L’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo anno…. 90 anni dopo

TrinceaNovant’anni sono passati dall’INUTILE STRAGE, e oggi ancora ci affascina, non l’abbiamo capita. Non abbiamo capito come la fiducia smodata dell’uomo positivista del primo decennio del XX secolo abbia prodotto il più folle massacro di persone mai concepito, esseri umani inviati a fare carne da macello in sperdute trincee, immersi nel fango, sporchi all’inverosimile, annullati nella loro dignità personale. La summa di quella follia fu proprio l’ultimo giorno: c’era tutto. Il ricorrere a un simbolismo inutile nel ripetersi ossessivo del numero undici, l’incapacità di comprendere che la pace non è solo l’assenza di combattimenti militari, ma la volontà di costruire qualcosa di comune che abbia la capacità di superare gli odii generati dal conflitto armato. Invece, proprio nel modo nel quale fu gestito quell’undici undici undici, erano già presenti i germi di tutti i massacri e gli olocausti che avrebbero insaguinato l’Europa e il Mondo nel quarto di secolo seguente: comandanti inetti, tronfi del loro potere che hanno continuato, con sempre maggiore livore, a considerare i soldati numeri e fabbriche di utilità; l’odio verso il nemico accresciuto anzichè ridotto per evitare che la tragedia si ripetesse ancora. Inutile raccontare cosa avvenne negli anni successivi in Europa, coi totalitarismi che avvelenarono le società, col sangue che scorse a fiumi. Invece vorrei ricordare cosa fu quell’undici Novembre. Fu il giorno nel quale ci fu il numero maggiore di morti in tutta la Grande Guerra, fu il giorno nel quale interi battaglioni furono lanciati alla conquista di terre devastate da anni di combattimenti, con la popolazione civile, stremata e terrorizzata, che veniva trattata ancora da nemica. Fu il trionfo del formalismo borghese del Novecento applicato alla guerra e alla distruzione di massa, fu l’incapacità di una delle peggiori classi dirigenti della storia europea e mondiale di capire come si pongono le basi della pace. Le conseguenze non sarebbero potute non essere drammatiche, ma, come avviene nelle grandi tragedie, furono anche foriere di grande slancio intellettuale: nuove e prodigiose invenzioni avrebbero fatto accrescere la qualità di vita dell’umanità, nel fango delle trincee persone semianalfabete impararono a scrivere lettere e diari, diventando, nella loro capacità di scrutare all’interno dell’inferno nel e col quale vivevano, tra i più grandi uomini di lettere della storia; il capire l’indispensabilità di ciascuno regalò una nuova coscienza e di classe e soggettiva anche al più umile dei fanti, gettando le basi ideologiche e ideali di un egualitarismo non più solamente formale, ma che avrebbe portato intere società alla conquista di nuovi diritti e quindi alla democrazia. Oggi che il XX secolo è finito, oggi che sono passati quasi vent’anni anche dalla fine del "Secolo Breve" cosa rimane di quell’Undici Novembre? A prima vista nulla, ma dobbiamo cominciare a leggere quegli eventi non come fossero le Guerre Puniche, ma come la base ideale per costruire un nuova e vera Europa. Personalmente ritengo, sia pure a 90 anni di distanza, la distruzione dell’Impero Austriaco una delle più grandi disgrazie che si siano abbattute sull’Europa del XX  secolo: la presenza di una struttura capace di assorbire i nazionalismi attraverso una "confederazione" nel centro del Vecchio Continente avrebbe permesso a molte persone di vivere un po’ meglio. Dato che, però, l’Impero Austriaco non tornerà, l’occasione per costruire la pace in Europa, per esportarla al resto del Mondo, ce l’abbiamo, e si chiama "Unione Europea": basta patti bilaterali, rafforziamo questa benedetta Unione Europea, e dedichiamo all’ Unione Europea l’Undici Novembre, non per celebrare la vittoria di un esercito, ma per far diventare questo giorno il giorno dell’Europa che rifiuta il nazionalismo.

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Una Risposta to “L’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo anno…. 90 anni dopo”

  1. gau Says:

    E’ un eccellente auspicio, che condivido…ma se Sarkozy e Carlà arrivano in ritardo alla commemorazione facendo irritare gli inglesi, cominciamo male…

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