Archive for the ‘devi morire’ Category

E’ ora di moratoria

13/03/2008

normal_scientologyCompro raramente Panorama. Più o meno come L’Espresso, cioè quasi mai. Mi fanno esattamente lo stesso effetto che Il Secolo d’Italia fa a Kolchoz. Orticaria pura o quasi.

Ma stavolta ho fatto un’eccezione. Il 6 marzo scorso (affrettatevi, se non l’avete comprato) il nostro Belpietro, normalmente simpatico come la scarlattina, ha affidato la copertina del noto settimanale ad un interessante – ma dovrei dire illuminante – articolo di Antonio Rossitto sul finanziamento di Scientology in Italia.

Sapevate che con 235 aziende, l’Italia è il quarto Paese al mondo per imprese legate al WISE (World Institute of Scientology Enterprises), cioè l’organizzazione della "Chiesa" incaricata di rastrellare quattrini in giro per il globo? Sapevate che tra questi gruppi c’è l’INA e molti altri legati a Confindustria e Confcommercio? Sapevate che Scientology sta per chiedere il riconoscimento come "religione" allo Stato italiano? E che all’uopo ha comprato anche un edificio a Roma che ospitava l’Istituto della Chiesa cristiana d’Irlanda?

Immagino di no. Così come, temo, nessuno sa che imprenditori come un trentenne milanese, Fabrizio Tramonti (risparmiatevi l’ironia) ha dato 280.000 euro in sei anni all’organizzazione perdendo gradualmente soci, impresa e benessere. Scientology obbliga le società a mandare via gli psicologi – con cui queste devono lavorare per legge – per utilizzare il "metodo Hubbard". Il metodo del fondatore di Scientology.

Questo amabile signore ha costituito la Hubbard College of Administration, che ha peraltro sette sedi in Italia e si spaccia per "alta scuola di amministrazione". Il corso di laurea biennale costa "solo" 22.300 euro. Sì, direte voi. Ma chissà che preziosi insegnamenti daranno. Chissà quale perle di saggezza e distillati di sapienza proverranno da quella contemporanea Accademia aristotelica.

Uno è "fare soldi". Ma questo è niente. Il più importante è che l’essere umano usa una minima parte delle potenzialità della mente e, una volta "ripulita" la mente, l’uomo può guarire dalle malattie, controllare il corpo e "vagare per lo spazio come forma incorporea".

Per questo diverse migliaia di nostri connazionali hanno dato a Scientology circa 30.000.000 di euro fino al 2006, rovinando se stessi, le loro famiglie e le loro aziende. Per i dettagli vi rimando all’articolo e a qualche aggiornamento sul sito di Panorama.

E allora, nell’attesa di vedere realizzato il nostro sogno da balordi – vedere il nostro eroe Giovanni Lindo Ferretti inseguire minaccioso Tom Cruise brandendo un crocifisso e recitando in emiliano stretto salmi biblici – serve un aiutino. Piccolo. Una moratoria da inoltrare alle istituzioni italiane affinché non riconoscano Scientology come religione, alle istituzioni europee affinché bandiscano questa organizzazione dal continente e, se ci girano i coglioni, anche al Segretario Generale dell’ONU.

Consapevoli tuttavia che nulla eguaglierebbe la furia di Giovanni Lindo.

Moratoria da balordi

12/02/2008

Supernatural-Scientology-CrossLa verità è che questo blog per crescere ha bisogno di una grande iniziativa popolare. Non so, una cosa che magari vada di moda, che risulti coinvolgente.

Ecco, magari una petizione. O una moratoria. O meglio ancora una messa al bando.

L’obiettivo? Presto detto: mettiamo fuorilegge Scientology. In tutta Europa.

In Germania ci stanno già pensando da tempo. Uno dei padri della politica continentale, uno dei maestri di questo secolo, Helmut Kohl, li definiva "spazzatura" e ne denunciava le "tendenze totalitarie". Negli USA sono nei guai con il fisco da più di dieci anni. In Francia la Corte di Appello di Lione ha condannato uno dei capi della setta a tre anni di carcere per istigazione al suicidio di un adepto.

Persino da noi la magistratura è intervenuta condannando 29 aderenti alla setta per maltrattamenti, circonvenzione di incapace, abuso della professione medica, etc. etc.

Sì, direte voi, ma la libertà di culto? Giudicate da soli.

 

Scientology: dal latino scio, conoscere, sapere, e dal greco logos, parola o forma esterna con cui viene espresso e reso noto il pensiero interiore.

 

S

cientology è una religione del ventesimo secolo. Comprende un vasto insieme di conoscenze derivanti da alcune verità fondamentali, la principale delle quali è questa: l’uomo è un essere spirituale dotato di capacità che vanno ben oltre di quelle che egli considera di avere normalmente. Egli non solo è in grado di risolvere i propri problemi, di raggiungere le mete che si è prefisso e di conseguire una felicità duratura, ma può anche raggiungere nuovi stati di consapevolezza mai sognati prima.

 

Tutte le grandi religioni, in modi diversi, hanno aspirato alla libertà spirituale, libertà dai limiti della materia e dall’infelicità. Il problema, tuttavia, è stato sempre quello di capire come raggiungere un tale stato, soprattutto vivendo in una società frenetica e spesso opprimente come la nostra.

 

Nonostante la vita moderna sembri proporci una serie pressoché infinita di complicazioni, Scientology sostiene che le soluzioni che se ne possono ricavare sono fondamentalmente semplici e alla portata di tutti. Difficoltà di comunicazione e nei rapporti interpersonali, precarietà, mancanza di fiducia in se stessi, disperazione: ognuno di noi ha, innato, il potenziale per liberarsi di queste e di molte altre preoccupazioni.

 

Scientology offre una via verso una libertà più grande.

 

 

E voi rinuncereste ad una splendida moratoria – che oggi non si nega a nessuno – per difendere questi quattro cialtroni sciroccati? Suvvia.

E poi volete mettere la soddisfazione di far incazzare Tom Cruise?

Dedidete voi, dunque. Moratoria? Petizione? Proposta di legge popolare?

Ci accontentiamo anche di ciò che Kohl, dopo aver ricevuto una lettera di protesta da 34 attori e registi di Hollywood contro la "persecuzione" ai danni della "Chiesa", invitò la Junge Union (il movimento giovanile) della CDU a boicottare Mission Impossible.

Aiutate questo blog. Noi siamo pronti.

La Notte Bianca

08/09/2007

Tranquilli. Noi siamo onesti.

Mica ce la prendiamo solo con il V-day.

C’è anche la Notte Bianca romana. Che giustamente il resto d’Italia ha pensato bene di imitare.

Ma non ho voglia di sprecare parole per dire cosa ne penso. Affido tutto alle sagge parole di Galli Della Loggia.

 

A ROMA È NOTTE FONDA

Non bastavano, a Roma, gli ingorghi perenni, le auto in doppia fila dappertutto, la pavimentazione a pezzi delle strade con relative cadute di motorini e passanti, i vigili cinquantenni con il codino e le vigilesse messe a pin up; non bastavano i posteggiatori abusivi, la metro che termina il servizio (unica capitale europea) alle 23.30, i trasporti pubblici mai in orario, sempre affollatissimi e dove almeno la metà dei passeggeri non paga il biglietto; non bastavano i taxi cari e regolarmente introvabili, le periferie abbandonate, con strade buie, marciapiedi inesistenti e cassonetti dell’immondizia a pezzi; non bastavano bar, ristoranti e pizzerie illegalmente padroni di quasi tutto il suolo pubblico, interi quartieri trasformati di notte in urlanti agglomerati di folle che rendono impossibile chiudere occhio; non bastavano le piazze bellissime ridotte a lerci accampamenti di «ggiovani» sfaccendati. No, tutto questo non bastava: ci voleva pure, oggi, «la notte bianca».

V-day

08/09/2007

GRILLObAlla patetica e demagogica sagra paesana organizzata dal nostro Grillo, tornato senile, hanno partecipato rappresentanti dei nostri intellettuali onnicompetenti (Marco Travaglio, Peter Gomez, Sabina Guzzanti, Ligabue, Gianna Nannini), sacerdoti (Don Ciotti), politici vergini (Veltroni), organizzazioni (Greenpeace), anchorwoman (Milena Gabanelli).

Grazie a tutti. Ci avete fatto ridere.

Vi proponiamo la personalissima interpretazione dei balordi del V-day.

 

Elisabetta Canalis

05/05/2007

ECSì, lo so. Non ho le idee molto chiare. Eleggere qualcuno personaggio del mese e poi augurargli di morire è lievemente schizofrenico. Morire poi…diciamo sparire dalla circolazione per un po’…

A suscitarmi sentimenti così contrastanti è stata l’intervista rilasciata da Elisabetta Canalis a Giancarlo Dotto (entrambi membri onorari della combriccola di Piccinini a Controcampo) per la rivista Max. Un profluvio di luoghi comuni, confessioni glamour da sciampista della Bovisa, ammiccamenti, giudizi musicali balzani e racconti di esperienze da interrail andato male.

E tuttavia, nonostante questo, il "devi morire" non basta. Perché sarebbe riduttivo. Forse sto invecchiando e mi ritrovo per le mani un elemento inaspettato da utilizzare, l’indulgenza. E non solo perché la signorina Canalis è il ritratto della salute. Anche perché dalle risposte che dà, si capisce che cerca di orienatrsi in un baraccone un po’ più grande di lei, che è maldestramente proiettata verso un’immagine di cattiva ragazza (il titolo è eloquente) che oggi "tira" molto…

Come giudicare altrimenti gli sms "da caserma" che si scambierebbe con la Ferillona, la suoneria di Beethoven sul cellulare perché «Avrei voluto metterci uno dei miei idoli, ma non volevo sembrare tamarra». Oppure la confessione di aver rovinato il SUV (e te pareva) di un suo ex per gelosia. O ancora l’immagine di lei che mette i calzini di Bobo Vieri in lavatrice (ecco, lì mi è venuto da vomitare…) e le recriminazioni sulla storia con Gabriele Muccino…

Tutte cose di cui onestamente non frega niente a nessuno. Tralasciando, infine, l’ammissione sull’assunzione per via orale di acetone e profumi quando era piccola, l’intervista si chiude con una frase che ormai fa venire la nausea: l’invito agli uomini "a scoprire la fragilità che c’è in me". Devastante.

Poi però, rileggendola meglio, ho capito che c’è qualcosina di più. L’ex velina confessa di aver avuto un "flirt di tre settimane" – poco più di una botta e via – con un giocatore nero di football americano ed ammette che Tyson le "fa sangue". Un po’ di sincerità. Una che – una volta tanto – non ti ammorba con la lagna che il suo vero obiettivo nella vita, sebbene possano apparentemente ingannare la ricerca spasmodica delle comparsate, dei cachet, del successo e della riconoscibilità, è "farsi una famiglia".

Almeno questo. Almeno qualcuno che dà all’espressione "farsi una famiglia" un significato diverso…

Francesca Archibugi

20/04/2007

volo_img.1173094645Questo paese deve essere sciolto.
Basta. Sciogliamoci. Ognuno vada dove vuole.
Io e Gau abbiamo prenotato da tempo Barcellona (clima figo, non si dorme e possiamo andare a vedere le partite del Barca). Per Kolchoz non lo so proprio, ci sta ancora pensando.
Ora, che facessimo schifo lo sapevo già da tempo ma da Martedì sera ne ho avuta una conferma tragica. Dove? Al cinema. Non fate quella faccia. Ha tutto molto senso… da sempre, infatti, sono abituato a considerare la cosiddetta “scena artistica” di una città e di un paese molto seriamente. E se da questo paese esce come prodotto culturale un film come “Lezioni di Volo” io mi dissocio. Io non sono italiano.
Anzi, meglio, io non esisto.
Se poi questo letame di paese (nella persona del Ministero dei Beni Culturali) addirittura sovvenziona una porcheria del genere (come appunto “prodotto di elevato interesse culturale” manco fosse "Kind of Blue").  Beh…. è tutto finito.
Non avevo scampo. Non posso nemmeno dire che potevo scegliere di non vederlo, di vederne un altro, di non andare al cinema. Nel posto dove lavoro durante la settimana (lontano da Roma, lontano da tutto…) c’è un solo cinema. E ti arrangi. E io, in compagnia di tre tra le poche persone decenti che frequento, mi sono detto "arrangiamoci!".
Un disastro. Ora io questa signora Archibugi non la conosco. L’unico mio precedente con lei è legato al periodo in cui non sono stato bene. Mi sentii male proprio mentre vedevo un suo film (“Verso sera”, sufficiente grazie soprattutto a Mastroianni). Ma non me la presi. Non la ritenni responsabile. Ora ripeto io non la conosco e con chi non conosco personalmente non mi permetto, generalmente, di dare giudizi ma chi mette in giro certa roba merita lo stesso trattamento dei revisionisti. Dileggio.
Il film è insomma tremendo. Non è mal girato ma, tralasciando una sceneggiatura ridicola e personaggi imbarazzanti (la Mezzogiorno che non si capisce che vuole dalla vita…) è tremendo tutto ciò che c’è dentro. Un pastiche di “Radical Chic di sinistra che vivono al centro” (DE-VO-NO MO-RI-RE!), “giovani di oggi non capiti dai genitori ” (DE-VO-NO MO-RI-RE!), “genitori d’oggi in ansia perché invecchiano, si rifanno le labbra e non capiscono i figli” (DE-VO-NO MO-RI-RE!) e la tremenda tanto decantata voglia di evadere (vi meritereste di evadere da un carcere di Videla!).
Insomma il solito calderone alla Muccino in cui a perdere sono sempre gli sfigati. Quelli che lavorano. Quelli che non si fanno tante domande. Quelli che non si fanno prendere dalle ansie di “invecchiare” o di fantomatici “periodi di crisi”. E peggio ancora poi vincono sempre i soliti. Quelli che piangono. Quelli che si fanno mille domande su tutto. Quelli che non “sanno dove stare”, non “sanno che fare”. E accettano “di malavoglia” i milioni di mamma e papà che gli permettono di “crescere” (io Gau e Kolchoz, all’età dei due deficienti protagonisti del film, baciavamo per terra se andavamo in vacanza al mio paese in Abruzzo).
Insomma un vero schifo.
Per finire il film raggiunge poi vertici di involontaria comicità nella scena in cui la Galiena (un mostro! se si rifà un altro pezzo diventa la moglie di Albano) decanta le lodi della vita della Finocchiaro (povera, mi stava così simpatica), della sua famiglia, di suo marito (il povero Citran, un così brav’uomo!) e lei, di spalle, dopo due secondi comincia a piangere mentre quell’altra continua ("hai un gran bel lavoro…").
Non lo ammetterà mai la siagnora Archibugi. Ma questa è una chiara citazione di una delle scene maestre di “Una Pallottola Spuntata” (“ah quanto ti invidio, tu sei 30 anni che sei sposato, tutte le sere torni a casa e trovi sempre la stessa donna che ti aspetta nello stesso letto… io… invece io … ogni sera una ragazzina diversa, che non mi vogliono per quello che sono, loro sono solo affamate del mio sesso…”).
Leslie Nielsen. Lui si che è un genio.

Giuliano Ferrara

06/11/2006
Pico de PaperisC’era una volta un personaggio della Disney, il tuttologo, Pico de’ Paperis. Un uomo, anzi un papero, di cultura immensa, anche se tassonomica, ma buono per tutte le occasioni. Aveva un solo difetto: sparava sentenze a più non posso. Ma poteva permetterselo….aveva ogni sorta di laurea!
Educati da quest’inquietante figura, molti rappresentanti della comunicazione patria hanno iniziato a farsi cogliere da manie Picodepaperiane, non tanto perché raccogliessero titoli e lodi, quanto perché decidevano di accorciare il viaggio e, senza preoccuparsi troppo delle basi accademico-scientifiche, hanno iniziato a sputare sentenze come e più dell’eroe Disneyano.
Tra i principali esponenti di questa classe giornalistica spicca, per ogni motivo vi venga alla mente, certamente Giuliano Ferrara.
La storia personale dell’ipercolesterolico di “La7” è emblematica della genia italiota.
Nato da una famiglia che lo ha educato a pane (e non solo) e politica, da giovane ha militato nelle fila del Partito Comunista Italiano, prima nella sua città natale, Roma, poi, per godere al meglio del carrello dei bolliti, nelle sezioni di Torino.
Tra le fila del PCI era famoso e temuto per vari motivi, non solo perché inaffidabile nel gestire l’arrostitura delle famose salamelle alle Feste dell’Unità, ma anche e soprattutto per un violento e livoroso dogmatismo ideologico che lo portava a somigliare ad un Ceausescu in salsa italiana.
Memorabili, a tal proposito, le sue iniziative per ottenere la cacciata dal Partito Comunista Italiano del gruppo del “Manifesto”. “Troppo poco conformi alle direttive storiche provenienti dalla forza propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre”, il pensiero del nostro in merito alle idee di Rossanda, Pintor e compagni.
Oltre per questo dogmatismo ideologico, Giuliano Ferrara era famoso per la sua “stravaganza”: presentarsi alle manifestazioni in Frac!!
Famosa una fotografia che lo ritrae mentre fugge, acchitato come se stesse alla prima della Scala, durante la battaglia di Valle Giulia a Roma!
Dogmatismo dottrinale che tarpava ogni forma di ammodernamento del PCI, “Stravaganze”: per anni si ritenevano questi comportamenti dovuti a una scarsa irrorazione sanguigna dei neuroni, ma, invece, era diverso e ce lo ha fatto capire lo stesso Pico de’ Paperis in taglia XXL anni dopo: Giuliano Ferrara è stato una spia al soldo della CIA!
Complimenti, mio grassone, tronfio e sudaticcio!! Quindi il dogmatismo dottrinale non era figlio di una tua idea, ma il disegno ben ordito dai tuoi assassini e burattinai di Washington per sganciare il PCI dalla società, quindi l’idea di presentarsi in Frac alle manifestazioni non era una stravaganza, ma, molto più semplicemente, un segno di riconoscimento, un qualcosa per cui spiccare….una divisa!!
Solo per questo meriterebbe una “Webgogna”, ma il suo curriculum non avrebbe potuto finire qui, anzi, se possibile, è peggiorato: con l’avvento di un uomo che molto avrebbe fatto in Italia e molto di più per molti italiani (per molti, ma non per tutti….diciamo solo per chi sapeva accrescerne il conto in banca!) il nostro “Pico-Pitran” decise che era arrivato il momento di continuare a riempire il suo vorace stomaco, e dove se non nel partito nel quale erano garantite mangiate pantagrueliche?
La sua carriera all’ombra del garofano fu fulminante: Rai Due, ovviamente, gli aprì porte e soprattutto portoni!
Ma un canale Rai non gli bastava, voleva di più: un contratto con la tv del numero 1861 della P2!!
Da Italia 1 ha cominciato a riempire la televisione italiana del peggio del peggio del peggio!
Sgarbi e D’Agostino che si schiaffeggiano, lui che esce da un secchio della mondezza, ragazzi del MSI omofobi che sfogano tutte le loro frustrazioni contro Grillini, ma, soprattutto, si mette a insegnare sesso all’Italia tutta, insieme a quel Richard Ginori italo-statunitense che è riuscito ad impalmare! Delle volte, però, il diavolo ci mette lo zampino e nel 1992 crolla tutto: il PSI, nel giro di pochissimo, si dissolve travolto dall’onda dilagante della sua stessa corruzione.
Giuliano Ferrara non resta a guardare, sembra non salire sul carro dei vincitori, attacca i magistrati che hanno avuto la colpa immensa di mettere in galera corrotti e corruttori: invece guarda lontano, anzi guarda vicino! Risfodera tutta la sua abilità di “Yes Man” dei potenti e, senza che nemmeno da Arcore il succitato 1861 ordini, lui già esegue e mette in pratica il programma politico di Forza Italia: parare le chiappette del boss, costi quel che costi!
Il ringraziamento è immediato: nel 1994 assurge alla carica di Ministro per i Rapporti col Parlamento!!
La sua stagione politica dura pochissimo (sempre troppo), anche perché la bouvette di Monte Citorio finisce in un amen i famosi supplì e lui riprende a vomitare veleno dalla televisione…e arriviamo a oggi: oggi dirige un giornale che vive SOLO grazie ai finanziamenti pubblici e che invoca sempre meno stato!
Oggi, da cinque anni a questa parte, conduce una trasmissione di approfondimento politico su “La7”: iniziò con Gad Lerner, col quale strinse un profondo rapporto di amicizia, ma Gad Lerner era troppo preparato per stargli vicino, la sua trasmissione rischiava di diventare un contraddittorio vero e allora, mercè l’amistà, via Gad Lerner, serviva una figura femminile….prima Barbara Palombelli, ora tale Ritanna Armani.
La prima è famosa solo per essere la moglie di Rutelli: sciapa come il sale tocco della Toscana, i suoi interventi sono meno interessanti di un pistolotto di una vecchia zia, e meno incisivi di una cuscinata; la seconda non si è mai capito chi fosse, ancora non si è capito chi sia!Giuliano Ferrara
La sua trasmissione è diventata il salotto di riferimento per chi crede di assistere a veri contradditori politici, invece è solo la cassa di risonanza di quest’uomo che si circonda di nullità per non avere contraltare, che invita sempre gli stessi amici: riformisti, che guardano lontano, che non torcerebbero un capello a nessuno, purché questo “nessuno” sia almeno a loro livello, che considerano Mediaset una risorsa del Paese, che vogliono salvaguardare l’Italianità delle loro aziende, che privatizzano a capitani coraggiosi e che giustificano ogni sorta di furbetto del quartierino, che venderebbero la madre per un briciolo di carriera…insomma è casa di Massimo D’Alema e di tutta una classe politica che da circa 12 anni si riempie la bocca della necessità di migliorare il Paese, riuscendo solo a migliorare la propria immagine nei salotti buoni!

E’ per questo che per Giuliano Ferrara è necessaria una “Webgogna” importante, per il suo passato e per il suo presente e per fare in modo che nel futuro non ci sia posto per lacché, tuttologi a tassametro e fustigatori dei deboli come lui!!

Silvio Berlusconi

20/10/2006

silvio_berlusconi2…e che ve lo devo pure spiegare?

 

 

 

 

 

 

Lilli Gruber

17/10/2006

LilliE’ nato prima l’uovo o la gallina? E’ la crisi del giornalismo italiano che ha prodotto fenomeni come Lilli la rossa o è stata la diffusione di questi autentici virus ad indebolire un’intera categoria e ad infettare un mestiere in Italia? I primi sintomi compaiono negli anni ’80. Nella palude dello stile "istituzionale" del telegiornale di Stato comincia ad affermarsi un nuovo prototipo di giornalista: è donna, ha uno stile aggressivo, guarda la telecamera con fare sensuale e un filino provocatorio, assume persino una postura fisicamente diversa: tutta protesa in avanti, quasi a "bucare" lo schermo per soffiare in viso all’inebetito telespettatore.

Le capofila di questa nuova scuola sono Dietlinde "Lilli" Gruber e Carmen Lasorella. Carmen è affondata con il PSI: Craxi è stato esiliato, Martelli è stato trasformato in conduttore televisivo, il Partito si è frantumato in una penosa e straziante diaspora. E i clientes sono rimasti appiedati. Qualcuno è riuscito a riemergere grazie alle sue capacità, vedi Minoli, qualcun’altro invece – tra cui la nostra Carmen – è  sparito per un po’ ed ha accettato un ridimensionamento pur di tornare.

Ma Lilli no. Lilli è rimasta sulla cresta dell’onda perché ha un bella faccetta da impunita, ha un tono accattivante e dà l’impressione (ma solo quella) di sapere di cosa parla. Non ha referenti politici né partiti che le fanno da chioccia: si è solo lasciata trascinare dal mainstream, da una corrente culturale e professionale che in Italia è particolarmente robusta, quella della gauche caviar, della sinistra di lotta e di salotto che si esprime per preconcetti, che si fa guidare da un noto regista in girotondo, che guarda gli Americani con la puzza sotto al naso, quando non con malcelata acrimonia, che in relatà pensa soltanto alla tutela del suo status di "categoria intellettuale d’avanguardia".

E’ questo effetto di trascinamento che, poverina, le ha fatto compiere alcune scelte discutibili. Come quando è stata la fidanzata di Giuseppe Giulietti, responsabile informazione dei DS, e ovviamente non perché mettiamo in discussione la sua imparzialità di giornalista, ma perché Giulietti è uno degli uomini più brutti che si siano mai visti. Oppure come quando, inviata speciale della RAI in Iraq, aveva definito i tagliagole di Al-Zarqawi "resistenti" e fu costretta dalle bacchettate in diretta di Frattini a fare una precipitosa quanto imbarazzante marcia indietro. Oppure quando ha deciso nel 2004 di intraprendere la carriera politica, facendosi eleggere al Parlamento Europeo insieme a Santoro e suscitando ulteriori dubbi – per carità, solo dubbi – sulla veridicità di alcuni suoi reportages da inviata lautamente remunerata con i soldi del canone.

Ora è una donna felice. Ora finalmente può fare il mezzobusto di sé stessa e mescolare l’autorevolezza di cui ha goduto da giornalista RAI con le balzane analisi di politica internazionale che continua a propinarci. L’ho vista di recente in un dibattito televisivo (forse era 8 e mezzo ma non ricordo) mentre usava l’intercalare "Amministrazione Bush" con la stessa frequenza con cui un romano dice "ahò". E ho pensato che uno dei più grandi meriti di Fassino e Rutelli è stato quello di inserirla nella lista "Uniti per l’Ulivo" alle Europee e di spedirla a Bruxelles, dove per inciso potrà stare più vicino al suo nuovo marito, guarda caso un giornalista francese…

Nel frattempo, noi rimarremo qui soli soletti a rimpiangere Ruggero Orlando, a chiederci perché – nonostante Berlusconi non ci sia più e l’editto bulgaro sia scaduto – Enzo Biagi non sia stato richiamato in RAI, anche solo simbolicamente, e – perché no? – a trattenere una lacrimuccia persino per Frajese…

Jovanotti

09/10/2006

listenQuesto uomo è considerabile l’archetipo di tutto ciò che non è andato negli ultimi anni.
Uno che ha capito (forse… non mi è sembrato mai un genio) prima di molti il segreto dei fumosi e deprimenti anni 90: tranquilli, non esiste nulla di sbagliato, va tutto bene, si sdogana tutto, un po’ di pazienza ed arriverà anche il vostro turno. Pensavate, per esempio, che il mondo fosse diviso in gente che si sbatte per fare della musica seria (la cosiddetta all’epoca “scena alternativa”) e finti e plasticati esseri dediti alla partecipazioni al Festivalbar? Tutto sbagliato. È arrivato Lorenzo. Quello che ha mischiato merda e cioccolata ed ha messo d’accordo tutti. C.S.I. e Pino Daniele, le Pantere Nere e i Paninari, il misticismo d’accatto e la cultura vera, gli oroscopi e Jack Keruoac.
La storia di questo tremendo essere ha inizio come DJ resident al Veleno (cazzo! ho detto il Veleno uno dei più tremendi raccogli-perdenti della storia capitolina…). Da lì è stato tutto un crescere inarrestabile in cui il nostro amicone ha perso se stesso ed il suo pubblico in una nefasta carriera solista che ha attraversato questi anni come il colera il ‘600: una tragedia. Un tremendo calderone di qualunquismo, perbenismo, pacifismo demente (e dementigeno) e soprattutto una attitudine da “uomodisuccessochenonostanteilsuccessosidedicaallaricercainteriore” per cui meriterebbe la garrota.  Un uomo capace di mischiare in un colpo solo “Che Guevara e (…) Madre Teresa (…) Malcolm X (…) Gandhi (…) San Patrignano (…) un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano”, in quella che può essere definite una delle più deprimenti “zozzate” o meglio “chiamate alle armi” qualunquiste nella nostra storia repubblicana.
Uno che si è sentito infine in dovere (ma chissà perché?!?) di aprirsi al mondo e di fare nostre le sue esperienze come se ciò fosse necessario alla nostra maturazione: ed allora Via!
Via con “mille viaggi intorno al mondo alla fine di cui ritrovi te stesso”, viaggietti così eh! Patagonia, Africa, Stati Uniti… tipo che una persona normale che ha dieci giorni di ferie l’anno al ritorno non ritroverebbe nemmeno la casa perché pignorata dai debitori.
Via con la nauseante sceneggiata della paternità (uno schifo, ha utilizzato pure la figlia nel video, da chiamare il telefono azzurro!).
Via con le mille attivazioni “nazional-popolari-contro la guerra e tutte le mafie” in cui, oltre ai risibili contenuti musicali (dal ridicolo video di Salvatores a parteciparvi con quel vero camorrista di Ligabue) c’è da dire che solo a vederlo cantare “salvami” stavo andando a segnarmi ai Marines.
Via con…
Fermatelo voi. Vi prego.
A disposizione per offrire fondi, strutture logistiche e coperture varie.