Great Lake Swimmers/Calexico @Metropolis vs El Perro del Mar/Taken by Trees@Il Motore

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Due concerti in 48 ore è un buon modo per cercare di dimenticare l’inverno che se ne sta lentamente andando, la neve che si fa fango e le temperature che diventano quasi umane. Lo so che uno dovrebbe essere felice ma io mi affeziono a tutto (anche ai -35, anche alle cadute sul ghiaccio…) e quando qualcosa finisce ci rimango male, tutto qua.

Il primo appuntamento è per giovedì sera al glorioso Metropolis su St. Catherine. Venue bella capiente per un doppio concerto dei Great Lake Swimmers e dei Calexico. Ero lì, lo devo ammettere, soprattutto per i primi ma, in fondo, pure per dare un’occhiata di sguincio ai minestrari di Tucson (si legge Tiuson, mi raccomando).

L’ingresso nel localone è da subito abbastanza avvilente. Mezzo vuoto. Tutti i presenti seduti ai tavolini a bere birra e a commentare la partita del Canada di Hockey su Ghiaccio trasmessa sui televisori sparsi in platea. Non mi sembra il posto adatto ad un concerto folk “de core”, come si dice a Roma ed infatti i miei timori si rilevano fondati.

Il set della band di Tony Dekker  passa via così, senza lasciare traccia. Ottima scelta dei pezzi, tutti ben suonati peraltro ma immagino che cantare "di certe cose" di fronte ad un audience incomprensibilmente affacendata in tutt’altro e che, al momento del loro show, riempiva a malapena un quarto della platea ha reso il tutto molto “forzato” (del tipo, siamo qui, ci pagano, ci vediamo alla prossima e venite a vederci da headliner, coglioni…). Mastico amaro. Intanto la platea si va riempiendo in modo più consono per dare il “benvenuto” ai Calexico. Per carità, li conosco poco. Da quello che so hanno dato il meglio di loro in anni oramai lontani ma qualche bel pezzone spettrale, a metà strada tra Morricone e il Dylan meno inquadrato, lo cacciano fuori ogni tanto. Peccato che l’80 per cento del concerto sia occupato da canzonacce che, più che un “roots-rock postmoderno, tra complesse partiture strumentali e suggestioni messicane”faccia tornare in mente i valorosi Los Lobos (ora capisco tutto, recuperiamo quello che ve pare ma quei cazzo di urletti “arriba, arriba…” se li potevano risparmiare). Insomma una mezza delusione, non stemperata peraltro dal fatto che il gruppo, strumentalmente parlando, sia di assoluto livello (con menzione speciale per Joey Burns, cantante-chitarrista efficace, ma un coattone della peggior specie…).  
Con gli occhi foderati dal Metropolis non sold out mi avvio stancamente il sabato successivo verso il Motore. Piccola serissima venue persa nel nulla di Jean Talon. Praticamente un negozio le cui vetrine sono state coperte e dietro le quali si suona. Occasione il concerto di Taken by Trees  e di El Perro del Mar
, due simpatiche signorine svedesi. Il primo colpo d’occhio è veramente rivitalizzante. Bel pubblico, locale pieno, gente simpatica (tranne che per un tremendo nerd cinese che mi ha attaccato un pippone di mezz’ora sugli XX, lo avrei voluto squartare vivo…). Niente spreco di denaro qui signori. Siamo nel pieno del mondo indie ed allora le due signorine shared la stessa band (tutti bravi peraltro con menzione speciale per il batterista, scocciatissimo, che suonava la batteria, le percussioni, faceva girare i samples e se buttava pure in mezzo ai cori…. un mito). I due concerti sono stati graziosissimi. Un pò più in difficoltà  El Perro del Mar. Sarà stato il make-up pesantissimo. Sarà stato il clima Montrealese (“fa molto freddo qui da voi… lo so anche da noi ma io non mi ci abituo mai!” pensa io…). Insomma non si capisce dove voglia andare a parare (la cantante acustica? la chanteuse disperata? la cantantina frizzantina? mah…). Comunque le sue tre-quattro canzoncine le canta e pure bene. In più piazza alla fine pure una otttima cover di Shelter degli XX (vi lascio immaginare il cinese ciccione come l’ha presa…). Veloce cambio palco ed il set di Taken by Trees fa un altro effetto non c’è dubbio. Un album coccolatissimo dalla critica. Forse anche qualche speranza in più di sfondare. Insomma la svedesina tiene il palco con signorile maestà. Canta la superba cover degli Animal Collective che me la fatta conoscere. Il tutto con quella faccina lì, un pò gatta morta, un pò svedese timida, un pò da “compagna del liceo, bellissima, la prima della classe, che non te la darà mai”. 

Intanto fuori ha ricominciato a nevicare ma, si vede, che non reggerà.

 

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