Archive for maggio 2008

Euro 2008

31/05/2008

euro2004Pochi se ne sono accorti, ma tra pochi giorni cominciano gli Europei. E noi che siamo recidivi (vedi il tag mondiali di calcio) abbiamo deciso di coprire l’evento naturalmente a modo nostro (in poche parole senza alcuna premura di essere imparziali). Cominciamo rendendoci simpatici ai quattro esaltati che contano i minuti dall’inizio dicendo che gli europei, diciamocelo, sono oramai come la coppa italia. Tutti si disperano se non la vincono ma, sotto sotto e nonostante gli sforzi dell’UEFA, sono disprezzati come una sorta di parente sfigato di eventi ben più importanti (non ci mettiamo in mezzo i Mondiali di Calcio ma è indiscutibile l’appeal maggiore, da un pò di anni, che ha guadagnato la Champions). Ora tralasciando che un evento vinto dalla Grecia andava abolito in partenza. Tralasciando poi che un evento non si può organizzare in due dei paesi più sfigati del pianeta. Tralasciate quello ve pare ma l’eccitazione nell’aria è paragonabile a quella del pagare le bollette alle poste. Intanto preparatevi alle gustose (ed inutili) facezie politico-staliniane di K ed ai commenti inquietantemente oscillanti tra il depresso e l’aggressivo del sottoscritto e del buon G. Poi se non ve ne frega proprio un cazzo di quello che scriviamo noi allora vi consiglio il nostro adorato Guardian che ha tirato su un casino di poll tra i suoi elettori per decidere chi si deve tifare a questo cazzo di europeo. Pensateci: sono nei casini. Nessuna nazionale del Regno Unito è presente alla fase finale (cazzo se non ci si riesce a qualificare alla fase finale di un Europeo…).
Tra parentesi, io ho votato. Ed ho scoperto che il 95% dei lettori del Guardian la pensa come me.

Concedetemi questa digressione

30/05/2008

Purtroppo il 30 Maggio è una giornata tristemente nostra (Come tifosi della Roma). Di solito è il giorno dei rimpianti, delle amarezze e, quel che è peggio, del lutto….per questo 2008 vorrei, invece, celebrare questo giorno tristemente romanista con un sorriso. Giusto per far capire a chi non lo capisce cosa sia lo spirito goliardico che sempre dovrebbe caratterizzare il calcio….e, soprattutto, per far capire cosa vuol dire il tifo in una città come Roma.meno36

Grave mancanza

27/05/2008
Teddy RooseveltTra le top ten dei presidenti USA sicuramente manca Theodore "Teddy" Roosvelt. Dal carattere focoso, fu sicuramente il primo Presidente degli Stati Uniti "STAR". Interpretò il suo mandato (14 Settembre 1901-04 Marzo 1909) in modo moderno, capendo come il secolo appena aperto sarebbe diventato "IL SECOLO DELLE MASSE". Si rivolse direttamente all’elettorato, anticipando quello che mirabilmente avrebbe fatto suo nipote Francklin Delano un quarto di secolo dopo con le interviste del caminetto, attraverso una serie infinita di viaggi che lo portarono a girare in lungo e in largo gli Stati Uniti. In politica estera fu molto aggressivo, finanziando la costruzione del canale di Panama ed estremizzando la dottrina Monroe relativa alla curatela degli Stati Uniti sull’America Latina. Per la prima volta nella storia pose gli USA al centro di una scena internazionale che non li riguardasse direttamente, favorendo la pace tra Giappone e Russia, scelta che valse agli Stati Uniti la possibilità di penetrare commercialmente nell’Impero del Sol Levante e a lui il Premio Nobel per la Pace. In politica interna iniziò, per la prima volta nella storia, una politica di difesa dei diritti dei lavoratori e, istituendo i primi parchi nazionali, una politica di tipo "Ambientalista". Difetti: in alcuni casi le sue scelte parvero essere troppo inclini al populismo, il suo carattere eccessivamente diretto e poco "Diplomatico" (un paradosso per chi pose fine a una guerra) gli valse il soprannome, dato dai suoi stessi compagni di Partito Republicano, di  "Maledetto Cow Boy".
Il suo nome è legato al "Teddy Bear", il più famoso orsacchiotto di Pelouche, in onore al cucciolo di plantigrade che, durante una battuta di caccia, il nostro si rifiutò di abbattere.
La sua effige è scolpita sulla roccia del Monte Rushmore

Sidney Pollack (1934-2008)

27/05/2008

I balordi tutti ringraziano chi si unirà nel ricordo.

08

Euro Balordi

26/05/2008
Due anni orsono, all’avvio di quest’avventura, il Blog si chiamò "Balordi Mundial"…adesso non abbiamo ancora deciso se chiamarci "Eurobalordi", il nome è anche migliore, ma, onestamente, i contenuti un po’ troppo poveri (Sinceramente un post su Croazia-Portogallo me lo risparmio molto volentieri)….fatto sta che per gli azzurri gli europei sono iniziati sotto i migliori auspici.

Invasione coverciano

Il portaombrelli – parte II

25/05/2008

27Poche parole per commentare la vittoria di ieri della Roma.

Il senso di questa stagione è, a mio avviso, il seguente: la Roma aveva le carte in regola per vincere lo scudetto. Se n’è accorta tardi o non ci ha creduto fino in fondo, fate voi. Sì, certo. Gli aiutini, direte voi. Mah, io dico che bastava non farsi pareggiare al 90° dall’Empoli, ad un quarto d’ora dalla fine con il Livorno all’Olimpico o in piano recupero dall’Inter a San Siro o dal Napoli a 5 minuti dala fine in un grottesco 4-4 a Roma e sarebbero stati chiusi i giochi con una giornata d’anticipo. E poi il verdetto del campo è questo. Poche storie, inutile recriminare.

La Roma ha fatto un’altra ottima stagione. Ampliando la rosa ha ridotto di molto il gap dall’Inter, che resta più forte – come dice Sacchi – per le individualità dei numerosi campioni, non per il gioco di squadra. In Champions siamo arrivati di nuovo ai quarti uscendo, stavolta senza tragedie, con i Campioni d’Europa. E poi abbiamo vinto la Supercoppetta ed un nuovo Portaombrelli (il 9°, come la Juve).

Mi permetto il lusso delle maiuscole per i due trofei, certo meno importanti dello scudetto, perché le conferme sono più difficili dei primi successi. La Roma è da due anni stabilmente al vertice del calcio italiano e tra le prime otto d’Europa. Non ci è capitato molto spesso nella nostra storia.

Cosa manca per l’acuto? L’ultimo gradino. Il più difficile. La mentalità vincente: l’idea di non rassegnarsi ad un risultato negativo fino all’ultimo secondo, la concentrazione per impedire che una buona partita sia vanificata da una distrazione a pochi attimi dal termine. Le partite che ho citato prima la Juventus di Lippi o di Capello non le avrebbe mai regalate. Lasciamo perdere Moggi e compagnia. Sappiamo che è così.

Concludendo, grazie. Anzi, Grazie. Con la maiuscola. Perché confermarsi è sempre più difficile. Ma ora l’auspicio è di poter salire quell’ultimo gradino. Anzi, quel Gradino. Con la maiuscola. Perché c’è solo una cosa più difficile di confermarsi.

Migliorarsi ancora. 

I migliori dieci Presidenti degli Stati Uniti

24/05/2008

Traendo spunto dalle querelles degli ultimi giorni, abbiamo deciso di inaugurare questa nuova rubrica settimanale con la classifica dei dieci migliori Presidenti della storia degli Stati Uniti. Giudizi diversi sono – come di consueto su questo blog – tollerati.

479px-Harry-truman1. Harry Spencer Truman (Lamar8 maggio 1884 – Kansas City26 dicembre 1972). Presidente dal 1945 al 1953. Democratico. Secondo me e Marsh, il più grande. Ingiustamente sottovalutato a favore di personaggi molto più accattivanti, ha gestito in modo ineccepibile – lui, semplice contadino – il passaggio più delicati della storia dell’uomo: l’inizio della Guerra Fredda. Riformista e anti-maccartista in patria, determinato e risoluto all’estero: soluzione della crisi coreana e del blocco di Berlino, invenzione del Piano Marshall, nascita della NATO, invito all’Europa ad unirsi. Si parlerà per sempre, tuttavia, di Hiroshima e Nagasaki.

Harry S. Truman

479px-Official_Portrait_of_President_Reagan_19812. Ronald Wilson Reagan (Tampico6 febbraio 1911 – Los Angeles5 giugno 2004). Presidente dal 1981 al 1989. Repubblicano. Sono stato tentato più volte di considerarlo il più grande, per diversi e apparentemente non convincenti motivi. Il vincitore della Guerra Fredda in politica estera, colui che ha raccolto i frutti di quanto seminato da Truman quarant’anni prima. L’ex attore che con la folle quanto geniale idea della Strategic Defence Initiative (il famoso "scudo stellare"), peraltro rimasta irrealizzata, ha contribuito al collasso dell’URSS insieme ai disastri di Gorbaciov. Campione del liberismo e della riduzione delle tasse insieme alla Thatcher, rimane tutt’oggi l’esempio dei conservatori in economia di tutto il mondo. Disse di lui Kissinger: "un Presidente con i più inconsistenti precedenti accademici avrebbe sviluppato una politica estera di straordinaria consistenza e coerenza."

Immagine:Reagan signature.png

507px-Roosevelt203. Franklyn Delano Roosevelt (Hyde Park (New York)30 gennaio 1882 – Warm Springs12 aprile 1945). Presidente dal 1933 al 1945. Democratico. Con lui, più che con Wilson, gli USA diventano il perno delle relazioni internazionali e la superpotenza che conosciamo. Seppe affrontare con successo la crisi del 1929 con politiche keynesiane, non sempre efficaci ma in grado di restituire soprattutto fiducia ai cittadini. E’ il naturale vincitore della Seconda Guerra Mondiale (anche se io e marish gli preferiamo Churchill e kolchoz Stalin). Inventore della moderna comunicazione di massa: le "fireside chats" (chiacchierate al caminetto) sono state uno strumento di propaganda ed informazione copiato in tutto il mondo. Sopportò gli effetti della polio con forza e tenacia.

Franklin D. Roosevelt

Nixon4. Richard Milhous Nixon (Yorba Linda9 gennaio 1913 – New York22 aprile 1994). Presidente dal 1969 al 1974. Republicano. Chiuse con onore la guerra del Vietnam, avviò il dialogo con la Cina, spiazzando i Sovietici, e firma il SALT (Trattato sulla limitazione delle armi strategiche) con Mosca. Grazie a Kissinger, seppe imprimere una svolta nella politica americana: quella del realpolitik. Un esempio rimasto inascoltato soprattutto ai giorni nostri. Sì, certo, Pinochet. Lo so. Ma resto dell’idea che Bernstein e Woodward potevano farsi i cazzi loro.

Richard Milhous Nixon

456px-Abraham_Lincoln_head_on_shoulders_photo_portrait5. Abraham Lincoln (Hodgenville12 febbraio 1809 – Washington15 aprile 1865). Presidente dal 1861 al 1865. Repubblicano. Vinse la guerra di secessione contro i Confederati del Sud, favorevoli al mantenimento della schiavitù ed abolì l’ignobile pratica. Non è poco. Il suo discorso a Gettysburg è tuttora uno dei più grandi esempi di oratoria della storia. Morì vittima di un attentato.

Abraham Lincoln
496px-Dwight_D6. Dwight David "Ike" Eisenhower (Denison14 ottobre 1890 – Washington28 marzo 1969). Presidente dal 1953 al 1961. Repubblicano. L’eroe militare della Seconda Guerra Mondiale divenne l’equilibrato continuatore della politica del "New Deal" di Roosevelt in economia e della "dottrina Truman" in politica estera. Saggio, concreto, seppe circondarsi di eccellenti collaboratori (in primis il Segretario di Stato Foster Dulles) ed ebbe un grande merito: impedire ad uno dei personaggi più inconcludenti della storia americana, Adlai Stevenson, di divenire Presidente.

Dwight David Eisenhower

GW-painting7. George Washington (Bridges Creek22 febbraio 1732 – Mount Vernon14 dicembre 1799). Presidente dal 1789 al 1797. Padre della patria, fondatore degli Stati Uniti. Figura mitica per tutto il Paese. Sagace tattico militare, politico illuminato. Rifiutò il terzo mandato dicendo che il potere non doveva concentrarsi per troppo tempo nelle mani di un solo uomo. Evitiamo paragoni con l’attualità di alcuni Paesi, per favore.

George Washington

John_F8. John Fitzgerald Kennedy (Brookline29 maggio 1917 – Dallas22 novembre 1963). Presidente dal 1961 al 1963. Democratico. Presidente più giovane della storia americana. Primo Presidente cattolico. La storia lo ricorda più per ciò che avrebbe (forse) potuto fare che per ciò che ha effettivamente fatto. Lodevole l’impegno per i diritti civili in patria, non altrettanto la sua azione in politica estera. La soluzione della crisi di Cuba fu l’unico episodio gestito come si deve. Meno, molto meno, la nascita del muro di Berlino, lo sbarco alla Baiai dei Porci, l’inizio dell’avventura in Vietnam, etc. Sopravvalutato anche grazie al glamour di Jackie e Marylin Monroe. Seppe tuttavia interpretare una speranza di grande cambiamento in quegli anni.

John Fitzgerald Kennedy

481px-Lyndon_B9. Lyndon Baines Johnson (Johnson City27 agosto 1908 – San Antonio22 gennaio 1973). Presidente dal 1963 al 1969. Democratico. Ero indeciso tra lui ed il Generale Ulysses Grant (vincitore militare della Guerra di Secessione), ma ammettiamolo: subentrare ad un’icona appena santificata non è mai facile. Johnson seppe tradurre in progressi concreti le idee progressiste ed innovative del suo predecessore. Non altrettanto fece con la guerra di Vietnam, che conobbe il suo acme durante la sua Presidenza. Riuscì comunque a traghettare il Paese in una fase difficile. Tutto sommato un brav’uomo.

Lyndon B. Johnson

492px-President_Woodrow_Wilson_portrait_December_2_191210. Thomas Woodrow Wilson (Staunton28 dicembre 1856 – Washington3 febbraio 1924). Presidente dal 1913 al 1921. Democratico. Accademico di grande livello, è ricordato soprattutto per la vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Nonostante le speranze di pace e progresso democratico suscitate nel mondo, la sua gestione del dopoguerra sullo scenario internazionale fu pressoché fallimentare. Reintrodusse la segregazione razziale ed ebbe, sembra, forti simpatie verso il Ku Klux Klan. Soffriva di dislessia.

Thomas Woodrow Wilson

Eccellente

23/05/2008

BurnsPesce triocchiuto

Nucleare

Per la serie

22/05/2008
E’ il secondo nome di Nixon (L’uomo che riportò gli Statunintensi sulla Terra, dopo che Kennedy li aveva spediti sulla Luna!): MILHOUSE!Milhouse

Rom e rifiuti

21/05/2008
Campo nomadiSono l’emergenza attuale: è tipico dei governi che vogliano prendere decisioni impopolari o, semplicemente, ingiuste e al limite del costituzionale, pompare mediaticamente l’emergenza per giustificare ogni nefandezza. Purtroppo in questa contingenza storico-giornalistica si ha come la sensazione che i nodi stiano venendo al pettine: i nodi degli scarti della nostra società, cresciuta troppo in fretta, che adesso deve fare i conti con i propri rifiuti, materiali e umani e non sà cosa farne. E allora sogna di vederli volare via col fumo degli inceneritori e dei roghi. Ho la sensazione che l’Italia, più che in una spirale di razzismo, sia stata colpita da improvissa cataratta perchè non vuole davanti agli occhi quello che sognava di aver rimosso: la povertà e gli oggetti "Inutili". Ecco, il filo conduttore triste di tutta questa vicenda è, sostanzialmente, il concetto di "INUTILITA’", al quale fà da contraltare il concetto di utilità. E’, quello dell’utilità, il parametro col quale misuriamo gli oggetti, se inutili li mettiamo al secchio, andando ad alimentare chi si nutre dell’inutilità altrui (Società che gestiscono la nettezza urbana e poveracci), e che ci dimostrano come non esistano "COSE INUTILI"; piuttosto siamo noi che non sappiamo cosa farne, perchè non abbiamo il senso del riutilizzo delle cose, avendone perso il senso vero del valore…riteniamo ogni cosa potenzialmente mondezza. E allo stesso modo applichiamo abominevolmente il concetto di utilità anche sugli esseri umani, non rendendoci conto che non sono oggetti, che non si possono buttare. E così, come gli oggetti dei quali non sappiamo cosa farne, li bruciamo per levarceli dalla vista, ugualmente sognamo di poter bruciare le persone, perchè non sappiamo cosa farne, perchè abbiamo perso il senso della differenza che esiste tra uomini e cose; perchè non sapendo valutare le cose che hanno, almeno, il parametro oggettivo del costo d’acquisto, sappiamo ancor meno valutare le persone, e le poniamo allo stesso livello degli oggetti: o li "USIAMO" o li bruciamo.
Ma in tutto ciò c’è una miopia di fondo: non ci rendiamo conto che quei rifiuti si atuoalimentano, sostenuti da altri scarti, quelli dei nostri lavori: i lavori che non vogliamo più fare, i sentimenti che ci disturbano e ci inchiodano alla nostra responsabilità perchè é più comodo affidare il nonno alla badabte rumena che dedicargli del tempo. Insomma, se questa millantata emergenza fosse vera, ci troveremmo difronte al campanello d’allarme che proviene dalle fogne della nostra esistenza a ricordarci che non potevamo vivere sempre a Disneyland