Archive for febbraio 2009

Vive la France!

28/02/2009

Stavolta pochi commenti. Solo complimenti a questo genio (parlo ovviamente di Rododendro non del povero pazzo che abbiamo come Premier…).

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Oreste Lionello (18.04.1927 – 19.02.2009)

21/02/2009

lionelloI nostri "giornali" lo hanno salutato come il doppiatore di Woody Allen e la colonna portante del Bagaglino, insieme a Pippo Franco e Pamela Prati.

Non molti, temo, sanno che Oreste Lionello è stato molto di più. Lo ha dimostrato, ad esempio, quando ha tradotto in versi alessandrini, adattando le rime ad una versione cinematografica fruibile dal grande pubblico, i dialoghi del "Cyrano de Bergerac" (1990) del regista Jean-Paul Rappeneau, tratto dalla celebre, omonima opera di Edomnd Rostand. Un film perfettamente riuscito, stranamente anche nella versione in italiano proprio grazie a lui.

Un’impresa non facile, che solo un intellettuale di notevole garbo, sensibilità artistica e senso dello spettacolo è in grado di affrontare.

Ma un Paese che si accartoccia grufolante attorno ai testi di uno come Povia non può che relegare in secondo piano, fino al dimenticatoio, "artigiani" (come ama definirsi lo stesso Monicelli) di questo calibro.

Una volta, non molti anni fa, mia madre lo ha incontrato per strada, lo ha fermato e gli ha fatto i complimenti proprio per quella splendida traduzione del film. Lionello ringraziò con molta cortesia e modestia, quasi schermendosi: "E’ stata una cosa secondaria…".

Appunto.

Santa Vergine…

20/02/2009

Brit Awards 2009. Il solito carrozzone di nani, puttane da 4 soldi e idiozie varie. Poi…
Fratellino li riconosci?

PSB

Auguri Brat! addendum…

16/02/2009

Questa non la potevo non postare…

21Ma non si da mai una calmata…

Auguri Brat!

16/02/2009

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Ognuno ha le sue Crisi…

14/02/2009

Loro…

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Noi…

vignetta

Slumdog Millionaire

11/02/2009

slumdog_millionaireDanny Boyle, magistrale regista di "Piccoli omicidi fra amici", del mitico "Trainspotting" e di qualche boiata come "The Beach" (dimenticabile senza patemi, salvo che per la presenza di Virginie Ledoyen), è un genio, lo sappiamo. Un po’ pigro a volte. Ma un genio. Capace di prendere una storia, magari anche una storia d’amore che stinge verso la favola, stropicciarla, buttarla nel fango, calpestarla, tirarla fuori e proporla al pubblico.

E’ il caso di "The Millionaire", film candidato a dieci oscar, ambientato in un Paese come l’India che da sempre rappresenta nell’immaginario collettivo dell’occidentale medio la spiritualità latente o la potenza emergente che si affranca a colpi di tecnologia dall’etichetta "Terzo Mondo". L’India di Boyle, però, è un’altra. Non quella della Lonely Planet, né quella degli stereotipi economici di Bangalore o della ricerca di se stessi nel Taj Mahal o a Goa.

E’ un posto brutale, violento, oscuro, fatto di latrine a cielo aperto, di squilibritra ricchi e poveri inimmaginabili persino nella sinistra europea più radicale, di bambini seviziati e usati per il racket dell’elemosina, di mafie agguerrite, di ragazzi che tentano la scalata sociale con la pistola, di condizioni pietose per le donne, di stupri, di sviluppo urbano caotico e disordinato. Insomma l’India vera, né più né meno di questo.

Certo, al centro della storia resta comunque l’amore, la purezza d’animo, la capacità di cercare e aspettare la persona amata. Ma lo strumento per realizzare il sogno, ancorché inizialmente aborrito e ignorato, è uno solo. Il quiz televisivo. Un format, per la precisione. Quello di "Chi vuol esser milionario". Con un conduttore la cui stronzaggine farebbe piangere quel pacioccone di Gerry Scotti per i prossimi dieci anni.

Cosa significa questo nella storia? Che anche dal becero clone della globalizzazione televisiva può nascere qualcosa di puro? Che anzi è proprio da un programma occidentale adorato e guardato da tutto il Paese che ciò può scaturire? O è solo una trovata dello scenggiatore genialoide per raccontare il presente dell’India con luci, paillettes, fango e sangue? Non ha alcuna importanza. Non mi interessa.

Quello che importa è che il vero titolo del film è "Slumdog Millionaire". Non solo "Il Milionario" dunque, ma "Il cane dello Slum (le baraccopoli indiane) che diventa milionario". E’ quasi il commento che un indiano benestante o ricco si lascerebbe sfuggire se assistesse davvero ad un evento del genere. C’è tutto il disprezzo che le classi agiate della popolazione indiana riservano alle classi più povere e ai paria, alla faccia della legale abolizione delle caste.

Non solo. C’è un altro dettaglio che fa riflettere. Nel format europeo a "Chi vuol esser milionario" si vince un milione di euro. Nel film si vede che il vincitore porta a casa ben 20 milioni di rupie. Una cifra enorme per l’India. Ci hanno superato? Anche loro hanno standard di ricchezza superiori ai nostri?

Tranquilli.

Sono 317.682 euro e 20 centesimi, al cambio di oggi.

Perché No, ovvero…

09/02/2009

giotto_giairo…breve prontuario per Deputati e Senatori costretti a votare col favore delle tenebre o alle prime luci dell’alba sulla Vita e sulla Morte.

Ora che Eluana non c’è più, ora che i signori Englaro possono piangerla con un minimo di raccoglimento, ora che i branchi di iene che li hanno circondati fino a poco fa si stanno disperdendo, forse possiamo riportare la questione nell’alveo di un ragionamento più generale, senza presunte urgenze ad personam, e far finta di essere un Paese serio.

1. Ha ragione Marish. Il caso Welby era molto diverso. Lì era stata espressa una precisa volontà di "farla finita" da parte del paziente. Qui c’era una persona incapace di intendere e volere, non in grado di assumere decisioni da sola. I pasdaran che fino a poco fa frugavano nella vita di Eluana per rinvenire tracce della sua volontà sono gli stessi che negavano a Piergiorgio Welby la possibilità di esprimere la sua, o meglio di attuarla.  

2. Ha ragione Kolchoz. Situazioni analoghe (non identiche, ma analoghe) sono sempre esistite in Italia. Quando eravamo un Paese civile, decisioni di questo tipo ("staccare la spina" delle macchine, per esempio) venivano prese dalle uniche persone all’epoca considerate abilitate a farlo: i familiari del malato ed i medici. Punto. Io stesso ho assistito ad un caso del genere nel 1993, allorché un mio amico, vittima di un incidente, è finito in coma. Dov’erano questi ayatollah quindici anni fa?

3. E arriviamo al punto. Che secondo me è il vero punto, come – anche qui giustamente – accennava Marish. E cioè i limiti dell’intervento dello Stato. La funzione dello Stato. Siamo uno Stato confessionale o uno Stato laico? Il concetto, in sé sublime, che la vita è IL dono incondizionato ed indifferibile di Dio all’uomo deve diventare legge dello Stato valida erga omnes ed in tutte le circostanze? O piuttosto lo Stato deve rappresentare una comunità umana inclusiva in cui la libertà di scelta dell’individuo non cattolico, ateo, agnostico o anche soltanto in preda a dubbi amletici deve essere tutelata? Propendo per la seconda.

4. Inoltre, a corollario di quanto al punto 3, uno Stato liberale e democratico ha il dovere di disciplinare situazioni di questo genere ingerendosi nella vita delle famiglie? Il Presidente del Consiglio dice, manicheizzando tutto come al solito, che si contrappongono due culture, "quella della libertà e della vita" contro quella "della morte e dell’interventismo dello Stato". Sarà. Ma se così è, lui sta difendendo la seconda. Non la prima. Chissà se se ne rende conto. Uno Stato laico e liberale meno entra negli spazi privati, personali ed individuali dei cittadini e delle famiglie e meglio è.

5. Personalmente, come ho già detto in un commento al post di marish, sul caso specifico sposo la tesi del filosofo cattolico (sottolineo) Reale. Ha senso insistere a prolungare artificialmente la vita di una persona in quelle condizioni se non c’è alcuna speranza di ottenere miglioramenti? Davvero trattenere a forza su questa terra un corpo inerte con l’aiuto della meccanica e dell’elettronica significa rispettare il carattere sacrale della vita e della natura?

6. E ancora, a corollario del punto 5. L’uomo ha sviluppato ormai una dimensione di "tecnologia che costruisce qualcosa di sostitutivo e artificiale rispetto alla natura" (per dirla ancora con Reale): non è forse più naturale lasciar andare una persona – come sarebbe accaduto se l’uomo non avesse interferito – piuttosto che imporre inutile sofferenza? L’intervento dell’uomo, intendiamoci, salva quotidianamente migliaia di vite o ne migliora le condizioni. Ma se la tecnologia non è più al servizio dell’uomo bensì diventa essa stessa "vita", una sovrastruttura che prende il sopravvento sulla struttura, allora il discorso cambia. Viceversa, chi pensa che la tecnologia possa e debba mantenere in vita un essere umano anche ultra vires perché si batte contro la fecondazione assistita? Non è forse la scienza che corre in soccorso della vita? Non pone lo stesso problema di coscienza il congelamento di un embrione ed il congelamento per anni (17 nel caso di Eluana) di un corpo adulto inerte?

7. Infine, un ragionamento politico. Dal momento che, come dimostrano alcuni sondaggi, i temi etici spaccano il Paese quasi come Calciopoli, non sarebbe forse più saggio provare a legiferare cercando un minimo comune denominatore, un compromesso di base in cui almeno "la maggioranza del senso comune" possa riconoscersi? O al limite non sarebbe meglio non legiferare affatto? Dobbiamo davvero continuare ad esportare le logiche da derby calcistico furioso che segnano questo Paese culturalmente martoriato e lobotomizzato persino su temi di infinita delicatezza come questo?

Post Scriptum: Il Cardinale Tettamanzi dice che "l’intelligenza della vita e la speranza nella vita non sono separabili". Probabilmente ha ragione lui, che ha sperato fino all’ultimo in un epilogo simile a quello della figlia di Giaro, guarita da Gesù, ritratta nello splendido dipinto di Giotto in alto a sinistra.

Ma questa è una verità, o forse la Verità, che deve essere rivelata al cuore dell’individuo, non imposta dallo Stato per decreto all’animo sofferente di Beppino Englaro e di sua moglie.

Eluana sfascia lo stato? parte II

09/02/2009

Letti i meritori commenti di G e di K preferisco postare ancora ma vorrei che venissero chiariti alcuni elementi nella tristissima storia degli Englaro. Qui nessuno tra i politici ha le competenze nemmeno per aprire un libro mondadori figurarsi un tomo di neurofisiologia del coma. Ma il problema è un ancora un altro. Un problema che, come medico, sento particolarmente stringente: l’assenza in tutta questa stroria di una presa di posizione (magari uscita da un consensus di specialisti) da parte dell’Ordine dei medici. Premesso che, se fosse per me, utilizzerei la sede romana del suddetto Ordine come ritrovo per gli homeless di Termini e, voglio precisare, con gli addetti ai lavori come pulitori degli stessi.
Premesso questo l’assenza di una presa di posizione netta, precisa, in nome della scienza e dell’etica è semplicemente ridicola. E’ ovvio che Berlusconi che è un idiota (lo vorrei precisare…), poi spara cazzate. Ma qui le cazzate le sparano tutti. Nessuno ha fatto un esame neurologico della paziente. Nessuno ha visto la sua ultima TC. Nessuno sa nemmeno cosa è una TC.
Ma tutti straparlano (compreso il mio adorato Foglio dentro la cui redazione, secondo me da un pò di tempo, bevono…). Tutti. Sia gli adoratori della vita che i seguaci della morte dolce. Nessuno sa bene cosa fare di questi corpi. Ma tutti sono pronti ad utilizzarli per le loro strategie politiche di mezza tacca.
E’ tristissimo.
A Kolchoz, in finale, te ne parlo da medico, uomo di sinistra, laico e antipapalino (e juventino…).
Io la spina non la staccherei mai ad una paziente nelle condizioni in cui si trova Eluana. Qui non si tratta di un paziente vivo che sopravvive grazie ad un respiratore. Eluana, se ho capito bene, respira autonomamente. Interromperle l’alimentazione è omicidio. Eluana, prendila come una provocazione orrenda ma non così lontana dalla realtà, è nelle condizioni neurologiche nè piu’ nè meno di un paziente con la malattia di Alzheimer allo stato terminale. Non muore perchè le condizioni generali sono ottime. Però non ha coscienza di esistere, non prova sensazioni, non prova dolore etc.
Che facciamo? Li uccidiamo tutti?

P.S. premesso che, in uno Stato normale, se una commissione scientifica dimostrasse la giustificazione scientifico-etica della scelta di Beppino Englaro, si deve dare alle persone la possibilità di scegliere. E, quindi specifico, i cattolici pensassero ai loro di corpi e non rompessero i coglioni.

Eluana sfascia lo Stato?

07/02/2009

Lasciamo da parte lo straordinario titolo di quei folli di Libero (va detto, tra parentesi, tra i pochi a comprendere la reale portata della vicenda). Mettiamolo da parte. Mettiamo da parte quel troglodita del nostro Premier. O quell’imbecille del Primo Ministro Ombra. No. No, caro Veltroni (o caro Grillo o caro Mauro scegliete voi…). Qui non si tratta di una crisi istituzionale. Nessun golpe alle porte (come ha scritto una francamente delirante collaboratrice di Macchianera…). Nessun attacco alla democrazia (questo lo ha detto Grillo ma lui non fa testo… è malato e bisogna aiutarlo). Qui semplicemente c’è un Premier incapace di ogni cosa. Non solo quindi di governare (non male se ci pensate che ha governato questo paese per quasi 8 anni dal ’94 ad oggi) ma anche di prendersi sulle spalle una decisione tremenda (andare contro una delibera discutibile di un Tribunale). Lo fa a suo modo. E cioè nel modo piu’ ridicolo (con commenti sull’aspetto fisico e sulle capacità procreatorie di una paziente…).
Se non fossi sfiduciato e soprattutto non fossi di guardia lo andrei a gonfiare di mazzate. 
Comunque ha ragione Gau. Massimo rispetto per Napolitano. Hai visto fratellino? Zitto, zitto, si sta affermando un Presidente ottimo. Meno scocciato di Cossiga. Meno mediocre dell’inqualificabile Scalfaro. Meno volubile del mitico Pertini e soprattutto meno patriottico di quel rompiballe di Ciampi. Bravo Presidente. Niente cazzate e la Costituzione al primo posto. Continui così.
Via. Finiamola così. Insomma chi ha ragione? Chi torto? E’ durissima fratelli.
Ma una sola cosa ve la dico. Un medico che toglie liquidi e cibo ad una paziente fa eutanasia. Una volta per tutte. Le parole sono importanti ed è ora che non ci nascondiamo dietro a frasi di circostanza.
Come paese siamo pronti a definire legale l’eutanasia? Rispondete a questa domanda. E soprattutto rispondete alla domanda che mi pongo, da medico, ogni giorno: ce la farei io a stare li a guardare una situazione del genere? Il caso Welby, richiamato ogni giorno con incurante ignoranza, è un caso diverso. Lì c’era un malato cosciente di una malattia gravissima e tremenda da tollerare che chiedeva di farla finita. Da specializzando ho visto pazienti con malattie simili a quella del povero Welby e pregavo la notte di non trovarli vivi il giorno dopo. Ma poi ci sono malati con la stessa malattia che non ci pensano proprio a morire. E allora chi ha ragione dei due? Tutti e due è una risposta del cazzo pensando che la vita, da laico non è di Dio, ma MIA e ci faccio quello che cazzo mi pare?!? Attendo risposte.
Dicevo comunque che il caso Englaro è molto diverso. Ricordatevi che qui c’è qualcuno che non pensa, non ragiona, non sa e non può esprimere nulla. E’ durissima, lo ripeto.
In conclusione cosa insegna questa storia? Che bisogna decidersi. Una volta per tutte. Siamo uno Stato laico in cui non esiste alcuna legge se non il buon senso delle persone o siamo uno Stato cattolico. Perchè è inutile che adesso rompiamo i coglioni ad Avvenire. Per i cattolici la vita è IL dono di Dio. Anche la mia. E quindi è intoccabile.
Lo stato, la politica agisca, faccia leggi, si prenda delle responsabilità (unico elemento che apprezzo nella follia di Berlusconi).
Non possiamo giocare a decreto si/decreto no sulla vita e sul dolore di una famiglia.
Ci dovevamo pensare prima.
Ora è tardi. Purtroppo.

Addio Eluana.
Condoglianze Signor Englaro.