Bettino Craxi (19.01.2000 – 19.01.2010)

Bettino Craxi (19.01.2000 - 19.01.2010)Dal momento che questo blog è fieramente "anarchico e schizofrenico", ci possiamo permettere il lusso di fare ben tre post in tre giorni sul decennale della scomparsa di Bettino Craxi.  D’altronde, la figura merita ben più di questo e in fondo anche noi abbiamo bisogno di chiarirci le idee.
Il nostro amico bolscevico ha ragione. E’ ora di cominciare a usare il cervello – organo sempre più a disagio in questo Paese – per ripercorrere la vicenda politica ed umana di un uomo che, lo si voglia o no, è "parte della storia d’Italia" (Massimo D’Alema).  Lasciamo dunque da parte la damnatio memoriae che alcuni vorrebbero imporre alla storia del personaggio e, al contempo, la santificazione che altri, più o meno in buona fede, invocano a gran voce. In questo – anche qui d’accordo con Kolchoz – lode al Presidente Napolitano ed alla sua lettera delicata e ragionata, scritta come può solo un uomo sereno, che ha conosciuto, stimato senza per questo condividerne molte posizioni, la persona di cui parliamo.
Premesso che chiunque voglia avventurarsi nei complessi meandri della vita di Bettino Craxi può leggere la biografia di Massimo Pini, certamente di parte ma con onestà intellettuale e completezza di documentazione, penso che la figura di Craxi sia paradigmatica per capire passato e presente, per collegare l’Italia di allora a quella di oggi, immaginando quella che dovrebbe essere.
Innanzitutto, a scanso di equivoci, si ricordi in primo luogo che Craxi è stato un uomo di sinistra. Non un conservatore, non un fascista, non un clericale, come numerosi imbecilli che oggi votano a sinistra senza sapere neanche scandire la parola. Un socialista, affermatosi in un’Italia molto meno bigotta di oggi, laico, persino con tratti anticlericali. Uno che in Consiglio Comunale a Milano nel 1967 pronunciò una sorta di orazione funebre per il Comandante Che Guevara, uno che condusse il PSI ad assumere posizioni molto più libertarie dell’allora PCI (in tema di morale molto più conservatore) e – ça va sans dire – della DC.
Da uomo politico ha perseguito un obiettivo chiaro e preciso: ridare autonomia al PSI, consentendogli di incunearsi nell’asse DC-PCI scaturito dalle elezioni del 1976 (come ricorda saggiamente Sergio Romano) per poi crescere ed assumere la guida di una nuova sinistra di stampo riformista in grado di modernizzare il Paese, cambiandolo profondamente. Gli riuscì? Solo in parte.
Da Presidente del Consiglio (1983-1987) fece approvare il Decreto di S.Valentino che prevedeva il taglio di quattro punti della scala mobile (meccanismo infernale che adeguava al millesimo i prezzi all’inflazione), spezzando una spirale ingestibile che faceva aumentare i salari perché aumentavano i prezzi, ed i prezzi perché aumentavano i salari. Il tanto celebrato accordo sul lavoro di Ciampi e Giugni del 1993 (che àncora i salari alla produttività e non all’inflazione) nasce da lì, mica dalla montagna del sapone.  Portò l’inflazione dal 16% al 4% nei quattro anni di Governo. Promosse una politica di investimenti pubblici. Stipulò un nuovo Concordato con la S. Sede nel 1984, superando i Patti Lateranensi del 1929: molti ricorderanno che, fino ad allora, il Cattolicesimo era ancora "religione di Stato". Molti non ci crederanno, ma ottenne risultati contro l’evasione fiscale (il Ministro Visentini riuscì a imporre il registratore di cassa agli esercenti ed il famoso "scontrino"). Lo 
sviluppo dell’economia italiana in quegli anni, secondo soltanto a quello del Giappone, vide sia una crescita dei salari (in quattro anni, di quasi due punti al di sopra dell’inflazione), sia il momentaneo sorpasso del reddito nazionale e di quello pro-capite della Gran Bretagna. Eravamo diventati, anche grazie al celeberrimo "sommerso" il quinto Paese più industrializzato del mondo.
In sostanza, molto del Paese di oggi – con i suoi pregi ed i suoi difetti – si plasmò in quegli anni.
In politica estera mantenne la tradizionale politica di amicizia nei confronti dei Paesi arabi dei Governi italiani, arricchendola se possibile (Ben Ali in Tunisia, Arafat e l’OLP, Gheddafi in Libia, al quale salvò la vita avvertendolo del bombardamento di Reagan) senza mai recedere dall’atlantismo, come dimostra la conferma dell’appoggio dato già prima del suo insediamento al Governo all’installazione degli Euromissili Pershing e Cruise. Sull’episodio, il Segretario di Stato di Carter, Zbigniew Brzezinski, disse, scherzando ma fino ad un certo punto: ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell’Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista piccolo, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”. E poi Sigonella. Vorrei domandare quanti dei politici odierni, di destra e di sinistra, si sarebbero permessi di dire di no agli Americani per difendere una linea politica nazionale.
Diede un contributo importante all’integrazione europea, facendosi promotore al Consiglio Europeo di Milano nel 1985 dell’iniziativa che condusse l’anno dopo all’Atto Unico Europeo, che anticipò Maastricht su molte materie e che rilanciò la CEE, fino ad allora in fase di stallo. Lo fece andando ad una contrapposizione frontale con la Thatcher, non perdendosi in estenuanti negoziati di anni per poi arrivare ad un testo incomprensibile e di basso profilo.
Come vedete, non ci siamo inventati nulla. Se il Paese ha ancora un posticino di qualche rilievo nell’UE, nella NATO e nel G8 (domani nel G20), qualche merito quest’uomo ce l’avrà anche avuto.
Commise errori? Certamente. Tanti. Alcuni molto gravi. Pur di spezzare l’asse DC-PCI, contestò la linea della fermezza sul rapimento Moro, rischiando di indebolire lo Stato. Il suo Governo portò il debito pubblico dal 70% al 90% del PIL ed approvò un condono edilizio i cui effetti si vedono sul territorio ancora oggi. Ma soprattutto, cavalcò e gonfiò l’onda montante del finanziamento illecito ai partiti, il cui discrimine con la corruzione dei singoli diventò sempre più esile fino a scomparire. Negli ultimi anni della sua vicenda politica ingaggiò un lungo e, ex post, inutile duello con De Mita per tornare a Palazzo Chigi a qualunque costo. Per farlo, mise da parte molto del programma innovativo e riformista con cui si era presentato sulla scena politica. La Grande Riforma costituzionale di cui si era fatto paladino, imperniata su una trasformazione in senso presidenziale della Repubblica, non vide mai la luce e si inabissò fino al 1994. Indulse ad un certo culto della personalità. Facilitò l’ascesa dei network televisivi privati, ma il suo decreto fu (ed è) tuttora aspramente contestato. Abbandonò la dottrina marxista e la falce e martello, indicando nel socialismo di Proudhon il modello da seguire, ma non riuscì ad elaborare una nuova piattaforma culturale e filosofica del partito, preferendo dargli piuttosto una nuova cornice estetica. Sbagliò completamente a pensare di poter trainare nel 1989 il PDS dopo il crollo del comunismo in una nuova formazione riformista di sinistra egemonizzata dal PSI. Questo errore – aggravato dal suo intervento per far entrare il PDS nell’Internazionale Socialista – gli fu fatale.
Anche qui, come si può notare, errori concreti di cui portiamo il peso come Paese ancora oggi. Il debito pubblico è cresciuto ancora, la corruzione è ancora lì, di riforme stiamo ancora sì e no parlando, di "unità a sinistra" si vagheggia all’infinito, etc. etc., di condoni ne abbiamo avuti a bizzeffe, di partiti privi di elaborazione concettuale ma stracolmi di estetica ne abbiamo a iosa.
La sua fine, poi, ci parla di uno squilibrio irrisolto tra la politica e la magistratura. Trovo sorprendente che in un Paese democratico come il nostro si professa, l’iniziativa di un Presidente della Repubblica (Ciampi), un Presidente del Consiglio (D’Alema), un Ministro delle Riforme Istituzionali (Maccanico) ed un autorevole parlamentare e costituzionalista (Manzella) per riportare in Italia almeno per gli ultimi giorni uno Statista, certamente reo di gravi colpe, ma pur sempre uno Statista, per giunta malato, si sia miseramente infranto contro i niet dei magistrati e di una parte di opinione pubblica ancora con la bava alla bocca. Ecco, insieme a questo tentativo si spegne – forse definitivamente – il primato della politica. D’altronde, era più facile scaricare la colpa su uno solo che riflettere su problemi collettivi di un ceto politico e di una società. 
Non posso dunque a fare a meno di trarre delle conclusioni. Partigiane. Le intuizioni, i successi, gli errori politici e i danni al Paese sono ancora tutti lì. Conservati come in una teca, cristallizzati come dopo una glaciazione, in un Paese che preferisce affrontare anche la fine dolorosa di un uomo come un derby Roma-Lazio o una faida mafiosa, piuttosto che come una comunità di persone civili che spera di mantenere l’eredità positiva lasciata da un politico e di discutere per individuare il lascito negativo, così da correggerlo ed evitare il suo ripetersi in avvenire. 
Nessuno se ne è accorto, ma ha ragione quel geniaccio di Rino Formica: "se il morto è vivo, vuol dire che i vivi sono morti". 

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5 Risposte to “Bettino Craxi (19.01.2000 – 19.01.2010)”

  1. utente anonimo Says:

    Premesso che da te sara’ tardissimo. Premesso questo non posso non urlare al mondo quanto posso essere fiero di condividere questo blog con due pazzi furiosi come voi due. Che dire in piu’ di quello che avete scritto?!? Poco o nulla. Per quanto riguarda l’affare Sigonella, siamo tutti d’accordo che il gesto di opporsi agli americani (sul nostro territorio patrio, peraltro) non debba essere misconosciuto ma cacchio, ad onore del vero, io quei simpatici fanfaroni dei palestinesi je li avrei dati in un pacchetto al buon vecchio Ronald, ma vabbe’. Concordo per il resto. L’opinione pubblica del nostro paese e’ spaventosa, volubile, sangunaria e fondamentalmente ignorante. Non ci possiamo fare nulla. Penso non solo a Craxi. Penso al tangentaro Leone (cazzo, era il Presidente della Repubblica…), penso a Mannino (il mafioso…), al povero Del Turco…. Potremmo non finirla mai.  Ma non penso non si possa non partire da una classe giornalistica mediocre, idiota nella maggioranza dei casi, incapace di non proporre un cazzo e solo di seguire l’onda emotiva dell’opinione pubblica di cui sopra.  Io, per quanto vi possa aggiungere, vorrei solo segnalare un confuso ma sincero contributo di quel minestraro di Sansonetti (http://www.ilfoglio.it/soloqui/4250). Testimonia come, anche nel glorioso PCI, le idee chiare, in quel tremendo 1992, se ne fossero andate a puttane (complimenti per la figura di merda che ci fa Veltroni, peraltro).
    Ora, mentre voi dormite, io finisco di lavorare. Daje Tutti.

  2. utente anonimo Says:

    Hai perfettamente ragione. Ho letto anch’io l’articolo di Sansonetti che poi, come noto, non fu pubblicato dall’Unità. Che dire? Niente. E’ sempre più facile trovare l’eroe o il capro espiatorio, a volte esattamente speculari, che riflettere con dati all mano su ciò che è stato. Perché se lo si fa, si scopre che non si ha sempre ragione e che si sono commessi errori e questo – per una classe politica, un giornalismo ed un opinione pubblica mediocri ed insicure – è inaccettabile. Meglio vivere nella nostra Repubblica dei Fumetti, con i buoni e i cattivi, con i supereroi e i malfattori, con i santi e i demoni, che in quella reale.
    Almeno Kolchoz prova a darsi risposte scientificamente marxiste, anche se Craxi lo avrebbe bacchettato invitandolo a votarsi al socialismo umanitario di Proudhon ("la proprietà è un furto", ricordi?).
    gau 

  3. kolchoz Says:

    Bell’articolo di Sansonetti: in pratica sposa le tesi di Bono Craxi di Tangentopoli come di una "Rivoluzione di Destra". Ha parametri di correttezza politica.

  4. utente anonimo Says:

    BONO CRAXI.
    E The Edge Martelli dove lo metti?
    Ma perche’ non ti riguardi i tuoi post (o commenti) in cerca di errori…

    M

  5. utente anonimo Says:

    I celebri PSU2…Formica Clayton al basso e Cicchitto Mullen Jr. alla batteria…bei tempi…

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