Secondo me è giusto accertare la verità

BugiePurtroppo la fase pubblica italiana sta vivendo un profondo periodo di squallore. I politici si parlano addosso e si pongono problemi autoreferenziali. In tutto ciò è abbastanza normale che trovino spazi soggetti sufficientemente ignobili da essere osannati dal pubblico italiano. Per carità di patria taccio i nomi (Ognuno scelga i suoi). In tutto questo marasma trovano spazio anche mistificazioni e bugie. Credo sia giunto il momento di rimettere in piedi una parvenza di verità. Partiamo dalla grossa bugia per la quale Enzo Biagi non fu cacciato dalla Rai, e che il famoso editto bulgaro non sia mai esistito. Se vogliamo raccontarci che Gesù sia morto di freddo possiamo anche farlo, ma è risaputo che Gesù morì in croce.
A tal proposito ci viene incontro la free enciclopedia wikipedia (Noto strumento di mistificazione storiografica in mano ai soviet). Ecco come parla del Caso Biagi, relativo all’editto Bulgaro.
Innanzi tutto cosa fu l’editto bulgaro?
« L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro…? Santoro, ma l’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. » (Berlusconi, 18 Aprile 2002)
Quello che segue è un sunto dei giorni successivi in relazione a Enzo Biagi:
" Biagi decise di replicare la sera stessa dell’editto nella puntata de Il Fatto, dichiarando:
 
  «Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? […] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto – dia un’occhiata – nella Costituzione. Lavoro qui in RAI dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto […]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. »
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Le trasmissioni de Il Fatto proseguirono regolarmente fino alla prima settimana di giugno quando terminò la stagione. La dirigenza RAI decise di cancellare il programma, dopo un lungo tira e molla cominciato già a gennaio, cioè prima dell’editto bulgaro, quando il direttore generale di Rai Uno, Agostino Saccà, si recò alla commissione parlamentare di vigilanza. Egli dichiarò che l’azienda doveva controbattere Striscia la notizia e non poteva permetterselo con una trasmissione di cinque minuti che aveva conosciuto nell’ultimo periodo un calo di 3-4 punti di share. La dichiarazione fu contestata dai commissari del centro-sinistra, durante l’audizione, perché i dati Auditel dichiaravano che il Fatto aveva uno share del 27,92% di media, quasi otto milioni di telespettatori, addirittura superiore alla quota dell’anno prima, che aveva una media del 26,22%. In seguito, il 17 aprile, furono diffuse le nuove nomine della RAI. Rai Uno venne affidata a Fabrizio Del Noce, in quota Forza Italia, che dichiarò che stava studiando «una soluzione idonea per il Fatto e per Enzo Biagi» Successivamente, Saccà e Del Noce proposero a Biagi diverse soluzioni alternative per la collocazione de Il Fatto: alle 13:00, dopo il Tg1 delle 12:30 (ipotesi respinta da Biagi: «È troppo presto per approfondire adeguatamente i fatti del giorno»), poi alle 19:50 (ipotesi respinta anche questa: «Peggio della prima! È assurdo fare l’approfondimento prima della notizia»). Del Noce non confermò alla stampa la presenza del Fatto nei palinsesti, non ancora definitivi per la nuova stagione 20022003 e diffusi a maggio. Biagi scrisse al nuovo presidente della RAI, Antonio Baldassarre, già membro della Corte Costituzionale, chiedendo spiegazioni sul suo futuro e se la RAI intendesse rinnovare il suo contratto in scadenza a dicembre. Baldassarre, presentandosi ai telespettatori come «un punto di riferimento per la libertà dentro la RAI», rispose a Biagi che «è e rimarrà una risorsa per l’azienda», facendosi intervistare proprio al Fatto. Un mese dopo, durante la tradizionale presentazione a Cannes dei palinsesti autunnali della RAI, il Fatto era assente. Alle domande dei giornalisti, la RAI rispose che «Biagi aveva perso appeal». Il 2 luglio si tenne un incontro fra Enzo Biagi, il regista del Fatto Loris Mazzetti, Fabrizio Del Noce e Agostino Saccà, che era diventato nel frattempo direttore generale della RAI. In questo vertice si decise di sopprimere Il Fatto e di affidare a Biagi una trasmissione in prima serata, con inchieste e temi d’attualità. Inoltre si decise di rinnovare il contratto che legava Biagi alla RAI. La bozza del contratto arrivò a Biagi solo il 18 settembre, dopo ripetute sollecitazioni da parte di quest’ultimo. Intanto Il Fatto era stato sostituto da un programma comico, con Tullio Solenghi e Massimo Lopez, "Max e Tux". Il nuovo programma precipitò ben presto dal 27 al 18% di share. Del Noce imputò a Biagi il crollo degli ascolti perché «col suo vittimismo ha scatenato verso Rai Uno un accanimento senza precedenti». Biagi decise di lasciare Rai Uno e intavolò, con la mediazione sempre di Loris Mazzetti, trattative con il direttore generale di Rai Tre, Paolo Ruffini, per riprodurre Il Fatto sulla sua rete alle 19:53, dopo il Tg3 e i telegiornali regionali. Alla diffusione della notizia, il presidente RAI Baldassarre dichiarò: «É una bella notizia, ma troppo costosa per Rai Tre». Il 20 settembre Biagi, in una lettera al direttore generale Saccà, scrisse che se la RAI aveva ancora bisogno di lui (come dichiarato dallo stesso dg) e se questo ostacolo era rappresentato da problemi economici, egli si dichiarava pronto a rinunciare al suo stipendio, accettando quello dell’ultimo giornalista della RAI, purché detto stipendio venisse inviato al parroco di Vidiciatico, un paesino sperduto nelle montagne bolognesi, che gestiva un ospizio per anziani rimasti soli. Saccà replicò, con una lettera al quotidiano La Repubblica (che stava dando grande risalto alla vicenda), che il programma non poteva essere trasmesso per esigenze pubblicitarie. Il 26 settembre Saccà inviò ad Enzo Biagi una raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui gli spiegava, con toni formali, che Il Fatto era sospeso, così come le trattative fra lui e la RAI; si sarebbe trovato il tempo più in là per fare un nuovo programma, magari dai temi più leggeri.

 
  « Il direttore generale Saccà mi ha mandato la disdetta del contratto con ricevuta di ritorno, che è la cosa che mi offende di più. Io sono stato licenziato con ricevuta di ritorno, perché magari potevo dire "non lo sapevo… ma guarda, mi hanno cacciato via e non me n’ero neanche accorto!". E dalla dirigenza della RAI non ho mai più sentito nessuno. »
 
 
 
 
 
 

Pur non essendo il solo metodo possibile, la raccomandata con ricevuta di ritorno è il metodo più frequentemente utilizzato per comunicazioni di questo genere per gli effetti probatori dell’effettiva ricezione della comunicazione stessa ottenuti per mezzo della ricevuta di ritorno. Biagi, esausto per quell’interminabile tira e molla, offeso per i contenuti di quella raccomandata che secondo la sua interpretazione «lo cacciava ufficialmente dalla RAI», su consiglio delle figlie e di alcuni colleghi, decise di non rinnovare il contratto e di chiudere il legame fra Biagi e la RAI, con una transazione economica, curata dall’avvocato milanese, Salvatore Trifirò. La RAI riconobbe il lungo lavoro di Biagi "al servizio dell’azienda" e pretese che in cambio non lavorasse per nessun’altra rete nazionale per almeno due anni. L’annuncio della chiusura del contratto provocò polemiche su tutti i giornali e attacchi durissimi ai dirigenti RAI, già sotto assedio per il crollo degli ascolti (che avevano provocato le dimissioni di tre dei cinque membri del Cda). Saccà e Baldassare dichiararono ai giornali che «Biagi non era stato mandato via», che quella era solo un’invenzione dei giornalisti, che Enzo Biagi era il presente, il passato e il futuro della RAI, che «la presenza di voci discordanti dall’attuale maggioranza, com’è appunto quella di Biagi, era fondamentale». Di fronte a queste levate di scudo, Biagi commentò con: «Ma, se allora tutti mi volevano, chi mi ha mandato via?». Poco dopo, il consigliere d’amministrazione RAI Marcello Veneziani, vicino ad Alleanza Nazionale, dichiarò che Biagi con «quella chiusura del contratto, aveva svenato l’azienda e quindi la smettesse di piagnucolare a destra e a sinistra». Biagi allora rese pubblico il suo contratto di chiusura. La sua liquidazione è la stessa cifra che, successivamente, un giudice stabilirà come risarcimento per Michele Santoro. Il fatto fu sostituito prima con Max & Tux, una serie di sketch comici muti interpretati da Massimo Lopez e Tullio Solenghi per la regia di Giuseppe Moccia (il Pipolo di Castellano e Pipolo) e Carlo Corbucci: il programma, in onda per alcune settimane, ebbe ascolti ben inferiori a quello di Biagi il che portò, contrariamente agli asseriti obiettivi che avevano portato alla chiusura del programma di Biagi da parte dell’ente radiotelevisivo pubblico, ad un conseguente record di ascolti per Striscia la Notizia. In un’intervista relativa allo scarso successo del programma (che comunque raggiunge picchi di 6/7 milioni di ascoltatori) e alle critiche che ne erano seguite, lo stesso Solenghi ammise che "Striscia viaggia sui nove [milioni di ascoltatori]. Ma Striscia è una corazzata, nessuno di noi aveva l’ambizione di porsi alla pari". Dopo l’esordio del programma Biagi dichiarò che

 
  « Per ora la situazione è piuttosto incerta e ferma: la RAI può proporre e anche comandare ma non e’ detto che uno debba accettare … Mi hanno proposto il venerdì in seconda serata cioè quando tutti sono già partiti per il week end. Mi chiedo perché dovrei accettare dopo tutte le prime serate di successo che abbiamo fatto. D’altra parte quello che non andava è stato già detto in Bulgaria: e infatti né io né Santoro siamo in onda. Personalmente non sono un uomo per tutte le stagioni, non è obbligatorio andare in onda »
 
(Dichiarazioni di Enzo Biagi il giorno successivo al primo episodio di Max & Tux [10])
 
 

In seguito quella fascia oraria fu occupata per un breve periodo da La zingara, quiz condotto da Cloris Brosca, dal dicembre 2002 da Il Castello condotto alternativamente da Pippo Baudo, Carlo Conti e Mara Venier Affari tuoi, programma che registrò un notevole successo tanto da divenire poi uno dei programmi di punta della rete, in grado di battere anche la concorrenza. Cinque anni dopo i fatti, nel 2007 Biagi ritornò in RAI con il programma RT-Rotocalco Televisivo. A sorpresa Berlusconi in un’intervista del 23 aprile elogiò il nuovo programma augurando una lunga permanenza in RAI. Fece parziale marcia indietro su quanto accaduto anni prima dichiarando: e, infine, nell’autunno del 2003, da

 
  « Io non ho mai detto che Biagi e gli altri non dovessero continuare in RAI. Io ho detto che non dovevano utilizzare la RAI per fare trasmissioni faziose. Forse ho calcato la mano ma il servizio pubblico è pagato da tutti, anche da chi non la pensa come Biagi o gli altri. »
 
(Silvio Berlusconi, intervista a Radio anch’io)
 

All’indomani della morte di Enzo Biagi, avvenuta nel novembre del 2007, Berlusconi ha inoltre dichiarato di aver solo voluto esercitare un diritto di critica sull’utilizzo della tv pubblica e che «Non c’era nessuna intenzione di far uscire dalla televisione e neppure di porre veti alla permanenza in tv di chicchessia». Non si è fatta attendere la replica di Bice Biagi, figlia del giornalista scomparso, la quale ha tenuto a precisare che: «L’editto bulgaro? Certo che c’è stato, c’è qualcuno che ogni tanto ha delle botte di amnesia, mentre mio padre è stato lucido fino alla fine. Il ritorno in RAI è stato l’ultimo regalo che gli ha fatto qualcun’altro che si è mosso».}}

 

Più recentemente nel 2008 Berlusconi è tornato sull’argomento, dichiarando:

 
  « Mi sono battuto perché Enzo Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in Biagi il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato.»

Con questo non voglio esprimere un’opinione specifica su alcun fatto attuale, ritengo semplicemente che sia diritto/dovere cercare di non far passare per buona ogni farneticazione venga detta, se confezionata bene.

3 Risposte to “Secondo me è giusto accertare la verità”

  1. gau Says:

    Che noia mortale…

  2. utente anonimo Says:

    Chi mi ha svegliato?
    M

  3. kolchoz Says:

    Mi spiace che ti annoi la storia. Di mio, comunque, cìè poco. Vorrebbe essere solamente un punto fermo, di partenza e arrivo, sull’onda montante delle bugie (Soprattutto in seno a quella vicenda)

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