Oratorio e laboratorio

Oratorio e laboratorioCoraggio. La fine di marzo non è lontana.
Non manca poi così tanto alla conclusione di questo rutilante caravanserraglio di voci di corridoio, di candidati mandati al massacro, di alleanze pomposamente annunciate e poi rimangiate, di "laboratori" politici che volano via al primo starnuto per rivelare soltanto il dilettantismo da oratorio dei loro artefici.
Le prossime Regionali avrebbero dovuto sancire l’avvio di un esperimento, ovvero la convergenza tra PD e UDC su alcuni candidati in vista di una possibile costruzione di un’alleanza per l’alternativa di Governo. In Piemonte, i centristi avrebbero voluto sostenere un candidato del PD che non fosse la Bresso. Risultato: la Bresso è candidata e l’UDC, obtorto collo, la sostiene. In Calabria, Bersani avrebbe voluto schierare il partito a fianco di un candidato centrista chiedendo a Loiero un passo indietro. Risultato: Loiero ha risposto picche e l’UDC si è alleato con il PDL. Nel Lazio, l’UDC avrebbe anche sostenuto un’autorevole candidatura del PD (Zingaretti?). Risultato: la Bonino ha preso tutti in contropiede, il PD è salito sul suo carro e l’UDC sostiene la Polverini.
E poi la Puglia. Il vero "laboratorio" dell’alleanza che verrà, si diceva. UDC e PD che costruiscono una piattaforma di Governo in una regione importante, per poi proporre domani un’alternativa di Governo, si diceva. Il Sindaco di Bari, Emiliano, è pronto, ma Vendola non si ritira e invoca la primarie. Emiliano dice sì alle primarie, a patto che prima si faccia una leggina regionale che gli consenta di candidarsi mantenendo la poltrona di sindaco. Bersani dice no, Emiliano si ritira. Il PD non demorde: vuole un’alleanza con l’UDC e lancia la candidatura di Boccia. Boccia, sconfitto nel 2005 alle primarie proprio da Vendola, fa quello che può, ma è un agnello scarificale. Alle primarie il risultato è sconfortante: Vendola al 67%, Boccia al 32%.  Il PD fa retromarcia e sostiene Vendola. L’UDC candida la Poli Bortone.
Al termine dell’imbarazzante sequela di piccole e grandi cialtronerie, scopriamo oggi da Bersani che Di Pietro è un alleato strategico per il PD in vista della costruzione di un’alternativa di Governo. Con Casini, si vedrà. Bravi.
Nel frattempo, a destra le cose non vanno poi molto meglio. Il PDL cede alla Lega le candidature in Veneto e Piemonte. In Veneto il vantaggio è largo, ma in Piemonte un candidato più moderato di Cota – pur apprezzabile nel suo giubbotto di pelle stile Happy Days d’antan – potrebbe avere più chances. Nel Lazio si candida la Polverini, ma una parte del PDL, sulla scorta degli attacchi di Feltri, la vuole boicottare. In Campania si pensava a Cosentino, ma Fini si è impuntato evocando rapporti poco chiari con i Casalesi e alla fine si è scelto Caldoro (Nuovo PSI). In Puglia, Fitto decide di candidare Palese, ma Berlusconi ritiene – penso a ragione – che candidare direttamente la Poli Bortone, anticipando l’UDC, sarebbe stata un’eccellente mossa e vuole tornare indietro, sconfessando i suoi in Puglia. Allo stato attuale, il favorito in Puglia resta Vendola. Per la Basilicata, viene addirittura lanciato il nome di Magdi Cristiano Allam, noto esperto di cose lucane. Qualche giorno dopo, l’annuncio si volatilizza nel nulla. Come dicevano anni fa Amurri & Verde (chi li ricorda?): "Mi dicono che non è vero".
Chissà quali altre sorprese ci attendono.
Ma non è tutto. La vicenda del sindaco di Bologna, Delbono, induce ulteriori riflessioni. Il PD ha una linea, mi si permetta, un po’ singolare  sulla integrità dei suoi amministratori e sui rapporti con la magistratura. In molti casi, ad ogni stormir di fronde in Procura la gente viene invitata a dimettersi ricorrendo alla solita bufera di aria fritta, "atto dovuto", "atto di rispetto per i cittadini", "piena fiducia nella magistratura", "non deve esserci l’ombra di un sospetto", etc. etc. Se non che, faccio un esempio, sul caso Del Turco stiamo ancora aspettando di sapere se è un delinquente o una specie di nuovo caso Tortora. I rapporti dei Carabinieri sembrano propendere per la seconda.  Vedremo come evolverà il caso Delbono, ma se alla fine si dovesse chiarire che non ha usati soldi pubblici per scopi privati e il tutto dovesse ridursi a 490 euro di nota spese di troppo, chi lo dirà ai Bolognesi che nel frattempo saranno stati commissariati, avranno avuto nuove eelezioni e poi una nuova Giunta?
Non solo. Questa linea poi non vale per tutti: Del Turco è stato trattato come un appestato, Marrazzo come un paria (nel frattempo una trans e un pusher ci hanno rimesso la pelle e di chiarezza ce n’è ancora poca), Delbono è stato bacchettato, mentre Bassolino è ancora al suo posto, la Jervolino (che aveva qualche Assessore "sfrantummato" collegato con i clan camorristi) pure e Loiero, invece, anche. Vendola, nonostante le indagini sugli Assessori, etc., non solo si ricandida, ma stravince alle primarie. A livello nazionale si può dire solo sottovoce che in effetti il problema del riequilibrio tra politica e magistratura esiste, che le Procure sono dei groviera da cui trapela qualunque notizia, che il segreto istruttorio è stato di fatto abolito.
L’unica cosa che davvero consola è che se uno come D’Alema ammette candidamente di "non aver capito cosa davvero stesse succedendo", allora siamo tutti esentati.
Almeno fino a Pasqua.

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Una Risposta to “Oratorio e laboratorio”

  1. utente anonimo Says:

    Aiuto.
    M

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