1997: Fuga da New York

Escape_from_New_YorkEra il 1981. Giuliani e la "tolleranza zero" erano lontani ancora un ventennio, il tasso di criminalità nelle città americane era in costante crescita, le torri gemelle erano ancora saldamente al loro posto, il Presidente degli Stati Uniti era Ronald Reagan, che proprio il 30 marzo di quell’anno aveva subito un attentato, e c’era un genio del cinema come John Carpenter.

Questo è il mondo in cui è nato uno dei più grandi ed amati film d’azione e d’avventura degli ultimi trent’anni: Escape from New York (da noi noto come 1997: Fuga da New York). Con Kurt Russel nel ruolo di Snake (tradotto in italiano con Iena, chissà perché) Plissken, autentico eroe di una generazione, ed altri attori di calibro come Lee Van Cleef (il colonnello Mortimer di Per qualche dollaro in più di Sergio Leone), Ernest Borgnine e Donald Pleasance nel ruolo del Presidente.

La storia la conosciamo tutti. Tutti abbiamo ammirato la cupa visione del futuro di New York, trasformata in prigione di massima sicurezza, l’immagine del combattimento sul rudimentale ring tra Plissken e l’ex wrestler Ox Baker, il Ponte sulla 69° strada completamente minato. Ed i veri colpi di genio di Carpenter: il teatro con spettatori da cinema porno d’essai, la macchina del Duca con i lampadari da comodino sul cofano, i personaggi che – come voleva una certa letteratura cinematografica dell’epoca, ivi comprese le Guerre Stellari di Lucas – interpretano un futuro che sa di passato, nei costumi e nella mentalità. Che alterna vestiti di fattura settecentesca ad attrezzature moderne, balestre medievali ad armi futuribili, alianti elettronici che atterrano sul World Trade Center a macchine con le sbarre al posto dei finstrini.

E poi la scena finale. Snake (Iena) che scambia la preziosa cassetta con i segreti nucleari americani con il nastro di musica anni ’50 del tassista Borgnine. La carica simbolica di un’immagine che contrappone un Presidente psicolabile e più attento alla sua immagine in TV che annuncia in una videoconferenza con Russi e Cinesi l’esistenza di uno strumento in grado di assicurare la pace nel mondo e fa partire una divertente canzonetta da ballo ad un galeotto senza principi che se ne va, schifato, distruggendo per sempre i segreti nucleari. Chi salverà il mondo, sembra chiedersi Carpenter? L’energia nucleare o una gioiosa musichetta.

Ognuno può dare la risposta che vuole. Carpenter dà la sua, firmando la colonna sonora del film, una delle più belle degli ultimi vent’anni. 

Vi lascio con uno dei trailers originali dell’epoca.

   

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