I migliori dieci allenatori d’Italia (che non allenano ora)

William GarbuttOsvaldo Bagnoli (Milano, 3 Luglio 1935). Non c’è dubbio che sia il migliore. Il suo capolavoro rimane lo scudetto del Verona nel 1985. Univa saggezza contadina, praticità da metalmeccanico, e occhio nell’individuare talenti nascosti. Capì che gli armadi nordeuropei Briegel ed Elkjaer, la velocità di Fanna e Galderisi, e la follia impresentabile di Garella avrebbero permesso al Verona di raggiungere qualsiasi risultato e ci riuscì. Compì un altro capolavoro nel 1992 quando portò il Genoa in semifinale di Coppa UEFA. Un genio del calcio.

 

Niels Liedholm (Valdemarsvik, 8 Ottobre 1922-Cuccaro Monferrato, 5 Novembre 2007). Il Barone. Maestro di calcio e filosofia. Sapeva estrarre il meglio da chiunque, soprattutto da giocatori dati in disarmo. Spiazzanti la sua filosofia e il suo amore per l’ironia. Aziendalista all’ennesima potenza, definì Sergio Domini un calciatore e sosteneva che con Andrade avrebbe vinto lo scudetto. Per i suoi “Iocatori” si sarebbe buttato nel fuoco. Non disdegnava la scaramanzia. Importò la zona in Italia. Riuscì a vincere la Stella con un Milan pieno di vecchietti e regalò ai tifosi della Roma il periodo più bello di sempre. Un gradino sotto la perfezione perché, comunque, le sue squadre erano forti e di nome.

 

Tommaso Maestrelli (Pisa, 10 Ottobre 1922-Roma, 02 Dicembre 1976). Un maestro di vita e di calcio. Saggio ed educato, grandissimo psicologo. Riuscì a gestire uno spogliatoio nel quale i giocatori si prendevano a pistolettate. Quella Lazio lì era uno squadrone costruito pezzo su pezzo anche dall’allenatore che, contro ogni aspettativa, portò in cima al calcio italiano. Un brutto male lo stroncò a soli cinquanta anni, privando la Lazio e tutto il calcio italiano di un uomo che avrebbe potuto dare molto di più.

 

Fabio Capello (San Canzian d’Isonzo, 18 giugno 1946). Grandissima figura ai limiti dello ieratico. Gestore di talenti, ottiene (quasi) sempre il massimo dai propri uomini. Antepone il risultato a tutto; è antipatico ma vincente. Bisogna dargliene atto. Non sembra ma le sue squadre giocano a calcio. Non ha mai dimostrato duttilità tattica (Conosce solo il 4-4-2), ma dispone i suoi uomini in modo che possano rendere al meglio. Ha vinto ovunque, e non è poco. Nota di demerito: ovunque vada lascia dietro di sé una scia di macerie economiche e lo spogliatoio spaccato. Ora è il Ct della nazionale inglese.

 

Marcello Lippi (Viareggio 12 Aprile 1948) E’ il tecnico campione del Mondo. Grandissimo motivatore, le sue squadre non mollano mai, nemmeno sul tre a zero, a cinque minuti dalla fine. Nel 1994 capì che Vialli era ancora un grandissimo centravanti e con lui vinse uno scudetto inaspettato ma atteso da nove anni. Ha portato Grosso, Barone e Zaccardo in cima al Mondo. Ha saputo aspettare Totti dopo l’infortunio, dimostrando incredibili doti di psicologo. Rimangono ancora lunghe ombre di sospetti sui trionfi bianconeri, del resto non riconfermati altrove. Di lui Moggi disse: “Se gli dai chi gli fa il mercato chi gli fa la preparazione, chi gli mette la squadra in campo e chi gli gestisce lo spogliatoio è il migliore allenatore”. Ma ora Moggi è radiato e Lippi è campione del Mondo.

 

Ferruccio Valcareggi (Trieste, 12 Febbraio 1919-Firenze, 02 Novembre 2005). Per anni il suo nome è stato sinonimo di allenatore di calcio. Una solidissima carriera di allenatore nei ranghi federali, veniva chiamato ogni qualvolta c’era da ricostruire o salvare e lo faceva in maniera egregia. Ricostruì la Nazionale dopo la Corea, portandola sulla cima d’Europa e ad un passo dal Mondo. Rimane epocale la semifinale di Messico 1970. Purtroppo non risolse la convivenza tra i due geni calcistici dell’epoca : Rivera e Mazzola e ciò gli attirò le antipatie di tutti. A onor del vero c’è da dire che quando provò a metterli insieme i risultati furono catastrofici. (Eliminati prematuramente dagli Europei del 1972). Salvò anche la Roma da un’ignominiosa retrocessione in Serie B nel 1979 e la Fiorentina undici anni dopo.

 

Nereo Rocco (Trieste, 20 Maggio 1912-20 Febbraio 1979). El Paròn. Allenatore vecchio stampo, maestro di tanti allievi sia come calciatori che come allenatori. Inventò il ruolo di libero (la leggenda dice che sia successo durante una partita a scacchi nel pre-ritiro del Mondiale del 1934). Soprattutto inventò il calcio “all’Italiana” o catenaccio, che non è un semplice fare mucchio davanti al portiere, ma è il doppio centrale difensivo. La sua filosofia era raccogliere comunque il massimo. Aveva il carattere del vero alpino. Benché il suo calcio attualmente sia sorpassato, rimane un punto di riferimento, soprattutto per chi deve riuscire ad andare a nozze coi ficchi secchi.

 

Eugenio Borsellini (Borgotaro 10 Giugno 1936) Grande allievo di Nereo Rocco, era e rimane un esperto in salvezze e miracoli, grazie ad una grinta innata e alla capacità di mettere da parte credi tattici e integralismi tecnici per il solo risultato. Anche il suo ora è un calcio superato, per quanto il suo più grande merito è lo scudetto dell’Inter della stagione 1979/80: una squadra con solamente due giocatori (Altobelli e Beccalossi) e tantissimi gregari e corridori (come dimenticare Bergamaschi?) riuscì a portare a casa un campionato sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo.

 

Giovanni Trapattoni (Cusano Milanino 17 Marzo 1939). E’ a ragione considerato un maestro. Altro formidabile allievo di Nereo Rocco. Ha un carattere d’oro, forse troppo indulgente coi giocatori negli spogliatoi, diventa una belva in panchina. A settanta anni non ha ancora smesso la tuta per il Mondo, e ovunque vada miete consensi al di là dei risultati. Non ha paura di nessuno e inchioda i propri giocatori alle loro responsabilità (Indimenticabile la conferenza stampa di Monaco di Baviera). E’ capace ad insegnare calcio. Nota di demerito: il non essere riuscito ad aggiornare i metodi di allenamento lo sta marginalizzando dai grandi scenari calcistici. Rimane un inarrivabile. Anche lui, come Capello, è attivo all’estero.

 

Manlio Scopigno (Paularo 20 Novembre 1925-Rieti 25 Settembre 1993) Basterebbe dire che ha vinto lo scudetto col Cagliari. Un grandissimo psicologo e, sostanzialmente, un signore vecchio stampo. La sua era una filosofia spiccia che, badando al sodo, otteneva sempre i risultati sperati. Quando capì che non sarebbe più potuto andare avanti ad insegnare il suo calcio si ritirò a vita privata, rinunciando anche a qualche soldo. I giocatori del Cagliari del 1970 lo ricordano come qualcosa di maggiore al padre. In Sardegna ancora non hanno smesso di piangerne la morte (Del resto ancora non hanno smesso di festeggiare lo scudetto)

PS ce ne sarebbero altri di bravi (Zeman, Mazzone, Marchesi) ma queste secondo me sono state le vette. Una nota a parte la merita Giampiero Boniperti: ufficialmente non fu mai allenatore, ma, onestamente, chi allenava la Juventus quando c’era Carlo Parola o Cesto Vickpalek? La persona che vedete in foto è William Garbutt primo allenatore di calcio in Italia, colui per il quale è stato coniato il termine "Mister". Uno per tutti.
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8 Risposte to “I migliori dieci allenatori d’Italia (che non allenano ora)”

  1. marish Says:

    Fantastica. La classifica dei migliori presidenti è ancora un passo avanti ma ci sei andato molto vicino… complimenti!

  2. kolchoz Says:

    Non so se hai notato una certa propensione per i minestrari!

  3. marish Says:

    A proposito… dopo aver visto il deprecabile spettacolo di aver subito due gol in contropiede dall’olanda… (dall’olanda!!! è come farsi scopare la donna da un frocio!!!) mi è venuto in mente uno che non hai messo in lista: Dino Zoff. L’uomo di quella indimenticabile semifinale.

  4. gau Says:

    Condivido. Eccellente classifica, bravo. In effetti Dino Zoff, che ha vinto coppa italia e coppa uefa con una delle Juve più brutte di sempre, poteva trovare spazio. Un altro – ma andiamo forse troppo in là con gli anni – potrebbe essere Vittorio Pozzo.

  5. utente anonimo Says:

    e sacchi?

  6. utente anonimo Says:

    Già!
    E Sacchi?

    gau

  7. utente anonimo Says:

    davvero una bella classifica! Meritatissimo il primo posto per il mitico Osvaldo Bagnoli (ce ne fossero di persone umili come lui al giorno d’ oggi…). Condivisibilissima l’ idea di lasciare fuori Sacchi, allenatore sopravvalutatissimo. Unico neo, la settima posizione ad un mito com Nereo Rocco, non se la merita proprio! Per quello che ha fatto (secondi posti con Triestina e Padova, squadrette che grazie al Paron hanno vissuto il loro periodo di maggior gloria, vittorie nazionali e internazionali con il Milan) merita almeno la seconda posizione. Ti segnalo alcune imprecisioni: Nereo Rocco non inventò il ruolo di libero (invenzione che fu dello svizzero Rappan ai mondiali 1938), ne tantomeno giocava un calcio d’ altri tempi, tipo palla lunga e pedalare. Le sue squadre, solide e ben impostate in dfesa, producevano dall’ altra parte un calcio frizzante e spettacolare (le tre punte e il fantasista per il Paron erano un must!). Comunque complimenti per la classifica, sei stato grande anche a ricordare un prsonaggio davvero singolare come manlio Scopigno, un personaggio davvero bizzarro ma che portò per primo il calcio totale in Italia con il suo Cagliari

  8. utente anonimo Says:

    avete saltato reja

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