emotiva di proteste, cambiare i tracciati fu una delle tante risposte mediocri di questo gruppo dirigente.
In più chi devo far sparire nell’acido per aver preferito a piste storiche (sulle cui tribune e prati, voglio ricordare, si ammassavamo centinaia di migliaia di spettatori) ridicole cattedrali del deserto?
Chi?
Chi devo far trucidare dalle tigre Tamil per aver praticamente creato ogni ostacolo possibile al sorpasso e, invece di togliere gli inutili rifornimenti in pista, ha deciso di introdurre il Kers (ho visto pochi secondi di un GP quest’anno e le macchine che utilizzano questo strumento idiota per superare sono lo spettacolo più indecoroso a cui abbia mai assistito! Vi meritate di beccare nell’aldilà Enzo Ferrari!).
Insomma qualcuno mi aiuta? Con chi me la prendo? Con la FIA che non ha seguito l’esempio di altri sport (vd rugby) e non ha difeso la sua storia e ha piegato la testa ai guadagni?
Con le squadre che non sono capaci di prendere una posizione una a difesa dello sport automobilistico?
Mah. Proprio non lo so.
Intanto fatemi dire la mia su questa stagione. Le ipotesi sono due. O ci troviamo di fronte ad una scena capitanata da un gruppo di angeli (Ferrari, Renault e McLaren) che se la deve vedere con un gruppo di spericolati malfattori (quelli della Brawn GP ed i famosi diffusori) ma diciamocelo non mi sembra un ipotesi che regge. E’ ovvio che non sono i diffusori la risposta al problema (nè tantomeno il ridicolo Kers). La realtà è che a capo delle squadre angeliche di cui sopra ci sono degli autentici imbecilli patentati che non saprebbero gestire nemmeno le partenze intelligenti per le vacanze figuriamoci una stagione di F1 (Domenicali poi è recidivo dopo la drammatica gestione della stagione scorsa e la assurda riconferma dei piloti…). Se è vero, come sembra, che questi diffusori sono la porta di ingresso per l’effetto suolo è peraltro giusto impedirne la proliferazione. Ricordo che proprio all’effetto suolo (che attacca la macchina al terreno come carta adesiva ma se poi, poco poco, la stessa si stacca anche di un centimetro da terra finisce che la ritrovi a cento metri di distanza) si debbono le meravigliose stagioni di sangue dei primi anni 80 ed del 1994 (altro che le piste pericolose o altre baggianate da procura di Rimini).
Ma, allo stesso modo, è certo che, se alle nuove regole aereodinamiche (che, senza diffusori e Kers, permette alla RedBull di stravincere) la Ferrari e la McLaren hanno risposto con tale negligenza e si sono fatte fregare da Brawn e Newey, beh possiamo dire che ufficialmente il gruppo dirigente di entrambe le squadre può andare in ferie.
Insomma sono perplesso.
Rimaniamo noi tifosi. Rimaniamo noi acerrimi adoratori di uno sport che ti rende diverso. Vallo a spiegare al prode Kolchoz che la F1 in realtà è uno sport assoluto. Dentro c’è tutto. C’è la strategia. C’è l’innovazione.
C’è la follia e il genio. C’è la tattica.
Ci sono i perdenti nati e quelli, che li vedi subito (p.es Vettel) che diventeranno qualcuno.
Domenica si corre in Bahrein. Io con il fuso orario mi sa che me lo perdo.
Grazie a Dio ci sono i play-off di Hockey.

Auguri Brat! addendum…

16/02/2009

Questa non la potevo non postare…

21Ma non si da mai una calmata…

Auguri Brat!

16/02/2009

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Il trionfo della morte ovvero Mieli dimettiti!

21/09/2008

Lo so dovrei andare a lavoro, ma non ce la faccio.
Non prima di aver preso sonoramente per il culo "l’unico quotidiano che arriva qua" (patetico Gau, ne potevi trovare un’altra). Lo so cominciamo a fare la figura dei rompicoglioni (come dici Gau, tromboni precoci?). Ma ci sono cose per cui il Corriere era il Corriere. E Repubblica si attaccava al cavolo, non ci arrivava. Adesso l’opera pluriannuale dello straordinario Direttore (storico di non scadente livello ma potrebbe fare quello…) ha determinato un abbassamento del livello globale che, se un anno fa era allarmante, adesso è la norma.
Non parlo per carità cristiana del sito in cui campeggiano tronfie le migliori nullità di questo regno (modelle, modelli, starlette, puttane di alto bordo, nani da circo et similia). Ma le poche volte che mi avventuro a comprare l’edizione in carta rimango sbalordito dalla pressappochezza dell’acquisizioni delle fonti da parte degli inviati.
Anche qui, sempre per carità cristiana, vi evito le immonde zozzerie che sparano quotidianamente sulle elezioni americane. Per questo c’è Camillo, andate pure li.
A proposito fate i complimenti a Christian Rocca. Ha una forza d’animo invidiabile.
Ma non divaghiamo. Dicevo. Nel mio piccolo ieri mi sono goduto un ridicolo articolo sulla imminente chiusura dello Yankee Stadium (chiuderanno anche lo Shea se per questo ma vabbè…). Per non fare la figura dell’ignorante che non sa le cose, la giornalista in questione che ti fa? Ti cita, come momento di "cultura alta" in cui si parla dello Yankee Stadium, il capolavoro del grande DeLillo. Ti cita Underworld, nientemeno. Ti cita il primo straordinario capitolo ("Il trionfo della morte", tra parentesti uno degli incipit più travolgenti del millennio). Un breve capolavoro in cui si incontrano JE Hoover, F Sinatra, i Brooklyn Dodgers e New York, ovviamente. Si incontrano tutti in un giorno preciso. Il giorno in cui B Thomson, con un fuori campo leggendario, regalò le world series ai Giants all’ultimo inning contro i miei amati Dodgers.
Ok. Tutto bello. Ma, partendo dal presupposto che non si capisce perchè si debba trovare la necessità impellente di citare uno scrittore per giustificare un articolo sullo sport (modalità estremamente "Capalbiana", converrete) e che qualcuno mi deve spiegare cosa significhi citare nullità assortite come S J Parker, c’è un piccolissimo particolare che stride.
Come tutte le persone che conoscono di baseball sanno, i Giants non giocavano allo Yankee Stadium, bensì al Polo Grounds (tra parentesi raso al suolo poi negli anni 60).
Insomma non ci vuole molto. Non bisogna più essere dei merdosi sfigati come me per sapere queste cose.
Adesso c’è anche wikipedia. Non avete più bisogno di studiare, e dai…
Per gli sfigati che vogliono saperne di più questo video c’è la registrazione audio della radiocronaca degli ultimi momenti di quel memorabile incontro.



“There’s a long drive… it’s gonna be, I believe…THE GIANTS WIN THE PENNANT!! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! Bobby Thomson hits into the lower deck of the left-field stands! The Giants win the pennant and they’re goin’ crazy, they’re goin’ crazy! HEEEY-OH!!!” – Russ Hodges, il radiocronista.

Il Pianeta Rosso

08/08/2008

Pechino10Pensateci. Scenario futuribile, tecnologico, quasi alieno.

Colore dominante: il rosso. Una dittatura feroce fa da sfondo. Uno scenario da tutti dipinto come ostile.

Migliaia di corpi indistinti che si muovono all’unisono generando coreografie perfette. Un capo assoluto, incontrastato dominatore di quelle terre. Un pianeta a parte.

Sono le Olimpiadi della Repubblica Popolare Cinese del 2008.

Ma ammettiamolo.

Chi almeno per un momento non ha pensato di trovarsi su Marte? Chi non ha immaginato anche solo per un attimo che i duemilaeotto percussionisti di tamburi luminosi fossero in realtà meganoidi travestiti? E vedendo il faccione del Presidente cinese Hu Jintao, nessuno ha avuto il sospetto che si trattasse dell’odiato Don Zauker?

Pechino14E chi non ha temuto che la splendida cerimonia potesse essere interrotta da uno scontro all’ultimo sangue tra Daitarn III ed il Megaborg di turno?

Ma poi l’illusione svanisce, la nebbia si dirada, la realtà riprende il sopravvento.

Il TG2 – atteggiandosi a Radio Londra – continua a ricordare le battaglie per i diritti umani, anche se in un contesto di impetuosa ed incessante "modernizzazione". Non c’è dubbio. Siamo proprio in Cina.

La cerimonia di inaugurazione delle XXIX° Olimpiadi dell’era moderna giunge al termine di un’orgia giornalistica di ricordi degli eccidi a Tien an Men, dei diritti individuali negati, delle libertà religiose conculcate, delle diverse etnie assoggettate e calpestate, della repressione in Tibet, dell’inquinamento alle stelle, del rischio di attentati di terroristi islamici. Non abbiamo avuto tregua. Ci avessero dato una baionetta saremmo andati a suonargliele, ai "musi gialli". Eravamo pronti, dai.

pechino16Dal Dalai Lama alla censura su internet, dalla setta Falun Gong ai rapporti con la Chiesa Cattolica. E gli aborti di Stato delle figlie femmine. E le inondazioni. E le copiose esecuzioni capitali di queste belve assetate di sangue. Ad un certo punto ci si era messo persino il K2. Dannati meganoidi, cioè cinesi!

Tutto giusto. Per carità. E tutti gli articoli scritti e letti, di cui forse uno dei migliori e più condivisibili è quello di Facci. E poi i proclami di Gasparri e della Meloni.

Però, in fondo, riflettendoci, qualcosa ci ha impedito di ricordarcene prima. 

Cioè quando abbiamo inondato i meganoidi, pardon i cinesi, di prodotti, di delocalizzazioni produttive, di minacce di dazi unite a tenere preghiere per rivalutare il temutissimo yuan, di bacchettate per l’imitazione dei nostri prodotti e di implorazioni affinché non mettano gli USA col culo per terra vendendo le immense percentuali di buoni del Tesoro americano che possiedono. Finanche di balbettanti proposte per limitare il sostegno di Pechino in cambio di fresco oro nero al governo genocida del Sudan. 

Pechino20Così, ci accontentiamo di Bush che tuona per il rispetto delle libertà fondamentali, di Sarkozy che mena liste di prigionieri da liberare, di Putin che in maniche di camicia si sbraccia per salutare gli atleti russi mentre "i suoi ragazzi" un minuto prima le suonavano ai Georgiani perché l’Ossetia del Sud è roba loro.

Forse non siamo pronti. Forse ha ragione ancora una volta Kissinger a ridersela sotto le sue bretelle in tribuna allo stadio. Lui sì che ci aveva parlato con "quelli". Forse dobbiamo chiarirci le idee prima noi.

Forse il Pianeta Rosso è ancora troppo lontano.

In attesa che arrivi un nuovo Haran Banjo.