Decades ovvero A trent’anni da Via Fani

closerSono passati trent’anni dal rapimento di Aldo Moro e, stavolta (niente ironia), sembra “davvero passato un secolo”. Partiamo dai ricordi personali. Per me il caso Moro è tutto nella foto dello statista, in bianco e nero, sullo sfondo del TG1. Il televisore è quello minuscolo della Philips in cucina nella vecchia casa in cui abitavo all’epoca. Mia nonna a fianco a me che prega in silenzio. La sensazione del mondo dei grandi in ginocchio.
Guardateteli ora i protagonisti di quella storia. La famiglia del povero Moro e dei poliziotti uccisi. La drammatica ammissione di sconfitta della fede in Paolo VI (“Dio degli uomini, tu non hai ascoltato le nostre preghiere…”). Guardate una generazione di uomini politici distrutti nell’anima e nell’immagine. Guardate Cossiga, Berlinguer e La Malfa. Decisero di non cedere. Decisero semplicemente che lo Stato non si doveva arrendere.
Ora guardatevi e guardiamoci tutti allo specchio. Guardate che cosa siamo riusciti a dire, pensare e scrivere in questi merdosi trent’anni. Mille folli spiegazioni. Mille giustificazioni. “Kossiga e Andreotti lo hanno voluto uccidere”. “Io e i miei amici giravamo per Roma in quei giorni e, vi assicuro, i controlli erano minimi”. Li abbiamo sentiti tutti questi discorsi. Un paese allo sbaraglio si disse. Ma, attenzione, non tanto nelle istituzioni (Rognoni e Dalla Chiesa avrebbero raso al suolo, poco dopo, il nucleo storico delle BR) quanto proprio in quella società civile, come al solito, “frocia con il culo degli altri” e che straparlava di cose che non sapeva. Di uomini politici, per esempio, a cui non avrebbe meritato nemmeno di pulire le scarpe. Ne parlavamo con Gau pochi mesi fa in occasione di una delle tante liberazioni di nostri connazionali ostaggi in Iraq (risolte con munifiche donazioni a sanguinari gruppi di terroristi). Ma hanno imparato qualcosa i politici di oggi dai loro predecessori? No e la cruda verità fa male. Non si trova più nessuno con le palle in grado di fare un semplice ragionamento: lo Stato e le sue istituzioni vengono prima di tutto. Noi, in quanto paese democratico, non dobbiamo avere paura.
Guardate quanta paura negli occhi dei mille “caghetta” sia di destra che di sinistra in occasione dei mille shows televisivi organizzati da Al Qaeda in Iraq. C’è da scoppiare in lacrime.
Ma non è finita. Risentendo, anche per un secondo, qualche intervista di Moretti e compagnia danzante si ha la drammatica sensazione di come, dietro alle BR e alla loro follia omicida, ci fosse semplicemente un gruppo di idioti. Di ignoranti. Di imbecilli cresciuti con i Manuali di guerriglia del Che Guevara. Gente con una patologica sovrastima delle proprie possibilità cognitive e culturali. Ascoltate un deficiente come Moretti parlare al telefono con la famiglia di Moro chiedendo l’intervento “chiarificatore” di Zaccagnini. Il tono fa accapponare la pelle. Verosimilmente, infatti, Moretti non sapeva nemmeno in cosa consistesse “chiarire una discussione”. Tremendo.
Pensate, infine, ad idioti patentati come Piperno e Toni Negri che, in quei giorni, idolatravano l’azione delle BR.
Guardateli. Il fedele specchio di una rivoluzione del nulla.
Vergognatevi. Una volta per tutte. 

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11 Risposte to “Decades ovvero A trent’anni da Via Fani”

  1. utente anonimo Says:

    In quel che dici c’è insita una contraddizione preoccupante: a parte il fatto che è tipico della storia svilire l’attuale classe dirigente rivalutando il passato (E’ SEMPRE avvenuto, avverrà anche per Veltroni!), e poi tu dici, in buona sostanza: “La classe dirigente italiana dell’epoca, comunque eccelsa, si è fatta fregare da un gruppo di megalomani sociopatici” E’ evidente che allora non era poi così buona. Sai quello che ho sempre pensato delle BR, sai che ho sempre respinto teorie complottiste, ma dall’altra parte personaggi molto più autorevoli di noi tre (Dal presidente della Commissione Stragi, al giudice Ferdinando Imposimato, che proprio del caso Moro e poi del Terrorismo si è occupato per circa trent’anni della sua carriera) hanno sottilineato come sul rapimento e sul delitto Moro fossero confluiti una serie di interessi internazionali, dalle parti politiche più divergenti, che, per quanto non sia mai stato provato che abbiano armato le mani delle BR, hanno fatto in modo che le BR facessero il loro comodo con Moro. Allora la mia domanda è: “Aldo Moro non era uno sprovveduto e nemmeno un pivello, quando decise di dare vita al compromesso storico, non si immaginava che, quanto meno, avrebbe corso un rischio così grande? Non tanto l’essere rapito, quanto, in tal caso, quello di essere perlomeno lasciato a sè stesso, o almeno che un eventuale rapimento avrebbe incontrato consensi anche da soggetti diametralmente opposti alle BR?”
    Capisci che, allora, sulla classe dirigente dell’epoca cadono delle ombre notevoli circa la capacità di comprendere il mondo loro contemporaneo.
    K

  2. gau Says:

    Condivido perfettamente l’analisi di marish. La contraddizione preoccupante è tua, caro kolchoz: prima dici che respingi teorie complottiste e poi, nascondendoti dietro a Imposimato, di fatto le avalli. Non cambierete mai. Quando parlo di riflessi pavloviani mi riferisco a questo. Poi nessuno nega gli errori di una classe dirigente come quella dell’epoca, che però si confrontò con problemi nel Paese molto più gravi di quelli attuali (un Paese davvero spaccato a metà, un terrorismo vuoi o non vuoi seguito ed apprezzato, congiunture sociali ed economiche più serie di quelle attuali). Non è in discussione l’ammissione che quella classe a volte sbagliò. E’ in discussione il drammatico convincimento che a quella classe politica quella attuale faceva e continua idealmente a fare da portaborse.

  3. utente anonimo Says:

    Ottimo, M, davvero ottimo.

    Andrew’s Tavern
    (il vicino di blog)

  4. kolchoz Says:

    No, scusa, non mi sono fatto schermo dietro ad alcuno: ho semplicemente riportato idee espresse da persone che, ritengo, abbiano avuto modo di studiare meglio di noi quello che successe all’epoca, ciò che lo precedette e ciò che lo seguì….Secondo me il rapimento Moro non fu pianificato dall’alto (questo non lo credo), ma , nel momento in cui avvenne ci fu più di qualcuno che, da varie parti, ebbe più di un motivo per fare in modo che finisse male. Certo nè Andreotti nè Cossiga (Al quale riconosco il merito di essere uno dei pochi italiani che conosce l’istituto delle dimissioni)

  5. kolchoz Says:

    Ah poi ho visto cosa sono i riflessi pavloviani…beh mi sembra alquanto ingeneroso. Sinceramente denoto, invece, una tendenza a difendere il potente a prescindere, tanto più ricorrendo al vecchio trucchetto di denigrare come matto chiunque la pensi diversamente….vuoi il mio avatar?

  6. utente anonimo Says:

    Qui non si tratta di difendere i potenti nè di criticare l’azione assolutamente meritoria di chi ha voluto vederci chiaro dietro tante cose che ancora non si sono capite, amico mio. No proprio. E’ più uno sfogo di panza. Contro una opinione pubblica che è andata dietro a ipotesi complottistiche senza avere in mente che ci sono dei colpevoli. Colpevoli di un eccidio di uomini dello stato. In nome di che poi, ripeto, fa drammaticamente ridere. E’ come la storia dell’11 settembre. Mille ipotesi straordinarie e tutti a sputare agli americani e alle loro pretese di giustizia (che, preciso, si basano su migliaia di morti). I terroristi sono fuori. Lo sono per leggi che approvo e rispetto. Ma non per chi non ha mai voluto dirla tutta la verità in nome di una ideologia da rivoluzionario da operetta. E’ una storia tragica la nostra in quegli anni. Una storia che racconta dei miei genitori, dei tuoi e di quelli di Gau che si alzavano la mattina e andavano a lavorare. Ma che racconta anche di una generazione di imbecilli che, sulla base di stronzate ideologiche, ha ucciso persone innocenti. Ci siamo fatti vecchi. E forse diventiamo anche meno raffinati. Ma ricordati che le stronzate di Lotta Continua e dell’Autonomia Operaia (il terrorismo “buono”) si fondavano sulle stesse basi. Un sogno francamente fondato sull’ignoranza del mondo vero. E lo sai qual’è il problema? Che ora sono al governo (da tutte e due le parti). E dicono che Hamas è un partito politico con cui discutere. Che in Iraq c’è una guerra di liberazione. Che le FARC vanno considerate come un partito di liberazione. Potrei continuare per ore. Ma mi basta sapere che forse Piperno, prima o poi, pagherà le sue frasi di esaltazione estatica di fronte a 5 uomini dello Stato massacrati per nulla. NULLA. Buon riposo, amico mio.

    M

  7. utente anonimo Says:

    Condivido di nuovo, caro m.
    Invece, caro K, lungi da me l’idea di darti del matto. Quelli sono i metodi che usavano i tuoi ex amici. Però vedi? Ti è venuto subito in mente…altro riflesso pvloviano…

  8. utente anonimo Says:

    Allora se è un atto di accusa al terrorismo e ai terroristi, con me sfondi una porta aperta. Un sogno (La rivoluzione) che si è tramutato in una tragedia senza sbocchi, senza analisi sociale politica che ci ha lasciato solo morti, sangue e divisioni laceranti. Quello che non condivido in merito all’analisi dei fatti di 30 anni fà è il ridurli solamente a un colpo di matto di un gruppetto di sociopatici megalomani. Quella componente sicuramente ci fu, ma diciamo che ci fu qualcuno che la cavalcò per propri interessi o anche per mantenere intatti gli equilibri internazionali stabiliti a Yalta. Secondo me Moro è stato ucciso solo dalle BR e tutta la responsabilità ricade interamente su di loro, e bene fecero i governanti dell’epoca non trattare con i terroristi…ciò non di meno, nel corso di questi trent’anni, sono emerse incogruenze, anomalie che fanno sorgere più di un dubbio circa le possibilità di fare un blitz per liberare l’ostaggio (Ripeto fare un blitz, non trattare)…tutto qui.
    K

  9. utente anonimo Says:

    lacrime.

  10. kolchoz Says:

    e sangue!

  11. kolchoz Says:

    e sangue

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