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Nulla di grave, signor Commissario

03/12/2009

Nulla di grave, signor CommissarioDue parole sulle tanto attese nomine del Presidente del Consiglio dell’Unione Europea e del cosiddetto "Ministro degli Esteri" UE. Non tanto per sottolineare quanto siano state deludenti o per recriminare sulla mancata vittoria di D’Alema (che avrebbe avuto tutte le carte in regola per quel posto), quanto per analizzare la questione nel suo complesso, con il pezzo mancante delle nomine alla Commissione Europea.
Ricapitoliamo. Gli Inglesi propongono Tony Blair come Presidente del Consiglio UE. Sulle prime, sembra l’uovo di colombo. Personalità autorevole, proveniente da un grande Paese, con un sacco di tempo libero. Ma qualcosa va storto. Affiorano dubbi sull’europeismo di Londra (tradizionalmente scarso), sulla gestione del dossier Iraq da parte di Tony, sul fatto che il Partito Popolare Europeo rivendica per sé quel posto (i Laburisti inglesi fanno parte del PSE).Così Blair viene impallinato. Gli Inglesi non si rassegnano: Blair non va bene? Allora chiediamo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera. Ci sarebbe David Miliband, giovane, autorevole, attuale Ministro degli Esteri. Contemporaneamente il gruppo parlamentare del PSE dice che D’Alema è il suo candidato.
Risultato? Miliband dice che il posto non gli interessa. Vuole fare il leader dei Laburisti dopo le prossime elezioni (che Brown molto probabilmente perderà). Via libera per D’Alema allora? Macché. Non si può lasciare Londra a mani vuote, si sussurra a Bruxelles. E poi D’Alema è "ingombrante". Quindi: alla Presidenza viene nominato il belga Van Rompuy, Primo Ministro da pochi mesi e con scarsa esperienza politica, appartenente al PPE. Alla poltrona di Alto Rappresentante arriva la Baronessa Ashton, inglese, attuale Commissario al Commercio UE, nel curriculum un posto da Sottosegretario in passato e nulla più. Due personalità non proprio di prestigio, di esperienza e autorevolezza. Ma qualcuno li difende. "Sono due eccellenti mediatori", si dice. "Sono due persone serie, due professionisti", si impuntano altri. "Due ottimi tecnici", insiste qualcun altro.
Ma chi è questo qualcuno? Semplice. Francesi e Tedeschi. Non è strano che i due Paesi più importanti dell’UE non siano entrati nella mischia per le due posizioni "più importanti d’Europa"? Niente affatto. Perché i Francesi sono liberi di prendersi il posto di Commissario al Mercato Interno, competente anche per la regolazione dei mercati finanziari – importantissima dopo una crisi come questa – ed i Tedeschi possono sedersi sulla poltrona di Commissario per l’Energia, strategica per Berlino considerati i progetti di gasdotti da realizzare con Mosca.
La Germania è inoltre libera di ambire al posto di Governatore della Banca Centrale Europea, fondamentale per il mantenimento della stabilità monetaria dell’Area Euro in tempi di crisi.
Così, gli Inglesi sono terrorizzati dall’idea che un francese possa decidere delle regole della City e cominciano a chiedersi cosa farsene del posto di Ministro degli Esteri UE (cui peraltro alcune competenze sono state tolte), l’Europa avrà ai vertici due incognite e Barroso rimane, felice e contento, di fatto l’unico punto di riferimento "comunitario". Ma il risultato più chiaro è che l’Europa è e resta solidamente intergovernativa. Sono e saranno i Governi a decidere. In particolare, sono Francia e Germania a menare le danze. 
Allegri. Ci chiedevamo dove fosse finito il "motore franco-tedesco" dell’Europa? Eccolo. Tirato a lucido e pronto a ruggire.
Tanto la benzina ce la mettono gli altri.