10 dischi da comprare prima di farla finita

Non ho sonno. Mi sono svegliato presto nonostante Gau e AA mi abbiamo tenuto sveglio fino alle quattro a parlare della nuova stagione della Roma.
Comunque, di seguito, la lista dei migliori 10 dischi della storia della musica popolare. Così per cominciare la giornata a stomaco leggero.

Sex_PistolsNever_Mind_The_BollocksFrontal–    Never mind the bollocks – Sex Pistols (1977): più che un semplice disco.
Senza saper nè legger nè scrivere un produttore fallito prende quattro teppisti annoiati e crea un sensazionale attacco situazionista al mondo, agli ideali di fraternità ed a tutte le buone intenzioni di una generazione (quella con i fiori nei capelli) che aveva ammorbato il pianeta per un decennio. Ascoltatolo a fondo, musicalmente non rimane nulla se non  noia e rabbia senza alcun ideale.
Utilissimo come fondamentale test per valutare una persona. Di chi, a 15-17 anni, non lo ha ascoltato è sconsigliato fidarsi. A meno che non si chiamino Gau, AA e Kolchoz, ovviamente.
VelvetUndergroundNico
–    Velvet Underground and Nico – Velvet Underground (1967): dalla tenerezza irreale di Sunday Morning (a chi interessa mia sveglia mattutina…), al delirio infernale di Venus in Furs, passando per Heroin (con la sua lucida presa di coscienza dell’inutilità di “farcela”) praticamente la pietra tombale di qualsiasi ideale. Guardate la data. In Italia gli imbecilli del ’68 avrebbero rotto i coglioni per altri dieci anni. A New York, sotto l’influenza di Andy Warhol (mica De Gregori…), un gruppo di senza Dio aveva inventato il noise e sdoganato, tra altro, il “fallimento”, il sesso umiliato e che potesse esistere il piacere, in fondo, di farla finita con una dose.

The-Clash-Sandinista-221917–    Sandinista – The Clash (1980): il disco definitivo del più influente gruppo degli ultimi 30 anni; impressionante sia nella forma (3, dico 3, dischi) che nella sostanza. Dentro c’è tutto. C’è il punk (pochino per dirla tutta). Il mix fra rock ed il neonato rap-versione old school. C’è l’amato reggae. C’è il dub. E c’è soprattutto la loro canzone più bella (One More Time). Che essendo loro è una delle più belle di tutti i tempi. Uno dei dischi più citati a vanvera e meno conosciuti dalla critica internazionale.
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–    Unknown Pleasures – Joy Division (1978): più che un disco d’esordio un autentico schiacciasassi che macinava il punk, i Doors e soprattutto la coscienza del disastro sociale e culturale dell’Inghilterra fine anni 70. Non poteva durare ed infatti il seguito (Closer, straordinario ma un gradino lievemente sotto) fu scritto, composto e cantato con la canna del gas in bocca e si sente. Tra i due colossi comunque ebbero il tempo di pubblicare il singolo più bello degli ultimi 30 anni (Love will tear us apart). Prima del disastro finale.

lou_reed-transformer-front–  Transformer – Lou Reed (1973): disco del post-tutto. Con lo sguardo mezzo sfatto ci si siede su di una panchina e si prende coscienza di come forse ce la si possa fare. Eh si, forse non moriremo di cirrosi o di tumore al polmone. Forse. Ma intanto, dopo un sabato sera devastante come al solito, è bello risvegliarsi la domenica mattina con qualcuno vicino con cui andare a prendere una Sangria allo Zoo. Lou Lou ce la fatta. Daje. Daje tutti.

bruce
–    Darkness on the edge of town – Bruce Springsteen (1978): mentre l’inghilterra è bruciata dai Pistols e dai Clash l’america è rappresentata in modo straordinario dall’opera più difficile del mostro del New Jersey. Che, reduce dalla sbornia di popolarità di Born to Run, si rimette alla prova con un opera sull’Oscurità delle nostre città. Sullo sfondo di un disco fantastico, difficile e mille volte riscritto due canzoni leggendarie, Racing in the Street e Something in the Night.

affinita9qm–    Affinità e Divergenze fra il Compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggior età – CCCP – Fedeli alla Linea (1986): l’unico gruppo rock italiano che non suonava come una versione all’amatriciana di questo o di quello. Disco leggendario fin dal titolo, passando per la straordinaria copertina e finendo alle canzoni. E che canzoni. La mitragliata iniziale di CCCP, gli inni Curami e Punk Islam, il raga geniale e irripitebile di Io sto bene. Fino alla marcia funebre di Emilia Paranoica. Opera fondamentale

The Stone Roses
–    The Stone Roses – The Stone Roses (1989): la certificazione di un fallimento generazionale; un gruppo che aveva tutte le qualità per sfondare nel mondo. Un cantante figo e carismatico. Un ottimo chitarrista. Una delle più impressionanti sessioni ritmiche che si fosse mai viste. E un disco che ancora brucia di voglia di mandare a fanculo le generazioni passate. Una volta per tutte. Fallirono loro. Abbiamo fallito noi.

200px-GermsGI–    GI – Germs (1980): il punto di non ritorno. Oltre a qui non si va da nessuna parte. Oltre c’è la necessità della ristrutturazione dell’hardcore in qualcosa con cui sopravvivere ed affrontare il mondo a testa alta. Darby Crash il mondo lo salutò con un iniezione volontaria e tripla di eroina. Non consigliabile a tutti se non previo avvertimento. Ma rimane un disco fantastico e sottovalutatissimo.

DK
–    Fresh Fruit for Rottin Vegetables – Dead Kennedys (1981): l’ultimo scossone del cadavere punk prima dell’avvento dell’hardcore. Un disco straordinario, divertente, fighissimo. Canzoni come non se ne sarebbero sentite per anni da quelle parti. Uno dei cantanti più fighi e coscienti del periodo. Un grande gruppo. E soprattutto Holiday in Cambodia e California Uber Alles. Due singoli per cui i mille imbecilli gruppacci definitesi punk di questi anni (Green Day, Offspring e via dicendo) avrebbero venduto la madre per avere scritto.

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2 Risposte to “10 dischi da comprare prima di farla finita”

  1. BibbyMVP Says:

    Grande competenza in campo musicale!
    Uno su tutti, Darkness on the Edge of Town di Bruce (anche se io avrei scelto Born to Run del ’75, ma va bene lo stesso, qualunque album di Bruce è validissimo).

    Ah, passavo di quì per caso, mi sembrava giusto commentare. A rileggerci 😉

  2. marish Says:

    Grazie mille. Quando vuoi, siamo sempre aperti.

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