Archive for the ‘necrologi’ Category

Steve Jobs (1955 – 2011)

08/10/2011

steve-jobsSe n’é andato Steve Jobs.
Rattrista sempre sapere che un genio non c’é più. Perché questo é stato e perché geniali sono state le sue intuizioni, i suoi prodotti e la sua strategia di comunicazione. Ma certo rattrista ancora di più vedere le mele morsicate lasciate dai suoi ammiratori davanti agli Apple Store di tutto il mondo, in una involontaria parodia delle bottiglie di whisky vuote, dei mozziconi di sigarette e di canne lasciati sull’avello di Jim Morrison al cimitero parigino di Père Lachaise. Per non parlare delle orazioni funebri di Veltroni in tv e di Severgnini sul Corriere.
E d’altronde non stupisce, anzi é giusto. Steve Jobs é stato molto di più di un semplice manager d’impresa, anche se
mi permetto di ricordare che un’azienda come la Apple dispone di una liquidità superiore a quella del Dipartimento del Tesoro USA ed ha la stessa capitalizzazione (340 miliardi di dollari) delle prime 32 banche europee messe insieme. E’ stato in realtà una guida, un guru per quel che resta dell’occidente. Un perfetto autore/interprete dello spartito che oggi non solo i Paesi cosiddetti industrializzati, ma tutto il mondo suona o aspira a suonare.
E’ lo spartito del mezzo che si fa messaggio, del prodotto che si fa pensiero, dello strumento che si dematerializza, fino a diventare leggero e impalpabile come una nuvola. E’ la soddisfazione di un bisogno inespresso, inconsapevole, che giunge fino al punto di connotare chi possiede lo strumento, il mezzo, la “cosa”, una volta e per sempre. Fino al punto di far nascere una categoria, una comunità, un popolo; i cosiddetti “Mac People”.
L’effetto paradossale che ne scaturisce é che un uomo che ha dedicato la sua vita al perfezionamento di “software” é diventato con il tempo un profeta dell’hardware per l’umanità, diffondendo un verbo fatto di telefoni, pc, ipod, tablet, etc. L’emblema, insomma, di un mondo (soprattutto il cosiddetto occidente, ma non solo) in cui la comunicazione ha preso il sopravvento su ciò che si comunica, dove il prodotto diventa simbolo di libertà.
Che l’abbia voluto o no (e penso di sì), Steve Jobs ha assunto contorni da leader religioso. La sua filosofia di vita, i successi dalla Apple, la conseguente fiducia nell’inesauribile capacità dell’azienda di lanciare sempre qualcosa di nuovo, di cool, di più perfetto, sono diventati una vera e propria dottrina.Nel suo credo, rilanciato da tutti i media del mondo come il comandamento di un messia – “Stay hungry, stay foolish” (“Restate affamati, restate folli”) – c’é tutta la trascinante capacità dell’uomo di rendere apparentemente accessibile a tutti ciò che sembra per pochi. Le file davanti agli Apple Store per l’uscita dei nuovi modelli di IPhone, IPod, IPad, etc. ricordano da vicino le file interminabili di persone che a Lourdes attendono il miracolo. La svolta, ciò che ci cambierà la vita.
La vita ce l’ha cambiata eccome, Steve. In meglio? Non lo so. Dipende. Mentre mi affretto a concludere perché il mio Mac mi ricorda che si sta scaricando la batteria del mio aerodinamicissimo mouse bluetooth, mi viene forse in mente che sarebbe meglio tornare a guardarci allo specchio piuttosto che in uno schermo.

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Bettino Craxi (19.01.2000 – 19.01.2010)

19/01/2010

Bettino Craxi (19.01.2000 - 19.01.2010)Dal momento che questo blog è fieramente "anarchico e schizofrenico", ci possiamo permettere il lusso di fare ben tre post in tre giorni sul decennale della scomparsa di Bettino Craxi.  D’altronde, la figura merita ben più di questo e in fondo anche noi abbiamo bisogno di chiarirci le idee.
Il nostro amico bolscevico ha ragione. E’ ora di cominciare a usare il cervello – organo sempre più a disagio in questo Paese – per ripercorrere la vicenda politica ed umana di un uomo che, lo si voglia o no, è "parte della storia d’Italia" (Massimo D’Alema).  Lasciamo dunque da parte la damnatio memoriae che alcuni vorrebbero imporre alla storia del personaggio e, al contempo, la santificazione che altri, più o meno in buona fede, invocano a gran voce. In questo – anche qui d’accordo con Kolchoz – lode al Presidente Napolitano ed alla sua lettera delicata e ragionata, scritta come può solo un uomo sereno, che ha conosciuto, stimato senza per questo condividerne molte posizioni, la persona di cui parliamo.
Premesso che chiunque voglia avventurarsi nei complessi meandri della vita di Bettino Craxi può leggere la biografia di Massimo Pini, certamente di parte ma con onestà intellettuale e completezza di documentazione, penso che la figura di Craxi sia paradigmatica per capire passato e presente, per collegare l’Italia di allora a quella di oggi, immaginando quella che dovrebbe essere.
Innanzitutto, a scanso di equivoci, si ricordi in primo luogo che Craxi è stato un uomo di sinistra. Non un conservatore, non un fascista, non un clericale, come numerosi imbecilli che oggi votano a sinistra senza sapere neanche scandire la parola. Un socialista, affermatosi in un’Italia molto meno bigotta di oggi, laico, persino con tratti anticlericali. Uno che in Consiglio Comunale a Milano nel 1967 pronunciò una sorta di orazione funebre per il Comandante Che Guevara, uno che condusse il PSI ad assumere posizioni molto più libertarie dell’allora PCI (in tema di morale molto più conservatore) e – ça va sans dire – della DC.
Da uomo politico ha perseguito un obiettivo chiaro e preciso: ridare autonomia al PSI, consentendogli di incunearsi nell’asse DC-PCI scaturito dalle elezioni del 1976 (come ricorda saggiamente Sergio Romano) per poi crescere ed assumere la guida di una nuova sinistra di stampo riformista in grado di modernizzare il Paese, cambiandolo profondamente. Gli riuscì? Solo in parte.
Da Presidente del Consiglio (1983-1987) fece approvare il Decreto di S.Valentino che prevedeva il taglio di quattro punti della scala mobile (meccanismo infernale che adeguava al millesimo i prezzi all’inflazione), spezzando una spirale ingestibile che faceva aumentare i salari perché aumentavano i prezzi, ed i prezzi perché aumentavano i salari. Il tanto celebrato accordo sul lavoro di Ciampi e Giugni del 1993 (che àncora i salari alla produttività e non all’inflazione) nasce da lì, mica dalla montagna del sapone.  Portò l’inflazione dal 16% al 4% nei quattro anni di Governo. Promosse una politica di investimenti pubblici. Stipulò un nuovo Concordato con la S. Sede nel 1984, superando i Patti Lateranensi del 1929: molti ricorderanno che, fino ad allora, il Cattolicesimo era ancora "religione di Stato". Molti non ci crederanno, ma ottenne risultati contro l’evasione fiscale (il Ministro Visentini riuscì a imporre il registratore di cassa agli esercenti ed il famoso "scontrino"). Lo 
sviluppo dell’economia italiana in quegli anni, secondo soltanto a quello del Giappone, vide sia una crescita dei salari (in quattro anni, di quasi due punti al di sopra dell’inflazione), sia il momentaneo sorpasso del reddito nazionale e di quello pro-capite della Gran Bretagna. Eravamo diventati, anche grazie al celeberrimo "sommerso" il quinto Paese più industrializzato del mondo.
In sostanza, molto del Paese di oggi – con i suoi pregi ed i suoi difetti – si plasmò in quegli anni.
In politica estera mantenne la tradizionale politica di amicizia nei confronti dei Paesi arabi dei Governi italiani, arricchendola se possibile (Ben Ali in Tunisia, Arafat e l’OLP, Gheddafi in Libia, al quale salvò la vita avvertendolo del bombardamento di Reagan) senza mai recedere dall’atlantismo, come dimostra la conferma dell’appoggio dato già prima del suo insediamento al Governo all’installazione degli Euromissili Pershing e Cruise. Sull’episodio, il Segretario di Stato di Carter, Zbigniew Brzezinski, disse, scherzando ma fino ad un certo punto: ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell’Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista piccolo, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”. E poi Sigonella. Vorrei domandare quanti dei politici odierni, di destra e di sinistra, si sarebbero permessi di dire di no agli Americani per difendere una linea politica nazionale.
Diede un contributo importante all’integrazione europea, facendosi promotore al Consiglio Europeo di Milano nel 1985 dell’iniziativa che condusse l’anno dopo all’Atto Unico Europeo, che anticipò Maastricht su molte materie e che rilanciò la CEE, fino ad allora in fase di stallo. Lo fece andando ad una contrapposizione frontale con la Thatcher, non perdendosi in estenuanti negoziati di anni per poi arrivare ad un testo incomprensibile e di basso profilo.
Come vedete, non ci siamo inventati nulla. Se il Paese ha ancora un posticino di qualche rilievo nell’UE, nella NATO e nel G8 (domani nel G20), qualche merito quest’uomo ce l’avrà anche avuto.
Commise errori? Certamente. Tanti. Alcuni molto gravi. Pur di spezzare l’asse DC-PCI, contestò la linea della fermezza sul rapimento Moro, rischiando di indebolire lo Stato. Il suo Governo portò il debito pubblico dal 70% al 90% del PIL ed approvò un condono edilizio i cui effetti si vedono sul territorio ancora oggi. Ma soprattutto, cavalcò e gonfiò l’onda montante del finanziamento illecito ai partiti, il cui discrimine con la corruzione dei singoli diventò sempre più esile fino a scomparire. Negli ultimi anni della sua vicenda politica ingaggiò un lungo e, ex post, inutile duello con De Mita per tornare a Palazzo Chigi a qualunque costo. Per farlo, mise da parte molto del programma innovativo e riformista con cui si era presentato sulla scena politica. La Grande Riforma costituzionale di cui si era fatto paladino, imperniata su una trasformazione in senso presidenziale della Repubblica, non vide mai la luce e si inabissò fino al 1994. Indulse ad un certo culto della personalità. Facilitò l’ascesa dei network televisivi privati, ma il suo decreto fu (ed è) tuttora aspramente contestato. Abbandonò la dottrina marxista e la falce e martello, indicando nel socialismo di Proudhon il modello da seguire, ma non riuscì ad elaborare una nuova piattaforma culturale e filosofica del partito, preferendo dargli piuttosto una nuova cornice estetica. Sbagliò completamente a pensare di poter trainare nel 1989 il PDS dopo il crollo del comunismo in una nuova formazione riformista di sinistra egemonizzata dal PSI. Questo errore – aggravato dal suo intervento per far entrare il PDS nell’Internazionale Socialista – gli fu fatale.
Anche qui, come si può notare, errori concreti di cui portiamo il peso come Paese ancora oggi. Il debito pubblico è cresciuto ancora, la corruzione è ancora lì, di riforme stiamo ancora sì e no parlando, di "unità a sinistra" si vagheggia all’infinito, etc. etc., di condoni ne abbiamo avuti a bizzeffe, di partiti privi di elaborazione concettuale ma stracolmi di estetica ne abbiamo a iosa.
La sua fine, poi, ci parla di uno squilibrio irrisolto tra la politica e la magistratura. Trovo sorprendente che in un Paese democratico come il nostro si professa, l’iniziativa di un Presidente della Repubblica (Ciampi), un Presidente del Consiglio (D’Alema), un Ministro delle Riforme Istituzionali (Maccanico) ed un autorevole parlamentare e costituzionalista (Manzella) per riportare in Italia almeno per gli ultimi giorni uno Statista, certamente reo di gravi colpe, ma pur sempre uno Statista, per giunta malato, si sia miseramente infranto contro i niet dei magistrati e di una parte di opinione pubblica ancora con la bava alla bocca. Ecco, insieme a questo tentativo si spegne – forse definitivamente – il primato della politica. D’altronde, era più facile scaricare la colpa su uno solo che riflettere su problemi collettivi di un ceto politico e di una società. 
Non posso dunque a fare a meno di trarre delle conclusioni. Partigiane. Le intuizioni, i successi, gli errori politici e i danni al Paese sono ancora tutti lì. Conservati come in una teca, cristallizzati come dopo una glaciazione, in un Paese che preferisce affrontare anche la fine dolorosa di un uomo come un derby Roma-Lazio o una faida mafiosa, piuttosto che come una comunità di persone civili che spera di mantenere l’eredità positiva lasciata da un politico e di discutere per individuare il lascito negativo, così da correggerlo ed evitare il suo ripetersi in avvenire. 
Nessuno se ne è accorto, ma ha ragione quel geniaccio di Rino Formica: "se il morto è vivo, vuol dire che i vivi sono morti". 

Edouard “Arsenio” Mérot (Corlay, FRA, 22/07/1920 – Josselin, FRA, 30/04/2009)

04/01/2010

Edouard Poche parole per salutare il signore qui a sinistra, Edouard Mérot, noto ai suoi ragazzi come "Fratel Arsenio". Era l’insegnante di matematica e scienze mio e di marish alle medie. Un grande.
Brevi considerazioni. Uno: pur essendo al corrente del fatto che stava male da tempo, abbiamo saputo della sua morte con soli 8 mesi di ritardo. Colpa nostra, certo. Le fonti cui attingere per avere informazioni c’erano. Ma non è questo. E’ piuttosto il fatto che sei lontano da Roma e la vita si incarica di sforbiciare i legami col passato (per quanto mi riguarda, il 2009 non ha avuto nulla da invidiare a Edward Mani di Forbice).
Due: cominci a sapere in ritardo della perdita di persone care. Ti sembra di essere ancora un ragazzino, hai ancora davanti agli occhi le immagini dei tuoi insegnanti "in età adulta". E invece stai invecchiando. Inutile girarci intorno.
Tre: Arsenio – che si firmava "As33", come simbolo e numero atomico dell’Arsenico – era un uomo straordinario. Varrebbe la pena di spendere il trito e insopportabile "non li fanno più uomini così". Un genio della matematica (il libro fatto da lui per gli alunni delle medie è stato a lungo uno dei migliori per le scuole romane, su internet ancora lo trovate), un appassionato di scienze, un religioso devoto a Dio, capace di trasformare la negletta e vituperata materia Religione in un avvincente mix di storia, scienza, politica e filosofia, amalgamato dall’elemento biografico della vita dei Santi. Metteva i voti, né più né meno che in matematica e scienze. Ti costringeva, anche con le cattive, a fare una cosa che oggi annoia, fa sbuffare, raccoglie insulti. Ragionare. Anche quando si parlava di Dio.
Era bretone, dunque preciso, testardo, allegro e burbero. Appassionato di meccanismi degli orologi, sovente andava nella sua amata Bretagna a sistemarne uno. Lì è tornato verso fine aprile per compiere i suoi giorni.
Ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, partecipando alla Resistenza francese.
Ciao As33. La matematica non è stata il nostro mestiere, ma tu sapevi che sarebbe andata così.
Il tuo era solo un goliardico pretesto per insegnarci a vivere.

Alda Merini (Milano 21 Marzo 1921- 01 Novembre 2009)

01/11/2009

I balordi ringraziano tutti coloro che vogliano unirsi al cordoglio.
Addio grande poetessa!
Alda Merini

Addio Michael Jackson

26/06/2009

29 Agosto 1958-25 Giugno 2009.

Polemiche, storiacce, accuse infamanti e sulle quali non è MAI stata fatta totale chiarezza, ma fatto sta che se ne è andato un simbolo, il cantante più famoso del Mondo, colui che ha venduto più dischi nella storia della musica con Thriller, autentica icona musicale degli anni ottanta…. è giusto ricordarlo come era quando ancora era povero, in gamba e genuino.

I Balordi ringraziano tutti quanti vogliano unirsi al cordoglio.

MIchale Jackson

Oreste Lionello (18.04.1927 – 19.02.2009)

21/02/2009

lionelloI nostri "giornali" lo hanno salutato come il doppiatore di Woody Allen e la colonna portante del Bagaglino, insieme a Pippo Franco e Pamela Prati.

Non molti, temo, sanno che Oreste Lionello è stato molto di più. Lo ha dimostrato, ad esempio, quando ha tradotto in versi alessandrini, adattando le rime ad una versione cinematografica fruibile dal grande pubblico, i dialoghi del "Cyrano de Bergerac" (1990) del regista Jean-Paul Rappeneau, tratto dalla celebre, omonima opera di Edomnd Rostand. Un film perfettamente riuscito, stranamente anche nella versione in italiano proprio grazie a lui.

Un’impresa non facile, che solo un intellettuale di notevole garbo, sensibilità artistica e senso dello spettacolo è in grado di affrontare.

Ma un Paese che si accartoccia grufolante attorno ai testi di uno come Povia non può che relegare in secondo piano, fino al dimenticatoio, "artigiani" (come ama definirsi lo stesso Monicelli) di questo calibro.

Una volta, non molti anni fa, mia madre lo ha incontrato per strada, lo ha fermato e gli ha fatto i complimenti proprio per quella splendida traduzione del film. Lionello ringraziò con molta cortesia e modestia, quasi schermendosi: "E’ stata una cosa secondaria…".

Appunto.

Francesco Puccioni aka Mike Francis (26.04.1961 – 30.01.2009)

31/01/2009

Un altro pezzo di anni ’80 che se ne va.

I balordi ringraziano quanti vorranno unirsi nel ricordo.

Mike

Horst Tappert

15/12/2008

Elberfeld 26 Maggio 1923-Monaco di Baviera 13 Dicembre 2008. I balordi ringraziano quanti vogliano unirsi nel ricordo. Auf Wiedersehen Ispektor Derrick.Derrick

Sandro Curzi

24/11/2008

Roma 4 Marzo 1930- 22 Novembre 2008. I Balordi ringraziano tutti quanti si uniranno al cordoglio per la scomparsa dell’inventore di Telekabul! Che la terra ti sia lieve compagno Sandro!

Sandro Curzi

Miriam Makeba

10/11/2008

Johannesburg, 4 marzo 1932-Castelvolturno 9 Novembre 2008. I Balordi ringraziano quanti si uniranno al cordoglio. Addio "Mama Afrika"

Miriam Makeba