Who do I call?

kissinger-home-textL’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, come sapete da noi venerato, per sottolineare l’assenza di una vera leadership politica nell’erigenda Europa unita, ebbe a dire una volta negli anni ’70 "Who do I call if I want to reach Europe?" (Chi chiamo se voglio parlare con l’Europa?)

Beffardo, con il suo ancora marcato accento tedesco, forte del suo genio politico e delle sue frequentazioni con Andy Warhol, Jim Morrison, Gianni Agnelli, il nostro eroe ha impietosamente messo il dito nella principale piaga del processo di integrazione europea. Ottimo esperimento sul piano economico, ma sul piano politico per contare servono meccanismi decisionali adeguati e, soprattutto, leadership.

Bene. Il tema è riemerso a fasi alterne per essere poi rapidamente accantonato e bollato frettolosamente come "utopia". Venerdì, l’International Herald Tribune ha dedicato ampio spazio al blog di due ragazzi, Jon Worth, britannico, a lungo militante nei Laburisti di Sua Maestà, ex Presidente dei Giovani Federalisti Europei, esperto di comunicazione politica, e Jan Seifert, tedesco, attuale Presidente dei Giovani Federalisti Europei. Il blog si chiama http://whodoicall.eu/blog/ e cerca di dare una risposta irriverente ma concreta alla cinica ma puntuale domanda di Kissinger.

I nostri accettano la provocazione e propongono di dare un’unica leadership all’Unione Europea, sostituendo l’attuale diarchia Presidente del Consiglio Europeo – Presidente della Commissione con un’unica figura. Un unico Presidente dell’Unione Europea che presieda Consiglio Europeo (l’organo dove siedono i Capi di Stato e di Governo di tutti i Paesi membri) e Commissione (l’organo esecutivo dell’UE in cui ciascuno Stato ha un rappresentante con un portafoglio preciso).

Semplice e rivoluzionaria al tempo stesso, la proposta dei whodoicall giunge al momento opportuno. Il Trattato di Lisbona, nato dalle ceneri del Trattato Costituzionale bocciato dai referendum in Francia e Olanda e attualmente in via di ratifica da parte dei 27 Paesi membri, prevede che la Presidenza del Consiglio  venga  assegnata non più a rotazione ogni 6 mesi a tutti gli Stati membri bensì ad una personalità nominata da tutti i Capi di Stato e di Governo dell’Unione per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile per altri due e mezzo. Totale: cinque anni.

Il Presidente della Commissione Europea viene proposto dai 27 Capi di Stato e di Governo e nominato previa decisione del Parlamento Europeo per un mandato di cinque anni. Esattamente lo stesso periodo di un Presidente del Consiglio nominato e confermato per un mandato. Entrambe le nomine verranno fatte nel 2009, anno in cui si celebreranno le nuove elezioni per il Parlamento Europeo. Semplice e rivoluzionario.

La fusione delle due cariche in un’unica persona darebbe diversi vantaggi. Il Presidente della Commissione, la cui nomina passa attraverso il Parlamento Europeo, ha una certa dose di "legittimità democratica" che al Presidente del Consiglio Europeo, nominato solo dai Primi Ministri, mancherebbe. Se l’uno diventasse anche l’altro, la legittimazione del Parlamento Europeo si estenderebbe in una certa misura anche alla nuova carica. Inoltre, il cumulo delle cariche eviterebbe pericolose frizioni tra due leader in un’Europa che ha bisogno di ricostruire le ragioni della sua integrazione. Eviterebbe squilibri tra le due istituzioni nel caso uno dei due fosse una figura debole e l’altro una figura forte. Riporterebbe nella UE un accento fortemente federalista ed integrazionista (ed è questo l’obiettivo di Jan e Jon) a discapito di quello prevalentemente intergovernativo degli ultimi anni. E soprattutto, risponderebbe una volta per tutte al quesito lacerante posto da Kissinger.

I nostri amici, tuttavia, non sono stupidi. Non basta un Presidente unico purchessia. E no. Serve un Politico. Con la P maiuscola. Perché al di là del deficit di leadership, Jan e Jon sanno bene che il vero deficit dell’Europa è quello della politica.

E infatti dicono: "If the European Council President were a weak technocrat… well, who wants a weak technocrat? We don’t."

Neanche noi. 

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2 Risposte to “Who do I call?”

  1. kolchoz Says:

    Per quel che poco che capisco di UE (Certamente mai quanto te) ho come la sensazione che la scelta di allargarla in maniera indefinita (O quasi) abbia un po’ slabbrato il tessuto dell’Unione Europea, per cui la già denuncita perdita di leadershep si sia ulteriormente aggravata. Certo l’obiettivo di vedere l’UE con un seggio all’ONU potrebbe essere un bel sogno da cullare.

  2. gau Says:

    Sono d’accordo con te. Un Trattato come quello di Lisbon andava fatto prima dell’allargamento, ma a Nizza Chirac fece le barricate e quindi… L’aspetto più positivo, per tornare alla domanda di Kissinger, è che ci sarà un’unica figura responsabile per la politica stera che sarà contemporaneamente Alto Rappresentante PESC e Commissario per le Relazioni Esterne. Un passo avanti, ma tanti altri ne servono.
    Il seggio all’ONU sarebbe in effetti uno di questi…

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