Steve Jobs (1955 – 2011)

steve-jobsSe n’é andato Steve Jobs.
Rattrista sempre sapere che un genio non c’é più. Perché questo é stato e perché geniali sono state le sue intuizioni, i suoi prodotti e la sua strategia di comunicazione. Ma certo rattrista ancora di più vedere le mele morsicate lasciate dai suoi ammiratori davanti agli Apple Store di tutto il mondo, in una involontaria parodia delle bottiglie di whisky vuote, dei mozziconi di sigarette e di canne lasciati sull’avello di Jim Morrison al cimitero parigino di Père Lachaise. Per non parlare delle orazioni funebri di Veltroni in tv e di Severgnini sul Corriere.
E d’altronde non stupisce, anzi é giusto. Steve Jobs é stato molto di più di un semplice manager d’impresa, anche se
mi permetto di ricordare che un’azienda come la Apple dispone di una liquidità superiore a quella del Dipartimento del Tesoro USA ed ha la stessa capitalizzazione (340 miliardi di dollari) delle prime 32 banche europee messe insieme. E’ stato in realtà una guida, un guru per quel che resta dell’occidente. Un perfetto autore/interprete dello spartito che oggi non solo i Paesi cosiddetti industrializzati, ma tutto il mondo suona o aspira a suonare.
E’ lo spartito del mezzo che si fa messaggio, del prodotto che si fa pensiero, dello strumento che si dematerializza, fino a diventare leggero e impalpabile come una nuvola. E’ la soddisfazione di un bisogno inespresso, inconsapevole, che giunge fino al punto di connotare chi possiede lo strumento, il mezzo, la “cosa”, una volta e per sempre. Fino al punto di far nascere una categoria, una comunità, un popolo; i cosiddetti “Mac People”.
L’effetto paradossale che ne scaturisce é che un uomo che ha dedicato la sua vita al perfezionamento di “software” é diventato con il tempo un profeta dell’hardware per l’umanità, diffondendo un verbo fatto di telefoni, pc, ipod, tablet, etc. L’emblema, insomma, di un mondo (soprattutto il cosiddetto occidente, ma non solo) in cui la comunicazione ha preso il sopravvento su ciò che si comunica, dove il prodotto diventa simbolo di libertà.
Che l’abbia voluto o no (e penso di sì), Steve Jobs ha assunto contorni da leader religioso. La sua filosofia di vita, i successi dalla Apple, la conseguente fiducia nell’inesauribile capacità dell’azienda di lanciare sempre qualcosa di nuovo, di cool, di più perfetto, sono diventati una vera e propria dottrina.Nel suo credo, rilanciato da tutti i media del mondo come il comandamento di un messia – “Stay hungry, stay foolish” (“Restate affamati, restate folli”) – c’é tutta la trascinante capacità dell’uomo di rendere apparentemente accessibile a tutti ciò che sembra per pochi. Le file davanti agli Apple Store per l’uscita dei nuovi modelli di IPhone, IPod, IPad, etc. ricordano da vicino le file interminabili di persone che a Lourdes attendono il miracolo. La svolta, ciò che ci cambierà la vita.
La vita ce l’ha cambiata eccome, Steve. In meglio? Non lo so. Dipende. Mentre mi affretto a concludere perché il mio Mac mi ricorda che si sta scaricando la batteria del mio aerodinamicissimo mouse bluetooth, mi viene forse in mente che sarebbe meglio tornare a guardarci allo specchio piuttosto che in uno schermo.

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