Archive for settembre 2008

28 settembre 1938, capitolazione di Varsavia

28/09/2008

polonia21"Boniek è un grandissimo giocatore ma ha le caratteristiche del suo paese, si diceva, all’inizio della Guerra, solo i Polacchi e i Finlandesi hanno caricato a cavallo i carrarmati tedeschi, ma i polacchi credevano di vincere…"   

                              – Gianni Agnelli, 1984
                                                                                                                                   

Paul Leonard Newman (1925-2008)

27/09/2008

I balordi ringraziano quanti si uniranno nel ricordo.
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Invitiamo inoltre i balordi di tutto il mondo a rivedere la propria copia della Stangata.
Così. Per ricordarsi le "basi".
In loving memory.

Passeggiando per Milano…

24/09/2008

4rMgCaax35Vt1DgMqIjl…camminando piano piano…quante cose puoi vedere…quante cose puoi sapere, cantava Pino Liggeri. Uno può anche girarsi e vedere Lou Reed, John Zorn e Marc Ribot improvvisare un concertino all’Alcatraz.

Accade che nell’ambito del Festival MITO i tre artisti sono giunti per presentare al celebre Teatro degli Arcimboldi il nuovo spettacolo di John Zorn, "Il Cantico dei Cantici". Le voci di Lou Reed e Laurie Anderson, il genio poliedrico di Zorn e la chitarra di Ribot metteranno in piedi stasera un’opera che reinterpreta la tradizione religiosa ebraica in chiave contemporanea.

Ieri sera però i tre – senza Anderson – hanno inventato una jam session a sorpresa nel celebre locale milanese, così. Per scaldarsi un po’. L’uomo dei Velvet Underground, il pezzo mancante di Iggy Pop e David Bowie, insieme alla chitarra che ha accompagnato per una vita Tom Waits e ad uno dei più grandi geni che abbiano mai calcato le scene.

Su John Zorn potrebbero raccontare molte più cose, con maggiore cognizione di causa e destando maggiore interesse di me sia Marish che il nostro comune amico "bof". Bastino pochi elementi basilari: un uomo che produce più di cento album nella sua carriera, mescolando generi e strumenti diversi, fondando un gruppo dal nome assolutamente straordinario – i "Masada" – merita sempiterno rispetto.

Andatevi a sentire le sue chicche in giro per la rete. Ma se volete ascoltare il più grande omaggio mai tributato a Zorn, beh…prego

Grazie a Ninastrich per l’assaggio di Santarita, sperando che nun ce denunci.

Il trionfo della morte ovvero Mieli dimettiti!

21/09/2008

Lo so dovrei andare a lavoro, ma non ce la faccio.
Non prima di aver preso sonoramente per il culo "l’unico quotidiano che arriva qua" (patetico Gau, ne potevi trovare un’altra). Lo so cominciamo a fare la figura dei rompicoglioni (come dici Gau, tromboni precoci?). Ma ci sono cose per cui il Corriere era il Corriere. E Repubblica si attaccava al cavolo, non ci arrivava. Adesso l’opera pluriannuale dello straordinario Direttore (storico di non scadente livello ma potrebbe fare quello…) ha determinato un abbassamento del livello globale che, se un anno fa era allarmante, adesso è la norma.
Non parlo per carità cristiana del sito in cui campeggiano tronfie le migliori nullità di questo regno (modelle, modelli, starlette, puttane di alto bordo, nani da circo et similia). Ma le poche volte che mi avventuro a comprare l’edizione in carta rimango sbalordito dalla pressappochezza dell’acquisizioni delle fonti da parte degli inviati.
Anche qui, sempre per carità cristiana, vi evito le immonde zozzerie che sparano quotidianamente sulle elezioni americane. Per questo c’è Camillo, andate pure li.
A proposito fate i complimenti a Christian Rocca. Ha una forza d’animo invidiabile.
Ma non divaghiamo. Dicevo. Nel mio piccolo ieri mi sono goduto un ridicolo articolo sulla imminente chiusura dello Yankee Stadium (chiuderanno anche lo Shea se per questo ma vabbè…). Per non fare la figura dell’ignorante che non sa le cose, la giornalista in questione che ti fa? Ti cita, come momento di "cultura alta" in cui si parla dello Yankee Stadium, il capolavoro del grande DeLillo. Ti cita Underworld, nientemeno. Ti cita il primo straordinario capitolo ("Il trionfo della morte", tra parentesti uno degli incipit più travolgenti del millennio). Un breve capolavoro in cui si incontrano JE Hoover, F Sinatra, i Brooklyn Dodgers e New York, ovviamente. Si incontrano tutti in un giorno preciso. Il giorno in cui B Thomson, con un fuori campo leggendario, regalò le world series ai Giants all’ultimo inning contro i miei amati Dodgers.
Ok. Tutto bello. Ma, partendo dal presupposto che non si capisce perchè si debba trovare la necessità impellente di citare uno scrittore per giustificare un articolo sullo sport (modalità estremamente "Capalbiana", converrete) e che qualcuno mi deve spiegare cosa significhi citare nullità assortite come S J Parker, c’è un piccolissimo particolare che stride.
Come tutte le persone che conoscono di baseball sanno, i Giants non giocavano allo Yankee Stadium, bensì al Polo Grounds (tra parentesi raso al suolo poi negli anni 60).
Insomma non ci vuole molto. Non bisogna più essere dei merdosi sfigati come me per sapere queste cose.
Adesso c’è anche wikipedia. Non avete più bisogno di studiare, e dai…
Per gli sfigati che vogliono saperne di più questo video c’è la registrazione audio della radiocronaca degli ultimi momenti di quel memorabile incontro.



“There’s a long drive… it’s gonna be, I believe…THE GIANTS WIN THE PENNANT!! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! THE GIANTS WIN THE PENNANT! Bobby Thomson hits into the lower deck of the left-field stands! The Giants win the pennant and they’re goin’ crazy, they’re goin’ crazy! HEEEY-OH!!!” – Russ Hodges, il radiocronista.

Snoop Dogg live at East

21/09/2008

snoopdoggydoggGiù il cappello davanti al Signor Calvin Cordozar Broadus jr.

Il rap è una cosa seria: se sei in circolazione dal 1993, se riesci a tirare fuori dal cilindro un’idea originale ogni anno e riesci a tirare fuori di casa in un freddo giovedì sera un "vecchio trombone precoce" (kolchoz copyright 2008) per mischiarlo in terra straniera con gente di quindici anni più giovane, beh nulla da dire.

Snoop ha da tempo svestito i panni del gangsta per indossare quelli dell’artista. Uno che di musica e spettacolo (cinema, tv, palco) ne capisce come pochi. L’ennesima conferma la regala in una performance di un’ora e quindici minuti in cui il nostro appare svogliato e indifferente, eppure riesce con tre o quattro trucchi del mestiere a lasciare il segno.

30-11-05_2141Si presenta con tuta adidas nera, la giacca ricoperta di brillanti, occhiali da sole all’ultimo grido, cappuccio riverso sulla testa ed anello con scritta "Snoop Dogg" 20×10 cm al dito. I suoi amici non portano solo campionatori e piatti, ma anche batterie e chitarre elettriche. Per accontentare i disciplinati ma entusiasti giovani ex oltrecortina concede "Who am I?", "Snoop’s upside your head", "Go Girl", "Drop it like it’s hot" ed altre perle del suo repertorio, ma il meglio lo dà come showman, approfittando del maxischermo accanto al palco che proietta le espressioni del suo volto mentre canta.

L’impressione è che tenga in pugno la platea con facilità irrisoria. Istrionico, languido e ammiccante, Snoop sembra Houdini di fronte ad un classe di bambini di quinta elementare.

Omaggia l’immortale amico Tupac, fa mettere al DJ un brano di Bob Marley, ma soprattutto inizia a saltare come un matto indossando la maglietta del calciatore locale più famoso e sventolando la bandiera del Paese che ospitava il concerto, anche se ritengo piuttosto verosimile che sappia a stento dove si trovi. Ma questo lo fanno un po’ tutti direte voi, bella forza.

30-11-05_2234Già, ma Snoop ha aggiunto un tocco di classe. Non ha scelto una base qualunque per salutare l’ex Patto di Varsavia. Ha ballato sulle note di "Jump around" degli House of Pain. Il Maestro insegna che se devi raccogliere applausi facili, almeno fallo come si deve.

E mentre ringraziavo fra me e me Dr.DRE per aver lanciato (anche) questo fenomeno, pensavo che non sarebbe stato male vedere sul palco Johnny Cash dare una pacca sulla spalla a Snoop per il pezzo che gli ha dedicato, "My medicine". Da genio a genio.

 

L’autodistruzione del Capitalismo

19/09/2008
No, così, seriamente: ammesso e non concesso che abbia due soldi da investire, come posso fidarmi delle banche?….per informazioni clikkate qui, che non solo vi dicevano che la Lehman Brothers l’altro ieri era a basso rischio, ma adesso raccontano che anche la Goldman Sachs è a basso rischio. Però non tutti sono concordi….clikkare qui
Ad Majora!

Giovanni Masotti

16/09/2008

masottiNon c’è alcun dubbio. Avremmo sicuramente vinto la Seconda Guerra Mondiale se fossimo riusciti a infiltrare nelle linee inglesi un nostro uomo. Giovanni Masotti.

Il corrispondente del Tg1 da Londra è un perfetto guastatore della notizia, un inimitabile professionista della "disinformacija", come dicevano i sovietici. Anzi, di più. E’ un inviato da una dimensione parallela, un uomo che ci delizia con vere e proprie "news from outer England".

Chi può dimenticare la notizia riportata e commentata con dovizia di particolari sulla protesta degli anziani britannici contro i cartelli stradali che invitano gli automobilisti a prestare attenzione ai pensionati che attraversano la strada perché ritraggono i vecchietti curvi e col bastone? E, solo per citare un altro esempio, come non tramandare ai posteri il servizio di Masotti su un anziano signore cui il medico curante aveva dato pochi mesi di vita? Ricorderete che l’anziano aveva lasciato il lavoro, donato tutti i suoi soldi a parenti e organizzazioni benefiche, salvo poi scoprire che non stava affatto morendo, che il medico aveva sbagliato.

I servizi del nostro idolo dall’ex Impero di Sua Maestà Britannica non sono casuali. Lui è il terminale offensivo di un’arguta e raffinata strategia dell’informazione: l’obiettivo è di far passare la Gran Bretagna per un Paese dove accadono cose senza senso, un Paese di simpatici mattacchioni, dove Benny Hill è il Sovrano e Mr. Bean il Premier, un Paese da operetta. Una specie di "Paese della Meraviglie" in cui la nostra Alice può tuffarsi per intervistare con gioia il primo Cappellaio Matto in cui si imbatte.

Che faccia triste fa il nostro Giovanni quando gli toccano notizie serie come la diffusione di "corti di arbitrato", alias Tribunali che applicano la sharia a cittadini britannici musulmani in materie come diritto di famiglia, eresdità, etc., in cinque città del Regno Unito. O quando deve suo malgrado affrontare il disastro della banca d’affari Lehman Brothers ed affacciarsi in un mondo così diverso dal suo Paese della Meraviglie. La City.

Perché Giovanni è fedele alla sua missione. La perfida Albione – dove barboncini e cartelli stradali sono la principale preoccupazione – è un luogo insignificante rispetto ad un Paese, il nostro, dove le compagnie aeree risorgono come l’Araba Fenice, dove le città riemergono dalla monnezza come Atlantide dall’Oceano, dove pezzi di territorio sono governati da Sandokan, Nitto Santapaola detto ‘U Licantrupu e Cicciotto ‘e Mezzanotte. Il Regno Unito di Masotti non è il Paese moderno, all’avanguardia, dove i giovani vogliono andare a lavorare, il Paese di peso nell’economia e nella politica internazionale che altri mistificatori della "seria" informazione vorrebbero farci credere. E’ piuttosto un non-luogo, un posto surreale dove se non avete un cappello rosa o non passate le domeniche a fare cose stravaganti come dipingere di arancione la porta di casa siete dei gravi disadattati.

Sul web c’è già chi da tempo lo dileggia, chiamandolo "Re Giovanni Senza Terra", prendendolo in giro per la chioma cotonata. Voi non capite. Lui è un guerriero. E’ un eroe, come gli Arditi della I° Guerra Mondiale, come i valorosi dell’ARMIR, come gli immortali di El-Alamein.

Temo fortemente però che prima o poi gli agenti di Sua Maestà se ne accorgano, che smascherino il soldato Masotti, che scoprano il sottile disgeno che anima lui e la redazione del Tg1 e che lo espellano come persona non grata.

Ma se mai ciò dovesse accadere, sono certo che sarebbe capace di un ultimo scatto d’orgoglio e che per una volta, per l’ultima volta, devoto fino in fondo alla causa, urlerà tutta la sua rabbia e, come il celebre radiocommentatore italiano Mario Appelius durante la Seconda Guerra Mondiale dai microfoni dell’EIAR, inciterà il suo popolo sibilando: "Dio stramaledica gli Inglesi!".

Stefano Rosso…

16/09/2008
Roma, 08 Dicembre 1948 – 16 Settembre 2008.
Non solo i due balordi, ma tutti quei quattro amici, una chitarra e uno spinello che hanno da raccontare una storia disonesta piangono la morte della voce di Trastevere.

Stefano Rosso

Richard Wright

15/09/2008
I Balordi ringraziano quanti si uniranno nel cordoglio e nel ricordo del fondatore dei Pink Floyd (08 Luglio 1945-15 Settembre 2008).Richard Wright

Non fate gli indiani

14/09/2008

telecom001Il marketing, si sa, ha le sue ragioni che la ragione spesso non è capace di intendere.

Per questo me la prendo fino ad un certo punto con quei cialtroni di Telecom Italia. E me la prendo un po’ di più con tutti quelli che hanno salutato come l’avvento del Messia la pubblicazione della versione integrale del discorso di Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche di New Delhi del 2 aprile 1947.

Avete presente, no? Lo spot di Spike Lee in bianco e nero, la voce tenera e suadente dello statista indiano, gli slogan "Io credo in un mondo unico" e "Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole"? Ecco proprio quello. Avrete visto l’annuncio in TV del ritrovamento dell’audio completo del discorso di Gandhi. Ne siamo tutti estremamente lieti.

Avrete udito i commenti entusiasti di persone comuni, ex grandi della storia, etc. "Un discorso d’amore" dicono alcuni. "Parole attuali ancora oggi" dicono altri. "Un messaggio di speranza" e via dicendo. E vi assicuro che se fossi indiano, magari di religione indù, magari un po’ nazionalista e fautore dell’utopia pan-asiatica, sarei perfettamente d’accordo.

Lo avete letto? Lo avete ascoltato? Se sì, vi sarete accorti che è un discorso fieramente "antioccidentale" nella più squisita accezione politica e filosofica del termine. In cui si dice che la vera India non è quella trasformata dagli Inglesi, ma quella delle capanne di Bhangi, che la vera saggezza è stata portata dall’Oriente all’Occidente, da Zarathustra a Buddha, da Gesù a Maometto, che l’Asia è stata la culla della civiltà e può tornare ad esserlo per scongiurare la deriva del mondo verso una guerra atomica. Che il Cristianesimo, arrivando in Occidente, si è come "trasfigurato". Nel senso che ha perso le sue radici, ovviamente, e che è stato "travisato".

Ignorando, così, che il pensiero occidentale, dai Greci ai Romani, dalla Patristica al Rinascimento, da Spinoza a Kant, dall’Illuminismo al Romanticismo, da Hegel a Nietzsche e financo a Marx, ha saputo crescere su se stesso. Ha saputo far tesoro del passato per poi accantonarlo, se necessario. Da questa evoluzione sono nate la separazione tra Stato e Religione, la scienza come noi la conosciamo oggi, la rivoluzione industriale e persino quel po’ di benessere che alcuni Paesi dell’Asia – l’India per prima – stanno conoscendo. La riconciliazione della dicotomia tra Fede e Ragione, tanto cara a Ratzinger.

Nulla di strano, beninteso. Il discorso di Gandhi è il discorso di uno statista anti-colonialista, nazionalista, con fortissime venature religiose, in un contesto storico specifico. Basta saperlo però. Basta leggerlo e capirlo. Altrimenti nella testa resteranno solo le frasi che – estrapolate dal contesto – si trasformano in slogan pubblicitari, in parole d’ordine che una parte di opinione pubblica paurosamente imbevuta di terzomondismo e pacifismo di matrice fideista non può che fare proprie mentre sorseggia una tazza di te’ verde, discute con l’agente di viaggi per andare a Goa e si lamenta dell’aridità dell’occidente.

L’incapacità di leggere un testo e capirlo e la mistificazione semplicistica su cui inevitabilmente il marketing fonda le sue regole costituiscono una miscela esplosiva i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, almeno in Italia.

In Telecom poi, seppure con fenomenologie diverse, sono recidivi. Ministro Gelmini, mandiamo anche lì il maestro unico. Ma che sia bravo.

Per i grembiuli possono chiedere consiglio ad Afef.