L’Europa e lo strano caso del Dr. Klaus

vaclav_klausPensavate fosse impossibile "italianizzare" l’Europa? Eccovi serviti. A tre giorni dal 9 maggio, fatidica "festa dell’Europa", della crisi istituzionale che paralizza l’Unione Europea e le sue aspirazioni di riforma non si vede la fine.

Un tunnel lungo quasi sette anni, da quando con la Convenzione Europea prima e la Conferenza Intergovernativa poi si è tentato di costruire con miscele di vocaboli degni di un alchimista un Trattato organico che rendesse le istituzioni europee più funzionali e vicine ai cittadini.Niente da fare, la luce è ancora lontana.

Il Trattato di Roma, primo tentativo partorito da Governi, Parlamenti, Istituzioni europee, è stato abbattuto dalla "sindrome dell’idraulico polacco" impadronitasi inopinatamente della Francia prima e dell’Olanda poi. Si ricomincia daccapo. Si rinegoziano molti punti, le ambizioni si fanno più caute, si arriva al Trattato di Lisbona.

Tutti ricordiamo il NO irlandese scaturito dal referendum e la nuova, conseguente impasse. Ma gli Irlandesi, poverini, non sono da soli. Neanche Polacchi, Tedeschi e Cechi. Gli Irlandesi, che attendono "garanzie" dall’UE sul mantenimento della propria sovranità in materia fiscale, di welfare, etc. (il Consiglio Europeo dovrebbe formalizzare l’offerta a giugno), indiranno un nuovo referendum a ottobre. I Tedeschi in questo momento hanno altro a cui pensare con Opel, Marchionne, la crisi, etc.

E i Cechi (Presidenti di turno della UE e senza Governo)? Oggi il Senato di Praga ha finalmente ratificato il Trattato di Lisbona. Un piccolo spiraglio di luce finalmente? Macché. Il Presidente della Repubblica Vaclav Klaus si è rifiutato di firmare la legge di ratifica. Tutto come prima, dunque. Un passo avanti, uno (o forse mezzo) indietro. La motivazione del Capo dello Stato ceco è che è necessario attendere che la Corte Costituzionale praghese si pronunci su un ricorso presentato da alcuni senatori del suo partito.

Sì, ma chi è Klaus, direte voi? Il Dr. Klaus (nella foto) è un brillante economista, ultraliberista, thatcheriano di ferro. Un simpatico affabulatore dalle idee eccentriche, per non dire talvolta stravaganti. Alcuni esempi: il Trattato di Lisbona? Un documento liberticida che istituisce un Superstato europeo. L’UE? Rischia di diventare come l’URSS. Bruxelles? Sinonimo di burocrazia e basta. Il passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata? Un abuso di potere. L’euro? Una follia. Il riscaldamento globale? Non c’è da preoccuparsi, è nell’ordine naturale delle cose. La crisi economica mondiale? Non esiste. E’ solo una tipica fase congiunturale negativa.

Non vi ricorda qualcosa? A parte le posizioni euroscettiche che ricordano quelle di qualcuno a casa nostra, non vi sovviene qualche analogia? Da quanto tempo in Italia si discute di modificare la Costituzione, di riforme istituzionali, di bicamerali, commissioni, referendum, assemblee costituenti, tavoli di confronto, etc.? Più o meno – se comprendiamo gli anni rantolanti di fine Prima Repubblica – da quasi 20 anni. L’Europa da 7. Poveri sbarbatelli, hanno ancora molto da imparare.

Questione di treni perduti. Di occasioni mancate. Invece di gingillarsi con discussioni sterili, dopo Maastricht e prima dell’Allargamento ad Est occorreva ridefinire l’architettura istituzionale dell’Unione. E invece no. I politici europei hanno pensato che le due cose potessero procedere di pari passo. E bravi. Si vede. Alla fine, se Dio vuole, il Trattato di Lisbona può anche farcela: se gli Irlandesi votano SI, sarà difficile che gli ultimi rimasti si tirino indietro e che il Dr. Klaus si erga da solo a paladino dell’Anti-Europa (ma eviterei di provocarlo…). Ma che succederà tra qualche anno quando potrebbero entrare la Croazia, la Turchia (speriamo), e poi serbi, macedoni, montenegrini, albanesi, etc.? Semplice, ricominceremo da capo.

D’altronde, il primo effetto di questa crisi è che a giugno si nominerà un Presidente della Commissione (che sarà sempre Barroso), che a sua volta non potrà scegliersi i nuovi Commissari perché non si saprà in base a quale Trattato nominarli, quanti nominarne, etc. fino a che a Dublino non si saranno decisi a ratificare questo benedetto Trattato. Non oso pensare a cosa accadrà se rivoteranno no. Un pasticcio da commedia plautina.

E non mi venite a dire che ora non provate un po’ di nostalgia per i nostri "governicchi" balneari o di fine legislatura della Prima Repubblica.

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