Breve cronaca di un viaggio speciale

SegestaUn viaggio in Sicilia, per definizione, non è mai un viaggio come un altro. La proverbiale capacità di questa terra di avvolgere con un’aura di "magia" i giorni, le ore e persino i minuti che vi si trascorrono contagia tutti. C’è poco da fare. Basta notare la luce negli sguardi di chi è appena tornato, ascoltare qualche racconto o immergersi nelle tradizionali foto post-vacanze per rendersene conto.

Nel mio caso, c’era qualcosa di più. L’occasione del viaggio innanzi tutto, strettamente connessa alla persona che mi ha accompagnato – e che con me condivide un anello – e poi il legame atavico con l’isola. Le premesse per un breve sogno di mezza estate da conservare negli occhi e nel cuore per sempre.  

Sono tornato "sul continente" con la consapevolezza di aver assistito a spettacoli di rara bellezza, di aver conosciuto uomini e donne di straordinaria gentilezza, di aver visto autentici angoli di paradiso terrestre. Ma anche con l’impressione di aver trascorso qualche giorno in una  rocciosa e levigata metafora del Paese di questi anni, in una sorta di "presepe vivente" dell’Italia che conosciamo. Con molte differenza, certo. Ma anche con spaventose somiglianze.

RagusaSolo così, infatti, riesco a spiegarmi le lampanti inconguenze che scuotono il turista in giro per la Sicilia. A patto che, beniniteso, il turista abbia la voglia di farsi scuotere e la curiosità di guardare dal buco della serratura ciò che normalmente gli è celato per ragioni di opportunità e marketing. Il fuoco di questa immagine è naturalmente Palermo, una capitale délabrée dalla bellezza pari soltanto all’incuria con cui viene trattata, specie nel centro storico. Entrate in un qualsiasi negozio, bar o ristorante del centro della città e vi sembrerà di essere a Parigi o a Vienna nell’800. Uscite in strada e verrete assaliti dalla soffocante sensazione di essere a Marrakech. Naturalmente, il contestuale sciopero dei netturbini e l’afflusso di turisti, bancarelle, ambulanti, parcheggiatori, etc. per la festa di S. Rosalia acuiscono il malessere.

Potete cenare assaggiando le locali prelibatezze in una vecchia "tonnara" ristrutturata completamente o in una splendida villa del ‘700 tra Palermo e Mondello, o dormire in un castello trasformato in uno splendido hotel ad Erice, salvo poi assistere impietriti ad alcuni esempi di abusi edilizi quasi commoventi per ardire e sfacciataggine. Potete ad esempio trascorrere qualche ora deliziosa sulla spiaggia della "Scala dei Turchi", a pochi chilometri da Agrigento, e, voltandovi per abbracciare con lo sguardo quella meraviglia, notare a dieci metri dalla sabbia lo scheletro abbandonato di un palazzo, sospetto "abusivo", mai terminato e di cui si ignora la fine.

Mercato CT 3Per tacere del contrasto tra i giochi d’acqua che le fontane delle città si ostinano a riprodurre e i grandi recipienti azzurri montati su moltissimi palazzi, in particolare a Palermo ma non solo, spie di un’irrisolta emergenza – acqua con cui, come con molte altre cose, si impara a "convivere". La Valle dei Templi non mi è apparsa soffocata dall’abusivismo come tanto si è detto, scritto e pianto. Avrei piuttosto da chiedere perché mai uno dei siti archeologici più importanti e famosi del mondo sia stato tagliato a metà da una strada statale, a prima vista costruita dopo la scoperta dei templi.

Una terra di contraddizioni, si diceva. Non tutte spiegabili con la mala amministrazione. In alcune province le cittadine pullulano di palazzi iniziati – per chi non si sa, visto che molte di queste zone non appaiono proprio sovrappopolate – e mai finiti (Gela, ad esempio), mentre in altre interi comuni sono stati bravissimi a valorizzare le proprie meraviglie ed a farsi inscrivere in blocco nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Ragusa Ibla, Modica, Scicli, Noto, Ortigia a Siracusa vi lasciano praticamente a bocca aperta. Certo, a Noto abbiamo lasciato crollare la Cattedrale nel 1999 (ora per fortuna ricostruita). Ma è un dettaglio.

LiotroCapita in Sicilia che in una città come Catania, un gioiello a cui io sono particolarmente affezionato, il centro storico sia stato rimesso a nuovo in modo eccellente e che contemporaneamente il Comune, per la gestione non sempre brillante delle precedenti amministrazioni, non abbia i soldi per pagare l’illuminazione di alcune importanti strade. Al buio sì, ma con eleganza. O che si possano vedere casette e palazzi costruiti praticamente dentro il Teatro greco, una delle più belle attrattive della città, attualmente chiuso al pubblico.

 

Capita infine in Sicilia che mentre state facendo una foto ad un palazzo vicino ad una sala scommesse, il proprietario esca e vi guardi con aria apertamente interrogativa e poco amichevole invitandovi implicitamente ad alzare i tacchi. Chissà, forse il servizio di Report in cui si parla delle sale scommesse come centro di riciclaggio ha reso i gestori più sospettosi e suscettibili.

S. LuciaCapita però anche di incontrare Peppino e la sua Associazione S. Lucia a Ragusa Ibla e di rimanere affascinato da questi ragazzi poco più che ventenni che organizzano una rassegna di musica popolare locale nei magnifici Giardini Iblei, di sorprenderli a ballare di notte sul sagrato della chiesetta dei Giardini al suono di fisarmonica, chitarra e marranzano, di vendere gli oggetti di artigianato di un vecchio solitario, “Ninu ‘u Lanternaru”, di sentirli raccontare di Roma vissuta con un lavoro da cameriere – perso a vantaggio di un extracomunitario pagato meno e in nero – e pochi spiccioli in tasca, ma sempre con un sorriso sereno.

Sono proprio loro l’ultima immagine che voglio ricordare del viaggio. E li ringrazio per il bicchiere di vino aggratis. Alla vostra, ragazzi.

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