Archive for gennaio 2009

Cartoline dagli States

09/01/2009

USA: persi 520.000 posti di lavoro.

tt090109

Thanx to NY Times.

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Una Striscia e via

07/01/2009

GazaBoyTankLasciamo da parte il nome cinematografico "Piombo Fuso", che evoca l’ultimo episodio di saghe come Arma Letale o Die Hard. Trascuriamo anche il fatto che prima Olmert abbandona la sua poltrona e meglio è. Diamo inoltre per scontato che l’offensiva sia stata lanciata volutamente nell’ultimo scorcio della Presidenza Bush, allorché la normalmente stentorea voce di Obama non può che essere flebile, e a un mesetto dalle elezioni in Israele (10 febbraio), con il deliberato intento di orientare il voto verso Kadima (Livni) o Laburisti (Barak) piuttosto che sul Likud di Netnyahu.

Assodato inoltre che l’obiettivo di Israele non è quello di rioccupare la Striscia, bensì di strappare – proprio alla vigilia delle consultazioni per la Knesset – un nuovo status quo in cui Hamas risulti indebolito, vedere il traffico di armi attraverso il valico di Rafah (frontiera Gaza/Egitto) bloccato ed il lancio dei Qassam annullato o almeno ridotto drasticamente e cancellare l’onta dello smacco subito in Libano nel 2006, l’operazione militare israeliana non può non indurre alcune considerazioni.

La prima è che Paesi arabi come Egitto, Giordania e Arabia Saudita hanno ormai irreversibilmente assunto un ruolo di "mediazione" – soprattutto il primo – o al limite di "compensazione". L’antisionismo come asse portante della politica estera dei loro governi è finito ormai. Il Cairo conserva fedelmente la scelta fatta ai tempi di Sadat e considera ormai molto più pericoloso Hamas dell’esercito israeliano. Amman tiene un profilo basso e Riyad ormai non punta ad altro che a spezzare la catena Iran – Hamas – Hezbollah, vista come l’autentico ostacolo alle sue ambizioni di potenza regionale. 

L’opinione pubblica dei Paesi islamici è divisa tra chi manifesta apertamente l’odio nei confronti di Israele, vieppiù alimentato dagli ultimi attacchi e chi, pur deprecando gravemente le uccisioni di civili e provando solidarietà per un popolo arabo e musulmano attaccato, ritiene che Hamas abbia commesso errori gravi e, in fondo, porti su di sé buona parte della responsabilità di ciò che sta avvenendo. Non mi farei illusioni su un’imminente accettazione del diritto di Israele ad esistere, ma è pur sempre un passo avanti.

D’altronde, come ha spesso ripetuto Omar Souleyman, il capo dell’intelligence egiziana, "i capi di Hamas sono diventati arroganti e hanno bisogno di una lezione".

L’Unione Europea vive l’ennesima fase onirica. La Presidenza è passata alla Repubblica Ceca, ma è sempre l’iperattivo Sarkozy a prendere in mano le redini del gioco e a proporre, insieme agli Egiziani, una mediazione. Quando entrerà in vigore questo benedetto Trattato di Lisbona, che prevede una Presidenza stabile di due anni e mezzo, sarà sempre troppo tardi. O l’Europa affida il coordinamento della sua politica estera ad una figura autorevole e per un periodo di tempo un po’ più lungo di sei mesi o si condanna all’irrilevanza nello scenario internazionale.

Obama ha preferito il silenzio finora. Non poteva fare altro, d’altronde. Sarà Presidente nella pienezza dei poteri solo il prossimo 20 gennaio. Per allora, se le ostilità non saranno cessate, potrebbe anche trovarsi a giocare un ruolo decisivo e gettare sul piatto della bilancia il peso degli USA a favore di una tregua duratura.

L’impressione che si percepisce in molte parti del mondo, a occidente ma non solo, è che cresca la consapevolezza del pesante ributo di sangue che i civili pagano e forse pagheranno ancora al conflitto. Ma anche che in fondo, molto in fondo, se proprio Israele dovesse indebolire o addirittura distruggere Hamas, tutto sommato non sarà un dramma.

Eppure, sopravvivendo al fragore delle armi e delle dichiarazioni di guerra o ai proclami altisonanti di tregue umanitarie, nei più reconditi interstizi della mente di molti, echeggia una domanda. Il suo suono è flebile, appena più debole di un respiro.  

Quando torna Ariel Sharon?

Storia Nera

01/01/2009

innocentChe l’Italia sia un Paese strano, perennemente in bilico tra machiavellismo e assurdità, lo abbiamo sempre saputo. Un luogo in cui faciloneria e sofismi sono due facce della stesa medaglia, dove lo sporco si nasconde sotto il tappeto (degli altri, naturalmente). Ma soprattutto un Paese che ha seppellito molti angoli della sua memoria storica in una ridda di verità e menzogne talmente intrecciate da risultare quasi inestricabili. Tra le più convincenti e lucide testimonianze di questo fenomeno di obnubilamento finalizzato alla rimozione, come al solito, un libro. Che nella migliore tradizione nazionale parla di fatti di sangue, commessi da militanti di una parte politica ma descritti da un giornalista di fede e convinzioni completamente opposte.

Il libro, "Storia Nera" per l’appunto, pubblicato da Cairo Editore nel 2007, 370 pagine, è stato scritto da Andrea Colombo, giornalista de Il Manifesto e poi di Liberazione ed ex portavoce di Rifondazione Comunista al Senato, e racconta attraverso un lungo excursus la storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, dei NAR e del peggiore crimine a loro attribuito, la strage di Bologna del 2 agosto 1980. La tesi di Colombo è che i due terroristi neri siano innocenti, "vittime" di un "impistaggio" (neologismo che chiarisce meglio del classico depistaggio le intenzioni dei servizi) del SISMI, della necessità della magistratura bolognese di trovare un colpevole credibile, della voglia di un mondo politico e forse anche dell’opinione pubblica di chiudere per sempre il capitolo del terrorismo tout court punendo simbolicamente i responsabili dell’ultima strage sanguinosa della storia d’Italia, dopo anni di indagini abboracciate o semplicemente archiviate per altri gravissimi fatti di sangue.

Non mi permetto di entrare nel merito. Non ho mai letto gli atti processuali e non sono in grado di dare giudizi. Sembra che Colombo, che ha seguito tutto il processo da giornalista, sia molto ben informato e le sue critiche alla conduzione delle indagini ed alla gestione del procedimento penale appaiono almeno in parte fondate. Detto ciò, mi è impossibile trarre conclusioni definitive sulla sentenza. Mi limito a sottolineare l’ottima descrizione di Colombo del clima politico dell’epoca e – anche grazie alle lucide considerazioni ex post di Fioravanti e Mambro – delle ragioni che hanno spinto ragazzi poco più che ventenni ad uccidere a sangue freddo e a seminare panico da Nord a Sud. Emerge il ritratto dolente di una generazione che ha imbracciato le armi come (per loro) logica conseguenza di un impegno e di una militanza che sembrava non offrire sbocchi nella vita democratica del Paese.

Per una parte della "galassia fascista" e per tutti coloro che in qualche modo vi gravitavano attorno per i motivi più vari (tra cui lo stesso Fioravanti), è in definitiva la loro spiegazione, le idee della tradizionale militanza, della tutela della lugubre memoria del ventennio, del raccogliersi intorno alla forza politica di riferimento, l’MSI, nella seconda metà degli anni’ 70 perdono rapidamente valore fino a svuotarsi di ogni significato. Mentre, però, le generazioni precedenti (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale) continuano a coltivare rapporti a dir poco torbidi con poteri occulti e pezzi dei servizi e ad accarezzare disegni golpisti, le nuove generazioni – che, per stessa ammissione di Fioravanti e Mambro, subiscono anche il fascino e l’influenza dei terroristi rossi (BR in testa) – spezzano ogni legame familiare, politico, tradizionale e scelgono la clandestinità e l’assassinio.

Non c’è, nel dna politico ed ideologico dei NAR, un organico e dettagliato concetto di rivoluzione cui anelare, sebbene il richiamo all’abusato vocabolo non manchi mai nei volantini di rivendicazione. C’è al contrario una rabbia pressoché sorda da rivolgere contro i fascisti golpisti più anziani, che hanno sfruttato migliaia di ragazzini solo per difendere la propria oncia di "potere", contro l’MSI, incapace di tutelare i propri giovanissimi militanti di fronte agli attacchi dei comunisti e ad alcune obiettive angherie delle forze dell’ordine per non mettere in discussione la propria immagine di "partito d’ordine", contro polizia e carabinieri, responsabili di abusi di potere e carenti di qualunque credibilità agli occhi dei giovani di destra, e naturalmente contro i "compagni", sebbene questi ultimi vengano visti in parte come la metà mancante di una generazione dispersa e apolide.

E’ la strage di Acca Larentia ad innescare la miccia, ma l’esplosivo – ci dice in sostanza Colombo – era già pronto. Una miscela pericolosissima di einkreisung o sindrome da accerchiamento, di idolatrìa per l’azione pura, prevalente sempre e comunque sulla fredda e arida teorizzazione della rivoluzione, e inconsciamente per il caos, di "resistenza" nei confronti di chiunque (rossi, ordinovisti, avanguardisti, gerarchie di partito, Stato, etc.) sia sospettato di voler cancellare la loro identità. Il risultato è noto: una assurda e feroce scia di sangue lunga anni, una folle serie di vittime innocenti ed inconsapevoli, il compimento definitivo del destino tragico e suicida di una generazione.

Ma al di là delle analisi, al di là delle più o meno fondate illazioni sul processo per la strage, colpiscono dolorosamente alcuni dettagli: il primo è la serie incredibile di errori nelle azioni dei NAR, che hanno spesso ucciso persone che inizialmente non dovevano morire o condannato a morte gli obiettivi sbagliati, sulla base di "soffiate" incomplete, di dicerie, di segnali stupidi e senza senso. Ciò dà il senso dell’assurdità di una "guerra" praticamente contro tutti scatenata da un gruppo di ragazzini (perché questo erano) cresciuti troppo in fretta e a furia di veleno.

Il secondo è, al contrario, la pacatezza e in taluni casi la profondità delle riflessioni di Fioravanti e Mambro oggi, così come di molti terroristi rossi di quell’epoca. Ciò dà la triste consapevolezza di come una parte della possibile "classe dirigente" del futuro di questo Paese si sia praticamente autoeliminata dalla scena politica (tesi di D’Alema e Cossiga, che io condivido): nel presente disastrato del nostro panorama istituzionale è mancata quasi completamente la generazione dei quarantacinque-cinquantenni, falcidiata da un passato che per paura, violenza o intimidazione l’ha di fatto estromessa dalla politica attiva già allora o ripiegata su se stessa e sui propri interessi particolari per l’immobilismo della vita democratica di quegli anni. Terzo e ultimo dettaglio: così come nel libro su Berlinguer a sinistra, fa un certo effetto vedere gli stessi identici nomi (Roberto Fiore, Peppe Dimitri, Adriano Tilgher, etc.) passare nel corso degli anni dalle trame pseudogolpiste o comunque antagoniste di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Terza Posizione al neofascismo dei "pischelli" degli squallidi giorni nostri di Forza Nuova. E poi dicono che siamo nella Seconda (o addirittura Terza) Repubblica.

Tutto ciò è naturalmente solo una parte del mosaico che, tessera dopo tassera, Colombo costruisce per dare una prospettiva ad una storia. Una storia che è "nera" come il colore politico dei suoi protagonisti, ma soprattutto "nera" perché ancora oggi imperscrutabile, confusa, oscura.

Un pezzo di storia di un Paese in cui si sono mescolate istanze rivoluzionarie e ribellismi generazionali, tentazioni autoritarie ed aperture progressiste. Un Paese che ha sapientemente inquadrato autentiche decapitazioni di classi dirigenti in una cornice essenzialmente immobilista, di cui l’Italia di oggi non è che la degna ed incontestabile primogenita.