Bettino Craxi 10 anni dopo.

Craxi IndipendenteDopodomani saranno dieci anni dalla scomparsa dell’ultimo vero leader socialista italiano. Purtroppo la commemorazione stà portando a galla quanto di peggio ci sia proposto dalla politica italiana: accesi dibattiti su persone morte e sull’intitolazione di strade o parchi. Personalmente, al di là della distanza politica che mi divide da Bettino Craxi e, soprattutto, da coloro che oggi se ne professano eredi, non vedrei alcunchè di male ad intitolare una strada a Bettino Craxi: ha comunque segnato una pagina importante della storia italiana, senza macchiarsi dei crimini perpetrati, per esempio, da Mussolini. Precisazione: non è mia intenzione sovrapporre la figura di Craxi a quella del Duce, vorrei solamente ricordare che il discrimine tra il ricordare o meno uno statista con targhe o strade deve essere, ovviamente, l’aver calpestato i diritti elementari di un popolo, e, al limite, averlo trascinato in un bagno di sangue. Tornando alla figura di Craxi, ma, soprattutto, ai dibattiti intorno alla sua memoria quello che maggiormente si sta profilando come l’ennesima occasione persa per l’Italia è la totale incapacità di sollevare la figura di Bettino Craxi e la sua memoria storica dalle contingenze attuali: leggendo articoli e interventi di figure certamente autorevoli, come Giampaolo Pansa, si nota come ancora Craxi divida sull’attuale e, soprattutto, come il dibattito su Craxi sia, in realtà, un dibattitto estremamente superficiale su tangentopoli, proponendo un percorso mentale uguale e contrario al cortocircuito degli anni novanta: vediamo chi ha materialmente preso più soldi tra il PSI, da una parte, e il PDS, dall’altra. Una riproposizione in miserimmo della bieca conta dei morti che, di tanto in tanto, si ode fare tra comunisti e fascisti. Uno schifo! E purtroppo, in tutto ciò, si perde di vista la figura, quella da analizzare e capire, del Craxi politico. Ho 35 anni, quasi, e ricordo con vivida memoria Bettino Craxi e tutto il Pentapartito, soprattutto la fase autoreferenziale della legislatura compresa tra il 1987 e il 1992, gli anni del’immobilismo e del tirare a campare, delle giunte anomale e della grande crisi economica del 1987. Ma ero estremamente giovane per capirne le sfumature e le conseguenze dell’operato di quei governi; il dramma, però, per me si consuma ora: se volessi capire chi fu Craxi, cosa fece e cosa non fece da Presidente del Consiglio prima e da Leader di un partito collacato in modo anomalo nella maggioranza (Una sorta di "opposizione di governo"), non saprei a chi rivolgermi. Cosa ha fatto, da Presidente del Consiglio, che non avrebbe dovuto fare? Quale fu la sua intuizione che ha permesso di cambiare al meglio le sorti del Paese? Cosa non fece che, invece, avrebbe dovuto fare? Dove ha sbagliato alla grande, dove fu geniale? Tutto ciò, ad oggi, ancora non è dato saperlo. Il tutto si riduce a un dibattito fazioso sulla corruzione; ci si limita a vedere la parte finale di un lugno percorso di tramonto di un sistema politico immobile per vari motivi. Non ci si chiede, per esempio, se l’attuale enorme deficit pubblico non nasca proprio dagli eccessivi investimenti pubblici elargiti con manica larga proprio durante quegli anni; non ci si chiede, per esempio, se Tangentopoli non iniziò a nascere nell’autunno del 1987, quando, insieme al crollo della Borsa di New York crolarono i sogni di una generaziondi Yuppies e dei loro genitori che credevano di aver trovato, nelle azioni e nel credito facile, arrivato in Italia sulla scorta di avventate ricette Tatcheriane, un’infinita gallina dalle uova d’oro? Non ci si ferma ad analizzare il rapporto dell’Istat di quel cruciale 1987 che, proprio alla fine dell’esperienza di governo di Craxi, dipingeva un Paese rassegnatoa un bieco qualunquismo dalla pancia piena? No, tutto ciò non lo si fà. Ci si chiede se Di Pietro sia stato una marionetta, un soldatino, un arrivista. Ci si chiede se un segretario di un partito che si chiami riformista debba o meno andare sulla tomba di Craxi. Questioni essenziali per il nostro futuro. Un Paese che si accapiglia sulle tombe dimostra un preoccupante amore per il trapasso che, evidentemente, sente prossimo. In conclusione mi piacerebbe che, almeno per il ventennale, si faccia un dibattito intorno all’operato politico di Bettino Craxi e non su giudici, tribunali e soldi.
 

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8 Risposte to “Bettino Craxi 10 anni dopo.”

  1. marish Says:

    Maestoso ritorno del bolscevico.
    Unico appunto: Gianpaolo Pansa "figura autorevole".

    Commento finale: comincio a pensare che tu abbia proprio ragione. Stavamo nettamente meglio quando eravamo post-comunisti alleati con i comunisti.  Ora non siamo un cazzo (e non vedo qualcuno che indichi una strada) e ci siamo alleati con i piu’ coglioni del reame.
    Cappello levato, maestro bolscevico.

  2. utente anonimo Says:

    Condivido la premessa: bisogna smettere di guardare alla vicenda di Craxi con la lente dell’ordinamento giudiziario e del Codice Penale per estendere lo sguardo sulla figura politica. Giustissimo, sottoscrivo.
    Poi, però, non fare il furbo. Non chiederti "se volessi capire chi fu Craxi…non saprei a chi rivolgermi" se poi un rigo dopo presenti la tua lettura dei fatti, sedimentata alla luce della tua "vivida memoria" di quegli anni (nel 1983, anno di insediamento del Governo Craxi, avevi 9 anni). 
    Leggiti un articolino di Sergio Romano sul Corriere di oggi. Nulla di straordinario: solo un primo elenco di meriti ed errori, tanto per orientarsi. Poi, seppur da un’ottica parziale, c’è la monografia di Massimo Pini, di cui avevo parlato a suo tempo. E lì troverai un’ampia bibliografia con cui arricchire la tua conoscenza del periodo e dell’uomo.
    Ma dove sarebbero le ricette thatcheriane di quel periodo in Italia? E poi, dubito che l’ISTAT possa aver scritto di "bieco qualunquismo dalla pancia piena". Neanche il Censis si arrischia a tanto. L’avrà scritto forse Scalfari in una delle sue omelie domenicali, tutt’al più.
    Commise certamente errori, ma non fu l’unico. Nemmeno della crescita del debito pubblico fu l’unico responsabile. Figuriamoci della corruzione.
    Il dibattito fazioso sul piano giudiziario è sbagliato ed inutile. Ma quello ideologizzato sul piano storico-politico è quasi peggio. Risparmiacelo.

  3. marish Says:

    incazzatissimo…

  4. utente anonimo Says:

    Ma no, non volevo essere cattivo. Non sono d’accordo su quei punti sollevati da Kolchoz, ma in definitiva difendo il concetto del blog "schizofrenico e anarchico"…

  5. kolchoz Says:

    Riportare il rapporto dell’Istat col quale si descrive l’Italia del 1987 come un Paese dal "qualunquismo dalla pancia piena"  sarebbe difficile, perchè, ovviamente, l’Istat trascrive dati statistici, sui quali si riportava come la maggior parte degli italiani ritenesse i rituali democratici, operazioni prive di senso significativo e come l’operato del governo incapace di incidere sulla quotidianità degli italiani. Fu un rapporto che suscitò notevole scalpore.
    Per quel che riguarda il dibattito ideologizzato sul piano politico, c’è da considerare che, ovviamente, la nobile arte dell’ideologia è quella lente che ci fà analizzare la storia: nel momento in cui mi si chiede di esprimere un’opinione su una qualsiasi azione politica, ovviamente, mi sento propenso a valutare positivamente chi compia azioni di innalzamento sociale per le classi operaie e suburbane, piuttosto verso chi (anche cavalcando la contingenza storica) preferisca aiutare la middle class urbana, è una questione di punti di partenza. Le ricette "Tatcheriane" ovviamente si riferiscono a politiche volte ad avviare il favorire il credito e l’investimento mobiliare, come, ad esempio, il progressivo scemare dei tassi di interesse che ha immesso un mare di liquidità nella società italiana. Comunque vado sul sito del Corriere.
    Ammetto di essermi fatto trascinare!

  6. utente anonimo Says:

    Occhio lungagnone biondo che anche io sto rivalutando le ideologie…

    M

  7. utente anonimo Says:

    Ma quali ideologie…la politica di riduzione dei tassi di interessi è stata praticata per rispettare i parametri di Maastricht, come ben sai. E i tassi di interessi bassi, lungi dal facilitare il credito – che come noto le banche italiane concedono solo se già sei miliardario e potresti restituirlo domani – ha però consentito a tanti italiani, anche e soprattutto delle "classi operaie e suburbane", di comprarsi casa a mutui accettabili. 
    Thatcherismi…yuppies…credito facile…questa è la tua solita battaglia, trita e stantìa, contro gli anni ’80 tout court…un post contro Limahl sarebbe stato più equilibrato…
     

  8. utente anonimo Says:

    Non mi toccate Limahl!

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