Slumdog Millionaire

slumdog_millionaireDanny Boyle, magistrale regista di "Piccoli omicidi fra amici", del mitico "Trainspotting" e di qualche boiata come "The Beach" (dimenticabile senza patemi, salvo che per la presenza di Virginie Ledoyen), è un genio, lo sappiamo. Un po’ pigro a volte. Ma un genio. Capace di prendere una storia, magari anche una storia d’amore che stinge verso la favola, stropicciarla, buttarla nel fango, calpestarla, tirarla fuori e proporla al pubblico.

E’ il caso di "The Millionaire", film candidato a dieci oscar, ambientato in un Paese come l’India che da sempre rappresenta nell’immaginario collettivo dell’occidentale medio la spiritualità latente o la potenza emergente che si affranca a colpi di tecnologia dall’etichetta "Terzo Mondo". L’India di Boyle, però, è un’altra. Non quella della Lonely Planet, né quella degli stereotipi economici di Bangalore o della ricerca di se stessi nel Taj Mahal o a Goa.

E’ un posto brutale, violento, oscuro, fatto di latrine a cielo aperto, di squilibritra ricchi e poveri inimmaginabili persino nella sinistra europea più radicale, di bambini seviziati e usati per il racket dell’elemosina, di mafie agguerrite, di ragazzi che tentano la scalata sociale con la pistola, di condizioni pietose per le donne, di stupri, di sviluppo urbano caotico e disordinato. Insomma l’India vera, né più né meno di questo.

Certo, al centro della storia resta comunque l’amore, la purezza d’animo, la capacità di cercare e aspettare la persona amata. Ma lo strumento per realizzare il sogno, ancorché inizialmente aborrito e ignorato, è uno solo. Il quiz televisivo. Un format, per la precisione. Quello di "Chi vuol esser milionario". Con un conduttore la cui stronzaggine farebbe piangere quel pacioccone di Gerry Scotti per i prossimi dieci anni.

Cosa significa questo nella storia? Che anche dal becero clone della globalizzazione televisiva può nascere qualcosa di puro? Che anzi è proprio da un programma occidentale adorato e guardato da tutto il Paese che ciò può scaturire? O è solo una trovata dello scenggiatore genialoide per raccontare il presente dell’India con luci, paillettes, fango e sangue? Non ha alcuna importanza. Non mi interessa.

Quello che importa è che il vero titolo del film è "Slumdog Millionaire". Non solo "Il Milionario" dunque, ma "Il cane dello Slum (le baraccopoli indiane) che diventa milionario". E’ quasi il commento che un indiano benestante o ricco si lascerebbe sfuggire se assistesse davvero ad un evento del genere. C’è tutto il disprezzo che le classi agiate della popolazione indiana riservano alle classi più povere e ai paria, alla faccia della legale abolizione delle caste.

Non solo. C’è un altro dettaglio che fa riflettere. Nel format europeo a "Chi vuol esser milionario" si vince un milione di euro. Nel film si vede che il vincitore porta a casa ben 20 milioni di rupie. Una cifra enorme per l’India. Ci hanno superato? Anche loro hanno standard di ricchezza superiori ai nostri?

Tranquilli.

Sono 317.682 euro e 20 centesimi, al cambio di oggi.

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2 Risposte to “Slumdog Millionaire”

  1. utente anonimo Says:

    Finale geniale…

    M

  2. gau Says:

    Grazie…

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