Lo Statista

copj13Il giovane (per i canoni italiani, si intende, avendo 46 anni…) Massimo Giannini, Vice Direttore di Repubblica è una delle menti più brillanti e delle penne più argute del disastrato giornalismo italiano. Su questo, a mio avviso, non c’è dubbio.

Sarebbe difficle negare la bravura di un saggista che inizia un libro citando, devo dire non a sproposito, "Complotto contro l’America" di Philip Roth per preparare il terreno alla tesi che con un lungo ed articolato ragionamento egli intende dimostrare, portando a sostegno prove apparentemente inoppugnabili, razionali, autorevoli.

La tesi di fondo, in breve, è:questa: la smetta la Sinistra di considerare Berlusconi una "meteora", un "alieno" della politica nazionale o meglio un uomo che fa politica esclusivamente per difendere i suoi interessi. Così facendo, essa perderà sempre contro di lui. Berlusconi, lo si creda o no, è ormai uno Statista. Della peggior specie, precisa Giannini, ma questa è la realtà. Uno che vince tre volte le elezioni, trasfoma un "partito di plastica" in un blocco elettorale omogeneo e modella il Paese e le Istituzioni come nessun altro in questi ultimi vent’anni è indubbiamente uno Statista.

Ma che tipo di Statista è Berlusconi? Secondo Giannini nel suo dna vi sono alcuni tipici tratti del populismo ed alcuni (neanche pochi, né secondari secondo lui) caratteristici niente meno che del fascismo. A sostegno di tale tesi, egli menziona diversi brani di Mussolini Il Duce, una delle opere più importanti del monumentale e straordinario studio del Fascismo di Renzo De Felice. L’autore sconfessa le baggianate veltroniane sul paragone con Putin, preferendo concentrarsi sulle similitudini tra l’uomo forte di Predappio ed il Cavaliere di Arcore.

Su alcuni tratti populisti, naturalmente, si può discutere e anche concordare. Sul fascismo, sebbene ammetto che il paragone sia costruito in modo suggestivo e possa apparire credibile, non sono affatto d’accordo. Non credo basti estrapolare qualche frase qua e là dalla monografia di De Felice per scavalcare approfondite analisi storiche e giungere ad una seppur parziale identificazione. Credo infatti in primo luogo che un eventuale comparazione per essere politicamente e storicamente credibile debba fare riferimento non tanto a tratti individuali e quasi folcloristici che possono accomunare due figure, quanto piuttosto ai tratti caratteristici dei "regimi" o meglio delle forme di governo che si intendono sovrapporre e giudicare.

Sarebbe stato uno splendido lavoro di ricerca provare a rileggere le lezioni di Hannah Arendt, ad esempio, su fascisimo, nazismo e comunismo nelle loro varie declinazioni, giungendo così a separare autoritarismo e totalitarismo, o di altri epigoni successivi che hanno analizzato le varie forme di populismo affermatesi in diversi Paesi. Invece così non è stato. Ritengo peraltro che paragonare "berlusconismo" e fascismo sia scientificamente incauto a priori. Ma almeno sarebbe stato opportuno provare a farlo secondo questa linea: limitarsi a trasporre gli atteggiamenti del Duce con i comportamenti del Cavaliere o a isolate coincidenze nei rispettivi periodi storici, per quanto incontrovertibilmente affascinanti, mi sembra un’operazione di livello inferiore. Da propaganda quotidiana più che da riflessione di ampio respiro.

In secondo luogo, è a mio avviso troppo presto per capire esattamente cosa abbia rappresentato Berlusconi per l’Italia di questi anni. La sua attività politica, innanzitutto, non si è conclusa: altri passaggi delicati e dall’esito incerto ci attendono. Quando sarà tutto finito forse si potrà guardare a questo periodo con occhi più lucidi e disincantati. Per ora, secondo me, non si può.

Ma allora il libro è da cestinare? Da mettere in un angolo? Da non leggere? Niente affatto. Il libro è comunque godibile ed interessante, anche perché costringe a rileggere De Felice, e – se non lo si legge acriticamente, o per dargli assoluta ragione o torto marcio a priori – induce a riflettere per capire meglio il presente alla luce del passato italiano. Ma non è solo questo.

Oltre che Vice Direttore di Repubblica, infatti, Giannini è Direttore di Affari e Finanza, l’inserto economico del giornale di Scalfari ed Ezio Mauro. Capisce di economia, dunque. E le pagine da 170 a 182, che spiegano come il Premier stia demolendo i famigerati "poteri forti" dell’economia nazionale, approfittando della crisi e mettendo lo zampino nelle più importanti operazioni di questa fase nel Paese, sono magistrali per chiarezza e lucidità.

Personalmente, attendo con ansia da Giannini un saggio sulla pochezza del capitalismo italiano, sul suo parassitismo nei confronti dello Stato e sul tracollo della politica. Quello sì che ci aiuterebbe a capire un bel pezzo di presente.

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Una Risposta to “Lo Statista”

  1. kolchoz Says:

    Mah, sai: spesso si sovrappone il fascismo al berlusconismo, a mio avviso sbagliando la mira. Mi spiego: il fascismo fu un fenomeno politico tipicamente italiano, con notevoli venature comuni a molti altri paesi a loro modo usciti a pezzi dalla prima guerra mondiale. Il Berlusconismo è, a suo modo, un fenomeno tipicamente italiano, in fin dei conti anche in questo caso per un paese “uscito a pezzi” da un’altra guerra mondiale, quella fredda. E qui le coincidenze sono notevoli, ma, secondo me, sono notevoli non perchè Berlusconi sia fascista (sono sicuro che se Berlusconi fosse stato operativo negli anni 30 sarebbe stato fascista e negli anni quaranta sarebbe stato partigiano), ma perchè entrambe incarnano quello a cui la società italiana anelava in quel momento specifico: una figura rassicurante, che permetta di non occuparsi troppo della cosa pubblica perchè ci pensa lui. Un mix di paternalismo, populismo e autoritarismo soft. Berlusconi è fascista? Se questa è la domanda, secondo me la risposta è “no!” Berlusconi è un (fervente) antifascista? Secondo me no. Per quel che riguarda la sua attività politica futura, c’è qualcosa che non mi quadra. In fin dei conti Berlusconi rappresenta la summa della via italiana al capitalismo: clientelismo, commistione con la politica, protezionismo. Ipotizzare profonde riforme da parte sua credo sia una chimera. Certo gli ostacoli ci sono e spesso sono insormontabili, ma non riesco a vedere il motivo per cui dovrebbe abolire le caste nelle libere professioni, perchè dovrebbe sganciare politica ed economia.

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