Archive for the ‘esteri’ Category

Miss me yet?

10/02/2010

Nei giorni scorsi è apparso un misterioso cartellone pubblicitario sulla strada Interstatale 35 nei pressi di Wyoming, Minnesota, USA.

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La domanda è chiara.
E la risposta?

Io sto con Sarah Palin

04/02/2010

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Penso che definitivamente il Corriere della Sera possa essere considerato un giornale finito. 
I residui dubbi che albergavano nella mia testa sono stati spazzati via stamane dalla lettura di questo spaventoso articolo di Maria Luisa Rodotà, argomento: le esternazioni politiche di Sabrina Ferilli.
Spaventoso? Non vorrei esagerare, direi freddamente terrorizzante. Una cosa tipo Sandra Milo che parla del sequestro Moro. 
Capitemi, sono all’estero. Vivo a 6 ore di fuso orario e mi sveglio quando da voi la giornata è mezza che consumata. Mi sveglio, dopo un’ennesima notte insonne, apro il Mac e mi ritrovo davanti a questo articolo allucinante in cui si straparla di questa poveraccia che era finita giustamente a reclamizzare tinte per capelli (primo commento personale… anvedi ancora campa la Ferilli…) e che cerca disperatamente di tornare in auge utilizzando la politica. Ora, premesso che ritengo superfluo ogni commento sul fatto che, in Italia, si consideri la politica come un mezzo per ricostruire una carriera da puttanella non penso si possa sorvolare sul fatto che un giornale sputtani argomenti serissimi (le unioni di fatto) affidandoli alla voce di una sguattera di Fiano Romano (ma il Corriere è finito, lo ripeto, è giustificato…).
Poi però succede qualcosa. Succede che per dare al penoso articolo un senso si cerchino pericolosissime analogie. Il dramma è tutto raccolto in pochissime frasi.
"Il fu centrosinistra scopriva di avere tra le sue file una Sarah Palin (vabbè, Ferilli è più colta e informata di Palin)"
Gelo, non capisco, rileggo. Sono basito. 
Secondo questa deficiente della Rodotà, un Governatore di uno Stato americano, una candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti sarebbe "meno colta ed informata della Ferilli". 
Povera Sarah. Chissà se lo sa che non solo è stata paragonata ma anche sbertucciata di fronte ad una patetica soubrettina italiana.
Insomma, sono perplesso. Ma questo è il mondo visto dal Corriere della Sera.
Questo è ciò che vi meritate.
Dovrò tornare (sono mezzo obbligato da motivi di lavoro e familiari) ma quanto mi girano i coglioni.

Frase del millennio

24/09/2009

«If I’m ever eighty-two years old and acting like that have someone put me away»
(George W. Bush a proposito di Jimmy Carter)

Non sarà stato un granchè come Presidente ma, solo per questa frase, meriterebbe una statua.

Lo spettacolo

21/09/2009

Questo non è un post "contro la guerra" in Afghanistan. Non lo è perchè, a differenza della maggioranza dei bloggers (e degli opinionisti italiani), non ritengo di "saperla lunga" su una delle guerre più difficili del dopoguerra (per chi volesse saperne di più senza stronzate alla Grillo etc, consiglio Galt, blog di giornalisti veri, che in quei posti ci sono andati, ci vanno e ne sanno dieci volte di più dei colleghi che scrivono da Roma e delle tonnellate di stronzetti che sui blog sparano stronzate quotidiane del tipo "lo sanno tutti che…"). Si combatte in Afghanistan, quindi. Si combatte da, oramai 7 anni, una guerra logorante contro un nemico "vero" nel senso di nemico che "vale la pena" di combattere (non certo quel buffone da operetta di Saddam Hussein). Ma, ripeto, non vorrei parlare delle ragioni della nostra presenza in Afghanistan, questo è un post contro il modo di vedere, di giudicare e di rispondere alla guerra da parte dei media e degli italiani (sul cui gusto i media gestiscono la loro "programmazione"). Vivo in Canada da oramai 5 mesi. Da Aprile ad oggi le vittime canadesi sono state tante, a frequenza plurimensile. I giornali ne danno notizia in modo serio, pacato, nome, cognome, foto, stato d’origine. Basta. Niente telecamere straordinarie ai funerali di stato. Niente vergognosi primi piani di piccoli innocenti che, ad un età in cui si comprende poco della vita, avrebbero il diritto di non vedere la propria immagine per sempre sui giornali.
Ma è così. Il popolo italiano è così. Sergio Romano, ieri, parlava di un paese che "ha sviluppato (…) una «cultura della pace» in cui si sono confuse componen­ti diverse: pensiero cattoli­co, neutralismo, odio per gli Stati Uniti e una conce­zione dogmatica dell’artico­lo della Costituzione in cui l’Italia «ripudia la guerra»….". Come al solito, sono d’accordo. In Italia si mischia tutto, soprattutto l’pportunismo politico di mezza tacca, il terzomondismo d’accatto ed il non volere "rogne". Ecco, tutto qui. Non commento ulteriormente sulle versioni on line dei nostri quotidiani che accostavano le immagini del, a questo punto, povera settima vittima di questa tragedia con le foto di Belen, di Corona e di qualche altra troiona. Non commento perchè la tragedia della nostra informazione è qualcosa di oramai unico nel mondo ed il bello è che, per la maggioranza delle persone, il problema non è il livello base del nostro popolo, della nostra cultura e dei nostri gusti. Il problema è il nostro Premier. Solo lui.
In bocca al lupo.
Ultimo commento per la Lega. Gau, da sempre estimatore delle virtù politiche del Senatur, cerca di convincermi che, sotto la scorza di stupidità secessionistiche, si nasconde un grande progetto politico. Oggi penso, mio caro amico, che con l’affermazione "votai anche io ma non per farli morire" sia crollato l’ultima maschera della più grande fregatura a cui sono cascati gli italiani (dopo il nostro Premier, ovvio). In fondo, dopo due legislature al governo che cosa sono riusciti a produrre i leghisti? Il federalismo fiscale, forse? No. Hanno reso legali le Ronde (con un danno di immagine, verso la nostra Polizia, incalcolabile). Hanno creato i Tg in dialetto. Ed ora, spinti dalle richieste del popolino, si gettano nella bagarre antimilitarista, con frasi di una idiozia rara.
A chi interessa, non sono mai stato un’amante del decisionismo americano ma, cazzo, questa non è un affermazione politica, questo è un insulto a 100 anni e più di indipendenza del nostro paese. Che cosa significa, brutto idiota, "non per farli morire"? Che cosa significa? E’ un guerra. Sai come si scrive? Sai che cosa è? E’ una cosa che impegna un paese (che, peraltro se fosse un paese normale e con una classe politica normale, non gestirebbe la morte di 6 soldati come una puntata del Festival di Sanremo).
Insomma, se credi, alle ragioni che ti portano ad una guerra, voti. Se non ci credi, lo dici. I morti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Perche’ è semplicemente una guerra.
Ma no! Come al solito, non prendiamoci delle responsabilità! Seguiamo il popolino e diciamo quattro stronzate degne della stupidità globale della nostra opinione pubblica! Che ti frega! Tanto un giornale morto come il Corriere, le darà spazio come se fosse una dichiarazione di Willy Brandt. 
P.S. un solo ultimo ultimo commento a latere di questo sfogo (devo andare a lavorare).
1978, le BR portano l’attacco al cuore dello stato. Lo Stato, tra mille difficoltà ed errori di ogni tipo, reagisce. Niente patteggiamenti. Strategia della fermezza. Lo Stato, con costi drammatici (ma la partita era di quelle tremende),  vince. Vince. Ecco, pensate se fosse stata questa classe politica a dover gestire il caso Moro e le grevi indagini che ne seguirono.
Pensiamoci tutti.

Non sapere proprio cosa cazzo fare…

13/09/2009

E intanto, qui a Montreal, un gruppo di attivisti per i diritti dei Palestinesi non trova miglior modo, per difendere le proprie istanze, di contestare il povero Leonard Cohen (70 e passa anni, mezzo scocciato da una cinquantina e passa di anni di abusi, alla terza conversione mistica, etc, etc…).
Insomma, siamo alle solite. Invece di cominciare a rivedere le proprie alleanze o a ripensare almeno 50 anni di errori politici degni di ogni insulto, a chi ci affidiamo?
Agli artisti.
E poi ci si domanda perchè stanno così nella merda.

P.S. è inutile precisare che sono sicuro che, dietro questa ennesima stupidaggine, ci siano degli italiani. Siamo non forse noi i maestri assoluti degli appelli inutili, pomposi e ridicoli ma firmati da schiere di "intellettuali, artisti, esponenti della società civile…"!?!
Poveracci.

Andiamo a prenderci la Coppa….

13/09/2009

Con questo grido, un po’ abusato, sono andato a realizzare uno dei sogni viaggistici della mia vita. Finalmente ho visto BERLINO. Per chi come me cerca di conciliare in primis in se stesso il XXI Secolo col comunismo vedere la capitale tedesca è un tuffo al cuore e contemporaneamente un pellegrinaggio. Scoprire Berlino è un viaggio nella storia e contemporaneamente un proiettarsi in avanti. Ovviamente la prima meta non poteva non essere Potsdamer Platz: per circa un decennio, tutti gli anni novanta, è stata il cantiere maggiore nel vecchio continente. Messa in mano ai migliori architetti del mondo è riuscita a racchiudere in sè la storia della città, dalla Casa del Bauhaus, ancora miracolosamente in piedi, al primo semaforo d’Europa, mirabili esempi del periodo artisticamente e intelluttalmente più vitale per la Germania: gli anni dell’espressionismo. Ma non è solo la bellezza della Berlino folle ubriaca della grande inflazione a respirarsi autenticamente in questo immenso spazio verde di natura e policromo di idee geniali, è anche la fine della Grande Guerra e quella bellissima esperienza, misto di idealismo e realismo politico che fu il governo socialdemocratico del 1919, unito alle grandi spinte pacifiste della rivolta spartachista: un po’ defilato, seminascosto si erge (Piccolino a dire il vero) il monumento a Karl Liebknecht eretto in pieno furore ideologico dalla Germania di Honeker, per il cinquantesimo dell’uccisione del leader spartachista, nel punto esatto dove fu assassinato. La fatalità della storia, autentico convitato di pietra in tutta la città, ha posto il punto dell’assassinio nella parte di Berlino che sarebbe caduta sotto l’occupazione sovietica! Fu abbattuto nel 1989, in piena iconoclastia anticomunista, ma cinque anni dopo, precorrendo la "ostalgia" che pervade ogni singolo anfratto della Ex Berlino Est, fu rimesso al suo posto a simbolo della tradizione pacifista del popolo tedesco. Chi scrive non è riuscito a resistere alla tentazione di farsi fotografare vicino al monumento con il saluto Spartachista (il pugno destro vicino alla tempia!)… solo un anziano passante vedendomi ha spalancato un sorriso compiaciuto, Chissà cosa gli ho ricordato! Ma, ovviamente, nel visitare Berlino e Potsdamer Platz, ancor più emblematica della più famosa Alexander Platz, non ci si può, per nessun motivo, esimere dal fare i conti col passato totalitario: e così, per terra, un po’ all’improvviso appare LUI, quello che divise il Mondo per mezzo secolo…. ormai non rimane che una linea di Sanpietrini conficcati nel terreno, intervallati, di tanto in tanto, da una targa "Die Mauer 1961-1989"…. inizialmente è un’attrazione, ogni singolo turista si fà la fotografia, immancabile, a cavallo "Del Muro", ogni singolo turista si fà riprendere mentre "lo salta"… poi diventa una presenza "Asfittica", ma che dà bene la dimensione di come sia cambiata la Germania in questi anni: ogni tanto sparisce inghiottito in qualche costruzione che, evidentemente, vent’anni fà non c’era! Seguendo il muro ci si imbatte in un non luogo: la "Topografia dell’orrore". Durante i numerosi lavori di fortificazione del Muro, alle spalle dell’unico pezzo centrale rimasto in piedi, i sovietici rinvennero le fondamenta delle carceri della Gestapo, la Germania riunificata ne ha fatto uno dei tanti luoghi della memoria. Una serie di pannelli descrivono cosa furono e cosa successe in quei luoghi: già quì si denota il diverso atteggiamento tedesco nei confronti delle due dittature che ne hanno sconvolto la vita. Verso il Nazismo provano un doveroso senso di orrore e vergogna, permeato di un profondissimo rispetto verso tutte le morti che ne sono derivate, verso il Comunismo il ricordo, semplicemente, di una fase storica diversa, morta e sepolta. E’ stato un picccolo particolare a farmelo notare, la fotografia di uno dei tanti prigionieri della Gestapo negli anni trenta, messa così, da una parte: era il ritratto di un giovane Honecker catturato dalle SS; la didascalia recitava semplicemente "Segretario generale del SED dal 1971 al 1989, morto in esilio a Santiago del Cile nel 1994". Niente di più, uno dei più sanguinari esponenti del Patto di Varsavia, perfezionatore del controllo della STASI in Germania Est, liquidato così! Il passo successivo non poteva non essere il Museo del Check Point Charlie e del Museo della DDR: vedere liquidato come un Disneyland l’esperienza del Socialismo reale mi ha fatto un po’ male. Ancora sono visibili le steli di confine tra le due Germanie. il Museo del Check Point Charlie è fantastico, ben riprende la storia di una follia totalitaria, la volontà di trasformare uno stato in una galera, ma contemporaneamente, paradossalmente, ben si comprende come il Muro di Berlino non poteva, a quel punto, non essere costruito: un pannello mostra la crisi tra Russi e Americani del 1949 (due carri armati che si fronteggiano sotto gli occhi attoniti di un passante), poi la crisi tra Russi e Americani del 1950 (Sempre gli stessi carri armati e altri passanti), poi la crisi tra Russi e Americani del 1952 (Ancora carri armati, ancora i passanti sempre più indifferenti!)… il mio amico ingenuamente mi ha chiesto: "Com’è che non si sono messi d’accordo per non arrivare alla costruzione del Muro di Berlino?"…. ovviamente la risposta era insita in quei pannelli fotografici! Ma uscire dal Museo del Check Point è tutto un bazar di "Ossie": Bandiere della Germania Est vendute agli angoli delle strade, manette, divise, monete. Tutto ciò che possa ricordare la Germania dell’Est ha un prezzo. Ironico per il paese che voleva mettersi a capo di un movimento atto ad abolire la proprietà privata! Persino l’omino del semaforo per l’attraversamento pedonale è un souvenir (indubbiamente lo merita, con quel cappellino!). Ma questa mercificazione del passato totalitario ha un suo luogo di culto: ilmuseo della DDR. Per i non tedeschi è un posto semioscuro: è un po’ come se in Italia facessero il Museo dell’Italia Nazionalpopolare degli anni compresi tra la fine della Guerra e la fine degli anni ottanta, ma ha un suo fascino: riuscire a capire quello che c’è scritto, quelle che erano le parole d’ordine della propaganda di Berlino Est si capisce come il Mondo che veniva presentato ai tedesco orientale fosse una bugia colossale che teneva i cittadini in uno stato di semipuerilismo. Da contraltare a questa presentazione tra il nostalgico e il farsesco della Germania dell’Est c’è, indubbiamente, il rapporto col Nazismo: chiunque si aspetti il Sangue rimarrà DELUSO! Non c’è una fotografia che sia una di campi di concentramento, ma il memoriale degli ebrei caduti rende benissimo, a livello emotivo, cosa significhi la persecuzione, la discriminazione e poi l’olocausto: da un mattone appena visibile incastonato nel terreno, si scende sempre più, fino a trovarsi immersi tra pilastri grigi di cemento attraverso i quali non filtra un raggio di luce. Il mio amico: "A Cà, riemergemo!"…. con la semplicità involontaria di chi ha riportato uno stato fisico, ha descritto in modo mirabile il percorso di uscita dal memoriale e dal razzismo: uno sprofondare negli abissi dello spirito, partendo da cose apparentemente anonime, salvo poi trovarsi senza luce, senza nemmeno essersene resi conto…. Per ragioni di brevità non descrivo quant’è bello l’altare di Pergamo, quant’è libero lo spirito dei cittadini e di una città vissuta da Borghesi e Squatter, di quanto sono emozionanti i murales dipinti sul tratto di muro lasciato a disposizione degli artisti, di quant’è bello e riposante lo Zoo (Christiana F non c’era!), di cosa vuol dire dare una città in mano agli architetti VERI e vederla dal traghetto lungo la Speera, di come possa avvicinare i cittadini alle istituzioni l’attuale sistemazione del Reichstag e di tutta la zona della Cancelleria, coi suoi parchi e con la cupola del Reichstag aperta SEMPRE al pubblico, da cui poter vedere, in qualsiasi momento l’assemblea, e di come le sedi delle commissioni siano interamente fenestrate e visibili dalla strada e poi la porta di Brandeburgo e la Cattedrale di Kaiser Guglielmo I (una megalomania che ben spiega perchè si siano buttati tra le braccia di Hitler)…. Lo volete un consiglio: ANDIAMO A BERLINO! E ho capito perchè lì si diventa Campioni del Mondo!! PS l’Olimpia Stadion fà SCHIFO!!Muro di Berlino

Polvere e Spazzatura

24/06/2009

Where Is my Vote"Khash-o-khashak" in Farsi significa polvere e spazzatura. Così Ahmadinejad ha apostrofato le migliaia di persone che da giorni, rischiando la vita e talora perdendola, ringhiano per le strade il loro disprezzo in faccia alla teocrazia di Teheran.

Lungi dal farsi prendere dal panico, i manifestanti si sono appropriati dell’insulto e lo hanno trasformato in un inno, in un grido di battaglia, in un simbolo. Siamo noi, polvere e spazzatura, sembrano dire, i veri rappresentanti di un popolo il cui 70% ha meno di 30 anni. Siamo noi, polvere e spazzatura, le ragazze e le donne che vogliono uscire per sempre dallo stato di minorità in cui le hanno gettate quegli ayatollah che attribuiscono loro esattamente la metà del valore degli uomini.

Perché, da quella parte del mondo, persone che hanno la stessa età di un Renzi o di una Serracchiani qualunque – anzi meno – hanno deciso che è meglio rischiare la vita, e magari perderla, piuttosto che continuare a vivere così. Con i bassiji che ti pestano a sangue se all’uscita da un locale il tuo alito sa di alcol, se esce una sola ciocca di capelli nero corvino più del consentito fuori dall’hijab, se il velo è troppo colorato. Se poi sei sospettato di essere omosessuale, il tuo destino è di essere appeso per il collo ad una gru.

Per anni, i ragazzi iraniani avevano semplicemente deciso di fregarsene. Dopo l’inerzia simil-riformista di Khatami, avevano capito che c’era poco da fare ed avevano deciso di approfittare con astuzia ed elasticità degli interstizi di tolleranza dimenticati dal regime. Per sentire un po’ di musica, guardare una tv satellitare, dialogare su internet, ballare nel chiuso delle case private o di locali "sicuri" senza avere tra i piedi i guardiani della Rivoluzione.

Ma oggi no. Non più. Altri quattro anni in compagnia di un burattino della Guida Suprema, vestito come uno sfigato quattordicenne che esce dalla Standa, proprio no. Quasi un altro lustro a fingere di sopportare un patetico personaggio che è stato totalmente incapace di far crescere l’economia iraniana (Teheran, tra i principali produttori di petrolio al mondo, è costretta a razionare la benzina…), che vuole cancellare un Paese dalla carta geografica, che ha fatto dell’Iran una terra abietta agli occhi del resto del mondo, mallevadrice e protettrice di ogni grumo terroristico che si agita nelle già torbide acque israelo-palestinesi e libanesi (e irachene prima), che ha ulteriormente ristretto gli spazi di libertà, proprio no. A maggior ragione, se eletto con i brogli.

Hanno preso maledettamente sul serio quella farsesca esercitazione coreografica che la Teocrazia iraniana chiama "voto". Hanno messo in chiaro una volta e per sempre che un numero di votanti superiore a quello degli abitanti in alcune province è inaccettabile. Hanno deciso di trasformare in un rivoluzionario persino il signor Moussavi – oggi riformista ma vent’anni fa uno degli architetti della Rivoluzione di Khomeini – e chi se ne frega della sua storia. Oggi c’è la loro storia. Storia di polvere e spazzatura.

Da questa parte del mondo, invece, Obama – dopo qualche giorno di eccidi e massacri e dopo aver tentato fino a qualche ora prima di dialogare con il regime – inizia a parlare di "seri dubbi sulla validità del voto" e fa risalire la protesta dei giovani eroi al suo, banale e un po’ pasticciato per la verità, discorso del Cairo. Sarkozy e Brown, poveretti, fanno dignitosamente quello che possono. Gli altri Paesi europei ed occidentali, per carità, lasciamo perdere. Ma ciò che lascia più basiti è la straordinaria capacità di riempire strade e piazze contro grembiulini, riformine della nostra amata scuoletta, contro le tasse o questo o quel governo ed altre amenità di vario genere, salvo poi non esprimere uno straccio di solidarietà, nemmeno con uno di quei finti scioperi degli studenti che andavano tanto di moda quando facevo io il liceo.

Ma d’altronde non c’è da stupirsi. Cosa volete che capiscano ancora di diritti, libertà e dignità centinaia di milioni di anestetizzati che vanno a votare sempre meno, che non riescono nemmeno a prendersela con qualcuno per la crisi economica, il crollo finanziario e la perdita del posto di lavoro. Che si dilettano con le sfide di eleganza tra Carlà e Michelle, con le veline e le escort, con i muscoli di Obama e le baggianate del principe William. Che sono stati sotto una tirannia, se ne sono liberati e oggi, sazi ed indifferenti, l’hanno dimenticata.

Cari ragazzi iraniani, non so quanto ci teniate al sostegno del cosiddetto Occidente. Secondo me, poco. Ma se mai aveste un barlume di speranza, lasciate stare. Siete soli. Non c’è nessuno dietro di voi. Davanti a voi, solo le torve sagome dei bassiji, della polizia e dei loro amichetti di Hezbollah venuti dal Libano in loro soccorso. Che vi sparano addosso, vi uccidono senza pietà, vi massacrano, vi gettano addosso acido con gli idranti.

Io non so come andrà finire. Forse la vostra "onda verde" si infrangerà contro le cariche della polizia, i Tribunali Speciali, le torture e la Legge Marziale. E’ probabile. Ma so per certo che con la vostra protesta, la Rivoluzione Khomeinista è giunta al capolinea. Con il vostro coraggio avrete strappato la maschera della Teocrazia, facendo vedere definitivamente al mondo il volto putrido della tirannia da difendere ad ogni costo, della volgare dittatura da preservare a qualunque prezzo, senza la foglia di fico della volontà di Dio.

So anche che, preferendo morire – come ha fatto Neda – con un sogno di libertà ed un sussulto di dignità negli occhi prima che le palpebre si chiudano, avrete insegnato una cosa a questa parte del mondo.

Che oggi il vero Occidente siete voi.

 

D-Day

07/06/2009

Ecco il magistrale discorso di Nicolas Sarkozy.

Nulla da aggiungere. Se non gratitudine.

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Risiko dell’auto

27/04/2009

Per quelli che si sono perse le ultime.

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Maaammmmmaaaaaa…..

24/04/2009

No ma noi continuiamo a occuparci di cose serie sui giornali itaiani.
Intanto nel mondo "vero" succede questo:

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P.S. come sempre, grazie a quelli del Foglio semplicemente di esistere.