Archive for aprile 2008

Lupomanno e il Vizio Capitale

30/04/2008

roma_di_note_bigIn un paio di post di qualche tempo fa, quando ancora non si pensava alle elezioni anticipate e Veltroni era saldamente al timone del PD e soprattutto del Campidoglio, mi ero un po’ lasciato andare ad alcuni commenti non proprio benevoli sullo stato di Roma e del suo quindicennio d’oro.

Noto con non eccessiva sorpresa che non ero il solo a pensare quelle cose. Non parlo ovviamente dell’ottimo Giuseppe D’Avanzo, quanto piuttosto degli elettori del Quadraro e di molti altri cittadini della Capitale. Non tornerò sull’argomento: ormai sono già stati versati i proverbiali fiumi di inchiostro.

Aggiungo solo qualche piccola considerazione. Era proprio necessario candidare Rutelli? Forse candidato peggiore non si poteva trovare. Non per lui (rectius, non tanto per lui), poverino, ma per la scelta politica folle che si è appuntata sul suo nome. Concordo pienamente sul fatto che calare dall’alto un candidato che ha già fatto il sindaco per due mandati solo perché a livello nazionale non c’è più posto per lui è quanto meno un tantino arrogante. In più, l’uomo in questione è stato Vice Premier in un Governo che a torto o a ragione è stato effettivamente uno dei meno apprezzati degli ultimi anni.

A questo aggiungete che l’avversario, Alemanno, ha fatto una buona campagna. Ha sfruttato, certo, il successo a livello nazionale della destra ma si è impegnato al massimo perché a Roma era più difficile. Conosco molte persone di sinistra, caro Kolchoz. Alcune delle quali la pensano esattamente come te sull’antifascismo, sull’MSI, sui picchiatori e quant’altro. Non ho mai sentito nessuno di loro però dire che Alemanno sindaco sarebbe stato a prescindere un disastro. Peraltro, da Ministro delle Politiche Agricole ha fatto un ottimo lavoro. Glielo ha persino riconosciuto De Castro, il suo successore nel Governo Prodi. La gente in questa fase cerca "protezione" in senso lato più che "sicurezza". In Alemanno e in questa destra sperano di trovarla.

Ma detto tutto questo, c’è da dire un’ultima cosa. Un altro errore, a mio avviso, notevole è stato quello di puntare le ultime fasi della campagna elettorale proprio sul "voto antifascista" (cito testualmente dai manifesti del tuo amato PdCI e di Action). Ma non per la sacrosanta difesa dei valori, etc. Semplicemente perché non se ne può più. Basta, davvero. A meno di non pensare che il Quadraro sia diventato improvvisamente una gigantesca Acca Larenzia.

Ci sono cose del candidato Alemanno che non mi piacciono. Una su tutte, il rapporto con uno dei cancri in metastasi della città: i tassisti. Confesso che vedere quelli lì che festeggiano mi lascia piuttosto perplesso. Ma non ci si può rifugiare sotto la comoda gonna dell’antifascismo ogni volta che l’avversario guadagna consensi. Si tratta di un valore fondante, prezioso, che non può essere usato come un mero talismano alla bisogna.

Vedremo cosa il buon "Lupomanno" (questo era il suo soprannome ai bei tempi…) sarà in grado di fare. Intanto, fanno sorridere le accuse dietrologiche di Rutelli ("Sono stato lasciato solo…" Ma da chi? Due anni prima Veltroni aveva preso il 60%!), i sospetti dei margheritini sul presunto spostamento dei "pacchetti" di voti dei seguaci di D’Alema su Alemanno (al Quadraro sono tutti dalemiani?) per mettere in difficoltà Veltroni. Con buona pace dell’esaltante esperimento Pd, di cui abbiamo parlato spesso in precedenza.

Lupomanno ha certamente perso il pelo. Ma dall’altra parte il vizio se lo tengono ben stretto.

I perchè di una sconfitta

30/04/2008
Pasolini BorgateCredo che per commentare e capire il clamoroso sorpasso di Alemanno su Rutelli e, soprattutto, perchè Zingaretti a Roma abbia preso qualcosa come 55000 voti in più rispetto a Rutelli (in pratica circa 55000 persone alla Provincia si sono dichiarate di Sinistra e al Comune di Destra), basti leggere questo ottimo articolo…non è necessario aggiungere altro. Ah sì: quelli del "Faro" al Trullo avevano previsto tutto nel 1995, infatti campeggiava una scritta eloquente: "Rutelli pensa alle borgate e lassa perde le stronzate"
Ecco l’articolo: clikka qui

Albert Hofmann (1906-2008)

30/04/2008

I balordi tutti ringraziano quanti si uniranno nel ricordo.

LSD-Albert-Hofmann7jan06

Anche Roma è andata

28/04/2008
Giulio CesareAnche la medaglia d’oro alla Resistenza, la capitale, la città del modello unanimemente riconosciuto come valido è andata. Certo nulla può essere preoccupante, perchè stiamo parlando della città Eterna, di una cità che esiste da 3000 anni, che ha resistito a Nerone, alle calate dei barbari, ai barberini, ai Papi, al fascismo, alla DC, non può resistere ad Alemanno Personalmente mi dispiace, non solo per l’alto valore simbolico della Capitale, ma perchè è sintomatico di come anche laddove la Sinistra abbia saputo governare, con idee e realizzazioni non sia riuscita a sfondare veramente nell’elettorato, forse non capendo quali siano le problematiche che, probabilmente, sono avvertite come maggiori e più pressanti pur non essendolo nei fatti le più urgenti. Fatto sta che adesso la Destra non ha alibi: governa ovunque, i comunisti sono spariti, gli zingari li cacceranno loro, così come i rumeni, gli albanesi e i negri. Adesso non ci saranno più licenze per i tassisti, che, così potranno spadroneggiare felici applicando le tariffe che il neosindaco concederà come cadeaux elettorale, diventare tassinaro sarà economico come acquistare un castello….insomma evviva la libertà. Certo adesso ci racconteranno che la priorità sarà privatizzare l’ACEA, perchè non ci sono i soldi per riparare la rete fognaria e di distribuzione idraulica, magari applicando il modello vincente di Latina. Insomma per la nostra amata città sembrano esserci alle porte begli anni….vorrà dire che fra cinque anni rideremo di core!

Oggi è il 25 Aprile

25/04/2008

Insieme al 2 Giugno è una delle date più belle che il calendario civile ci regali. Oggi l’Italia si ridestò dall’oppressione fascita, dalla barbarie nazista e dai fascisti che permisero e collaborarono a che tutto ciò avvenisse. E’ la festa di tutti gli italiani sinceramente democratici, di chi ogni volta ringrazia i partigiani che, a rischio della loro vita, ci hanno permesso di essere liberi, è la festa di chi si emoziona quando incontra un partigiano, ormai anziano, amareggiato da come la sua storia sia stata dimenticata, calpestata e, in alcuni casi, irrisa. E’ la festa di chi, quando vede un ex partigiano, non riesce a dargli torto, qualsiasi cosa costui dica, perchè LUI ha permesso a noi tutti di poter parlare, di poter mangiare, di poter litigare, quindi ha sempre e comunque ragione….è la festa di chi sente più inno nazionale quanto segue, e non accetta l’idea che per i prossimi cinque anni (Speriamo di meno) il presidente del Consiglio diserterà la FESTA NAZIONALE!!

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA!!!! 

In piedi! (Get up!)

22/04/2008

“What did you say to the kid? ..It ain’t about how hard you hit… It’s about how hard you can get hit, and keep moving forward… how much you can take, and keep moving forward…get up! …get up!”
Sylvester Stallone, "Rocky Balboa", 2006. Ultimo round dell’incontro Rocky Balboa vs. Mason Dixon
Secondo consiglio.
Avete presente Rocky Balboa? Sì, proprio il sesto ed ultimo episodio della saga di Sylvester Stallone. Ne avevamo già parlato. Bene.
Film generoso, di cuore. Senza alcuna pretesa se non quella di lasciare all’affezionato pubblico dello "Stallone Italiano" un buon ricordo ed un dolce sapore in bocca.
Ma nel decimo ed ultimo round dell’incontro che rappresenta il clou della pellicola, tra l’altro girato con sopraffina tecnica cinematografica, c’è una scena che merita di essere ricordata. Un pugno di fotogrammi che vanno impressi nella mente.
Scosso da un colpo del più giovane campione del mondo, il vecchio leone vacilla, si appoggia al tappeto con un guantone, sta per cedere. Ma, dopo aver passato in raasegna in flashback le immagini delle persone care che la vita gli ha tolto (la mitica Adriana, il grande Mickey, Apollo Creed), il vecchio leone mormora a se stesso le parole che ha rivolto a suo figlio per spronarlo a prendere in mano il suo destino senza trovare scuse o rifugiarsi dietro l’ombra proiettata dall’ingombrante nome del padre.
Non importa quanto forte colpisci nella vita. La cosa importante è se e quanto sai incassare i colpi che la vita ti infligge, trovando la forza di rialzarti e ripartire.
Questo, grosso modo, il sunto. Che suona un po’ come la frase che le nostre/vostre (le mie di sicuro) compagne di classe delle medie e del liceo scrivevano sul diario tra una foto di Bon Jovi e un memo per l’appuntamento col ginecologo. "Non è forte chi non cade mai, ma chi dopo essere caduto sa rialzarsi". Triste vero? Già.
Ma Stallone ci aggiunge un colpo di genio. Due parole, pesanti come un macigno. "Get up!". Il doppiaggio italiano è, se possibile, ancora più evocativo. "In piedi!" Lo dice due volte. Pensateci. La frase delle compagne delle medie e del liceo è la boutade di un simpatico sfaccendato che si limita a guardare tutto dall’alto o dal di fuori, che parla "in generale", che sa di dire una "massima", qualcosa di cui la Perugina si invaghirà avidamente per riempire le cartine dei suoi cioccolatini. Fredda. Senz’anima. E perciò inutile.
Lui no. Lui ci aggiunge lo slang di Philadelphia. La rende popolare. Umana. E ci aggiunge un imperativo rivolto a se stesso. Solenne. Duro. Scarno. Efficace. Guardate la faccia di Rocky e quella del suo avversario un attimo dopo che il vecchio leone si è rialzato. Non strafottente, ma consapevole la sua faccia. Sorpresa, smarrita ma reconditamente ammirata quella di Dixon.
Obbedire a se stessi. Avere una coscienza che si fa sentire, talora imponendosi. A costo di fare i moralisti con il proprio io fino a divenire i suoi aguzzini. Questo dice Rocky Balboa.
La cosa drammatica è che per sentire un invito così alto e forte occorre andare al cinema a vedere un sessantenne italo-americano che tira cazzotti, perché nelle sedi più appropriate non lo dice più nessuno.
Al massimo, potrete sentire qualcuno che – credendo di parlare con persone che non hanno visto Rocky Balboa – vi citerà con sufficienza la frase delle compagne delle medie e del liceo.
Se è così, non curatevene. Ricordate che voi avete una coscienza. Qualcosa che al momento opportuno vi urla "in piedi!". A voi lo ha rivelato, nell’assordante silenzio generale, uno che vota Mc Cain, tifa Everton (!) e rimpiange di non essere riuscito a fare un film su Ken il Guerriero.
 

Vai Fernandez! E’ tua!

21/04/2008

E’ lunedì. Il mio week end è stato complicato poco meno di quello di Kolchoz. E non essendo in vena di dare cattivi esempi, mi limiterò a dare due buoni consigli.

Il primo. Qualche giorno fa, ho rivisto per l’ennesima volta quello straordinario capolavoro – soprattutto per chi ama il calcio, si intende – che è "Fuga per la Vittoria". La trama la conoscete tutti. Tutti sapete del Capitano Colby, alias Michael Caine, del Maggiore tedesco Von Steiner, alias Max Von Sydow, di Hutch l’americano, alias Sylvester Stallone, di Bobby Moore, di John Wark, di Osvaldo Ardiles e di Luis Fernandez, alias Pelé.

Il terzo giocatore più forte di tutti i tempi (dopo Maradona e Cruyff, ovviamente) impersona un bizzarro soldato dell’esercito alleato che ha imparato il gioco del calcio palleggiando con le arance per le strade di Trinidad. Tra i dialoghi e le battute celebri del film, ce n’è una in particolare che riguarda lui e che, secondo me, offre un importante spunto di riflessione.

Tralasciando infatti il geniale marasma organizzato da John Huston, fatto di campi di concentramento da cui si scappa con irrisoria facilità (ci riesce persino Stallone), di fughe non punti con la morte, di resistenti francesi che scavano tunnel a casaccio sotto lo Stade des Colombes di Parigi (dove, giova ricordarlo, vincemmo i Mondiali del 1938), di comparse allo stadio che sono vestite un po’ alla moda degli anni ’40 e un po’ alla moda degli anni ’70, la battuta che rimane impressa è questa. Siamo a quattro minuti dalla fine del match, gli Alleati – a cui hanno appena annullato un goal regolare – allargano il gioco sulla fascia destra da cui Bobby Moore fa partire un preciso cross verso il centro dell’area, dove è appostato Fernandez-Pelé, appena rientrato in campo dopo un infortunio. Il giocatore guarda il pallone, dà le spalle alla porta, si coordina e spedisce in rovesciata il pallone in fondo al sacco.

Mentre parte il cross di Moore, si sente una voce in campo: "Vai Fernandez! E’ tua!" Una frase apparentemente normalissima, specie per chi ha praticato uno sport di squadra. Apparentemente. Perché il contesto è assolutamente eccezionale: in una situazione del tutto surreale, in cui sembra che una partita di calcio possa incidere sulle sorti della guerra, in cui una squadra vince fuori dalle regole, in cui manca pochissimo alla fine, quella frase significa "tocca a te", "è la tua grande occasione". Puoi ribaltare la situazione, trasformare una sconfitta in una vittoria, dare un senso a tutti gli sforzi fatti da te e dai tuoi compagni, raccogliere i frutti del tuo lavoro.

E chi se ne frega, direte voi? Retorico, superato. Non proprio.E’ il miglior antidoto contro due delle peggiori malattie di cui la nostra epoca è l’epicentro, che rappresentano paradossalmente due facce della stessa medaglia: la rassegnazione e l’appagamento. Chi è sazio, si accontenta. Chi ritiene di non valere, si rassegna. Entrambi rinunciano all’obiettivo perché hanno paura della sconfitta. Abbiamo espulso la sconfitta e il fallimento dal nostro vocabolario. Come il dolore, la malattia, la morte. Non ci piacciono, ci risvegliano dalla nostra anestesia quotidiana. Ci danno uno schiaffo non richiesto, a cui di porgere l’altra guancia proprio non ci va.

Ecco perché John Huston ci viene in soccorso con la sua follia. C’è la guerra. In campo c’è un ambiente ostile. Stai perdendo. Hai praticamente perso. Ma se ci credi, se ti sei costruito una capacità, riesci ad issarti fino ad un’altra occasione, fosse anche l’ultima.

Quella in cui senti una voce che ti dice "Vai Fernandez! E’ tua!". 

 

Oggi che è finita

20/04/2008

the_endCome 22 anni fà abbiamo perso lo scudetto di rimonta la vigilia del Natale di Roma…allora perdemmo, stavolta abbiamo pareggiato, ma non cambia nulla. E adesso buttiamoci nelle speranze sul futuro. Si parla di americani (Soros), Arabi (Lo sceicco di Dubai)…insomma i soliti sogni. Personalmente sono estremamente scettico: nessun riccone, minimamente normo dotato investirà un centesimo nel calcio italiano, un calcio strutturalmente corrotto: i protagonisti di calciopoli stanno tutti lì (Solo la Juve ha pagato con una gita in B), le società indebitate vengono salvate dalla politica, nessuna squadra è proprietaria dello stadio nel quale gioca, l’unica ad avere uno stadio è la Reggiana, che è fallita, il merchandasing non esiste, e le eccessive piattoforme televisive, paradossalmente, sviliscono il valore del teleprodotto calcio….oggi sto calcisticamente di merda (Dopo un weekend politicamente altrettanto schifoso). Comunque sia: Forza Totti!

Homecoming di Kanye West ft Chris Martin, ma che, sotto sotto, l’Hip-Hop è davvero morto?

19/04/2008

Tutti a casa, forza. Senza fretta. Tanto nessuno ci romperà i coglioni se ce la prendiamo comoda. Ma è ora di tornare a casa e di prendere coscienza di cosa non è andato nella nostra vita “fancy” e della sua colonna sonora perfetta: l’hip-hop privo di coscienza e di scrupoli di inizio millennio. Ricordate? Dr. Dre e i suoi protetti mafiosi, Method-Man e la sua cricca di tossici perdenti di Staten Island. Tutto finito. Se l’unico artista credibile rimasto per strada non sa come tirarsi fuori dal pantano dell’indifferenza se non chiamando l’icona del pop intellettuale e talentuoso (ma soprattutto bianco) allora qualcosa non va.  Ma in fondo era tutto previsto. L’Hip-Hop senza radici e senza coscienza che era emerso trionfatore dallo straordinario calderone di fine anni 80 non poteva avere futuro. Si invecchia. Ci si rincoglionisce. Si perde contatto con la base da cui tutto deriva. Tutto. E allora che cazzo ne può fregare alla "scena" delle mignotte di 50 cent o dei trionfi da palazzinaro di Jay-Z? Nulla. Come a nessuno frega un cazzo dei nostri sguardi vuoti su una Roma sempre più stancamente notturna. Nulla. Rimangono testimonianze di cosa poteva essere e non è stato. L’incredibile flow di Q-Tip in Galvanize dei Chemical Brothers. Una canzone non sua. Una base non sua. Chiamato di notte, si presenta in studio e, senza chiedere un cazzo a nessuno se non il titolo della canzone, spara 3 minuti in cui spiega tutto.
Io sono Q-Tip.
Io non sono più nessuno per le troiette che ballano sulle vostre basi.
Ma io sono l’Hip-Hop. E non voi non siete un cazzo.
 

Lo sapevo

18/04/2008

AeroflotEd ora se ne è accorto anche Berlusconi: la falce e martello ci avrebbero fatti volare in alto!!

Aeroflot