The Pains of Being Pure at Heart @ Sala Rossa, 06/09/2009

Uno dei concerti più inaspettati della mia patetica esperienza di vita. Cominciamo con le mie premesse. Stavolta andavo sul sicuro. La mia donna non mi avrebbe sodomizzato con un fallo di bronzo al termine del concerto. Cosa c’è infatti di più "mutandato" e "carino" in circolazione del gruppo di Brooklyn?!? Ero francamente tranquillo. La Sala Rossa semipiena. Atmosfera molto serena. In tempo per trovare un posticino a lato del palco e comincia il concerto. In tabellone i Cymbals Eat Guitars. Avevo avuto il tempo di sentire qualcosa su myspace nel pomeriggio e non è che mi avessero convinto. Poi uno li vede dal vivo… Santa Vergine… Un combo di buzzurri di Staten Island che, solo esteticamente, meriterebbero il carcere. Su tutti il tastierista con cappello di feltro ed il chitarrista cantante con una tremenda bandana. Si passa davanti a tutto peraltro ma poi i suddetti decidono anche di cominciare a suonare ed allora le cose si mettono in chiaro. Un disastro sonoro a limite della cacofonia con echi impercettibili di Fugazi, ma ogni tanto però. Insomma la mia donna è perplessa. Io non so che fare e spero che la cosa finisca presto. Manco per il cazzo! I nostri amici tengono la scena per un’ora in cui il suddetto cantante-chitarrista manifesta chiaramente un disturbo del comportamento ed una discreta tecnica chitarristica. Appena lasciano il palco la metà dell’audience (quelli che non si erano drogati) tira un sospiro di sollievo. Cerco di spiegare alla mia donna che si è trattato di un errore. Che una cosa del genere non si ripeterà più che arrivano i Depreciation Guild di cui mi ero pappato con piacere la deliziosa quanto derivativa Dream about Me grazie a quei simpaticoni di Polaroid. I nostri purtroppo sono protagonisti di un concerto tanto pieno di problemi tecnici da far sembrare il concertone del Primo Maggio un paradiso. Poveri. Pisciamo la seconda piatta parte del concerto per una sigaretta su St. Laurent. Risaliamo il tempo per goderci la salita sul palco dei PoBPatH. Poche parole. Sono un gruppo derivatissimo (ovviamente tutto quanto faccia jingle-jangle nella storia della musica con una particolare menzione per i miei adorati Sixpence None The Richer) ma sono proprio bravi. Suonano bene tutti i pezzi a disposizione. Menzione negativa per la tastierista cinese che dondola come una imbecille per tutto il concerto e che fa il paro con l’altra scimunita degli Yeah Yeah Yeahs e con l’idiota dei Blonde Redhead (ma a Brooklyn è diventata una moda tirare su nel gruppo asiatiche senza cervello… mah…). Insomma, bravi Pains ma io intanto riesco dalla Sala Rossa con la mia donna che mi guarda, per l’ennesima volta, perplessa.
Grazie.

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