How does it feel to treat me like you do

Ci sono serate così. Un pò surreali. Di quelle in cui, come dicevano i Tiromancino, "una cazzata qualunque diventa un delirio". Per noi la solita serata a Roma. Venerdì santo. Piove. In campo praticamente lo stato maggiore di 2b e cioè io, gau e aa "il vicino di blog (kolchoz era a casa "grazie per l’invito, sono stanco, davvero…"). Con noi una povera crista che, senza volerlo, si beccherà tutte le nostre paturnie. Direzione: il Rialto. Uno dei posti più involontariamente esperienziali di Roma. Un posto strano. Bellissimo nella struttura. Non male nella gestione delle sale. Nelle sale da ballo ufficiali musica tragicamente priva di sentimento, monotona, drammatica. Di buon livello però. Nella saletta (eletta dal buon aa come il sogno mai nascosto per la sua casa) gente sconosciuta buttata per terra, musica lounge, colibri che volavano sul muro e la sensazione che prima o poi saremmo morti tutti. Insomma il solito. Si beve. Ci si stona un pò. Si dicono le solite cazzate che ti fanno ridere e non ti fanno pensare ai tanti fantasmi che ogni tanto riemergono e vengono a chiedere il conto. Si va avanti tra spintonate di gente strafatta dall’inverosimile che vomita e chiede cartine (non una novità la mia generazione ha deciso di farla finita in questo modo ed io la rispetto). Insomma non proprio il posto per discutere di politica estera francese. Ma sicuramente (anche senza dirsi nulla) per guardarsi un pò indietro ed accorgersi che quel posto in fondo ci piace perchè nella sua complessità  ricorda tutta la nostra confusa postadolescenza. La drammatica festa di capodanno del 2001 in casa di un gruppo di sfaccendati ricchissimi dalle parti del quartiere Monti. Il vecchio pub a piazza san giovanni dove avevamo bevuto per anni. Le centinaia di serate uguali a quella in posto diversi, circondati dalla medesima matassa di sbandati. E poi l’incanto. La cassa dritta. La melodia che lentamente emerge dal nulla robotico. Due facce che, per un pò, sembrano meno perse. E’ lei. E’ Blue Monday. La canzone dance per eccellenza. Non si erano sentite (e penso non si saranno sentite fino all’alba) altri pezzi con parole cantate in quell’inferno. Solo dance. Pura ed inanimata. Poi il colpo di genio del DJ.
Se bisogna morire che si muoia con la canzone perfetta.
Con l’inno alla malinconia del Lunedì perchè è già tutto finito e bisogna tornare a lavorare.
O forse perchè sembra veramente tutto finito e bisogna solo prenderne atto.
Daje. Daje tutti.

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3 Risposte to “How does it feel to treat me like you do”

  1. utente anonimo Says:

    “Nella saletta (eletta dal buon aa come il sogno mai nascosto per la sua casa) gente sconosciuta buttata per terra, musica lounge, colibri che volavano sul muro e la sensazione che prima o poi saremmo morti tutti.”

    Direi che questa parte del post sintetizza al meglio un po’ tutta la serata. Che è stata fantastica…

    Andrew’s Tavern
    (il vicino di blog)

  2. utente anonimo Says:

    ciao, arrivo qui dopo aver letto di voi sul blog di giuseppe genna. Mi piace il vostro stile. C’è un modo per sottoscrivere il feed rss del vostro blog? Io non son riuscito a trovarlo.

    Feliz

  3. marish Says:

    Sorry. Ma nella ristrutturazione del template di un mese fa mi sono dimenticato di reinserirli. Ora li trovi in colonna sinistra. Grazie per l’apprezzamento. Daje.
    M

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