Il trionfo della morte ovvero Mieli dimettiti!

Lo so dovrei andare a lavoro, ma non ce la faccio.
Non prima di aver preso sonoramente per il culo "l’unico quotidiano che arriva qua" (patetico Gau, ne potevi trovare un’altra). Lo so cominciamo a fare la figura dei rompicoglioni (come dici Gau, tromboni precoci?). Ma ci sono cose per cui il Corriere era il Corriere. E Repubblica si attaccava al cavolo, non ci arrivava. Adesso l’opera pluriannuale dello straordinario Direttore (storico di non scadente livello ma potrebbe fare quello…) ha determinato un abbassamento del livello globale che, se un anno fa era allarmante, adesso è la norma.
Non parlo per carità cristiana del sito in cui campeggiano tronfie le migliori nullità di questo regno (modelle, modelli, starlette, puttane di alto bordo, nani da circo et similia). Ma le poche volte che mi avventuro a comprare l’edizione in carta rimango sbalordito dalla pressappochezza dell’acquisizioni delle fonti da parte degli inviati.
Anche qui, sempre per carità cristiana, vi evito le immonde zozzerie che sparano quotidianamente sulle elezioni americane. Per questo c’è Camillo, andate pure li.
A proposito fate i complimenti a Christian Rocca. Ha una forza d’animo invidiabile.
Ma non divaghiamo. Dicevo. Nel mio piccolo ieri mi sono goduto un ridicolo articolo sulla imminente chiusura dello Yankee Stadium (chiuderanno anche lo Shea se per questo ma vabbè…). Per non fare la figura dell’ignorante che non sa le cose, la giornalista in questione che ti fa? Ti cita, come momento di "cultura alta" in cui si parla dello Yankee Stadium, il capolavoro del grande DeLillo. Ti cita Underworld, nientemeno. Ti cita il primo straordinario capitolo ("Il trionfo della morte", tra parentesti uno degli incipit più travolgenti del millennio). Un breve capolavoro in cui si incontrano JE Hoover, F Sinatra, i Brooklyn Dodgers e New York, ovviamente. Si incontrano tutti in un giorno preciso. Il giorno in cui B Thomson, con un fuori campo leggendario, regalò le world series ai Giants all’ultimo inning contro i miei amati Dodgers.
Ok. Tutto bello. Ma, partendo dal presupposto che non si capisce perchè si debba trovare la necessità impellente di citare uno scrittore per giustificare un articolo sullo sport (modalità estremamente "Capalbiana", converrete) e che qualcuno mi deve spiegare cosa significhi citare nullità assortite come S J Parker, c’è un piccolissimo particolare che stride.
Come tutte le persone che conoscono di baseball sanno, i Giants non giocavano allo Yankee Stadium, bensì al Polo Grounds (tra parentesi raso al suolo poi negli anni 60).
Insomma non ci vuole molto. Non bisogna più essere dei merdosi sfigati come me per sapere queste cose.
Adesso c’è anche wikipedia. Non avete più bisogno di studiare, e dai…
Per gli sfigati che vogliono saperne di più questo video c’è la registrazione audio della radiocronaca degli ultimi momenti di quel memorabile incontro.



“There’s a long drive… it’s gonna be, I believe…THE GIANTS WIN THE PENNANT!! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! Bobby Thomson hits into the lower deck of the left-field stands! The Giants win the pennant and they’re goin’ crazy, they’re goin’ crazy! HEEEY-OH!!!” – Russ Hodges, il radiocronista.

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4 Risposte to “Il trionfo della morte ovvero Mieli dimettiti!”

  1. gau Says:

    Cazzo. Hai già finito il metadone.

  2. utente anonimo Says:

    E’ un periodaccio. 4 guardie in una settimana. capiscimi. ma pure loro…

  3. AndrewsTavern Says:

    Porca mignotta… stai peggio di quel che pensavo. Tranquillo, un fine settimana a Monaco di Baviera non potrà che farci bene…

  4. kolchoz Says:

    C’è chi sta peggio di me!

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