Manifesto della Destra Divina

Manifesto della Destra Divina"Difendi, conserva, prega!"
                                                 Pier Paolo Pasolini, Saluto e Augurio, 1975

Inutile negarlo. Quello di Camillo Langone è il libro dell’anno, almeno in Italia. Lo è per diverse ragioni: oltre, va da sé, a essere stilisticamente pregiato, assurge a "caso letterario" mirando a rovesciare luoghi comuni ormai sedimentati e cristallizzati nei nostri poveri tempi su scrittori e poeti, ma soprattutto rappresenta in 148 piccole pagine l’operazione culturale più ambiziosa degli ultimi decenni.
E’ proprio quest’ultimo punto che mi sembra il più interessante.
La copertina nei libri ha sempre un valore. In questo, è quasi rivelatrice: guardatela e capirete tutto. Osservatela e avrete la chiave di lettura per comprendere prima ancora di sfogliare le pagine. Lo sfondo bianco è di per sé più che eloquente. I due oggetti ritratti al centro sono sacri, ma mantengono intatto il significato del potere temporale e civile, quasi a testimoniare che la religione cristiana non giace inerte in un iperuranio inconoscibile, ma ha un’indiscutibile valenza materiale e civile, una vitalità sociale ed una evidente, per non dire necessaria, influenza sull’agire umano, e soprattutto politco.
Il titolo è un’ulteriore conferma: le tre parole chiave, "manifesto", "destra" e "divina" chiariscono il concetto. Il libro, rectius il "manifesto", ha fini divulgativi, certo, ma ha soprattutto limpidi fini politici: esiste una parte politica, la "destra", che affonda le radici delle sue convinzioni e del suo agire nella Parola di Dio ("divina", per l’appunto). Non è, come chiarirà Langone in apertura, né la "destra grattacielara" di Formigoni e Moratti, né la "destra in Chanel" della Prestigiacomo, né la "destra opportunista e nichilista" di Gianfranco Fini. Ad un "manifesto" – ovviamente – segue un appello. A quello del Partito Comunista di Marx seguiva il celebre "Proletari di tutto il mondo unitevi", a questo della destra divina segue il "difendi, conserva, prega!" della splendida ultima poesia di Pasolini, "Saluto e Augurio", idealmente indirizzata ad un giovane fascista e nella quale viene evocata "la destra divina che è dentro di noi, nel sonno".
Langone parte proprio dai versi del Poeta per scardinare e rovesciare, come in un ideale Mercato del Tempio infestato da intellettuali soloni ed ingannevoli, il luogo comune di Pasolini uomo di sinistra (al contrario, un conservatore, cattolico apostolico romano, che vede nel PCI non il progresso ma la difesa a oltranza di un’Italia che nel frattempo cambiava, sradicandosi) per giungere a contestare e rovesciare una società, come quella attuale in Italia e in Europa, informata a principi di individualismo edonistico, sfrenato e volgarmente materiale, brandendo la duplice arma di Dio e della Chiesa.
La sua radicale critica all’Uomo moderno che ha dimenticato Dio e si fa beffe dei richiami della Chiesa si articola in salaci, ironiche, ma quanto mai efficaci "antinomie". Decisamente più divulgative di quelle kantiane, e non strutturate su tesi e antitesi ma su mere contrapposizioni tra semplici concetti, le diciassette antinomie langoniane rappresentano piuttosto un divertissement carico di vis polemica: alcune forniscono una personale interpretazione su tematiche e codici di comportamento frequentemente e seriamente dibattuti (es. Amore rischioso versus Sesso sicuro, Ubbidienza versus Coscienza, Muri versus Mondo, Indissolubilità versus Divorzio, etc.), altre sembrano riguardare temi più e leggeri (Domenica versus Week End, Gonna versus Pantalone, Presepe versus Albero, etc.). Ma del divertissement pascaliano, a ben guardare, non c’è traccia. Pur in un’atmosfera politica che se mai sembra rimandare al Joseph de Maistre di Du Pape, c’è piuttosto un audace tentativo di tradurre in un linguaggio accessibile il concetto agostiniano di "Città di Dio".
In breve, come secondo Langone deve vivere nell’Italia o nell’Europa di oggi un cittadino (si badi, non il semplice individuo) che crede che l’Etica non abbia altre radici se non quelle religiose, che non vede nel "laicismo" (si chiama ateismo, protesta il nostro) una prospettiva politica, che appartiene – in una parola – alla "destra divina". Dalle cose più piccole della quotidianità a quelle più grandi, di respiro filosofico e teologico, quest’uomo si sposa e non divorzia, fa sesso certamente per piacere ma senza snaturare l’istinto verso la procreazione, va a caccia, non ha paura delle armi se deve difendere l’uscio di casa, va a messa e prega, non affida le sue angosce ad un freddo ciarlatano chiamato psichiatra, ma al parroco, se è una donna indossa la gonna e non i pantaloni, etc. etc. In sostanza, difende, conserva e prega.
Personalmente, non condivido molti assunti. E’ vero, il profilattico non garantisce alcuna certezza blindata, ma in Africa con l’AIDS rimane meglio di niente. Nulla contro l’astinenza, ma non tutti la praticano…Si ritorna naturalmente, sulla vicenda del testamento biologico e della morte di Eluana: la mia posizione resta quella del filosofo cattolico Giovanni Reale, nulla da aggiungere. Detesto la caccia. Sono contrario alla proliferazione delle armi tra i cittadini, che spesso e volentieri – America docet – si sparano tra loro per errore, follia, imperizia, etc. Continuo per ostinata necessità a prendere l’aereo. Altri ne potrei citare, ma ognuno ha le sue opinioni.
Ho trovato invece geniale, oltre che per fettamente coerente con lo spirito di diffusione del libro, l’elenco dei libri, della musica e dei film della "destra divina". Condivido quasi tutto. Punta di eccellenza: la segnalazione del "Marchese del Grillo".
Il "manifesto", che può fregiarsi di una splendida recenzione tutto sommato positiva sul Foglio addirittura di Rina Gagliardi, eminenza grigia di un altro Manifesto (il quotidiano), prosegue a mio avviso, cesellandola e dandole al contempo spessore più quotidiano, l’operazione filosofica e culturale avviata da Marcello Pera e Joseph Ratzinger (quando ancora non era Papa) con il libro "Senza radici", ovvero il tentativo di esaltare il ruolo di "religione civile" del Cristianesimo e di farne anche un riferimento per comportamenti sociali e politici. Langone inoltre appare a mio avviso un alter ego "civile" di Giovanni Lindo Ferretti, che invece privilegia la testimonianza della tradizione "mistica" del Cristianesimo. Per me, insomma, il "manifesto"  è perfettamente complementare con "Reduce". 
Due unici appunti. Il primo è il rischio, se mi è concesso, che il "manifesto" sia male interpretato e strumentalizzato come "libro-cult" senza che venga compresa a pieno la complessità (e, a mio avviso, i potenziali problemi) di una simile operazione culturale. Che certi comportamenti, insomma, diventino una "moda" o rappresentino una sorta di novello conformismo, per ora di nicchia. L’altro è che mi pare di ravvisare nel "manifesto" più uno spirito da Antico Testamento, duro, a tratti manicheo, che uno compassionevole e mansueto sguardo da Nuovo Testamento, dove Dio si fa Uomo e poi Agnello Sacrificale.
Ci rifletterò. Nel frattempo, mi consola il pensiero che socchiudere gli occhi, ascoltare Psalm di John Coltrane e sorseggiare un Negroni, secondo Langone, mi avvicini a Dio più di tante altre cose. 

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4 Risposte to “Manifesto della Destra Divina”

  1. kolchoz Says:

    Sai che su queste cose ci separa un crepaccio…. ma voglio leggere questo libro. Anche se andrò a comprarlo col passamontagna.

  2. utente anonimo Says:

    Cazzo, che ci sto a fare in Canada!?!?
    La scena di Kolchoz, goffissimo, in passamontagna, che entra a Feltrinelli e chiede…

    Una scena che vale 20 Avatar.

  3. utente anonimo Says:

    Imperdibile…Kolchoz, fammi saper e quando vai che porto la videocamera e mettiamo tutto sul blog.
    Comunque il libercolo (non chiamiamolo così, se no Langone ci scomunica) merita.

  4. utente anonimo Says:

    mi consola e mi perdona.

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