Tutta la vita davanti

Tutta la vita davantiTi entra dentro e deflagra come un cazzottone nello stomaco. Qui sono (Modestamente) il più indicato per parlarne e per parlare del Call Centre, essendo l’unico che abbia avuto la ventura di lavorare in una struttura di chiacchiere telematiche e truffe telefoniche. Il film riprende appieno il vuoto di valori che sottende l’idea di essere pagato per vendere qualcosa di cui non si abbia bisogno e la solitudine che comporta l’essere costretti a confrontarsi non colleghi, bensì con concorrenti, e l’essere, di conseguenza, catalogati non come persone, ma come caselle di Excell. Il grande pregio del film è che non giudica nessuno, ogni soggetto (al di là della protagonista, troppo perfetta per essere vera) rappresentato è, al contempo, un povero cristo e un abbietto, meschino schiavo di disvalori legati alle contingenze, qualcuno che cerca conferme in  una ditta che sostanzialmente non ha motivo di essere e che gratifica con nulla vite fatte di niente. Ma è anche un durissimo j’accuse verso la sinistra del nostro paese, troppo ferma a scimmiottare e prendere in giro e poco conscia dei problemi che spingono migliaia di persone ogni giorno a fare cose assurde (Canti e Balli motivazionali, premi aziendali, tragiche riproposizioni dei mirabili spaccati della borghesia medio impiegatizia di fantoziana memoria) per prendersi uno straccio di stipendio. Geniale la scelta di ambientare tutto il film nella nuova Fiera di Roma: è quel posto quanto di più mistruoso e insultante la storia della città eterna sia mai stato messo a cantiere. Un posto alienante, senza un’anima, fatto solo come supporto ad un mercato sostanzialmente dopato e inesistente…un enorme call centre. Le note negative del film sono legate sostanzialmente alla scelta delle protagoniste, in un call centre tante belle figliole non esistono…è tristemente vero constatare come per certe sventole le porte che si aprono siano sempre migliori, e poi l’indugiare un po’ troppo su alcuni luoghi comuni che, sotto un certo punto di vista, ci rassicurano e identificano: il genio che va a studiare all’estero (è un fenomeno vero, ma non eccessivamente patologico, forse più fisiologico) e la combriccola di amichetti snob, mai laureati che però lavorano solo grazie ai calci…anche questa è una triste realtà, ma non è l’unica…comunque nel complesso da vedere. PS: sò già come mi accuseranno i miei due amici compagni di viaggio, se non avete altro da aggiungere, oltre a quello che già sò, risparmiate i commenti. PPS: una menzione particolare a Elio Germano. Lo notai già in "Mio fratello è figlio unico". Sono artisticamente innamorato di questo attore…finalmente uno che oltre alla capacità di recitare mette anche il fisico. Prende schiaffi e corre, suda e urla…uno vero!

Annunci

12 Risposte to “Tutta la vita davanti”

  1. marish Says:

    Recensione, come al solito, onesta, puntigliosa e degna della tua persona. Non ho visto il film. Non penso lo vedrò. Spero anzi di essere morto a breve. Comunque. Primo. Potresti evitare errori di ortografia così abbondanti? Secondo. Mica, mica, voterai Ruspoli? Praticamente ti manca il “ritorno alla agricoltura” ed una bella adesione al manifesto contro la Modernità di Fini. Poi è fatta. Non so. Comunque non penso esistano film utili o inutili. Attori impegnati o disimpegnati. Penso esistano registi inetti e registi bravi (e noi di registi da oscar non ne produciamo da decenni). La nostra scena cinematografica è benissimo rappresentata da Mastandrea. Un mito per noi romani. Ma uno “che deve esplode…” da troppo tempo. Poi basta. Non me ne frega un cazzo del precariato giovanile. Un cazzo. Anzi non me ne frega un cazzo di nulla. Il vero problema è che quella generazione che si bea di raccontare con trasporto politico e “Bella Ciao” ai concerti, e pugni chiusi ed altre fognate è la stessa la cui difesa dei loro diritti inalienabili ha mandato in bancarotta questo paese. E soprattutto abituato a sognare un mondo che non esiste la generazione successiva. Che si continui ad ascoltare ed a credere ai quaranta-cinquantenni candidati al governo, registi ed intellettuali parlare di difesa delle pensioni (le loro), di un mondo del lavoro sicuro (come il loro) e di altre idiozie. A me sinceramente non me ne frega nulla. Io vado a dormire.

    “I never sleep, cos the sleep is the cause of death…”

    – NAS

  2. kolchoz Says:

    Buon giorno. Spero tu abbia dormito bene, credo ne avessi bisogno. Comunque non sono contro la modernità, sono semplicemente contrario alle alienazioni che spacciano per modernità (Dalla nuova fiera di Roma ai call centre ai mega centri commerciali che non producono NULLA di buono per le persone e mancano di rispetto per l’ambiente). Per quel che riguarda il discorso precariato è più complesso. Sinceramente non vedo dove sia lo scandalo nel chiedere di poter pianficare, per grandi linee, la propria vita, sapere che se si decide di mettere al mondo un figlio non si rischia il posto, sapere che se si contrae un malanno non si rischia il posto, sapere che se ci si sveglia con la luna storta non si rischia il posto. Vedi una cosa ho mancato nella recensione del film: i motivi assolutamente abbietti per cui molte persone si umiliano nel call centre. Pagare la pay per view per vedere il Grande Fratello, pagarsi l’intervento al seno, acquistare il nuovo cellulare…in queste descrizioni c’è la summa del nulla di moltissime persone attuali. Nessuna voglia di lottare, ignoranza dei propri diritti, accompagnata da un abbrutimento mentale ben rappresentato dalla vacuità delle ambizioni e dal sostanziale commercializzare i propri interessi. Ora mi rimetto a lavorare. K

  3. utente anonimo Says:

    …e insomma tutta ‘sta pippa per dire che ti sei innamorato di Elio Germano? E scrivigli una lettera!

    Gau

  4. kolchoz Says:

    M’hai sgamato!

  5. utente anonimo Says:

    D.I.C.O. solo che ormai ti conosco un po’…

    gau

  6. Claude10 Says:

    Ciao ragazzi! Ho visto sabato scorso questo film… mi è piaciuto molto…anche se lascia poche speranze per il futuro…mi ha messo un po’ di tristezza e di malinconia addosso….ma vabbè….

    Una chicca per voi tre “balordi” estimatori di Marco Giallini:
    avete presente quella scena del film in cui Valerio Mastandrea (Giorgio Conforti) presenta, alla giovane Marta, sua moglie e suo figlio? beh… quel bel pupetto biondo è Diego Giallini… figlio di Marco! 😀

    Daje tutti!!!

    Claudia

  7. utente anonimo Says:

    Ok.
    Sono appena tornato da un viaggio senza senso e mi ritrovo a leggere questa recensione.

    Ok.

    Allora: l’immagine che hai dato dei call CENTER (si scrive così, e che cazzo) è perfetta, dunque mi duole ammetterlo ma sono d’accordo con te.

    Non ti seguo minimamente sul discorso della nuova Fiera di Roma, in quanto credo che la Capitale d’Italia necessitasse di un polo fieristico all’altezza di altre città come Milano o Bologna… e poi non è che ogni cosa fatta nella nostra città dev’essere necessariamente colorata e con richiami storici.

    Non ho ancora deciso se vedere o meno questo film… però il tema è purtroppo attuale, dunque ci farò un pensierino.

    Tu, invece, smettila di fare pensierini su Elio Germano… che si diventa ciechi…

    Andrew’s Tavern
    (il vicino di blog)

  8. kolchoz Says:

    Allora, si scrive Call Centre, perchè “Centre” è inglese, mentre “Center” è solo un imbastardiemento Statunitense e dato che la lingua è l’inglese…ergo! Che Roma abbia bisogno di un polo fieristico posso anche essere d’accordo con te, dico che Roma non aveva bisogno di QUEL polo fieristico. Al di là delle ideologie, l’EUR è bello perchè ha una sua anima, una sua volontà artistica. Alcuni scorsi sembrano un quadro di De Chirico, la Nuovafiera di Roma non ha nulla, non identifica un’epoca.

  9. gau Says:

    Camerata Kolchoz!
    Eia eia…

  10. utente anonimo Says:

    Annamo bene…

    Andrew’s Tavern
    (il vicino di blog)

  11. kolchoz Says:

    Nessun eja eja ala là. Semplicemente apprezzo le idee architettonicamente originali, che identificano un ‘epoca. Il nuovo auditorium (Ad esempio) è molto bello, con la sua forma che ricorda un mouse, uno strumento fortemente identificativo dell’attualità.

  12. gau Says:

    Ammettilo, dai. Queste cose te le ha suggerito Elio Germano…
    A proposito, come va tra voi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: