Alitalia agli Italiani

giannelli 2Nella vita bisogna essere coerenti.

Silvio Berlusconi è stato coerente (anche se con un certo ritardo), promettendo una cordata di imprenditori pronta a rilevare Alitalia. Coerenti sono stati quelli del centrosinistra che tuttora difendono la tentata vendita ad Air France. Vedremo se saranno coerenti anche i sindacati e gli strenui difensori di quel gioiello di aeroporto – anzi fa più figo "hub" – di Malpensa.

Anche un balordo, nel suo piccolo, può essere coerente. Mi piaceva pochissimo l’ipotesi di vendita ad Air France, mi piace ancora meno il piano di Intesa San Paolo che andrebbe chiamato "piano Passera" se non ingenerasse il sospetto che si possa trattare dell’ultimo capolavoro di Paris Hilton o Jenna Jameson.

Affidiamoci alle fredde ed aride cifre. I nostri amiconi imprenditori offrono all’incirca 300 milioni di euro per comprare la "parte sana" (come in macelleria) di Alitalia (aerei, solt, assets, etc.) dalla "dark company" di cui è stato decretato il fallimento, entanasizzata dal neo-Commissario ed ex Ministro delle Finanze Augusto Fantozzi. Alitalia ha 1 miliardo e 150 milioni di euro di debiti. Meno 300 milioni, fa 850 milioni. Chi li paga? L’azionista di riferimento. Chi è? Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con le nostre tasse. La cifra potrà anche diminuire se interviene qualche altro azionista, magari straniero (si parla di nuovo di Air France o di Lufthansa, ma In sostanza paghiamo noi.

Air France voleva mettere per strada circa 2.500 cosiddetti "esuberi". Con il piano Intesa si parla di non meno di 5.000 persone a spasso. Molti di questi, se non tutti, per un certo lasso di tempo dovranno finire in Cassa Integrazione. Chi paga? Indovinate un po’. Ok, ma dopo? E qui entriamo di diritto nella fantascienza: chi dice che gli esuberi dovranno essere riassorbiti dalle Poste (per una volta che funzionavano…), chi dice che verranno assunti da aziende private (quali? In che settore? E perché mai aziende private sane dovrebbero assorbire esuberi altrui? E se non ne avessero bisogno che si fa? Li si costrimge?), chi dice che saranno gli stessi imprenditori della cordata ad assumerli (stesse considerazioni di prima). Prevedo ulteriori guai per le nostre tasche.

Inoltre, i piccoli azionisti di Alitalia, i cosiddetti piccoli risparmiatori andranno risarciti. Come? Idea brillante: con i cosiddetti "conti dormienti" che, in base alla Legge Bersani, confluiscono automaticamente in un fondo contro le frodi finanziarie se dopo un certo periodo di mancato utilizzo non se ne reclama la paternità. Bene. Siamo sicuri che basterà? E se così non fosse, chi paga? Mmm…

Poi avrei altre osservazioni: siamo proprio certi che all’UE andrà bene che facciamo fallire una compagnia aerea accollando i debiti allo Stato e regalando gli asset funzionanti ad una nuova compagnia di privati italiani? Siamo sicuri che non li sentiremo pronunciare le parole magiche "aiuti di Stato"? Chissà. Potrebbero pensarla come il grande economista americano John Kenneth Galbraith che definiva la cattiva abitudine di pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti il "Socialismo dei ricchi".

Siamo poi convinti che i nuovi proprietari, di cui l’unico che si occupa di aerei è Carlo Toto e a giudicare dai pessimi conti di Air One non può proprio essere paragonato a David O’Leary, siano sufficientemente esperti e capaci per affidare ad un management serio la nuova compagnia? Speriamo.

Intendiamoci. Non che il piano di Air France fosse poi molto meglio. Seppur con cifre minori, avremmo comunque dovuto tirare fuori quattrini per debiti e casse integrazioni. Con l’aggravante che saremmo stati irrilevanti nel quadro del leviatano Air France-KLM.

Ecco, è proprio questo il punto. Chi vuole salvare Alitalia non lo fa, a mio avviso, solo per interesse personale. Anche, ma non solo. Ritiene piuttosto che questa sia l’unica soluzione per far risorgere uno straccio di compagnia nazionale (o di bandiera come si ama dire) e, nella migliore delle ipotesi, trattare di nuovo fra qualche anno con un vettore internazionale più forte (Air France, Lufthansa o British Airways) da posizioni di minore debolezza. Nella speranza di non farsi annettere ma di dare vita ad un’alleanza "quasi paritaria" che consenta a noi Italiani di avere voce in capitolo sulle rotte da e per il nostro Paese (per il turismo e gli affari) e, soprattutto, sui nostri aeroporti (in primis Malpensa e Fiumicino).

E qui secondo me sta lo sbaglio. L’errore di prospettiva strategica. Ammesso che il piano funzioni, che la CAI decolli (anche grazie ai nostri soldi) , siamo proprio sicuri che fra qualche anno saremo in grado di trattare con una grande compagnia da posizioni migliori? Iberia – che certamente va meglio di Alitalia – sta vendendo a British Airways, mentre Austrian Airlines e Swiss Air (anche loro in discreta salute) sono nelle mani di Lufthansa. La nuova compagnia dovrebbe guadagnarsi una fetta di mercato appetibile con la metà degli aerei che ha attualmente Alitalia (da 260 a 130 circa), un prezzo del petrolio più alto di qualche anno fa, un budget per investimenti non certo illimitato se è vero che la capacità di economie di scala di una simile compagnia è certamente inferiore a quella di British, Air France, etc. In più, c’è l’iirisolta dicotomia tra un aeroporto malfunzionante (Fiumicino) ed uno inutile (Malpensa), due grandiosi hub di un’Italietta campanilista ed irresponsabile.

L’idea coraggiosa di voler rimanere arbitri del nostro destino in un mercato dei vettori molto aggressivo e competitivo, schiacciati tra low cost e grandi vettori, può trasformarsi in un’effimera utopia.

O molto più probabilmente nell’ennesima battaglia di retroguardia di un Paese che di crescere proprio non ne vuol sapere.

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3 Risposte to “Alitalia agli Italiani”

  1. kolchoz Says:

    D’accordo su dubbi e considerazioni (soprattutto sul riassorbimento dei precari). E’ un po’ di tempo che a me, poi, frulla un dubbio malefico nel cervello: Alitalia aveva un piano (FOLLE) di costruzione e ampliamenti di nuovi aeroporti per tutto il territorio nazionale. Bene, i terreni sui quali si sarebbero dovuti costruire gli aeroporti, adesso (belli edificabili) che fine faranno? Per esempio: il terreno sul quale si sarebbe dovuto edificare l’aeroporto di Viterbo, a chi andrà? Per farne cosa? Quale sarà il destino degli aeroporti “minori”, ma essenziali per il turismo in Italia? Esempio: Catania e Brindisi.

  2. kolchoz Says:

    La CAI (Dice) di essersi ritirata. 12 Settembre 2008 ore 18.00

  3. gau Says:

    Hanno letto il post. Sicuro.

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