Lo spettacolo

Questo non è un post "contro la guerra" in Afghanistan. Non lo è perchè, a differenza della maggioranza dei bloggers (e degli opinionisti italiani), non ritengo di "saperla lunga" su una delle guerre più difficili del dopoguerra (per chi volesse saperne di più senza stronzate alla Grillo etc, consiglio Galt, blog di giornalisti veri, che in quei posti ci sono andati, ci vanno e ne sanno dieci volte di più dei colleghi che scrivono da Roma e delle tonnellate di stronzetti che sui blog sparano stronzate quotidiane del tipo "lo sanno tutti che…"). Si combatte in Afghanistan, quindi. Si combatte da, oramai 7 anni, una guerra logorante contro un nemico "vero" nel senso di nemico che "vale la pena" di combattere (non certo quel buffone da operetta di Saddam Hussein). Ma, ripeto, non vorrei parlare delle ragioni della nostra presenza in Afghanistan, questo è un post contro il modo di vedere, di giudicare e di rispondere alla guerra da parte dei media e degli italiani (sul cui gusto i media gestiscono la loro "programmazione"). Vivo in Canada da oramai 5 mesi. Da Aprile ad oggi le vittime canadesi sono state tante, a frequenza plurimensile. I giornali ne danno notizia in modo serio, pacato, nome, cognome, foto, stato d’origine. Basta. Niente telecamere straordinarie ai funerali di stato. Niente vergognosi primi piani di piccoli innocenti che, ad un età in cui si comprende poco della vita, avrebbero il diritto di non vedere la propria immagine per sempre sui giornali.
Ma è così. Il popolo italiano è così. Sergio Romano, ieri, parlava di un paese che "ha sviluppato (…) una «cultura della pace» in cui si sono confuse componen­ti diverse: pensiero cattoli­co, neutralismo, odio per gli Stati Uniti e una conce­zione dogmatica dell’artico­lo della Costituzione in cui l’Italia «ripudia la guerra»….". Come al solito, sono d’accordo. In Italia si mischia tutto, soprattutto l’pportunismo politico di mezza tacca, il terzomondismo d’accatto ed il non volere "rogne". Ecco, tutto qui. Non commento ulteriormente sulle versioni on line dei nostri quotidiani che accostavano le immagini del, a questo punto, povera settima vittima di questa tragedia con le foto di Belen, di Corona e di qualche altra troiona. Non commento perchè la tragedia della nostra informazione è qualcosa di oramai unico nel mondo ed il bello è che, per la maggioranza delle persone, il problema non è il livello base del nostro popolo, della nostra cultura e dei nostri gusti. Il problema è il nostro Premier. Solo lui.
In bocca al lupo.
Ultimo commento per la Lega. Gau, da sempre estimatore delle virtù politiche del Senatur, cerca di convincermi che, sotto la scorza di stupidità secessionistiche, si nasconde un grande progetto politico. Oggi penso, mio caro amico, che con l’affermazione "votai anche io ma non per farli morire" sia crollato l’ultima maschera della più grande fregatura a cui sono cascati gli italiani (dopo il nostro Premier, ovvio). In fondo, dopo due legislature al governo che cosa sono riusciti a produrre i leghisti? Il federalismo fiscale, forse? No. Hanno reso legali le Ronde (con un danno di immagine, verso la nostra Polizia, incalcolabile). Hanno creato i Tg in dialetto. Ed ora, spinti dalle richieste del popolino, si gettano nella bagarre antimilitarista, con frasi di una idiozia rara.
A chi interessa, non sono mai stato un’amante del decisionismo americano ma, cazzo, questa non è un affermazione politica, questo è un insulto a 100 anni e più di indipendenza del nostro paese. Che cosa significa, brutto idiota, "non per farli morire"? Che cosa significa? E’ un guerra. Sai come si scrive? Sai che cosa è? E’ una cosa che impegna un paese (che, peraltro se fosse un paese normale e con una classe politica normale, non gestirebbe la morte di 6 soldati come una puntata del Festival di Sanremo).
Insomma, se credi, alle ragioni che ti portano ad una guerra, voti. Se non ci credi, lo dici. I morti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Perche’ è semplicemente una guerra.
Ma no! Come al solito, non prendiamoci delle responsabilità! Seguiamo il popolino e diciamo quattro stronzate degne della stupidità globale della nostra opinione pubblica! Che ti frega! Tanto un giornale morto come il Corriere, le darà spazio come se fosse una dichiarazione di Willy Brandt. 
P.S. un solo ultimo ultimo commento a latere di questo sfogo (devo andare a lavorare).
1978, le BR portano l’attacco al cuore dello stato. Lo Stato, tra mille difficoltà ed errori di ogni tipo, reagisce. Niente patteggiamenti. Strategia della fermezza. Lo Stato, con costi drammatici (ma la partita era di quelle tremende),  vince. Vince. Ecco, pensate se fosse stata questa classe politica a dover gestire il caso Moro e le grevi indagini che ne seguirono.
Pensiamoci tutti.

Annunci

3 Risposte to “Lo spettacolo”

  1. kolchoz Says:

    Magari nel 1978 avrebbe prevalso, con la mentalità attuale, la politica della trattativa… fortunatamente all’epoca c’erano due partiti tristi che facevano i congressi grigi che decisero di non trattare, e un altro bello e allegro che invitava al congresso Sandra Milo che, invece, avrebbe voltuo trattare con le BR… ma questa è un’altra storia!

  2. utente anonimo Says:

    come diceva Gau… “la prima Repubblica non si scorda mai!”

    M

  3. utente anonimo Says:

    Il leader di quel partito “che invitava Sandra Milo ai Congressi” fece circondare i marines americani a Sigonella da militari e carabinieri, mentre il partito serio, grigio e affidabile aveva cercato disperatamente di mandare funzionari in missione che si facessero ricevere da qualcuno di livello a Washington. Senza successo, ovviamente, fino a Napolitano con l’aiuto di Andreotti. Chissà se oggi un politico di qualunque partito avrebbe il coraggio di dire un no agli USA.
    E il primo a dire in tv che per Moro era meglio trattare era Piero Fassino, che all’epoca non militava certo col PSI.
    Infine, io non ho mai detto che dietro la scorza del secessionismo c’è un grande progetto politico. Io ho sempre detto e ripeto che Bossi è, insieme a Berlusconi e un tempo Mastella, l’uomo con maggior “fiuto politico” del Paese. Uno che annusa l’aria e sa cosa vuole il suo elettorato o gli elettori a lui vicini. Non uno statista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: