Archive for maggio 2009

Se po’ ffa’…

28/05/2009

In praise of… the road to Rome

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Whichever team you supported last night, Rome was indisputably a good venue for the Champions League football final between Barcelona and Manchester United. In fact, the choice of Rome was better than good. Two thousand years after Emperor Augustus, the idea that all roads in Europe lead ultimately to the Eternal City still has powerful symbolic resonance. Rome may no longer be the political – let alone artistic or spiritual – capital of Europe. Italy may not live up to the rose-tinted image in which too many insist on seeing it. Yet Italy’s capital city retains a pan-European glamour and vibrancy that few cities – and certainly not the continent’s dull political capital, Brussels – can rival. All of this made Rome the best possible venue for a contest which, pitting the pre-eminent football team of northern Europe against the pre-eminent team of the south, united and engaged the people of this continent in ways that next month’s European elections cannot rival. The contrast with the 2008 final, played in Moscow and finishing at nearly 1am local time, was wholly to Rome’s advantage. All of which raises the obvious question: why not make Rome’s Stadio Olympico the permanent home of Europe’s football cup final? In England, the FA Cup is always (after a brief exile in Cardiff) played at Wembley. In Scotland, a similar role is played by Hampden Park. A Champions League final played each May in Rome would soon have a similarly inevitable and irresistible aura.

Magari ce cascano…

Thanx to The Guardian

Pep… il trionfo!

28/05/2009

Guardiola!Ieri sera abbiamo assistito ad una delle più belle manifestazioni calcistiche di tutti i tempi. Solitamente le finali di Champions League sono partite poco spettacolari, tirate e povere di emozioni. Ieri no, abbiamo asistito sul prato dell’Olimpico (insolitamente bello, di solito lo Stadio di Roma è sufficientemente vergognoso!) ad una partita di una bellezza rara, roba da lasciare in bocca l’amaro gusto del dispiacere al momento del triplice fischio, tale e tanta era l’armonia e la bellezza calcistica messa in scena. I meriti sono molteplici: pur essendoci in palio il più prestigioso trofeo per club, non siamo costretti a vedere quelle scene ignobili e degradanti di calciatori che si rotolano a terra come tarantolati per ogni singolo fallo; di falli ne sono stati commessi, ma chiunque lo subisse si rialzava e ripartiva; a fronte di decisioni non perfette dell’arbitro Busacca (unica nota stonata della serata) la protesta si limitava a braccia aperte e occhi sgranati, nessun vaffa, nessun gesto plateale, nessuna crisi isterica. Il tutto perchè in campo c’erano 22 uomini che sapevano giocare al calcio e non semplicemente prendere a calcio un pallone come, purtroppo, avviene troppo spesso in Italia. E poi l’aspetto tecnico: nemmeno negli ultimi concitati minuti finali abbiamo visto la palla buttata in avanti alla "viva il parrocco", nessun rinvio palla in tribuna, ma sempre difese pronte a uscire palla al piede, attaccanti capaci di passarsi il pallone con precisione chirurgica, mai imbrigliati in rigidi schemi preconfezionati, ma nemmeno lasciati allo sbando dell’azione personale. Insomma la sintesi perfetta di cosa deve essere il calcio: no spettacolo maschio e leale, alla fine del quale trionfi il piàù bravo. E il più bravo è stato, senza ombra di dubbio, LUI Josep Guardiola y Sala da Santpedor. La sua storia di allenatore è di una rapidità e di un’efficacia sconcertante: da allenatore delle giovanili della seconda squadra del Barcellona è stato catapultato sulla panchina della prima squadra, con un compito preciso, far divertire il pubblico. Lui non si è scomposto, ha chiesto la cessione di giocatori dal grande nome, ma dal presente incerto, come Ronaldinho, Deco, Zambrotta e Thuram, ha inchiodato Eto’o alle sue responsabilità costringendolo a scegliere tra i soldi dell’Uzbekistan e la glori a del Barcellona, e poi ha semplicemente detto ai suoi giocatori: "Fate come facevo io, giocate a calcio, e cercate di non buttare mai via il pallone!"…. il risultato è stato subito chiaro Campionato vinto di slancio, segnando più di cento goal, battendo, nello scontro diretto, il Real Madrid al Santiago Bernabeu per 6-2, Coppa del Re vinta e Champions League dominata, tranne la semifinale al cospetto del genio Gus Hiddink. La finale di ieri sera, forse, rimarrà la partita perfetta del Barcellona: dopo dieci minuti di dominio assoluto del Manchester, palla a Eto’o che, con un tocco studiato, provato e riprovato in allenamento, ha beffato Van Der Saar. Dopo dieci minuti il Barcellona aveva già vinto la Champions…. Cristiano Ronaldo irretito, un possesso palla pulito, senza sbavature, senza paure, senza lancioni, occasioni sullo stretto, create da quei fenomeni di Iniesta e Messi. Fino all’poteosi, il goal del 2-0, da far vedere e rivedere e poi rivedere ancora nelle scuole calcio: il cross di Iniesta col contagiri, lo stacco perentorio, assoluto della Pulce e il pallone a scavalcare il lungangone Van Der Saar sotto la Curva Sud! Due a zero, e Barcellona in festa! E anche Roma città perchè questa squadra ha rubato l’occhio e il cuore a tutti gli appasionati di calcio. E poi come non pensare a Pep Guardiola. Più che un allenatore un UOMO VERO! Uno dal quale tutti dovremmo prendere esempio nella vita. Ha dedicato la vittoria (almeno all’intervistatore RAI) al calcio italiano, quel calcio che lo scoprì nel 2000 positivo all’antidoping e che gli fece uno sconto di pena per l’attegiamento collaborativo tenuto con la procura antidoping,che lo fece giocare nel Brescia, insieme a Baggio, Pirlo e Luca Toni; l’ha dedicata a Paolo Maldini, invitandolo (tra il serio e il faceto) al Barcellona, ricordandogli come per Maldini un posto ci sarà sempre, ha solidarizzato col capitano milanista per l’indegna contestazione della quale è stato fatto oggetto domenica scorsa. E poi ha dedicato la vittoria alla città di Roma che lo ha visto giocare per pochissimi mesi nell’autunno del 2002, che non lo ha capito, ma lo ha apprezzato e poi non si è voluto dimenticare del suo maestro di Brescia Carlo Mazzone, riservandogli un tagliando allo stadio…. Complimenti per tutto IMMENSO PEP!!

Kalmunity and Piknik Electronic

18/05/2009

3113121Resoconto miserabile di una settimana persa nel tentativo patetico di capirci un pò di più in una città senza senso. Martedì sera scorso. Location: il Sablo Kafe (all’angolo fra St Zotique e St Dominique, quartiere di Little Italy). Posticino delizioso dove beccare un grande concerto. Si iniziavano, con questa serata, i festeggiamenti per un gruppo, i Kalmunity, nella cui totalmente insensata struttura “aperta” si rispecchia la natura perfettamente multiculturale e “peciona” di Montreal. Una community di quasi un centinaio di membri (!!!) che fanno, non sto scherzando, i “turni” e, a seconda della “turnazione”, improvvisano un set in cui ci si trova un pò tutto quello che è stato prodotto dalla musica nera del secolo scorso. Detta così sembra la solita cazzata. Ma passata la sbornia visiva per le coriste vi assicuro che vi ritrovate d’incanto a sentire un fantastico calderone di Barry White, Miles Davis e James Brown (i più fondamentali punti di riferimento della band) suonato, il tutto, con classe, perizia musicale e soprattutto rispetto. Si finisce sudati, felici e mezzi sbronzi (questo per via di una serie di venefiche Sambuche offerte da un inquietante amicone che senza presentarsi è apparso e sparito velocemente nel nulla della notte artica). Non contento replico il tutto ieri sera con un concerto improvvisato (nel vero senso della parola, la precedente location era finita allagata dal nubifragio che si è abbattuto sul Quebec sabato pomeriggio). Ci si becca, grazie ad una sarabanda di mail, al terzo piano di un grattacielo di Midtown praticamente svuotato (le impressioni erano o di palazzo in mano ai creditori o di un edificio pronto ad essere demolito con il tritolo). Nuovo concerto dei nostri amici. Si conferma, nonostante il cambio di line-up, una deliziosa esperienza musicale anche se il piccolo cafe di Little Italy era un’altra cosa. Lo so, caro Gau, già ti vedo (“certo amico mio, na fantasia…”) ma non è colpa mia se non mi sono abituato per niente allo stile di vita di questi canadesi. Qui i biglietti si comprano prima. Qui i concerti iniziano presto (ed in orario). Quindi capisci che, anche se la serata presentava almeno un paio di concerti da togliere il fiato, non sono riuscito a beccarne nemmeno uno.
Comunque il sito di questi idioti è questo. Se passate da questa parte non ve li perdete (li pagheranno ad ore perchè suonano tutte le sere…).
Il tempo di riposare e la Domenica più bella che uno possa immaginare (domani, amici miei, in Canada è la festa della Regina, non si lavora!) si tinge di una ennesima esperienza totalmente senza senso. Dovete sapere che sta per iniziare Mutek. Uno dei festival di musica elettronica “colta” più cool del nordamerica. La città è in fibrillazione (ti credo, dopo 6 mesi di inverno…) ma, non contenti, questi pazzi cosa ti organizzano? Il Piknik Electronik. Una follia che durerà tutta l’estate con location sull’Ile de St. Helene (con di fronte lo skyline della Downtown). Ti porti da mangiare e, come se niente fosse, ti becchi un devastante doppio DJ set. Sarebbe tutto normale (in fondo qualcosa di simile la si vede in giro dalle nostre parti) se non fosse che, a cinque metri di distanza dai tossici di ordinanza, ballonzola un enorme cane di plastica per i bambini.
I bambini, avete capito bene, c’erano le famiglie.
Noi nemmeno le stadio le riusciamo a portare. Questi le portano ai rave. Rimango perplesso. Mi godo comunque la musica (di ottima qualità), la birra (pessima ma qui non si scappa) e a fatica sopravvivo al  freddo polare (ho perso la funzionalità delle ultime dita della mano destra per fumare…).
Poi, mentre ci si incammina verso casa, tra un pezzo big-beat ed uno trance, capita che senti questo pezzo.
E per la prima volta lo trovi fighissimo da ballare.

Bella figura di merda…

17/05/2009

Dal NYT di oggi (a proposito della morte di Susanna Agnelli):
"A striking woman who let her hair go gray (…), Ms Agnelli was the antithesis of the showy television celebrities who dominate Italian culture today."

Io mi vergogno.

Annamo bene…

12/05/2009

"Ma Roma è zona sismica?"

"Ma che stai a dì!?! Ma che non lo sai che Roma è vuota sotto? E’ tutta de tufo…"

NESSUN DANNO

Scossa di terremoto a Roma,
Epicentro a Castel Sant’Angelo

Il movimento tellurico, avvertito anche a Ciampino
e ai Castelli Romani, è stato registrato alle 14.44

 

Castel Sant'Angelo (Ansa)
Castel Sant’Angelo (Ansa)

Una scossa di terremoto di magnitudo 2.1 è stata registrata dagli strumenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 14.44 in provincia di Roma. I comuni più vicini all’epicentro, rende noto il Dipartimento della Protezione Civile, sarebbero Roma, Ciampino, Tor Lupara e Frascati. Tuttavia, riportando i dati dell’Istituto nazionale di vulcanologia sulle mappe satellitari, l’epicentro del sisma risulta nel pieno cuore di Roma, più precisamente nei giardini di Castel Sant’Angelo. Dalle prime verifiche effettuate dalla sala situazione Italia del Dipartimento non risultano al momento danni a persone o cose.

PICCOLE FAGLIE IN CITTA’ – «Sono stupita della localizzazione – dice Patrizia Tosi, sismologa dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – che io sappia lì sotto non ci sono teoricamente faglie in quell’area. Tuttavia è evidente che se l’epicentro è lì, alla profondità di 10 chilometri, qualcosa ci dev’essere. Certo che, in una città come Roma, anche se ci fossero faglie in centro sarebbe difficile trovarle perchè i segni in superficie sono confusi e coperti da stratificazioni edilizie». La sismicità diffusa, «con questi piccoli terremoti c’è sempre – spiegano all’Ingv -, ma andranno verificati i dati perché da un po’ di giorni molte persone telefonano segnalando di avvertire tremori a Roma: probabilmente delle piccole scosse ci sono state». Nella mappa dei risentimenti già pubblicata su internet la scossa delle 14.44 è stata avvertita dalla popolazione come 3-4 grado.

SCOSSA A PISA – In serata, poi, un’altra scossa di terremoto di magnitudo 2.6 si è verificata in provincia di Pisa. Lo rende noto il Dipartimento della Protezione civile, precisando che non risultano danni a persone o cose. Le località prossime all’epicentro sono Santa Luce, Orciano Pisano e Lorenzana.

Fiat Lux

11/05/2009

marchionne03gBeato Marish. Lui, che dal suo osservatorio privilegiato in un Paese sospeso tra cultura anglo-sassone (americana) e francese (québecoise), può dilettarsi a leggere commenti salaci e sottili analisi economico-finanziarie sulle ultime mosse del più noto italo-canadese della storia recente, Sergio Marchionne.

A noi, poveri meschini, tocca al massimo l’ennesimo paragone da perdenti, azzardato da immaginifici lettori del Corriere nelle "Lettere a Sergio Romano", dove si accosta il CEO di Fiat niente meno che a Enrico Mattei. Povero Paese, che continua a cercare politici, manager, sportivi, poeti e scrittori da sovrapporre a figure ormai mitizzate nel nostro aureo (?) passato. Bene ha fatto l’ex diplomatico del Corriere a sgomberare il campo da evocative suggestioni, ricordando che Mattei fu una figura a metà tra politica ed economia, italiano fino al midollo, consapevole che "i partiti sono come un taxi, li paghi e ti portano dove vuoi", mentre Marchionne – che ama rivendicare la sua parte "canadese" – è l’emblema di una generazione globalizzata, americanizzata, che dei partiti se ne frega abbastanza.

Meglio, molto meglio, allora, provare a capirci qualcosa leggendo qualche articolo dell’Herald o del WSJ. Se non altro per vedere se il ridestato entusiasmo da orgoglio nazionale è ben riposto. Sergio da Chieti ha avuto un’illuminazione: tra tutti gli automaker che perdono nel fango della crisi, FIAT è tra quelli che si comportano meglio. Perde sì, ma meno degli altri e continua a guadagnare in percentuale quote di mercato dovunque. Merito di una nuova strategia aziendale e comunicativa, di un rilancio di modelli apparentemente appassiti, di una svolta tecnologica.

Così, Sergio da Chieti si è detto: la crisi è un’ottima occasione per ristrutturare il mercato globale dell’auto e la gerarchia dei suoi protagonisti. General Motors, nonostante il bailout del Governo USA di 15 miliardi di dollari, cola a picco. Ford è con un piede nella fossa. Chrysler è alla canna del gas. Persino Toyota, per la prima volta nella storia, è in passivo. In Europa i campioni nazionali francesi (Renault e Peugeot) prendono batoste ma c’è da giurare che Sarko preferisca prestare Carla Bruni al rugbista Chabal piuttosto che abbandonare i suoi gioielli al loro destino.

Marchionne ha annusato l’aria ed ha percepito la possibilità di trasformare la Fabbrica Italiana Automobili Torino in un competitore globale. Di più, nel secondo automaker del mondo. E per farlo, si deve essere detto, bisogna dare l’assalto alla diligenza americana ed alle sue propaggini europee. Se non ora, quando? Così, abilmente, ha tessuto la sua tela con l’Amministrazione Obama accreditandosi come l’unica alternativa credibile per ridare dignità alla Chrysler, trasformadola in una compagnia innovativa che produce auto più piccole, a minore consumo e a più basso inquinamento.

L’Imperatore, stanco di buttare soldi dalla finestra per salvare aziende e vedere i manager arricchirsi, ha accettato. E così, con una mossa spregiudicata ma vincente, Sergio da Chieti ha ottenuto il massimo: Chrysler è stata condannata al fallimento pilotato in mano ai giudici americani, FIAT avrà la maggioranza relativa di una compagnia formata con i Governi di USA e Canada ed i Sindacati dei metalmeccanici che comprerà a due soldi gli asset dell’azienda americana e Lui diventerà, una volta conclusa la procedura fallimentare, il CEO della nuova Chrysler. Tradotto in soldoni, la FIAT compra Chrysler con i soldi di Washington e (…) Ottawa.

La seconda, affascinante partita di poker si gioca con General Motors per il controllo di OPEL Division e dei suoi asset non solo in Germania, ma anche in Sud America. GM, in condizioni finanziarie pessime, sta negoziando con FIAT la cessione di Opel in cambio di un ingresso nel CdA dell’azienda torinese. Gli Americani chiedono il 30% del pacchetto azionario; FIAT offre al massimo il 10%. Intanto, Sergio da Chieti non si scoraggia e va in Germania a spiegare il suo piano al Governo tedesco, ai Sindacati e ai Laender per acquisire il loro ok e spingerli a sostenere la sua proposta.

Un piano straordinario, non c’è dubbio. Rischi? Eccome. Stando alla stampa anglo-sassone e non solo, ci sono molti azzardi e molti punti interrogativi. Per quanto riguarda Chrysler, qualcuno (l’Herald) dice che la procedura fallimentare potrebbe essere più complicata del previsto, dato che alcuni creditori non sembrano affatto intenzionati ad accettare il piano di Obama. Inoltre, si dice che GM – nonostante la crisi – abbia ancora un potere negoziale forte e che non sarà facile costringere il (ex) colosso americano a cedere OPEL per poco più di un tozzo di pane. Poi, i Laender tedeschi dove sono ubicate alcune delle fabbriche più importanti della OPEL temono drastici tagli del personale o addirittura inopinate chiusure degli stabilimenti e cominciano a far sentire la propria voce. Idem, naturalmente, i sindacati.

Anche in Italia si temono chiusure (Termini Imerese, Pomigliano d’Arco) o dolorose "ristrutturazioni dell’organico". La CGIL è già in allerta. Il Governo (Scajola invoca la "centralità dell’Italia") pure. Non basta. Se gli affari Chrysler e Opel andassero in porto, Marchionne si trasformerebbe in una sorta di Trimurti diventando CEO di Fiat Group, Chrysler e Opel. Gli analisti ricordano che sarebbe un esperimento "senza precedenti" e ammoniscono che "un uomo deve pur dormire". Ricordano infine che il manager Carlos Ghosn provò a gestire Renault e Nissan insieme. Gli andò bene, per un po’. Poi fu costretto a cedere.

Last but not least, gli analisti finanziari sostengono che lo stock complessivo di azioni di FIAT Auto (quindi tolti IVECO, New Holland, Magneti Marelli, etc.), al netto dei debiti, è piuttosto esiguo (circa 5,5 miliardi di euro). Gli investitori internazionali, dunque, sarebbero molto cauti sulle effettive capacità di espansione della FIAT, per non dire scettici. E poi, dicono sempre costoro, non c’è alcuna garanzia che Marchionne riesca a far funzionare un’azienda (Chrysler) che va male da decenni.

Nazionalismo venato da una punta di stizza per Davide che sfida Golia? Può darsi. Aria di sufficienza per la Fix It Again Tomorrow di qualche anno fa? Forse. Dubbi sul proverbiale passo più lungo della gamba? Certo. Ma il dato fondamentale è che – alla fine della sbornia finanziaria da "fusioni e acquisizioni" – al centro è tornata la politica industriale con le sue alleanze, i suoi obiettivi, i suoi scacchieri ed i suoi tavoli da poker. E sinceramente, sapere che sotto la lente di ingrandimento dei mercati non ci va Alitalia per le sue stravaganze, ma un’azienda guidata da un "catalyst" come Sergio da Chieti, provoca – diciamolo – un sottile brivido di piacere.

Il primo, credo unanimemente condiviso, auspicio è che la partita a poker riesca. Se proprio non andasse, il secondo auspicio è che sia colpa dello scetticismo altrui. E che magari in molti siano costretti a ricredersi.

L’incubo peggiore – che io e marish abbiamo evocato per esorcizzarlo – sarebbe di vedere Sergio da Chieti caracollare in un aeroporto internazionale con una valigia stracolma di soldi che, con il suo sguardo apparentemente docile, ci guarda e ci fa: "ma mica vi credevate davvero che…" per poi sparire appena dopo l’annuncio dell’imbarco per le isole Cayman.

10 anni di Linea di Massa (1999-2009)

09/05/2009

Oggi, 9 maggio 2009, i nostri amici Dub "Linea di Massa" compiono dieci anni. Auguri.

linea di massa

E festeggiano stasera, tra quasi due ore con un concerto al Villaggio Globale.

Se ve sbrigate, je la fate.

Daje Cikogna. Daje tutti.

L’Europa e lo strano caso del Dr. Klaus

06/05/2009

vaclav_klausPensavate fosse impossibile "italianizzare" l’Europa? Eccovi serviti. A tre giorni dal 9 maggio, fatidica "festa dell’Europa", della crisi istituzionale che paralizza l’Unione Europea e le sue aspirazioni di riforma non si vede la fine.

Un tunnel lungo quasi sette anni, da quando con la Convenzione Europea prima e la Conferenza Intergovernativa poi si è tentato di costruire con miscele di vocaboli degni di un alchimista un Trattato organico che rendesse le istituzioni europee più funzionali e vicine ai cittadini.Niente da fare, la luce è ancora lontana.

Il Trattato di Roma, primo tentativo partorito da Governi, Parlamenti, Istituzioni europee, è stato abbattuto dalla "sindrome dell’idraulico polacco" impadronitasi inopinatamente della Francia prima e dell’Olanda poi. Si ricomincia daccapo. Si rinegoziano molti punti, le ambizioni si fanno più caute, si arriva al Trattato di Lisbona.

Tutti ricordiamo il NO irlandese scaturito dal referendum e la nuova, conseguente impasse. Ma gli Irlandesi, poverini, non sono da soli. Neanche Polacchi, Tedeschi e Cechi. Gli Irlandesi, che attendono "garanzie" dall’UE sul mantenimento della propria sovranità in materia fiscale, di welfare, etc. (il Consiglio Europeo dovrebbe formalizzare l’offerta a giugno), indiranno un nuovo referendum a ottobre. I Tedeschi in questo momento hanno altro a cui pensare con Opel, Marchionne, la crisi, etc.

E i Cechi (Presidenti di turno della UE e senza Governo)? Oggi il Senato di Praga ha finalmente ratificato il Trattato di Lisbona. Un piccolo spiraglio di luce finalmente? Macché. Il Presidente della Repubblica Vaclav Klaus si è rifiutato di firmare la legge di ratifica. Tutto come prima, dunque. Un passo avanti, uno (o forse mezzo) indietro. La motivazione del Capo dello Stato ceco è che è necessario attendere che la Corte Costituzionale praghese si pronunci su un ricorso presentato da alcuni senatori del suo partito.

Sì, ma chi è Klaus, direte voi? Il Dr. Klaus (nella foto) è un brillante economista, ultraliberista, thatcheriano di ferro. Un simpatico affabulatore dalle idee eccentriche, per non dire talvolta stravaganti. Alcuni esempi: il Trattato di Lisbona? Un documento liberticida che istituisce un Superstato europeo. L’UE? Rischia di diventare come l’URSS. Bruxelles? Sinonimo di burocrazia e basta. Il passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata? Un abuso di potere. L’euro? Una follia. Il riscaldamento globale? Non c’è da preoccuparsi, è nell’ordine naturale delle cose. La crisi economica mondiale? Non esiste. E’ solo una tipica fase congiunturale negativa.

Non vi ricorda qualcosa? A parte le posizioni euroscettiche che ricordano quelle di qualcuno a casa nostra, non vi sovviene qualche analogia? Da quanto tempo in Italia si discute di modificare la Costituzione, di riforme istituzionali, di bicamerali, commissioni, referendum, assemblee costituenti, tavoli di confronto, etc.? Più o meno – se comprendiamo gli anni rantolanti di fine Prima Repubblica – da quasi 20 anni. L’Europa da 7. Poveri sbarbatelli, hanno ancora molto da imparare.

Questione di treni perduti. Di occasioni mancate. Invece di gingillarsi con discussioni sterili, dopo Maastricht e prima dell’Allargamento ad Est occorreva ridefinire l’architettura istituzionale dell’Unione. E invece no. I politici europei hanno pensato che le due cose potessero procedere di pari passo. E bravi. Si vede. Alla fine, se Dio vuole, il Trattato di Lisbona può anche farcela: se gli Irlandesi votano SI, sarà difficile che gli ultimi rimasti si tirino indietro e che il Dr. Klaus si erga da solo a paladino dell’Anti-Europa (ma eviterei di provocarlo…). Ma che succederà tra qualche anno quando potrebbero entrare la Croazia, la Turchia (speriamo), e poi serbi, macedoni, montenegrini, albanesi, etc.? Semplice, ricominceremo da capo.

D’altronde, il primo effetto di questa crisi è che a giugno si nominerà un Presidente della Commissione (che sarà sempre Barroso), che a sua volta non potrà scegliersi i nuovi Commissari perché non si saprà in base a quale Trattato nominarli, quanti nominarne, etc. fino a che a Dublino non si saranno decisi a ratificare questo benedetto Trattato. Non oso pensare a cosa accadrà se rivoteranno no. Un pasticcio da commedia plautina.

E non mi venite a dire che ora non provate un po’ di nostalgia per i nostri "governicchi" balneari o di fine legislatura della Prima Repubblica.

Cartoline dagli States

05/05/2009

Stavolta, accanto alla febbre suina e ai talebani del Pakistan, ci siamo anche noi.

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Thanx (si fa per dire) to the NY Times…

Il Grande Torino

04/05/2009

Oggi sono 60 anni.

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P.S. dedicato a Mario. Che non ha mai risposto alle prese per il culo continue di quasi 30 anni di convivenza con un ingrato figlio juventino.