Polvere e Spazzatura

Where Is my Vote"Khash-o-khashak" in Farsi significa polvere e spazzatura. Così Ahmadinejad ha apostrofato le migliaia di persone che da giorni, rischiando la vita e talora perdendola, ringhiano per le strade il loro disprezzo in faccia alla teocrazia di Teheran.

Lungi dal farsi prendere dal panico, i manifestanti si sono appropriati dell’insulto e lo hanno trasformato in un inno, in un grido di battaglia, in un simbolo. Siamo noi, polvere e spazzatura, sembrano dire, i veri rappresentanti di un popolo il cui 70% ha meno di 30 anni. Siamo noi, polvere e spazzatura, le ragazze e le donne che vogliono uscire per sempre dallo stato di minorità in cui le hanno gettate quegli ayatollah che attribuiscono loro esattamente la metà del valore degli uomini.

Perché, da quella parte del mondo, persone che hanno la stessa età di un Renzi o di una Serracchiani qualunque – anzi meno – hanno deciso che è meglio rischiare la vita, e magari perderla, piuttosto che continuare a vivere così. Con i bassiji che ti pestano a sangue se all’uscita da un locale il tuo alito sa di alcol, se esce una sola ciocca di capelli nero corvino più del consentito fuori dall’hijab, se il velo è troppo colorato. Se poi sei sospettato di essere omosessuale, il tuo destino è di essere appeso per il collo ad una gru.

Per anni, i ragazzi iraniani avevano semplicemente deciso di fregarsene. Dopo l’inerzia simil-riformista di Khatami, avevano capito che c’era poco da fare ed avevano deciso di approfittare con astuzia ed elasticità degli interstizi di tolleranza dimenticati dal regime. Per sentire un po’ di musica, guardare una tv satellitare, dialogare su internet, ballare nel chiuso delle case private o di locali "sicuri" senza avere tra i piedi i guardiani della Rivoluzione.

Ma oggi no. Non più. Altri quattro anni in compagnia di un burattino della Guida Suprema, vestito come uno sfigato quattordicenne che esce dalla Standa, proprio no. Quasi un altro lustro a fingere di sopportare un patetico personaggio che è stato totalmente incapace di far crescere l’economia iraniana (Teheran, tra i principali produttori di petrolio al mondo, è costretta a razionare la benzina…), che vuole cancellare un Paese dalla carta geografica, che ha fatto dell’Iran una terra abietta agli occhi del resto del mondo, mallevadrice e protettrice di ogni grumo terroristico che si agita nelle già torbide acque israelo-palestinesi e libanesi (e irachene prima), che ha ulteriormente ristretto gli spazi di libertà, proprio no. A maggior ragione, se eletto con i brogli.

Hanno preso maledettamente sul serio quella farsesca esercitazione coreografica che la Teocrazia iraniana chiama "voto". Hanno messo in chiaro una volta e per sempre che un numero di votanti superiore a quello degli abitanti in alcune province è inaccettabile. Hanno deciso di trasformare in un rivoluzionario persino il signor Moussavi – oggi riformista ma vent’anni fa uno degli architetti della Rivoluzione di Khomeini – e chi se ne frega della sua storia. Oggi c’è la loro storia. Storia di polvere e spazzatura.

Da questa parte del mondo, invece, Obama – dopo qualche giorno di eccidi e massacri e dopo aver tentato fino a qualche ora prima di dialogare con il regime – inizia a parlare di "seri dubbi sulla validità del voto" e fa risalire la protesta dei giovani eroi al suo, banale e un po’ pasticciato per la verità, discorso del Cairo. Sarkozy e Brown, poveretti, fanno dignitosamente quello che possono. Gli altri Paesi europei ed occidentali, per carità, lasciamo perdere. Ma ciò che lascia più basiti è la straordinaria capacità di riempire strade e piazze contro grembiulini, riformine della nostra amata scuoletta, contro le tasse o questo o quel governo ed altre amenità di vario genere, salvo poi non esprimere uno straccio di solidarietà, nemmeno con uno di quei finti scioperi degli studenti che andavano tanto di moda quando facevo io il liceo.

Ma d’altronde non c’è da stupirsi. Cosa volete che capiscano ancora di diritti, libertà e dignità centinaia di milioni di anestetizzati che vanno a votare sempre meno, che non riescono nemmeno a prendersela con qualcuno per la crisi economica, il crollo finanziario e la perdita del posto di lavoro. Che si dilettano con le sfide di eleganza tra Carlà e Michelle, con le veline e le escort, con i muscoli di Obama e le baggianate del principe William. Che sono stati sotto una tirannia, se ne sono liberati e oggi, sazi ed indifferenti, l’hanno dimenticata.

Cari ragazzi iraniani, non so quanto ci teniate al sostegno del cosiddetto Occidente. Secondo me, poco. Ma se mai aveste un barlume di speranza, lasciate stare. Siete soli. Non c’è nessuno dietro di voi. Davanti a voi, solo le torve sagome dei bassiji, della polizia e dei loro amichetti di Hezbollah venuti dal Libano in loro soccorso. Che vi sparano addosso, vi uccidono senza pietà, vi massacrano, vi gettano addosso acido con gli idranti.

Io non so come andrà finire. Forse la vostra "onda verde" si infrangerà contro le cariche della polizia, i Tribunali Speciali, le torture e la Legge Marziale. E’ probabile. Ma so per certo che con la vostra protesta, la Rivoluzione Khomeinista è giunta al capolinea. Con il vostro coraggio avrete strappato la maschera della Teocrazia, facendo vedere definitivamente al mondo il volto putrido della tirannia da difendere ad ogni costo, della volgare dittatura da preservare a qualunque prezzo, senza la foglia di fico della volontà di Dio.

So anche che, preferendo morire – come ha fatto Neda – con un sogno di libertà ed un sussulto di dignità negli occhi prima che le palpebre si chiudano, avrete insegnato una cosa a questa parte del mondo.

Che oggi il vero Occidente siete voi.

 

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Una Risposta to “Polvere e Spazzatura”

  1. utente anonimo Says:

    Amen.

    Andrew’s Tavern
    Khash-o-khashak

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