Archive for dicembre 2008

Sofia 1973: Berlinguer deve morire

26/12/2008

sofiaUn mio caro amico dal passato molto comunista mi ha prestato mesi fa una valanga di libri. Solo ora, con l’ausilio delle vacanze, sto iniziando a restituirgliene alcuni. Tra questi, un paio di libri di fumetti, un giallo ambientato nell’Impero Ottomano, un libro di cui farò cenno tra qualche giorno ed un libercolo, cui – devo ammetterlo – avevo dato non soverchia importanza all’inizio.

Il quaderno – più che libro – in questione, reca un titolo che risulterebbe perfetto per un settimanale scandalistico o per una sordida inchiesta pilotata da chissà quale magliaro del giornalismo nostrano: "Sofia 1973: Berlinguer deve morire". Lo hanno scritto due giornalisti di Panorama, Giovanni Fasanella e Corrado Incerti e lo ha pubblicato Fazi Editore.

Vinte le comprensibili, iniziali resistenze, il libro si divora facilmente (107 pagine), in parte per una gustosa serie di indicazioni sulla vita di un Paese dell’Est – la Bulgaria, nella fattispecie – dopo il crollo del Muro di Berlino, sulla difficoltà di ricostruire tra lo sbando dei funzionari e le macerie dell’antica struttura che fu alcuni episodi della storia del regime, sulla complessità di una transizione che qualche strascico continua a lasciarlo.

Ma soprattutto per il breve, incisivo ed illuminante spaccato di alcune realtà italiane ed internazionali del periodo della Guerra Fredda. Realtà che si intrecciano, incastrandosi come le tessere di un puzzle e che compongono un quadro cristallino, razionale. La tesi naturalmente è che nel corso di una sua visita a Sofia nel ’73, l’allora Segretario del PCI sia scampato ad un attentato organizzato dai servizi segreti bulgari per conto di Mosca.

Sia chiaro, prove schiaccianti non ce ne sono. Ci sono le impressioni di Berlinguer confidate a familiari ed amici, ricostruzioni del clima politico di allora, un discreto lavoro di ricerca di documenti e testimonianze (assai difficile nel 1991 per la situazione degli archivi bulgari, ma il reperimento dei varbali dell’incontro tra Berlinguer e Zhivkov merita un applauso), un buon compendio delle relazioni tra i diversi partiti comunisti europei e tra loro e l’orso sovietico.

Non mi addentro in dettagli. Se riuscite a trovare il libro (in bocca al lupo), consiglio di leggerlo. Basti sapere, tuttavia, che al centro della storia non c’è tanto il puro e semplice intrigo, o presunto tale, per assassinare il leader del PCI, quanto piuttosto il filo conduttore della politica del leader del PCI.

Ciò che più avvince, infatti, è la battaglia ingaggiata da Berlinguer, uomo appassionato, con l’ortodossia moscovita sin dalla sua elezione a Vice Segretario nel 1969, che si traduce progressivamente in una aspra critica del "pugno di ferro" brezneviano nell’Europa dell’Est, di cui la repressione della Primavera di Praga rappresenta il primo tragico esempio, nel distacco dai principi della leadership dell’URSS sui partiti comunisti d’Europa e del mondo e nell’avvio dell’esperienza, poi rivelatasi fallimentare, dell’eurocomunismo. Una "guerriglia" politica senza esclusione di colpi, che Berlinguer deve giocare anche in casa, fronteggiando un’autentica "quinta colonna" sovietica in seno al partito, guidata da Armando Cossutta (…) con l’aiuto dei fondi e dell’intelligence di Mosca. Sia detto per inciso, molti dei nomi che con lui condividevano questa strategia, lo hanno seguito nella successiva scissione della Bolognina e nella nascita di Rifondazione Comunista.

C’è la lucida descrizione del milieu politico in cui matura la celebre affermazione di Berlinguer di sentirsi "più sicuro stando di qua", riferendosi all’ombrelo della NATO, e l’accenno alla brusca interruzione della sua avventura politica – di cui ancora oggi è difficile individuare i potenziali punti di arrivo – dopo il noto comizio di Padova del 7 giugno 1984.

E, in fondo, pur vellicando i pruriti dei dietrologi incalliti, il libercolo non è che un piccolo omaggio alla grande esperienza politica di un uomo che ha costruito una parte fondamentale – condivisibile o meno, in tutto o in parte – della storia di un grande partito italiano.

No, per favore. Oggi non mi va. Niente paragoni col presente.

Buon Natale

24/12/2008

340xBuon Natale al Capitano di Vascello Giovanni Gumiero, marito – anzi, per meglio dire vedovo – della Signora Giovanna Reggiani. Con l’augurio che riesca a trovare le forze per rialzarsi dopo l’ennesimo colpo, sopportare il dolore e cauterizzare la nuova, terribile ferita.

Buon Natale ai giudici della Terza Corte di Assise di Roma che hanno valutato come "attenuante" lo stato di ebbrezza dell’assassino, che hanno valutato come "attenuante" il fatto che la signora Reggiani si aggirasse di notte per una stazione buia ed abbandonata, che hanno colpito con una terza sassata quella povera donna affermando nella sentenza che "senza il fattore contingente dell’ira per la resistenza opposta dalla vittima, l’aggressione avrebbe avuto conseguenze meno gravi".

Buon Natale a questi legulei da strapazzo, che dimostrano ancora una volta come in Italia l’ergastolo sia ormai praticamente bandito dall’applicazione del codice penale e, insieme a quegli altri fenomeni che hanno concesso gli arresti domiciliari all’autista cocainomane di un bus che ha travolto un’ignara vittima a Roma, sembrano fare di tutto per dare ragione a chi dice che i magistrati dovrebbero andare tutti in cura da uno psichiatra.

Buon Natale al Sindaco Alemanno, che ha ancora tanto da fare. La città che l’ha eletta, signor Sindaco, si incrudelisce, si slabbra e si degrada sempre di più. E’ ora di darsi una mossa.

Buon Natale a Giovanna Reggiani, infine. Che ha subito le pene dell’inferno. Che ha visto l’inferno. Che possa vegliare sulla sua famiglia, accarezzando stanotte i suoi cari nel sonno. Asciugando per quanto possibile le loro lacrime.

E le nostre.

La morale della questione

22/12/2008

colpevolisinoOra che il polverone sembra placarsi ci si possono stropicciare gli occhi e si può provare a gettare un timido sguardo al di là del proprio naso.

Chissà innanzitutto cosa ne sarà fra qualche mese delle vicende giudiziarie che oggi colpiscono alcuni amministratori locali del PD. Me lo chiedo perché quando il 14 luglio scorso Ottaviano Del Turco, Presidente della Regione Abruzzo, fu arrestato per tangenti, i magistrati parlavano di "prove schiaccianti", di "fatti inoppugnabili". E ti immaginavi che lo avessero arrestato praticamente mentre apriva la valigetta piena di banconote che il malcapitato imprenditore gli porgeva per placare la sua fame di denaro inestinguibile. Ora, dopo 6 mesi, scopri che gli stessi magistrati hanno chiesto una proroga per portare avanti le indagini. Vedremo.

Premessa doverosa, questa, affinché non si parli a vanvera ancora una volta di "questione morale", di rapporti tra etica e politica, di presunta o confermata superiorità antropolgica di una parte politica sull’altra, di "nuova Tangentopoli" ed altre amenità simili. Mi permetto di notare, come già hanno fatto altri più vecchi e saggi di me, la singolare coincidenza di provvedimenti a carico di esponenti di un solo partito. Mi permetto di non ritenere proprio infondate alcune teorie che circolano negli ambienti PD a proposito di un possibile, perverso legame tra una parte di magistratura che non gradisce ipotesi di riforma della giustizia ed un partito politico che di questo "potere dello Stato" è il principale difensore (l’Italia dei Valori). A farne le spese un partito a metà del guado, stretto tra velleità di dialogo su un tema così spinoso e necessità di non spiacere ad un gruppo di pressione che ha spesso e volentieri sostenuto, ricambiato si intende, in un recente passato.

Se è vero quello che sussurra Cossiga, e cioè che l’inchiesta di Napoli avrebbe dovuto coinvolgere anche un uomo di Di Pietro, stranamente non indagato alla fine, forse la ventata di pulizia potrebbe essere derubricata a semplice tentativo di far pesare sul piatto della bilancia il peso dei magistrati. E chissà, aggiungo, se le aperture di Violante nascevano dalla percezione che qualcosa stesse per abbattersi sul neonato partito o se, viceversa, proprio dalle sue aperture è sorta una controffensiva orchestrata da alcune Procure. Dietrologia, si dirà. Antico, putrido vizio del Belpaese. L’eterno quesito: "a chi giova?".

Non alle nostre malcapitate orecchie, purtroppo, che devono sorbirsi ancora una volta chiacchiere che si supponevano estinte nel 1992. Ma visto che non se ne può fare a meno, mi limito a fare qualche considerazione. Sbaglia di grosso il PD se pensa che dare più poteri ad un Segretario che ha praticamente sbagliato tutto lo sbagliabile dalla campagna elettorale ad oggi (alleanza con Di Pietro, questione vigilanza RAI, sostegno alla protesta studentesca, etc.) e ha portato il partito al 26% nei sondaggi sia la soluzione. Se il suo concetto di innovazione sono Marianna Madia, Boccuzzi, Colaninno e Pina Picierno, stiamo freschi.

Sbaglia chi invoca "questioni morali" per fare pulizie non meglio precisate. Ricordo che nel rapporto annuale di Trasparency International (che vale quel che vale sia chiaro) nel 1992 eravamo al 31° posto nel mondo per trasparenza e legalità, oggi – dopo Tangentopoli – siamo al 55° o giù di lì. Non entro nei tormenti psicotici di chi, erede di un uomo che per far uscire dal pantano un partito trent’anni fa, ha lanciato una parola d’ordine, "questione morale" per l’appunto, che non significa niente ed ha causato solo il disastro del Paese.

Perché la verità è che Tangentopoli, lungi dal togliere di mezzo "i ladri", ha decapitato una classe politica che aveva certo colpe e difetti, ma che aveva meriti storici e qualità politiche ed intellettuali da vendere. Ci siamo sbarazzati di Craxi, Andreotti, De Mita & co. e li abbiamo sostituiti con un imprenditore delle televisioni "geniale ma incostante" (definizione di D’Alema), un ex Direttore de L’Unità che distribuiva figurine Panini, l’ex portaborse di Forlani, un magistrato con la terza media sì e no, un valligiano bergamasco uscito da un ictus, un ex fascista mignottaro ed un valdese comunista. Bello scambio.

E tutto questo perché non abbiamo mai imparato un paio di cose. Uno, che politica ed etica rispondono a leggi diverse. C’è contiguità, forse anche osmosi, ma non c’è e non ci può essere identità tra le due sfere. Tra le due deve esserci un equilibrio, checks and balances, ma troppo vasta, soggetta ad interpretazioni talvolta arbitrarie ed in una parola indefinibile l’una (Cos’è l’Etica?Cosa è giusto e cosa è sbagliato?), interamente basata su ciò che è possibile, sul compromesso con l’avversario, su una serie pressoché infinita di interstizi grigi l’altra. Aspettarsi che San Francesco possa divenire Presidente del Consiglio è legittimo ma non è realistico. E’ stato più etico Lyndon Johnson che ha portato l’America in Vietnam o Nixon (e Kissinger) che ce lo hanno portato fuori? E’ stato etico Kohl che si è fatto pagare fior di miliardi di marchi dagli imprenditori tedeschi per "pagare" la riunificazione tedesca a Gorbaciov o è stato solo un "mariuolo"?

Due, che si fa presto, troppo presto, in Italia ad identificare l’Etica con la magistratura e la Politica con il malaffare. Se così accade è perché, a mio modestissimo avviso, una certa visione della politica, nel nostro Paese, è stata rovesciata e spazzata via. Siamo onesti con noi stessi, una buona volta. Ammettiamolo. Tappare con iniezioni di società civile o presunta tale le crepe lasciate dai cosiddetti "politici di professione" non ha funzionato. I pochi che sono rimasti sono mezze figure, amministratori di condominio che non hanno mai potuto, non solo per colpa loro, compiere il salto di qualità di cui il Paese aveva bisogno. Signori, la Politica è un mestiere. Ebbene sì. Un mestiere che va coltivato, imparato. Servono scuole. Come la vecchia Camilluccia per la DC e la Frattocchie per il PCI. Sperare che avvocati, magistrati, imprenditori, operai, centraliniste di call center, casalinghe, dentisti e agenti di viaggio potessero salvarci era pia illusione.

Altrimenti non lamentiamoci se tra qualche tempo, scivolando lentamente, saremo passati dalla Terza Repubblica al Secondo Impero.

Questione morale

17/12/2008

Craxi IndipendenteAhia, doveva capitare pure a noi… c’hanno tanati con le mani nella merda e adesso cosa facciamo? Gridiamo al complotto e ai magistrati politicizzati e diamo ragione, con 15 anni di ritardo, a Berlucsconi, oppure ci autotiriamo le monetine al Raphael? La questione è delicata: premettiamo che non si vivrà un’altra tangentopoli, perchè, purtroppo, non c’è nessun maxi processo alla mafia arrivato in Cassazione, perchè all’orizzonte non si vedono nuove forze politiche che abbiano gioco facile nel gridare al corruttame, perchè non ci sono banche da svendere nè appalti da dare prima che arrivi l’Europa… insomma, adesso come adesso, non c’è alcuna diligenza da assaltare. Resta il fatto che, il risultato elettorale dell’Abruzzo, ci ha sfondati. Resta il fatto che Del Turco è bruciato e ci odia, e che il sindaco di Pescara sta a casa agli arresti domiciliari. Di Pietro gongola, a buona ragione: adesso potrà assurgere a unico paladino della Sinistra onesta, contro la destra corrotta e il PD che ha venduto l’anima al diavolo tangentardemocristiano. Purtroppo, però, come 15 anni fà questo terremoto giudiziario nasce da una carenza di politica: l’immobilismo al quale Veltroni ha condannato la Sinistra, puntando maggiormente a estrometterne la parte estrema, piuttosto che a rafforzarne l’identità, ha prodotto, come ogni volta che in politica si rimane immobili, un affiorare della putredine e del marcio. La vita del partito diventa argomento autoreferenziale delle discussioni politiche, e quando un partito si piace viene facilmente preso di mira da chi non lo gradisce. E dato che la corruzione c’è in quanto le contestazioni, secondo me, non sono frutto di pure congetture, diventa assolutamente normale che tutto ciò che riguardi quel partito diventi di per se stesso argomento di interesse politico nazionale. Insomma se l’argomento proposto dal PD all’Italia è il PD stesso, nel momento in cui scoppia anche un semplice bubbone, è normale che l’Italia ne parli e qualcuno ne gioisca. Caro Walter: inventati una proposta politica seria, che faccia sorgere nell’Italiano medio il dubbio che se ad Aprile avesse votato a Sinistra, forse sarebbe stato meglio! PS: Per non dimenticare chi adesso grida alla santificazione di Craxi vedete bene cosa scriveva 15 anni fa…..

Horst Tappert

15/12/2008

Elberfeld 26 Maggio 1923-Monaco di Baviera 13 Dicembre 2008. I balordi ringraziano quanti vogliano unirsi nel ricordo. Auf Wiedersehen Ispektor Derrick.Derrick

…and we all shine on!

09/12/2008

Chi ha avuto la sfiga di beccarmi nella vita lo sa. O per lo meno gli è stato raccontato che ogni volta che qualcuno ha dovuto trovarmi una somiglianza con un personaggio famoso non si scappava.
Tranne Kolchoz che, in quinta ginnasio mi sembra, mi trovò uguale a Daniele Fortunato della Juventus (uno spasso, cominciai a bere…) tutti mi hanno sempre rimarcato l’inquietante somiglianza con Lui. Con John Winston Lennon. Mah, nonostante mi grattassi davanti a tutti pensando alla simpatica fine dal nostro amico "John" è stato il mio soprannome non voluto di tutto il periodo universitario. Non male, direte (ne convengo chiedete a Gau da dove venga il suo soprannome). In fondo poi, nonostante sia uno Stonesiano di ferro, i Beatles non mi sono mai dispiaciuti. E lui per primo. Figo. Fighissimo. Scocciato come pochi. Ma capace di scrivere alcune della canzoni più divertenti di quel periodo (per le cose di grana grossa prego passare dagli Stones e dagli Who però). Talmente simpatico che non ho mai disprezzato neppure la tanto vituperata carriera solista fatta di singoli strappalacrime, progetti demenziali e alcune isolate bellissime gemme.
Questa è la migliore.
Il video, dovrebbe essere Top of the Pops, è semplicemente senza senso.
John che canta con il suo gruppo e Yoko Ono che, bendata chissa da chi e perchè cosa, fa la maglia.
Altri tempi. Grazie a Dio.

Sky, mettiamo ordine

04/12/2008

televisioneE’ polemica di questi giorni l’innalzamento dell’IVA sull’unica pay tv satellitare  italiana, Il governo, dietro sollecito dell’UE, ha abrogato l’IVA agevolata alle paytv via cavo e via satellite, portandola dal 10 al 20%. Ecco, questo è il dato: ora dobbiamo vedere da dove parte questa storia. Questa è una storia che tra pochi giorni festeggerà il ventesimo anniversario: era il 1989 quando il settimo governo Andreotti affida al Ministro Oscar Mammì il compito di mettere ordine all’interno del sistema radiotelevisivo italiano. Nell’estate del 1990 arriva la famosa prima legge sulla televisione privata italiana. Tra le varie novità viene introdotta anche la TV satellitare e la TV via cavo. Nasce, a questo punto, il consorzio Tele+, creato da Berlusconi, Kirch e Cecchi Gori. Inizalmente trasmette sulle frequenze analogiche terrestri, perchè i costi, all’epoca, per installare un impianto di ricezione satellitare erano proibitivi per un utente medio. Viene introdotta, per la prima volta in Italia, la TV privata a pagamento (ricordate i famosi e giganteschi decoder di Tele+2?). Chiaramente la Tele+ analogica terrestre è assolutamente abusvia (adesso le sue frequenze sono occupate da Sport Italia), ma il consorzio si rifiuta di andare sul Satellite, sempre per ragioni di costi e miserrime possibilità di intercettare un qualsivoglia pubblico. L’accordo arriverà all’inizio del 1994 quando il Governo decide di abbassare l’IVA al 4%, anche per favorire l’arrivo sul mercato di Stream Tv, la prima TV via cavo italiana, nata da un Joint Venture alla quale prese parte pesantemente l’Enel. Ma quel 1994 non segna il decollo delle tv satellitari e via cavo in Italia, Tele+ rischia di sparire e l’alleanza Cecchi Gori-Berlusconi naufraga definitivamente. il Governo Dini capendo come l’IVA agevolata non abbia favorito il diffondersi delle nuove teconcologie di trasmissione, decide di toglierla, salvo poi fare retromarcia e fermarsi allo scalino mediano del 10%. Anche Stream sembra essere sull’orlo de baratro, perchè la cablatura del Paese non è praticabile per gli elevati costi e per l’impssibilità di fornire sempre la tecnologia migliore possibile. Così, siamo nel 2000, Stream, abbandonata dall’ENEL, decide di regalare i cavi già piantati a Ebescom, che, nel frattempo, lancia Fastweb. La concorrenza tra Stream e Tele+, però, non favorisce lo svilippo delle televisioni che, anzi, ne risentono in quanto entrambe puntano sul calcio, ma entrambe forniscono un prodotto zoppo che costringe chi voglia seguire le partit integralmente a dotarsi di doppio impianto e doppio abbonamento. Nel 2002 viene introdotta l’obbligatorietà del decoder unico per entrambe le piattaforme. E’ un pannicello caldo che spinge un po’ le Tv satellitari. Nel 2003 Rupert Murdoch acquista, clamorosamente, Stream TV e, in pochi mesi, la fonde con Tele+ che, unite, il primo agosto 2003 danno il via a Sky Italia, Berlusconi fiuta l’affare e entra in società col magnate australiano. La crescita di Sky è impressionante, fino al 2007, quando supera i 4 milioni e cinquecentomila abbonati. Secondo molti osservatori questo è il livello di saturazione. Infatti i dati del 2008 parlano di una sostanziale stasi nel numero di abbonati, con una tendenza al ribasso. Anche perchè, nel frattempo, è comparsa in Italia la TV digitale Terrestre, fortemente pompata dal Governo Berlusconi che incentiva l’acquisto del decoder, purchè dotato di fessura per l’inserimento della tesserina per l’acquisto dei programmi a pagamento. Nella TV digitale terrestre la parte del leone la fa Mediaset Premium, la tv digitale a pagamento del Premier, che propone, di fatto, una versione "Easy" di Sky: stesse partite (serie A e champion’s league), stessi film (Spesso anche in contemporanea), stesse serie tv: insomma stesso target, ma un po’ più propenso al risparmio. Chiaramente la qualità è infitamente peggiore. Arriviamo all’Aprile 2007: Meidaset si accorge di pagare un’IVA maggiore rispetto al concorrente Sky e avvia, presso l’UE, una procedura per la richiesta di adeguamento dell’IVA tra i due soggetti, in quanto considera (giustamente) la differenza sull’IVA un indebito aiuto di Stato alle TV satellitare e via cavo. Passa un anno e mezzo e l’UE dà ragione a mediaset che, nel frattempo, è tornata ad essere la tv del Premier, il quale decide di innalzare, di imperio, le fatture agli abbonati Sky, invece di ridurre i pagamenti  per gli utenti Mediaset. La reazione di Sky è scomposta e pure un po’ fastidiosa (Sorvolo sulla reazione dei DS che è disarmante!): si scopre descamiciada e popolana, quasi populista. Invita gli abbonati a inondare di mail il governo. Insomma considera questo provvedimento uno scippo ai danni degli abbonati. Ma a questo punto mi vien da ricordare le porcate fatte da Sky (che non giustificano la decisione di Berlusoni in pieno conflitto di interessi): diffondere i codici dei suoi programi per dimostrare l’inaffidabilità del sistema di codifica ereditato da Stream, in modo, poi, da poterne introdurre un altro conoscuto solo a loro e così poter distruggere il mercato dei decoder satellitari; rendere gli stessi decoder una sorta di scatola chiusa alla quale le tv accedono pagando un affitto, e comunque il tutto sottoposto a un costante monitoraggio dei contenuti espressi dal canale (per la serie: se quello che dici piace a Sky vai in onda, altrimenti vai sui decoder inibiti a Sky, che ora non usa più nessuno… alla faccia della democrazia!); abbonarsi al pacchetto Full di Sky costava, nel 2003, 55€/mese, adesso ne costa 63€/mese, senza possibilità di scelta: il tutto veniva giustificato dicendo che venivano proposti nuovi canali; più che proposti erano imposti, e poi la maggior parte di essi sono la versione "+1" di uno già esistente (stessa programmazione, differita di un’ora!). Nel momento del passaggio dai vecchi ai nuovi decoder li hanno semplicemente imposti, addebitando un costo supplementare di 78€ per ogni utente, senza dare preavviso. Concludendo, pur da abbonato Sky (e spero di poter continuare a esserlo), ritengo che questa storia, ovunque la si guardi, fà sufficientemente Skyfo!

Walter in the Sky with Diamonds…

03/12/2008

lsd…i Beatles inneggiavano a Lucy per evocare l’LSD ed i viaggi che induceva. Noi inneggiamo a Walter. Ogni generazione ha i suoi esempi allucinogeni.

Sì, perchè c’è da domandarsi in che condizioni possa essere ridotto un Paese in cui il leader del principale partito di opposizione, nonché di quel partito che avrebbe dovuto unire e rilanciare la sinistra riformista, inanella cappelle una dietro l’altra. E’ farina del suo sacco? Si è bevuto il cervello? E’ D’Alema che perfido lo consiglia sulle mosse da adottare per indurlo all’errore?

Come si fa a farsi uccellare in quel modo sulla Presidenza della Commissione di Vigilanza RAI? E come si fa a dire, una volta successo il patatrac con la nomina di Villari, che ora il problema è della maggioranza? Era proprio indispensabile incaponirsi sul nome di Leoluca Orlando salvo poi tirare fuori dal cilindro il ben più prestigioso e bipartisan nome di Sergio Zavoli, per poi trascinarlo in un vicolo cieco e di lì direttamente nel ridicolo? Domande senza risposte.

Con che coraggio un leader manda quel brav’uomo di Piero Fassino al Congresso del Partito Socialista Europeo (PSE) per firmare il Manifesto del Partito per le prossime Europee a nome di una forza politica, i DS, che non esiste più? Con che faccia tosta egli consente che un povero mentecatto come Fioroni dica che non è il PD a dover entrare nel PSE bensì quest’ultimo a doversi "federare" col PD per dar vita ad un nuovo soggetto europeo? Con quale senso del ridicolo si suppone che 26 Partiti socialisti e socialdemocratici di nobile storia e lunga tradizione accettino di seguire l’unico partito "ibrido" europeo in un progetto dai contorni indefiniti? Forse lo slogan non è più "si può fare", ma "se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto"? Domande senza risposta.

E infine con quale acume politico un leader imbarca un intero partito della sinistra "riformista" in una battaglia contro l’aumento delle tasse al colosso Sky di Rupert Murdoch per sbandierare il trito e ritrito (pur esistente, sia chiaro) conflitto di interessi? E con quale senso della vergogna si può ignorare senza colpo ferire la smentita dell’Unione Europea, secondo cui l’IVA sui prodotti Sky andava alzata per evitare procedure di infrazione all’Italia, punto e basta? E con quale ingenuità si può andare incontro persino alla intellettualmente onesta ammissione di Romano Prodi, il suo stesso ex Premier, che il precedente Governo aveva già preso un impegno in tal senso ed aveva preparato un provvedimento di questo genere? Il tutto per difendere usque ad finem le preziose teste coronate dei Direttori del Corriere (di cui marish invoca giustamente le dimissioni da mesi) e de La Stampa?

Domande senza risposta.

In realtà forse una risposta c’è. La danno Nicola Rossi, che proprio sul Corriere ha scritto lunedì un intenso e brillante articolo sui rischi che l’Italia corre di ritrovarsi più debole se non approfitta della crisi per riformare il proprio sistema produttivo, Pietro Ichino, che pur da posizioni diverse ritiene che il decreto sull’Università della Gelmini non vada bocciato a priori, e persino Massimo D’Alema che con coraggio va da Crozza e, rispondendo al comico che gli riferisce la battuta di Berlusconi secondo cui "D’Alema è il più intelligente. Ma è anche il più comunista.", ribatte sereno e orgoglioso che "la seconda affermazione non è poi così sbagliata".

La risposta la danno Chiamparino, Cacciari, Penati e quegli amministraori del Nord che si pongono, forse tra i pochi in Italia, domande serie cercando risposte altrettanto serie. La risposta è che ci si è dimenticati che Uolter è stato il Segretario dei DS che ha portato il partito a perdere le elezioni nel 2001, sparendo dalla campagna elettorale nazionale per dedicarsi al suo orticello del Comune di Roma.

Ci si è dimenticati che la sua idea di arrivare al Partito Democratico era stata bocciata da tutti qualche anno fa come politicamente irrealizzabile, inattuabile e fantasiosa. C’è stata la perdita della memoria.

E la perdita di memoria, si sa, è uno dei principali sintomi dell’abuso di allucinogeni.

Mostruosità del XXI secolo

01/12/2008

Stavo leggendo un interessante, non interessantissimo per la verità, articolo di Angelo Panebianco circa i recenti attacchi dei Jihadisti a Mumbai, del quale riporto il link qui. I miei occhi cadono sui link pubblicitari collegati, immagino per "argomenti" all’articolo e cosa ti vedo linkato? "Ebreo: Lei è ebreo?". Un link di collegamento ad un sito, ecco il link, che alla modica cifra di centocinquanta euro ricorstruisce l’albero genealogico di ciascuno di noi, attraverso le analisi del sangue. Cioè, scoprire attraverso le analisi del sangue se si è di religione ebraica? MOSTRUOSO!! Ancora più mostruoso il fatto che tale schifezza venga linkata su corriere.it!

Difesa della Razza