La solitudine dei numeri primi

Solitudine numeri primiUn buon libro, non un capolavoro. Mettiamo subito le cose in chiaro. Ora poniamoci una serie di questioni, la principale delle quali è: "Quale è il limite tra genialità e follia?". Mi spiego: l’autore, Paolo Giordano (un venticinquenne laureato in matematica) parte da un’idea fantastica, cioè assegnare un’identità umana ai numeri primi e strutturarne una trama sentimental-psicologica, partendo proprio dalle loro caratteristiche matematiche: l’impossibilità di prevederne la comparsa, l’assoluta incapacità di rapportarsi matematicamente con nessun’altro numero (primo o naturale che sia) e il potersi confrontare solo con un altro numero che, poi, un numero non è, ma è un concetto che torna ossessivamente: lo zero. Il risultato è stato a suo modo bello, ma, a mio avviso, sbagliato: il libro non parla di soggetti soli, ma di soggetti solipsisti. Cioè di personalità che hanno contatti umani veri, ma che non riescono a mantenere. Forse il titolo giusto sarebbe stato "Il solipsismo dei numeri primi". In soldoni è la storia di due/tre soggetti: Mattia, la gemella Michela e Alice. Queste tre persone, che vediamo crescere MALE, con disturbi "psicofisici" altro non sono che il numero "UNO" (Alice: una donna anoressica, con una sola gamba, che non riesce a riprodursi con chiunque cerchi di accoppiarsi), il numero "ZERO" (Michela, la gemella di Mattia: una ragzzina autistica che un giorno scompare nel nulla ma che continua a vivere nella mente di chiunque la senta nominare anche una volta, c’è ma non prodce nulla, se non annullamento….insomma lo zero) e poi Mattia, che altri non è l’emblema dei numeri primi in quanto tali: senza una regola, incapaci di affiancarsi a nessun’altro simile, se non al numero uno, al quale, infatti, si avvicina, ma col quale non riesce a produrre alcunchè. Orbene: dove è l’aspetto della follia? Nelle descrizioni eccessivamente minuziose e particolareggiate delle malformazioni del corpo dei protagonisti alle quali si abbandona l’autore: non sembra essere una semplice volontà di far entrare il lettore in contatto con tali dimensioni, ma assume, secondo me, un aspetto patologico.
Il libro segue le vicende dei due protagonisti, lungo tutto il percorso della crescita, è avvincente e si fà leggere bene e velocemente, e arriva all’inevitabile conclusione del non incontro tra i tre numeri protagonisti del romanzo, lasciando, come avviene per chi si imbatte nei numeri primi, un senso di vuoto, di incoclusione e di curiosità, per capire fin dove ci si possa spingere. Comunque da leggere, non foss’altro perchè ci si mette veramente poco.
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8 Risposte to “La solitudine dei numeri primi”

  1. gau Says:

    Devo purtroppo constatare che le vacanze non hanno sortito alcun effetto su di te. Me ne rammarico.

  2. janisblu Says:

    È vero, ci si mette poco -sicuramente meno che a rammaricarsi.

    A capire che il libro non sarebbe esistito oltre la quinta pagina se l’autore avesse mandato i protagonisti a fare terapia e prendere un po’ di psicofarmaci, ci si mette ancora meno.

  3. marish Says:

    Insomma, caro K, un successone! Ma perchè non la smetti di leggere…

  4. BibbyMVP Says:

    Ne ho sentito parlare al TG, e l’autore mi aveva colpito positivamenbte. Non avevo comunque intenzione di leggerlo, preferisco altre letture più “divertenti”, che a giudicare da quanto detto da te, non ci vuole tanto ad essere più divertente di un libro del genere.

  5. marish Says:

    Perfetto. L’autore ti chiederà i danni…

  6. dark44 Says:

    Condivido, l’ho letto e ho avuto le stesse impressioni.

  7. waitingtohappen Says:

    sì anche a me non è parso un tale capolavoro, ma bel libro sì (http://waiting2happen.splinder.com/post/17206220#comment)
    …sono d’accordo sul fatto che senza l’idea di base dell’accostare i personaggi ai numeri primi, il fascino del libro sarebbe abbastanza svaporato… ma non c’ho visto il “patologico” nel descrivere! ho apprezzato molto il realismo.
    bello il vostro blog,
    ciao
    m

  8. eL3cTr4 Says:

    Secondo me hai sottovalutato un pò troppo il libro. Io l’ho letto e mi è piaciuto perchè presenta dei problemi non comuni ma purtroppo esistenti.. un fratello che si vergogna della sorellina malata, una ragazza menefreghista e con le sue paure e problemi.. insomma non è monotono e non è il solito libro con una storia e un lieto fine, ce ne sono già troppi di questo genere.. ma come sempre dipende dai punti di vista..
    Un saluto.
    eL3cTr4

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