Cara Europa, benvenuta in Italia

Super MarioIn un recente commento al post di Kolchoz, Marish sostiene che la superiorità italiana sugli altri Paesi sia ormai circoscritta a due asset, il cibo ed il bidet. L’immagine è amara e suggestiva, ma mi permetto di dissentire.
Potremmo obiettare che nella moda e nel design siamo i numeri uno, che il nostro sistema di piccole e medie imprese è tuttora studiato e ammirato nel mondo, che la nostra storia e la nostra cultura restano un faro di civiltà, che i nostri connazionali all’estero mostrano rigore, creatività e professionalità spesso superiori alla media.
Ma non è di questo che parlo. Opporre il clichet dell’eccezionalità a quello del declino (entrambi con un cristallino fondo di verità, ben inteso) è noioso.
Se mai, l’evoluzione della finanza, dell’economia e della politica, in particolare in Europa, dopo il lungo – e non ancora terminato – tsunami della crisi, induce a conclusioni paradossali e per questo più interessanti.
Sembra quasi, infatti, che l’Europa si sia trasformando lentamente quanto inesorabilmente in un largo, strano ed insospettato Stivale multinazionale e multilinguistico. Che l’Europa, per rovesciare e di fatto contraddire uno slogan che ci ha intossicati negli anni ’90 con Maastricht e l’euro, “stia entrando in Italia”. Come se, leggendo la realtà in filigrana, l’Italia abbia rappresentato e tuttora rappresenti una specie di sottovalutata “avanguardia”, di improvvisato “laboratorio” politico e culturale di un intero continente.
Pensateci. Eravamo accusati (dalla venerata Bundesbank, per esempio) di aver truccato i conti per entrare nell’euro? Oggi un nostro vicino la Grecia, rischia seriamente di andare a gambe all’aria per lo stesso motivo. Abbiamo sempre galleggiato sulla soglia del 3% del rapporto deficit/PIL mentre gli altri avevano “i conti in ordine”? Abbiamo sempre maledetto la “zavorra” del debito pubblico più alto d’Europa? Ecco che piano piano molti Paesi dell’UE si ritrovano in condizioni simili. Della Grecia abbiamo detto, ma ecco che arrivano Spagna, Portogallo, Irlanda, e – udite, udite – la Gran Bretagna. Ci prendevamo le bacchettate del Financial Times e dell’Economist per un mercato del lavoro sclerotico e drammatico (così è ancora, intendiamoci)? Ecco che i santificati spagnoli di Don Zapatero arrivano ad un tasso di disoccupazione del 20%.
Ma non basta. Siamo o non siamo sempre stati quelli che pensavano all’oggi, all’hic et nunc, senza pensare al domani, al futuro dei nostri figli, all’interesse generale? Quelli che si scannano alle elezioni regionali dimenticando la stabilità del Paese e la sua immagine internazionale? Bene, ecco che la Cancelliera Angela Merkel – unanimemente riconosciuta come “faro” di politica seria e razionale – ritarda fino all’inverosimile l’intervento di salvataggio della Grecia per non spaventare gli elettori nelle importantissime elezioni del Land di Nord Reno – Westfalia. E l’anomalia Berlusconi? Le sue televisioni? Le starlettes? Le escort? Voilà. Monsieur le Président Sarkozy caccia giornalisti del TG nazionale, molla la prima moglie e sposa una modella (italiana naturalmente, tout se tiens..), entra nel gossip per presunte storie con Ministre, Sottosegretarie, giornaliste, etc., prova a mettere il figlio a capo di una grande azienda, viene accusato di “populismo” e persino “accomunato” al Presidente del Consiglio italiano. E, infine, punito dagli elettori alle regionali.
Ci hanno sempre dileggiato per i governi di coalizione, instabili, con un orizzonte incerto anzi che no? Ecco che i maestri britannici, gli inventori del maggioritario, del Gabinetto di Sua Maestà e della democrazia parlamentare come noi la conosciamo, dopo elezioni difficili devono affidarsi al primo Governo di coalizione dai tempi di Churchill (ricordo che c’era la Seconda Guerra mondiale allora…), basato su un’alleanza inedita tra i Conservatori – che vogliono tagliare la spesa pubblica e le tasse, non vogliono l’euro e vogliono mantenere il maggioritario – ed i Liberaldemocratici – che vogliono aumentare le tasse per i ricchi e le banche, mantenere la spesa pubblica, vogliono l’euro e cambiare il sistema elettorale adottando il proporzionale. Ci accusavano di essere condizionati dallo strapotere delle televisioni? Ecco che non appena nel Regno Unito introducono i dibattiti televisivi tra i candidati Premier, si ritrovano con una situazione complicata e senza precedenti. Stay tuned.
Infine: si è sempre detto (ed è ovviamente ancora vero, anzi più che mai) che in Italia non mancano le leggi, bensì i controlli? Benissimo. E chi ha controllato a Bruxelles e nelle capitali europee che i conti della Grecia fossero corretti? Chi ha controllato che la complessiva situazione della finanza pubblica nella UE fosse gestibile e non ad un passo dal disastro? Chi, insomma, ha controllato l’applicazione del famigerato Patto di Stabilità?
Ammettiamolo. Se non fosse terribilmente grottesco, se non ci fossero i primi morti di mezzo e se non stessimo parlando della nostra vita e dei nostri soldi, rideremmo come pazzi. Trovo che non sia affatto un caso che l’unico – o almeno uno dei pochi – a prevedere scenari di questo tipo sia stato il Ministro dell’Economia italiano. Chi altri se non Giulio Tremonti poteva prefigurare una cosa del genere? Chi, se non un uomo costantemente alle prese con una situazione di emergenza poteva soltanto immaginare, se non addirittura raccontare, una storia così? Al danno (per l’Europa), la beffa. Nonostante si sia tutti sulla stessa barca e, con l’affondare di uno (Atene), si rischi di affondare tutti, i cosiddetti “mercati”, la stampa “finanziaria” e gli “analisti” dicono che l’Italia è un po’ più solida di altri Paesi europei. Non solo. I dati sulla crescita del primo trimestre 2010 danno l’Italia al +0,6%, davanti a quasi tutti gli altri partner e comunque sopra la media UE. L’Italia “locomotiva della ripresa”. Ma ci pensate? D’altro canto, chi – se non un Paese che in emergenza ci vive da quasi trent’anni, o forse ci ha sempre vissuto – poteva raggiungere un risultato simile? Chi – se non un Paese che ha fatto della tragica situazione in cui ora versano tutti una “comoda e calda culla” in cui vivacchiare per decenni – poteva, almeno per ora, sopravivere?
Ma non si illudano, gli amici europei. Non credano ora di aver carpito il nostro segreto, di averci “raggiunto”. Di averci copiato. Noi siamo – e saremo sempre – un passo avanti a loro. Noi l’avanguardia, loro seguono.
Per esempio, cari amici europei, state molto attenti. Vi vantate di avere mercati immobiliari più flessibili dei nostri. Di comprare e vendere belle case a prezzi più vantaggiosi dei nostri. State attenti.

Non vorremmo che foste costretti a scoprire fra una decina d’anni che i vostri mutui li ha pagati qualche imprenditore italiano di passaggio.

Annunci

Tag:

2 Risposte to “Cara Europa, benvenuta in Italia”

  1. PaolettaG Says:

    Non hai piu' continuato ? 

  2. utente anonimo Says:

    Diciamo una (lunga) pausa di riflessione. Ma non è detto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: