Goran Bregovic live at East – 31.12.2009/01.01.2010

 
Goran Bregovic live at East - 31.12.2009/01.01.2010Il Cambiamento Climatico ha indubbiamente i suoi vantaggi. Comincio a pensare che abbia sviluppato anche un intrinseco, più che antropomorfo senso di giustizia.
Solo così posso spiegarmi perché Roma sia stata flagellata da una pioggia battente durante il concerto di Capodanno, affidato quest’anno agli Zeroassoluto (nomen omen) ed al fantasma da Canto di Natale di Antonello Venditti (fino a venti anni fa circa, mio idolo), mentre una Capitale dell’Est europeo, normalmente sommersa dalla neve di questi tempi, abbia potuto accogliere con una temperatura quasi primaverile il concerto di Goran Bregovic per dare il benvenuto al 2010.
Tralascio dettagli di cui non può fregare di meno ad alcuno sull’ansia di mettere tra me ed il 2009 quanto più tempo possibile, e mi permetto di ammorbarvi sui motivi per i quali, a mio avviso, la presenza di Bregovic in quella Capitale all’alba del 2010 significa molto.
Innanzitutto, è la prima volta che la Capitale di un Paese est-europeo da poco entrato nell’UE ospita per Capodanno un concerto con un artista internazionale di simile calibro. Ma ancora più importante è il fatto che tale artista sia balcanico, in particolare serbo, cioè appartenente ad un Paese che fino a pochi anni fa ha rappresentato l’ultimo vero "nemico" dell’Europa, della NATO, dell’Occidente. Un Paese vicino per geografia e cultura a Stati e popoli oggi già parte dell’Unione, al punto da condividerne tratti linguistici, credo religioso, cibo, bevande, leggende, ma che è stato additato come la "bottega degli orrori" nel cuore dell’Europa, la culla di tutti gli odi etnici e religiosi, la madre delle nostre paure più ancestrali dalla Prima Guerra Mondiale in poi.
La notte di S.Silvestro, tuttavia, Bregovic – a cavalcioni della sua valanga di musica balcanica dal ritmo travolgente – non rappresentava solo se stesso, uno straordinario artista reso noto dalle colonne sonore dei film di Kusturica. Egli era la faccia, il corpo e la brillante testa di un Paese diverso. Un Paese che faticosamente si è rimesso in marcia, che ha iniziato a collaborare seriamente con il Tribunale de L’Aja per i crimini nella ex-Jugoslavia, che ha ottenuto la liberalizzazione dei visti verso i Paesi Schengen dal 19 dicembre scorso e che tre giorni dopo ha orgogliosamente presentato la propria domanda di adesione alla UE.
Così, fa piacere pensare che Il Serbo abbia potuto celebrare il 2010, lavorando peraltro, in un Paese balcanico ma europeo, dove migliaia di persone – nella Piazza principale della città – hanno cantato a squarciagola i suoi ritornelli (le lingue sono molto simili), hanno ballato senza requie alle sue note ed hanno brindato alla sua salute. Fa piacere pensare che, in qualche modo, tutti quegli applausi siano in parte anche per Belgrado.
Fa infine piacere immaginare che l’orchestra che accompagna l’artista serbo, simbolicamente denominata "Weddings and Funerals Orchestra", abbia celebrato l’estremo saluto ai Balcani in fiamme e, al contempo, un nuovo matrimonio davanti all’altare di un’Europa riconciliata. Ma forse è troppo. Basta accontentarsi dell’ora e mezzo abbondante di canzoni e ballate che Goran concede ad una platea di scatenati di tutte le età in visibilio.
In chiusura, mi affido ancora al Cambiamento Climatico. Ho letto che a Roma ci sono stati simpaticoni che, ubriachi persi, hanno provato a salire sul palco del concerto, che – naturalmente – ci sono state persone mutilate dai consueti "botti", che addirittura tre persone sono rimaste ferite dopo una rissa al termine del concerto della Pausini (non i Container 90, la Pausini…) a Cagliari. All’Est invece, a parte qualche cialtrone straniero (italiano, ovviamente) che spruzzava champagne qua e là e provava a circuire avvenenti fanciulle, nulla di tutto questo.
Per calmare i bollenti spiriti a Capodanno 2011, nutro cieca ed incondizionata fiducia nel profondo, superiore senso di giustizia del Cambiamento Climatico. Sapevo che il fallimento del recente Vertice di Copenaghen sarebbe servito a qualcosa.
 

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Una Risposta to “Goran Bregovic live at East – 31.12.2009/01.01.2010”

  1. utente anonimo Says:

    Fa piacere pensare che, in qualche modo, tutti quegli applausi siano in parte anche per Belgrado.
    Questo è uno di quei tranelli balcanici in cui cascano pubblicamente solo giornalisti e diplomatici ‘di altrove’.
    Unica differenza è che i primi ci credono.
    I secondi lo fanno credere.
    E se mai dovesse accadere il contrario allora vuol dire che siamo alla frutta (o ubriachi…)

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