I migliori 10 piloti della F1 degli anni ’80

La mia personale dedica al decennio d’oro della F1. Non si erano mai visti e mai si vedranno, a meno di miracoli, tanti campioni tutti insieme in un GP. Ho dovuto, per forza di cose, limitarmi al decennio in questione perchè sono stati gli anni della mia passione cieca. Facendo così mi sono perso, lo so, gli anni 70 e campioni del calibro di James Hunt (campione del mondo ndel 1976, gran puttaniere, che saliva sul palco a piedi nudi… che tempi!), Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi e potrei continuare per ore. Del fatto che mi sono perso gli anni 90 (soporiferi) e i drammatici primi otto anni del 2000 non penso nessuno se ne avrà a male.

prost

1. Alain Prost (Lorette, 24 febbraio 1955). Il Professore. Quattro volte campione del mondo.. Prima del Panzer Schumacher detentore del record di vittorie assolute. Basso d’altezza. Brutto. Ma impassibile ad ogni stimolo esterno. Lo sguardo calmo, imperturbabile, da professore appunto In poche parole il più grande tattico dell’intera storia della F1. Dimostrazione straordinaria fu la mitica vittoria nel Mondiale del 1986. Il suo sorriso furbo sul podio contro lo sguardo rognoso ed incredulo degli uomini Williams che gli avevano regalato il titolo. Il numero 1 assoluto non fosse altro per la capacità dimostrata (sotto l’influenza di Lauda) di modificare se stesso ed il suo modo di correre nel corso degli anni (nei primi anni in F1 era considerato uno sfasciamacchine). Protagonista con Senna di uno dei duelli più sporchi e tormentati della storia da cui ne uscirono entrambi con la fedina penale sporca e con l’animo incrinato. Fu protagonista di una tormentata ma, in parte straordinaria, stagione alla Ferrari. Nonostante questo ed anni in cui ha spalmato la sua classe in giro per il mondo non è rimasto nei cuori dei tifosi. Ma si sa. La gente normale preferisce quelli che ragionano con il cuore. Organo non ragionante. Appunto.

lauda2. Niki Lauda (nato come Andreas Nikolaus Lauda, Vienna 22 Febbraio 1949). L’incompreso. Da tutti. Da Enzo Ferrari che non riusciva a capire come quello strano personaggio dai denti da coniglio, timidissimo, fosse riuscito a vincere tanto con le sue macchine. Dal pubblico italiano che mentre si stracciava i capelli dopo il trionfo mondiale del 1975 a Monza si sentì rispondere, ad occhi bassi, che “…era abbastanza bello”. In realtà Niki Lauda era semplicemente su un altro pianeta. Due titoli con la Ferrari nel 75 e nel 77. Uno lasciato per strada nel 76 dopo il terrificante incidente del Nurbugring in cui perse metà faccia ma, incredibilmente, non la voglia di vincere (a Monza, 40 giorni dopo, corse con un casco imbottito di garze ed a fine gara dovettero quasi operarlo per il sangue che aveva perso dalle ferite). Il vero maestro di Prost a cui insegnò tutto. Ma soprattutto l’arte di ridere. Alla fine.

gillesvilleneuvecourseautomobile_19803. Gilles Villeneuve (nato come Joseph Gilles Henri Villeneuve, St. Jean Richelieu, 18 gennaio 1950 – Lovanio, 8 maggio1982). L’Aviatore. L’ultimo sognatore della F1. Mai domo. Forse il più grande starter della storia. Inarrivabile sul bagnato. Protagonista di imprese che non verranno mai dimenticate (due su tutte: il duello con Arnoux a Digione nel 1979 e la incredibile vittoria a Monaco nel 1981). Per Enzo Ferrari uno dei pochi che aveva regalato notorietà alla Ferrari e non viceversa. Per Time l’uomo con cui raffigurare l’intero mondo della F1. Per i tifosi della Ferrari un mito. Un idolo. In assoluto il pilota più amato. A mio modesto parere, il più grande pilota di tutti i tempi ma, che per stare al primo posto, avrebbe dovuto (saper) vincere un po’ di più. Manca a tutti.

ayrton154. Ayrton Senna da Silva (San Paolo, 21 marzo 1960 – Bologna, 1° maggio 1994). Il campione triste. Sempre alla perenne rincorsa di una vittoria che, forse, serviva a ripianare debiti con la sorte mai voluti precisare in pubblico. Fenomenale sul bagnato dove era almeno 3 secondi avanti a tutti. Il più grande realizzatore di Pole Position della storia. Un grande predestinato. Ma troppo tormentato da un carattere pessimo e da scelte tecniche folli dettate dalla voglia di dimostrare di essere il più forte con qualsiasi macchina. La morte lo ha reso un mito inarrivato. Non dico bestialità però se lo ritengo un passetto, piccolo ma chiaro, sotto ai primi tre.

mansell5. Nigel Mansell (Upton-upon-Severn, 8 agosto 1953). Il Leone. Veloce. Velocissimo. Sfigato. In assoluto uno dei piloti più fessi della storia della F1. In fondo rimaneva un uomo di campagna inglese che aveva deciso di trasferirsi a vivere eremita con la moglie (un cesso tra parentesi) all’isola di Man. Ma era un grande. Di lui ci rimane la sua stupida ed ottusa sfiga, le lacrime che condivano costantemente le sue (tante) sconfitte e le (meno numerose) vittorie ed il sorpasso a Senna al GP d’Ungheria del 1988. In assoluto uno dei dieci sorpassi più belli della storia. Andatevelo a rivedere.

piquet26. Nelson Piquet (Rio de Janeiro, 17 agosto 1952 ). Il Puttaniere. Furbo. Intelligente. Tre titoli mondiali praticamente scippati, sul filo di lana, ai meritori appartenenti (nell’ordine il povero Reutemann, Prost e Mansell). Non il più veloce. Non il più temerario. Non il più tecnico. Ma non certo una pippa e che soprattutto sapeva come farsi trovare al punto giusto al momento giusto. Tranne una volta. Nel 1986 oltre a lui e Mansell c’era anche Prost che se lo inchiappettò per bene. Ma lui non se la prese. Non è mai stato un assatanato del primeggiare. Conosceva i suoi limiti e se la godeva. Se la godeva da Dio.

medium_alboreto7. Michele Alboreto (Milano, 23 dicembre 1956 – Lausitzring, 25 aprile 2001). Senza discussioni l’ultimo grande pilota italiano. Non fosse altro perché è stato l’ultimo a giocarsi, per una parte considerevole della stagione, il mondiale (A.D. 1985). Un bravo pilota. Tatticamente accorto e correttissimo. Ma soprattutto una bella persona che ha lasciato, nel cuore dei ferraristi, un ricordo tutto sommato positivo. È morto prematuramente durante le prove di una competizione prototipi.

berger8. Gherard Berger (Wörgl, 27 agosto 1959). Una carriera divisa in due. La prima parte della carriera all’insegna della velocità e dell’aggressività. Sfascia macchine, tromba come una bestia e vince con Benetton e Ferrari. Sembra destinato ad una carriera alla Mansell. Poi l’incidente di Imola nel 89. La Ferrari che brucia. Lui, raccontano i soccorritori che non riuscivano a farlo entrare nell’ambulanza, che: “sembrava un uomo che cade dal grattacielo e mulina le braccia e le gambe continuamente”. Stop. Va alla Mc Laren dove diventa lo scudiero, quasi imbarazzante per la serietà, di Ayrton Senna. Ha fatto molti soldi. Si è accontentato così. Ma qualcuno provi a criticarlo.

patrese_st29. Riccardo Patrese (Padova, 17 aprile 1954). Come per Berger. Un esordio faticosissimo. Considerato la migliore promessa dell’automobilismo italiano si è barcamenato, per almeno un decennio, tra macchine scandalose, rifiuti indimenticabili (sulla macchina di Gilles, nel 77, ci doveva essere lui) e il ricordo dell’incidente mortale di Petterson a Monza in cui, più di un commentatore, vedevano in lui il primum movens. Poi la Williams. E tanti anni di scudiero fedele della prima guida con tante vittorie e soddisfazioni meritate per uno dei pochi piloti, da sottolineare, che non aveva la residenza a Montecarlo.

Pironi, Didier10. Didier Pironi (Villecresnes, 26 marzo 1952 – Isola di Wight, 23 agosto 1987). Per mettere lui lascio per strada Rosberg (campione del mondo del 1982 proprio ai danni del francese) ma non penso di dire una follia. Uno dei piloti più controversi del decennio. Odiatissimo dai tifosi di Villeneuve per lo smacco di Imola lo si ricorda, purtroppo, non tanto per la bravura e l’intelligenza ma per la mancanza di scrupoli. Nel 1982, a calci ed a spinte, il mondiale era suo. L’incidente gravissimo di Hochenheim ha tolto alla F1 un grande protagonista e a Didier la tanto desiderata fama. La sua carriera finì tra le lamiere della sua Ferrari numero 28 con le gambe massacrate. Ci ha provato lo stesso. Prima a tornare in F1 (con delle prove private nel ’86 senza esiti) e poi in Off-Shore. Morì proprio in mare lo stesso anno. In assoluto, a giudizio personale, uno dei campioni più sottovalutati della storia della F1.

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3 Risposte to “I migliori 10 piloti della F1 degli anni ’80”

  1. utente anonimo Says:

    Ma Irvine che io, personalmente, adoravo?

  2. marish Says:

    Non correva negli anni 80. Ma se si facesse una classifica dei piu’ scocciati non uscirebbe dal podio (impossibile dimenticare la scena descritta da un giornalista di Repubblica a Jerez nel 97: la Ferrari con Schumacher ha appena perso il Mondiale all’ultima corsa con Jacques Villeneuve ed il nostro mito se ne andava in giro per il paddock visibilmente alticcio con in testa un cappello con su scritto “Schumacher World Champion” cantando “We are the Champions…”… UN GENIO!)

  3. Anonimo Says:

    Ciao a tutti segnalo a tutti gli appassionati dei tempid'oro della formula uno questa iniziativa dei fans di Gilles villeneuve!! a presto!!

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