Non c’è due senza quattro

_b&t_dueQualche giorno fa vagavo senza meta per le frequenze del satellite. Finché non mi sono imbattuto in una classica, gradita quanto inaspettata sorpresa. Per meglio dire, una vera opera d’arte.

Stava iniziando proprio in quel momento su un canale uno dei migliori film di Bud Spencer & Terence Hill, "Non c’è due senza quattro". Come tutti al mondo sanno, la storia è semplice: i nostri eroi vengono contattati da una improbabile agenzia specializzata in ricerca di sosia per andare a sostituire due ricchi cugini brasiliani con interessi nelle piantagioni, nella pastorizia e in industrie varie, minacciati di morte dai soliti buontemponi.

Ma non è questo che vorrei sottolineare. Quello che non ricordavo e che mi ha lasciato basito ed entusiasta è stato un dialogo, proprio all’inizio del film. Mi ha entusiasmato perché è un mini trattato di scienza politica, perché rappresenta la chiave di lettura di tutta la storia del secondo dopoguerra. Un colpo di genio.

Immaginate Bud e Terence seduti davanti al manager dell’azienda di sosia, che fa bella mostra alle spalle delle foto appese al muro dei suoi "clienti" più famosi, la Thatcher, Reagan, Giovanni Paolo II, etc.

Bud Spencer giocherella con la foto della Thatcher chiedendosi chi mai sia quella buffa anziana signora dall’aspetto innocuo. Il manager lo riprende stizzito: "Quella è la Signora Thatcher. E’ stata nostra cliente. Le abbiamo procurato un sosia." A quel punto interviene magistralmente Terence Hill che, con il piglio del consumato statista, osserva sarcastico: "Non ne bastava una sola…"

Ma il clou arriva, quando il manager spiega che la sua azienda è stata orgogliosa di trovare sosia persino a Roosevelt e Churchill, per sostituirli nei celeberrimi incontri di Jalta. "Naturalmente – aggiunge l’uomo d’affari – scoprimmo che anche i Sovietici mandarono un falso Stalin"…

E poi alla fine il fulmen in clausola. La battuta apparentemente semplice, stupida, ma in realtà geniale. Spiazzante. "Sarà per questo che hanno combinato tutti quei casini"…

Così mi sono alzato. Sono andato nello studio. Ho buttato sul pavimento tutti i miei libri di storia. E ho acceso un falò. Stupidi, inutili, superficiali, falsi libri. Scritti probabilmente da sosia.

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