Andiamo a prenderci la Coppa….

Con questo grido, un po’ abusato, sono andato a realizzare uno dei sogni viaggistici della mia vita. Finalmente ho visto BERLINO. Per chi come me cerca di conciliare in primis in se stesso il XXI Secolo col comunismo vedere la capitale tedesca è un tuffo al cuore e contemporaneamente un pellegrinaggio. Scoprire Berlino è un viaggio nella storia e contemporaneamente un proiettarsi in avanti. Ovviamente la prima meta non poteva non essere Potsdamer Platz: per circa un decennio, tutti gli anni novanta, è stata il cantiere maggiore nel vecchio continente. Messa in mano ai migliori architetti del mondo è riuscita a racchiudere in sè la storia della città, dalla Casa del Bauhaus, ancora miracolosamente in piedi, al primo semaforo d’Europa, mirabili esempi del periodo artisticamente e intelluttalmente più vitale per la Germania: gli anni dell’espressionismo. Ma non è solo la bellezza della Berlino folle ubriaca della grande inflazione a respirarsi autenticamente in questo immenso spazio verde di natura e policromo di idee geniali, è anche la fine della Grande Guerra e quella bellissima esperienza, misto di idealismo e realismo politico che fu il governo socialdemocratico del 1919, unito alle grandi spinte pacifiste della rivolta spartachista: un po’ defilato, seminascosto si erge (Piccolino a dire il vero) il monumento a Karl Liebknecht eretto in pieno furore ideologico dalla Germania di Honeker, per il cinquantesimo dell’uccisione del leader spartachista, nel punto esatto dove fu assassinato. La fatalità della storia, autentico convitato di pietra in tutta la città, ha posto il punto dell’assassinio nella parte di Berlino che sarebbe caduta sotto l’occupazione sovietica! Fu abbattuto nel 1989, in piena iconoclastia anticomunista, ma cinque anni dopo, precorrendo la "ostalgia" che pervade ogni singolo anfratto della Ex Berlino Est, fu rimesso al suo posto a simbolo della tradizione pacifista del popolo tedesco. Chi scrive non è riuscito a resistere alla tentazione di farsi fotografare vicino al monumento con il saluto Spartachista (il pugno destro vicino alla tempia!)… solo un anziano passante vedendomi ha spalancato un sorriso compiaciuto, Chissà cosa gli ho ricordato! Ma, ovviamente, nel visitare Berlino e Potsdamer Platz, ancor più emblematica della più famosa Alexander Platz, non ci si può, per nessun motivo, esimere dal fare i conti col passato totalitario: e così, per terra, un po’ all’improvviso appare LUI, quello che divise il Mondo per mezzo secolo…. ormai non rimane che una linea di Sanpietrini conficcati nel terreno, intervallati, di tanto in tanto, da una targa "Die Mauer 1961-1989"…. inizialmente è un’attrazione, ogni singolo turista si fà la fotografia, immancabile, a cavallo "Del Muro", ogni singolo turista si fà riprendere mentre "lo salta"… poi diventa una presenza "Asfittica", ma che dà bene la dimensione di come sia cambiata la Germania in questi anni: ogni tanto sparisce inghiottito in qualche costruzione che, evidentemente, vent’anni fà non c’era! Seguendo il muro ci si imbatte in un non luogo: la "Topografia dell’orrore". Durante i numerosi lavori di fortificazione del Muro, alle spalle dell’unico pezzo centrale rimasto in piedi, i sovietici rinvennero le fondamenta delle carceri della Gestapo, la Germania riunificata ne ha fatto uno dei tanti luoghi della memoria. Una serie di pannelli descrivono cosa furono e cosa successe in quei luoghi: già quì si denota il diverso atteggiamento tedesco nei confronti delle due dittature che ne hanno sconvolto la vita. Verso il Nazismo provano un doveroso senso di orrore e vergogna, permeato di un profondissimo rispetto verso tutte le morti che ne sono derivate, verso il Comunismo il ricordo, semplicemente, di una fase storica diversa, morta e sepolta. E’ stato un picccolo particolare a farmelo notare, la fotografia di uno dei tanti prigionieri della Gestapo negli anni trenta, messa così, da una parte: era il ritratto di un giovane Honecker catturato dalle SS; la didascalia recitava semplicemente "Segretario generale del SED dal 1971 al 1989, morto in esilio a Santiago del Cile nel 1994". Niente di più, uno dei più sanguinari esponenti del Patto di Varsavia, perfezionatore del controllo della STASI in Germania Est, liquidato così! Il passo successivo non poteva non essere il Museo del Check Point Charlie e del Museo della DDR: vedere liquidato come un Disneyland l’esperienza del Socialismo reale mi ha fatto un po’ male. Ancora sono visibili le steli di confine tra le due Germanie. il Museo del Check Point Charlie è fantastico, ben riprende la storia di una follia totalitaria, la volontà di trasformare uno stato in una galera, ma contemporaneamente, paradossalmente, ben si comprende come il Muro di Berlino non poteva, a quel punto, non essere costruito: un pannello mostra la crisi tra Russi e Americani del 1949 (due carri armati che si fronteggiano sotto gli occhi attoniti di un passante), poi la crisi tra Russi e Americani del 1950 (Sempre gli stessi carri armati e altri passanti), poi la crisi tra Russi e Americani del 1952 (Ancora carri armati, ancora i passanti sempre più indifferenti!)… il mio amico ingenuamente mi ha chiesto: "Com’è che non si sono messi d’accordo per non arrivare alla costruzione del Muro di Berlino?"…. ovviamente la risposta era insita in quei pannelli fotografici! Ma uscire dal Museo del Check Point è tutto un bazar di "Ossie": Bandiere della Germania Est vendute agli angoli delle strade, manette, divise, monete. Tutto ciò che possa ricordare la Germania dell’Est ha un prezzo. Ironico per il paese che voleva mettersi a capo di un movimento atto ad abolire la proprietà privata! Persino l’omino del semaforo per l’attraversamento pedonale è un souvenir (indubbiamente lo merita, con quel cappellino!). Ma questa mercificazione del passato totalitario ha un suo luogo di culto: ilmuseo della DDR. Per i non tedeschi è un posto semioscuro: è un po’ come se in Italia facessero il Museo dell’Italia Nazionalpopolare degli anni compresi tra la fine della Guerra e la fine degli anni ottanta, ma ha un suo fascino: riuscire a capire quello che c’è scritto, quelle che erano le parole d’ordine della propaganda di Berlino Est si capisce come il Mondo che veniva presentato ai tedesco orientale fosse una bugia colossale che teneva i cittadini in uno stato di semipuerilismo. Da contraltare a questa presentazione tra il nostalgico e il farsesco della Germania dell’Est c’è, indubbiamente, il rapporto col Nazismo: chiunque si aspetti il Sangue rimarrà DELUSO! Non c’è una fotografia che sia una di campi di concentramento, ma il memoriale degli ebrei caduti rende benissimo, a livello emotivo, cosa significhi la persecuzione, la discriminazione e poi l’olocausto: da un mattone appena visibile incastonato nel terreno, si scende sempre più, fino a trovarsi immersi tra pilastri grigi di cemento attraverso i quali non filtra un raggio di luce. Il mio amico: "A Cà, riemergemo!"…. con la semplicità involontaria di chi ha riportato uno stato fisico, ha descritto in modo mirabile il percorso di uscita dal memoriale e dal razzismo: uno sprofondare negli abissi dello spirito, partendo da cose apparentemente anonime, salvo poi trovarsi senza luce, senza nemmeno essersene resi conto…. Per ragioni di brevità non descrivo quant’è bello l’altare di Pergamo, quant’è libero lo spirito dei cittadini e di una città vissuta da Borghesi e Squatter, di quanto sono emozionanti i murales dipinti sul tratto di muro lasciato a disposizione degli artisti, di quant’è bello e riposante lo Zoo (Christiana F non c’era!), di cosa vuol dire dare una città in mano agli architetti VERI e vederla dal traghetto lungo la Speera, di come possa avvicinare i cittadini alle istituzioni l’attuale sistemazione del Reichstag e di tutta la zona della Cancelleria, coi suoi parchi e con la cupola del Reichstag aperta SEMPRE al pubblico, da cui poter vedere, in qualsiasi momento l’assemblea, e di come le sedi delle commissioni siano interamente fenestrate e visibili dalla strada e poi la porta di Brandeburgo e la Cattedrale di Kaiser Guglielmo I (una megalomania che ben spiega perchè si siano buttati tra le braccia di Hitler)…. Lo volete un consiglio: ANDIAMO A BERLINO! E ho capito perchè lì si diventa Campioni del Mondo!! PS l’Olimpia Stadion fà SCHIFO!!Muro di Berlino

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3 Risposte to “Andiamo a prenderci la Coppa….”

  1. marish Says:

    Primo. Siamo tutti contenti di saperti vivo e vegeto. Ed in forma, peraltro.
    Secondo. Solo immaginare la scena di te che fai il saluto spartachista…
    Sei assolutamente imprenscindibile…

  2. marish Says:

    Siamo tutti contenti di “vederti” vivo e vegeto ed in forma peraltro.
    Poi la scena di te che fai il saluto spartachista… sei imprenscindibile come essere umano. A presto. M

  3. utente anonimo Says:

    ebbravo kolchoz. bella analisi, bei commenti. nel mio piccolo, da fanatico berlinista, sottoscrivo.

    bof

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