La morale della questione

colpevolisinoOra che il polverone sembra placarsi ci si possono stropicciare gli occhi e si può provare a gettare un timido sguardo al di là del proprio naso.

Chissà innanzitutto cosa ne sarà fra qualche mese delle vicende giudiziarie che oggi colpiscono alcuni amministratori locali del PD. Me lo chiedo perché quando il 14 luglio scorso Ottaviano Del Turco, Presidente della Regione Abruzzo, fu arrestato per tangenti, i magistrati parlavano di "prove schiaccianti", di "fatti inoppugnabili". E ti immaginavi che lo avessero arrestato praticamente mentre apriva la valigetta piena di banconote che il malcapitato imprenditore gli porgeva per placare la sua fame di denaro inestinguibile. Ora, dopo 6 mesi, scopri che gli stessi magistrati hanno chiesto una proroga per portare avanti le indagini. Vedremo.

Premessa doverosa, questa, affinché non si parli a vanvera ancora una volta di "questione morale", di rapporti tra etica e politica, di presunta o confermata superiorità antropolgica di una parte politica sull’altra, di "nuova Tangentopoli" ed altre amenità simili. Mi permetto di notare, come già hanno fatto altri più vecchi e saggi di me, la singolare coincidenza di provvedimenti a carico di esponenti di un solo partito. Mi permetto di non ritenere proprio infondate alcune teorie che circolano negli ambienti PD a proposito di un possibile, perverso legame tra una parte di magistratura che non gradisce ipotesi di riforma della giustizia ed un partito politico che di questo "potere dello Stato" è il principale difensore (l’Italia dei Valori). A farne le spese un partito a metà del guado, stretto tra velleità di dialogo su un tema così spinoso e necessità di non spiacere ad un gruppo di pressione che ha spesso e volentieri sostenuto, ricambiato si intende, in un recente passato.

Se è vero quello che sussurra Cossiga, e cioè che l’inchiesta di Napoli avrebbe dovuto coinvolgere anche un uomo di Di Pietro, stranamente non indagato alla fine, forse la ventata di pulizia potrebbe essere derubricata a semplice tentativo di far pesare sul piatto della bilancia il peso dei magistrati. E chissà, aggiungo, se le aperture di Violante nascevano dalla percezione che qualcosa stesse per abbattersi sul neonato partito o se, viceversa, proprio dalle sue aperture è sorta una controffensiva orchestrata da alcune Procure. Dietrologia, si dirà. Antico, putrido vizio del Belpaese. L’eterno quesito: "a chi giova?".

Non alle nostre malcapitate orecchie, purtroppo, che devono sorbirsi ancora una volta chiacchiere che si supponevano estinte nel 1992. Ma visto che non se ne può fare a meno, mi limito a fare qualche considerazione. Sbaglia di grosso il PD se pensa che dare più poteri ad un Segretario che ha praticamente sbagliato tutto lo sbagliabile dalla campagna elettorale ad oggi (alleanza con Di Pietro, questione vigilanza RAI, sostegno alla protesta studentesca, etc.) e ha portato il partito al 26% nei sondaggi sia la soluzione. Se il suo concetto di innovazione sono Marianna Madia, Boccuzzi, Colaninno e Pina Picierno, stiamo freschi.

Sbaglia chi invoca "questioni morali" per fare pulizie non meglio precisate. Ricordo che nel rapporto annuale di Trasparency International (che vale quel che vale sia chiaro) nel 1992 eravamo al 31° posto nel mondo per trasparenza e legalità, oggi – dopo Tangentopoli – siamo al 55° o giù di lì. Non entro nei tormenti psicotici di chi, erede di un uomo che per far uscire dal pantano un partito trent’anni fa, ha lanciato una parola d’ordine, "questione morale" per l’appunto, che non significa niente ed ha causato solo il disastro del Paese.

Perché la verità è che Tangentopoli, lungi dal togliere di mezzo "i ladri", ha decapitato una classe politica che aveva certo colpe e difetti, ma che aveva meriti storici e qualità politiche ed intellettuali da vendere. Ci siamo sbarazzati di Craxi, Andreotti, De Mita & co. e li abbiamo sostituiti con un imprenditore delle televisioni "geniale ma incostante" (definizione di D’Alema), un ex Direttore de L’Unità che distribuiva figurine Panini, l’ex portaborse di Forlani, un magistrato con la terza media sì e no, un valligiano bergamasco uscito da un ictus, un ex fascista mignottaro ed un valdese comunista. Bello scambio.

E tutto questo perché non abbiamo mai imparato un paio di cose. Uno, che politica ed etica rispondono a leggi diverse. C’è contiguità, forse anche osmosi, ma non c’è e non ci può essere identità tra le due sfere. Tra le due deve esserci un equilibrio, checks and balances, ma troppo vasta, soggetta ad interpretazioni talvolta arbitrarie ed in una parola indefinibile l’una (Cos’è l’Etica?Cosa è giusto e cosa è sbagliato?), interamente basata su ciò che è possibile, sul compromesso con l’avversario, su una serie pressoché infinita di interstizi grigi l’altra. Aspettarsi che San Francesco possa divenire Presidente del Consiglio è legittimo ma non è realistico. E’ stato più etico Lyndon Johnson che ha portato l’America in Vietnam o Nixon (e Kissinger) che ce lo hanno portato fuori? E’ stato etico Kohl che si è fatto pagare fior di miliardi di marchi dagli imprenditori tedeschi per "pagare" la riunificazione tedesca a Gorbaciov o è stato solo un "mariuolo"?

Due, che si fa presto, troppo presto, in Italia ad identificare l’Etica con la magistratura e la Politica con il malaffare. Se così accade è perché, a mio modestissimo avviso, una certa visione della politica, nel nostro Paese, è stata rovesciata e spazzata via. Siamo onesti con noi stessi, una buona volta. Ammettiamolo. Tappare con iniezioni di società civile o presunta tale le crepe lasciate dai cosiddetti "politici di professione" non ha funzionato. I pochi che sono rimasti sono mezze figure, amministratori di condominio che non hanno mai potuto, non solo per colpa loro, compiere il salto di qualità di cui il Paese aveva bisogno. Signori, la Politica è un mestiere. Ebbene sì. Un mestiere che va coltivato, imparato. Servono scuole. Come la vecchia Camilluccia per la DC e la Frattocchie per il PCI. Sperare che avvocati, magistrati, imprenditori, operai, centraliniste di call center, casalinghe, dentisti e agenti di viaggio potessero salvarci era pia illusione.

Altrimenti non lamentiamoci se tra qualche tempo, scivolando lentamente, saremo passati dalla Terza Repubblica al Secondo Impero.

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2 Risposte to “La morale della questione”

  1. utente anonimo Says:

    Mi piacerebbe leggere commenti del genere anche su certi quotidiani.
    Ma vabbè, è inutile fare altre polemiche senza senso.

    La verità è che il nostro Paese subisce una fortissima fascinazione da gente “che ce l’ha fatta”, che strilla e che va a fare due uova al tegamino a “La prova del cuoco”, per far vedere quanto sono simpatici e alla mano.

    Le stesse persone che pensano che Obama sia la panacea di tutti i mali e paladino di una rivoluzione invocata da tutti ma che nessuno sa spiegare.

    Cos’è giusto e cos’è sbagliato lo dovrebbe dettare la coscienza civica personale di ognuno di noi.
    Ma spesso in Italia tendiamo a dare questo ruolo a Vespa, Santoro e Travaglio.

    Vado a farmi una birretta.

  2. utente anonimo Says:

    …ah, ovviamente complimenti per l’articolo, Gau.

    Andrew’s Tavern
    (il vicino di blog)

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