Archive for ottobre 2008

Ce mancava solo lui…

30/10/2008

….e mo’ stamo a posto…

hanno tentato di raggiungere la sede di confindustria

Bologna, scontri tra polizia e studenti
Ferita una giornalista del «Corriere»

Beppe Grillo contestato dai manifestanti: «Non vogliamo primedonne». E lui: «Cercate i poliziotti finti»

BOLOGNA – Tensione a Bologna nel corteo degli studenti anti-Gelmini, che percorso il centro si è diretto verso la sede di Confindustria: la polizia, in via Castiglione, ha cercato di impedire ai manifestanti di proseguire. Sono così iniziati cori contro gli agenti, all’insegna dello slogan «Bisogna andare avanti, indietro non si torna», in particolare da alcuni anarchici in testa al corteo. I manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone, e sono volate alcune manganellate. I manifestanti hanno risposto con bottiglie e un fumogeno. Un cordone di carabinieri ha impedito ai manifestanti di entrare in vicolo Santa Lucia, dove si trova la sede di Confindustria, dato che questo tratto del percorso era stata vietato dalla Questura.

GIORNALISTA FERITA – Durante gli scontri tra manifestanti e polizia, Benedetta Boldrin, una giornalista del Corriere di Bologna è stata raggiunta alla testa da una bottiglia lanciata dai manifestanti ed è rimasta lievemente ferita. È stata portata in ospedale. Il corteo è defluito in via Santo Stefano, senza quindi raggiungere la sede di Confindustria presidiata dalle forze dell’ordine. Al corteo hanno partecipato circa 30mila persone tra studenti e insegnanti.

Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)
Beppe Grillo contestato a Bologna (Ansa)

BEPPE GRILLO – A Bologna è arrivato anche Beppe Grillo per esprimere la propria solidarietà ai manifestanti. E non ha perso occasione per lanciare una nuova provocazione: «Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti (ascolta l’intervista). C’è un filmato messo online (guarda) dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8» ha detto ai cronisti. Grillo ha chiesto al ministro dell’Interno Roberto Maroni di spiegare cosa è successo in piazza Navona e di chiarire la presenza di infiltrati. Quindi – ha aggiunto – dovrebbe dimettersi.

CONTESTATO: «BUFFONE» – Poco dopo però Grillo è stato pesantemente contestato dai manifestanti. Quando il comico e il gruppo dei suoi sostenitori hanno raggiunto frontalmente il corteo che stava entrando in via Zamboni, nella zona universitaria, dalle file dei manifestanti sono partite cascate di fischi e grida: «Buffone, non vogliamo le primedonne». I ragazzi, che sfilavano dietro lo striscione d’apertura «Noi la crisi non la paghiamo», erano visibilmente indispettiti dall’arrivo di Grillo circondato da giornalisti e gli hanno chiesto di mettersi dietro lo striscione come tutti gli altri. Non sono mancati momenti di tensione. Uno degli organizzatori ha urlato che «il protagonismo è da un’altra parte». Grillo gli ha dato del «maresciallo». Uno dei supporter del comico è stato spintonato, ma a quel punto è stato lo stesso comico genovese a invitare alla calma i suoi. «Sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione – ha detto Grillo -, è la loro manifestazione e la gestiscono loro. Nonostante tutto siamo con loro. Certo, sbagliano la comunicazione».

«POCHI DEI CENTRI SOCIALI» – Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i «grillini». «Non sono venuto a prendere dei meriti – ha spiegato Grillo ai giornalisti dopo aver lasciato il corteo, – la manifestazione è loro. Sono venuto a dare una testimonianza, non sono qui per fare un comizio». Riferendosi alla fredda accoglienza ricevuta, Grillo ha detto: «Mi vedono come un artefice della caduta della sinistra. Devono identificare bene chi sono i nemici». Il comico ha poi descritto l’iniziativa degli studenti contro il provvedimento Gelmini come «una cosa fantastica» perché permette di «rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti».

Fateve due risate…

 

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Chi non muore si rivede…

28/10/2008

Mi sono chiesto per un po’ chi fosse l’autore del jingle che si accompagna perfettamente all’ultimo spot dell’Alfa Romeo MiTo, una pubblicità che secondo me possiede tratti di autentica genialità futurista.

Facile.

Sono tornati. I maestri della baguette house, i divi mascherati del French touch. Gli unici eredi dei Kraftwerk.

I Daft Punk.

 

Ramones’ endorsement for McCain!!!

27/10/2008

Che si fotta il New York Times! Capite? Anche i Ramones!
No. Davvero. Non può vincere Obama.

Grazie a Italian Blogs for John McCain.

Precedenti

27/10/2008

L’electoral Map del 1789.
Via Camillo.

This is Rome

26/10/2008

splashDue scene dal palcoscenico di una città che sarà pure eterna ma che ormai è fuori di testa.

1. Quartiere Aventino, Roma, venerdì 24 ottobre, ore 21.30. Uscendo da una clinica dove ha appena assistito un parente reduce da un’operazione, un tale si imbatte in due tizi dai tratti marcatamente orientali, ma presumibilmente di nazionalità americana o inglese. Si sono disposti l’uno di fronte all’altro in un rettangolo che di giorno delinea tre posti auto nel parcheggio della piazza. Si sfidano, sono concentrati. Uno brandisce una racchetta, l’altro pure. Lanciano in aria una strana pallina e cominciano a picchiarla di santa ragione per scambiarsela.

Stanno giocando a Badminton.

2. Via Nomentana, Roma, venerdì 24 ottobre, ore 01.30 circa. Di fronte ad un noto locale della capitale, una macchina si ferma al semaforo verde, mette la freccia in ritardo e abbozza una rapida svolta a sinistra. Dietro, un motorino viene sorpreso dalla manovra azzardata e tampona la vettura. Il motorino cade, le due persone sopra di esso si ribaltano e cadono. La macchina fa pochi metri in avanti e si ferma. Il conducente torna indietro e, di fronte ad una scena da guerriglia urbana con pezzi di motorino sparsi sulla carreggiata e due persone a terra, chiede stupito: "Ma che è successo?".

Il conducente del motorino a sua volta lo aggredisce: "Ma che sei matto? Stavi per ammazzare il mio amico! Stavi per ammazzare il mio amico!" L’altro cerca di giustificarsi dicendo di aver messo la freccia. "Ma che stai a dì? Non l’hai messa la freccia!" "Sì, l’ho messa!" "No! Non l’hai messa! Ma poi dove cazzo volevi andare a sinistra? Lì è contromano!"

E l’altro, urlando e quasi aggredendo fisicamente il conducente del motorino: "Ma che cazzo stai a dì! Io abito a Via Nomentana 94! Hai capito?"

Senza senso.

Rome’s burning with boredom now…

25/10/2008

noiaChe tristezza, diciamocelo.
L’Unità che titola "ci siamo!" (immemore dell’altrettanto inutile "Eccoci" con cui fu salutata la manifestazione contro l’abolizione della scala mobile, altro trionfo…). Il palco con su scritto "Siamo tutti Saviano". E poi Leoluca Orlando, Di Pietro, la CGIL. I Grillini pronti a riprendere tutto e a sputtanare tutto. Gli studenti, dimenticavo, gli studenti. Non più i più impreparati, fancazzisti e maleducati d’Europa (quando si scopre che votano per Alemanno) ma bensì l’unica voce democratica di questo paese. Mamma mia.
Kolchoz andrà alla manifestazione oggi. Mi ha chiesto, con educazione, se lo accompagnavo. L’ho dovuto pisciare con cortesia ma con estrema soddisfazione. Potrà essermi utile. Vada. E scopra, se possibile, tra il mare di retorica giustizialista, benpensante e moralista di quella torma di superficiali, coglioni ed ignoranti in cui sembra essersi trasformata la maggioranza della sinistra italiana può rispondere alle domande che tanto affollano la sua mente.
E’ veramente nella critica "da stadio", senza cultura e di bassi livello che la sinistra deve guardare per fare qualcosa per il paese? Sono stati veramente Berlusconi e i suoi amici (assoluta vetta dell’inefficienza italiana, per chi scrive) a rovinare il paese? E’ così fondamentale la lotta giustizialista, ambientalista, moralizzatrice per questo paese? Si guardi attorno e si dia una risposta. O la chieda agli Statali non licenziabili (mentre a noi ci ficcano braccia in culo da sempre e cominciamo ad avere 35 anni…). La chieda ai merdosi e mafiosi Sindacati di casta (e ai contratti immorali che stipulano). Lo chieda agli insegnanti meno aggiornati d’Europa e agli studenti e alla loro assoluta impreparazione culturale e politica (a proposito, io faccio il medico, lavoro 8-10 ore al giorno e sono "aggiornato"… spiegami in cosa risiede la "materiale impossibilità di aggiornarsi" di chi lavora 6 ore al giorno ed ha tre mesi di ferie pagate l’anno di cui vai cianciando… ma fammi il piacere!).
Comunque intanto indaga e fammi sapere.
Io ho perso la voglia e il piacere di discutere della mia parte. Veltroni è stata una delusione senza fine (a cominciare dai precari in Parlamento, passando per l’alleanza con Di Pietro e via dicendo). Mi aspettavo la nascita finalmente di un partita socialdemocratico moderno. E invece continuiamo a crogiolarci in mille fesserie mentre l’America sceglie il suo Presidente (quello si un evento da seguire e capire fino in fondo) e mentre il mondo vive una crisi di proporzioni epocali in cui le risposte politiche  a breve termine saranno fondamentali.
E noi?
Noi "tifiamo" per Obama. Come se fossimo allo stadio e non capiamo che proprio Obama, come scrive il sempre straordinario Rocca, è, per esempio, molto più estremo nel decisionismo estero di McCain (sarà un piacere vedere le manifestazioni contro il "tradimento" di Obama, vedrete se non le faranno).
Noi pensiamo ai giudici come unica risposta ai problemi del paese (intanto segna Kolchoz, il mafioso Mannino è innocente).
Noi pensiamo a Saviano.
Ecco appunto. Siamo tutti Saviano. Mandiamoci lui a discutere con la Federal Reserve. 
Ciao Ciao.

Mariastella e i cambiamenti climatici

24/10/2008

scuolaE’ tutta colpa dei cambiamenti climatici. Se fossimo andati incontro ad un autunno rigido come quello dei nostri nonni, ad un ottobre freddino e ad un novembre aspro e piovoso, probabilmente i nostri cari studenti sarebbero rimasti chiusi nelle loro aule (fatiscenti, in effetti) o nelle loro case a studiare, o tutt’al più a riprendersi con i videofonini.

Invece, rieccoli a ballare, cantare e pronunciare slogan di trent’anni fa nelle tiepide ed accoglienti strade e piazze italiane, impegnati a far fiorire come mimose a fine febbraio quante più "k" possibili o "o" attraversate dal lampo nelle parole occupazione ed autogestione. Con l’aggiunta neo-romantica di scene da "L’Attimo Fuggente" come le lezioni universitarie tenute all’aperto, in cortile o nei parchi. La voglia di protagonismo di chi non ha fatto il ’68, il ’77, la "pantera" e quant’altro ha fatto il resto. Va detto, a scanso di equivoci, che in questo la Gelmini è stata davvero sfortunata.

Non credo, stavolta, ad indottrinamenti partitici. La protesta suona talmente sgangherata e fuori tema che temo sia proprio farina del sacco dei manifestanti. Nell’orgia di numeri di decreti pronunciati dai giovani contestatori come versetti profetici di sventure della Bibbia, due sono i testi incriminati: la Legge n. 133 del 6 agosto 2008 ed il Decreto n. 137 del 1 settembre 2008.

Come noto, il decreto 137 parla di poche e chiare cose: i libri di testo non possono essere ristampati per cinque anni, salvo le necessarie appendici da vendere eventualmente separatamente, il che riduce dopo secoli l’emorragia di denaro delle famiglie per comprare ogni anno testi identici al precedente con l’aggiunta magari di un sicché o di un suvvia; si reintroduce lo studio dell’educazione civica, denominata "Costituzione e cittadinanza", cosa che non mi risulta provenire direttamente dai programmi di Goebbels; si reintroduce il voto di comportamento in decimi (all’apoca ci minacciavano di rimandarci col 7 in condotta…) e si ristabiliscono, accanto ai giudizi, i voti in decimi nelle singole materie. Last but not least, oltre all’abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria per i laureati in scienze della formazione, la vexata quaestio del "maestro unico".

Un disastro, si dice. Uno smantellamento della scuola primaria. Un sopruso. Oltre a ricordare che se ora la scuola primaria italiana occupa l’8° posto in una graduatoria OCSE tra i Paesi occidentali, ai tempi del maestro unico (primi anni ’90, non un secolo fa) eravamo secondi, ed a concordare con chi autorevolmente sostiene che molte pressioni per passare al "maestro plurimo" sono state esercitate dai Sindacati per ragioni pressoché clientelari, vorrei sottolineare alcuni punti.

In effetti, in Italia il rapporto tra insegnanti ed alunni è totalmente squilibrato a vantaggio dei primi rispetto ai principali Paesi europei. Buona parte dei docenti, peraltro, sono persone che hanno fatto supplenze nelle materie più disparate per poi essere regolarizzate in una materia di cui sanno poco o nulla (leggetevi La Deriva di Stella). Molti di quelli che hanno avuto il maestro unico non hanno sofferto di traumi infantili. Anzi. L’esigenza di ridurre la spesa in un settore che si mangia tutte le risorse in salari e stipendi (90% circa) mi sembra evidente. Mi sembra anche evidentemente troppo costoso continuare a mantenere classi con 7 alunni. Mi sembra altrettanto evidente provare ad introdurre un minimo di criterio meritocratico in un ambito massificato come neanche nell’ex Unione Sovietica: è ciò che prova timidamente (forse troppo) a fare il comma 2 dell’articolo 4 del decreto 137.

Do per scontato, ma forse sbaglio, che non ci siano obiezioni sostanziali al voto in condotta, al divieto di ristampa dei liberi, all’educazione civica, etc. Cosa poi interessi ai liceali o addirittura agli universitari del maestro unico Dio solo lo sa. L’unica cosa che potrebbe toccare (molto di sfuggita) i liceali è il complesso dell’art. 64 della Legge 133 in cui si parla di razionalizzazione ed accorpamento di classi per favorire un costante aumento di un punto del rapporto alunni/docenti a vantaggio degli alunni.

Meno ancora si capisce il "fermento" degli universitari. L’unica norma che li potrebbe toccare (si noti il condizionale) è l’articolo 16 della Legge 133, laddove si stabilisce che "le Università possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato". Una previsione che, se i Senati Accademici delle Università riterranno di avvalersene, potrà facilitare a mio avviso la gestione amministrativa degli Atenei, il controllo della spesa e l’afflusso di contributi da parte di privati, soprattutto per la ricerca. I soldi dei privati non potrebbero essere utilizzati che per le finalità per le quali la fondazione è nata (in primis ricerca scientifica). I soldi pubblici arriverebbero solo in perequazione dei fondi privati.

Anche qui sarò miope, ma non vedo lo scandalo. La logica è chiara: i soldi dei privati vanno agli atenei che, per capacità di ricerca ed innovazione, sapranno meritarli e non a pioggia a tutte le universitucole che popolano il Belpaese con corsi di laurea assurdi frequentati da tre o quattro studenti. Inoltre, la legge 133 prevede che i libri di testo possano essere scaricati anche da internet, cosa – questa sì – che mi sembra andare decisamente incontro al "diritto allo studio" di cui tanto ci si riempie la bocca a vanvera.

Si dice: ma la vera protesta è contro i tagli alla scuola, all’università ed alla ricerca. Chiariamo. Non mi risulta che i finanziamenti a pioggia degli anni precedenti abbiano prodotto un miglioramento della qualità dell’istruzione primaria, secondaria ed universiatria e della "cosiddetta" ricerca. La verità è che in Italia la ricerca non esiste più da tempo, atrofizzata e mortificata da concorsi finti, da una visione "impiegatizia" del ricercatore, da un’assenza pressoché totale di parametri di valutazione del lavoro svolto degni di un Paese occidentale. Mandate una mail a marish e chiedetegli quanti suoi colleghi ricercatori italiani hanno scritto cose apprezzabili su riviste nazionali o internazionali di un certo livello e quanti di loro invece percepiscono stipendi più che dignitosi e arrivano a sedere su cattedre di prestigio per pura anzianità. Per parte mia, che la ricerca ho frequentato solo per un anno, posso dirvi che siamo su percentuali ridicole.

Intendiamoci: il Governo non ha preso i provvedimenti migliori di questo mondo. I tagli potevano essere più selettivi, premiando Atenei già oggi virtuosi a discapito degli altri; potevano essere già introdotti meccanismi di valutazione del merito degli insegnanti nelle scuole primarie e secondarie più stringenti; si potevano prevdere norme per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, che soprattutto al Sud è una piaga in crescita. Si è preferito seguire la logica di "starve the beast"(affamare la bestia) nella Pubblica Amministrazione, scontentando tutti più o meno allo stesso modo per non cadere nel gioco di contrattare ogni singolo taglio con le categorie (o corporazioni) di cui questo Paese è infestato. Inoltre, se si voleva il confronto con gli studenti forse era opportuno organizzarsi prima, senza evocare l’intervento della polizia per poi rimangiarselo. L’unico punto che tenta di stimolare un ritorno al merito ed alla qualità è l’articolo 64 comma 9 della legge 133 (ripreso dal comma 2 articolo 4 del decreto 137 di cui parlavo prima), laddove si prevede che il 30% dei risparmi ottenuti nel comparto scuola (previsti per 456 milioni di euro per il 2009) vengano utilizzati per la "valorizzazione e lo sviluppo professionale" del corpo docente. Parliamo – si spera – di circa 140 milioni di euro.

Forse è poco, ma personalmente vedo almeno il primo pallido tentativo di de-massificare un comparto ammuffito e di far emergere chi oggettivamente fa il suo lavoro meglio e con più impegno. Capisco i problemi dei genitori sul "tempo pieno", davvero. E’ forse l’unico punto su cui si poteva (e forse si può ancora) dare più aiuto alle famiglie. Ma francamente, come già per le generazioni del maestro unico, non è che l’assenza del tempo pieno ci abbia così penalizzati. E soprattutto non vedo la necessità di condurre degli ignari fanciulli di 6,7 e 8 anni a protestare contro la Gelmini (fosse almeno stato per il grembiule…).

Sono stato particolarmente prolisso e noioso, me ne rendo conto. Ma in un mondo a rovescio in cui occupare gli edifici pubblici viene difeso come "diritto degli studenti a manifestare" (ci sono già le piazze), in cui un prete sandinista diventa Pressidente dell’Assemblea Generale ONU e in cui gli estremisti di destra austriaci fanno "outing" sulla loro omosessualità, potrete serenamente accettare anche un post "balordo" come questo.

Fede-Saviano. Ovvero quando si muove Starace!

22/10/2008

StaraceChiunque abbia un minimo di memoria storica ricorda benissimo la figura e il ruolo di Achille Starace: il guitto di regime. La persona verso la quale incalanare le critiche al fascismo, senza che queste fossero pesantemente censurate. Ecco adesso, nel 2008, abbiamo (da circa quindici anni, per la verità) uno Starace dei tempi attuali. Certo non assistiamo più a patetiche esibizioni ginniche o a premi, come il Cremona, che portavano agli allori i più ridondanti e magniloquenti acclamatori del fascismo. No, tutto questo è morto e sepolto: adesso il nostro Starace si chiama Emilio Fede. Emilio Fede è l’uomo la cui comparsa in una sala cinamatografica, da sola, genera l’ilarità del pubblico, è l’esempio del servo sciocco pagato per prendersi gli insulti al posto del Padrone. Persino Berlusconi ritiene il suo telegiornale "Di parte"; i parlamentari di Forza Italia definiscono il TG4 un "Telegiornaletto" per massaie: mancando di rispetto proprio alla categoria delle massaie fruitrici del tg4 e, forse, grandi loro elettrici. Ma, purtroppo, delle volte anche il servo sciocco, tollerato anche dagli avversari, perchè catalizzatore di critiche condivise trasversalmente, ECCEDE, piscia fuori dal vasino. Ecco è il caso di Starace-Fede che critica Saviano, sostenendo che grazie al suo libro ha guadagnato bei soldini (come se fosse un reato guadagnare soldi con un’opera intellettuale e onesta), che adesso fà la bella vita grazie alla scorta dello stato. No, non voglio abbassarmi a queste puerili polemiche sollevate da un non giornalista, bavoso e ossessionato dal potere e dal sesso forse per impotenza. No, ho sufficiente rispetto di me stesso e di chi mi legge per non rispondere; vorrei, invece, allargare la mia vis polemica ad altro. Roberto Saviano sta pagando sulla sua pelle l’inesistenza dello Stato, il fatto che la Repubblica Italiana ha regalato alla malavita interi settori di territorio, uscendo di fatto dal controllo della Campania. Adesso Saviano e, qualche giorno fa, alcuni extracomunitari hanno detto BASTA! Basta, non se ne può più di uno stato che latita, che non esiste, che abdica. Che decide che in alcune zone la legge non esiste: non esiste il controllo del territorio, non esistono controlli sui cantieri edilizi, sullo smaltimento dei rifiuti, sui lavori agricoli, sulle concessioni televisive! Perchè le zone nelle quali lo Stato non c’è non sono solamente parti fisiche del territorio, ma sono settori dell’imprenditoria che sono intoccabili a prescindere da leggi, sentenze, ordinanze e quant’altro. Le concessionarie pubblicitarie in Italia sono, di fatto, due: una è del Premier l’altra è gestita dal Governo. Da circa dieci anni ogni forma possibile e immaginabile di sentenza ha statuito che Rete 4 dovesse sparire dalle televisioni analogiche terrestri italiane…Rete 4 ancora sta lì, col suo telegiornaletto per massaie diretto da un sempre più bavoso Fedestarace. Ecco, forse, Emilio Fede, a differenza del solito, non attacca Saviano per macchiettismo, ma per paura. Paura di chiudere i battenti, paura che passando il principio per cui la legge sia uguale per tutti possa diventarlo anche per lui e per l’editore che lo paga. E che dovrebbe proteggere Saviano….

E’ nato!

21/10/2008

Il blog di Filippo Facci.

Vittorio Foa (1910 – 2008)

20/10/2008

Come direbbe un nostro amico, "massimo rispetto".

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