Multi…who?

krushchev-bootIl mondo, si sa, non gode di ottima salute. Mentre miliardi di persone si attaccano ogni giorno alla flebo anestetica del tubo catodico che trasmette il tiro con l’arco o i 100 farfalla 24 ore su 24, in Ossezia scoppia una guerra a dir poco devastante. Il prezzo del petrolio va sull’altalena ma resta comunque alto. L’energia resta un problema serio, l’ambiente idem. Gli squilibri tra Nord e Sud del mondo sembrano rimanere intatti e la crisi dei subprime imperversa da ovest ad est.

Sono problemi più grandi di noi, si dice. Bene. Gli Stati non sono più in gradoi di affrontarli da soli, è il coro unanime. Benissimo. Solo nelle sedi "multilaterali" appropriate si possono affrontare simili problemi, è la sentenza. Eh già, proprio così.

Tant’è che l’ONU è praticamente in silenzio da tempo. Non una parola sull’Ossezia, qualche balbettìo sul Kossovo e fine. Paralizzata dai veti di Cina e Russia e dalle discussioni sulla riforma del Consiglio di Sicurezza (Germania, Giappone, India e Brasile devono entrare come membri permanenti?), continua a mantenere l’assetto del 1945 e ad affrontare problemi da Terzo Millennio. Praticamente come affrontare Nadal con una racchetta da badminton.

Il WTO, indicato alternativamente come la panacea di tutti i mali o come l’incarnazione di Satana, discute di liberalizzare il commercio dei prodotti agricoli e di introdurre regole all’imperante globalizzazione ormai da anni, ma senza risultato. L’ultimo round ha dato recentemente ancora un esito negativo.

La NATO, emblema del genio di Truman e Marshall e simbolo della vittoria nella Guerra Fredda, è impantanata in Afghanistan: i suoi membri sono riluttanti a mandare nuove truppe, si dividono su un possibile ulteriore allargamento (Macedonia, Serbia, Bosnia, Ucraina, Georgia) e sembrano proprio non sapere più che pesci pigliare.

Già, direte voi, ma noi dobbiamo innanzitutto guardarci attorno, guardare all’Unione Europea. Perfetto. Se riuscite a vederla, vi prego, avvisatemi. Siamo seri: un allrgamento gestito in modo dilettantesco, i referendum francese e olandese prima e quello irlandese adesso che bloccano le riforme istituzionali e dei meccanismi decisionali. Nessuna ipotesi di governance economica, nessuna politica estera. Mentre fuori il mondo va avanti. Male, ma va avanti. Ricordate Nadal e la racchetta da badminton? Ecco bravi.

Il concorso di colpa nel naufragio del "multilaterale" è facile da individuare. Conciliare sei, sette o dieci interessi "nazionali" si può fare. A fatica, ma si può. Farlo con ventisette Stati diventa pressoché impossibile. Non parliamo poi di mettere d’accordo su un pezzo di carta un centinaio di Paesi. Se a ciò aggiungete che tutto ciò va fatto con regole ormai stantìe, che si basano inequivocabilmente su "unanimità" o "consensus", allora si comprende come si è giunti fino a questo punto. Menzionerei, tanto per gradire, anche la pochezza degli "amministratori di condominio" che dovrebbero governare i Paesi più importanti.

Risultato? L’unico modo per andare avanti a piccoli passi è un "bargaining" continuo tra lobby di Paesi che condividono interessi (geopolitici, economici, religiosi). Paesi cosiddetti "like-minded". Non c’è un progetto di fondo, non un obiettivo comune, non un’idea fondamentale che si può anche declinare in più modi ma senza scadere nel piccolo cabotaggio quotidiano. Navigano tutti a vista quando invece servirebbe azzardare ad avere la "palla di cristallo".

Come se ne esce?

Non lo so. E non me ne frega niente.

Stanotte devo alzarmi presto. Ci sono i 200 rana.

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5 Risposte to “Multi…who?”

  1. marish Says:

    Ti rispondo in ritardo. Colpevole ritardo, lo so. Che cosa aggiungere? Poco di più se non la drammatica constatazione di un mondo pericolosamente sull’orlo del baratro e comandato da un’orda di incapaci. Poche note positive. John McCain per cominciare. Da un bel pò rompe i coglioni a Bush e ai suoi amiconi sulla assoluta inaffidabilità dell'”alleato” zarista. Pensarlo alla Casa Bianca mi fa stare un pò più sereno. Ma come? Non è in testa l’altro? Quello cool. Quello che piace alla gente che piace. Manco per il cazzo, ragazzi. Si vota McCain. Punto. Quell’altro non sa nemmeno come si scrive Putin. E la cosa comincia a diventare pericolosa, soprattutto dopo 8 anni di politica estera americana un pò troppo allegra e superficiale in quelle zone strategiche. L’europa non esiste. Punto. Ma soprattutto qualcuno ha capito realmente chi ha ragione? Gli Osseti? I Georgiani? La Vezzali? Tu che dici, mio caro fratello? Fammi sapere. Io, la mia idea, me la sono fatta. Aspetto tue nuove.
    M

  2. gau Says:

    Sono assolutamente stra-d’accordo. Quanto a ragioni e torti, ne parliamo volentieri, magari al tel. Poi magari si fa un post.

  3. kolchoz Says:

    Personalmente credo che la situazione fosse sufficientemente prevedibile: sarebbe bastato mettersi nei panni della Russia. Di fatto, ad oggi, hanno come unico “sbocco” il porto di Arcangelo (sul Polo Nord, comodo!). La Cina, ormai, se ne va per i cavoli suoi, hanno la Nato in casa e, con la vendita di Karadzic all’Aja, hanno, di fatto, perso la Serbia, già di suo amputata territorialmente. Cosa avrebbero divuto fare, dal loro punto di vista? Non controllano nemmeno più gli oleodotti per l’Europa…Era chiaro che si sarebbero dati uno “scrollone”, applicando, oltretutto lo stesso criminale principio applicato in Serbia per il Kossovo.

  4. marish Says:

    Fossi in te non sottovaluteri il porto di Arcangelo… non è male.

  5. kolchoz Says:

    Un bel posto dove dicono: “Quest’anno ha fatto una bellissima estate…peccato che quel pomeriggio lavoravo!”

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