Archive for marzo 2008

…la politica invece no…

31/03/2008

Lo ammetto.

Guardandolo, ho pensato ai capolavori di Sergej M. Eisensitein.

La formula Uno è in crisi…

31/03/2008

….E te credo!

Se dobbiamo scegliere tra il Gran Premio del Qatar e questo…

Bernie Ecclestone si è detto sorpreso. "Pensavo ad uno scherzo", ha detto.

Anche la moglie.

Tutta la vita davanti

31/03/2008

Tutta la vita davantiTi entra dentro e deflagra come un cazzottone nello stomaco. Qui sono (Modestamente) il più indicato per parlarne e per parlare del Call Centre, essendo l’unico che abbia avuto la ventura di lavorare in una struttura di chiacchiere telematiche e truffe telefoniche. Il film riprende appieno il vuoto di valori che sottende l’idea di essere pagato per vendere qualcosa di cui non si abbia bisogno e la solitudine che comporta l’essere costretti a confrontarsi non colleghi, bensì con concorrenti, e l’essere, di conseguenza, catalogati non come persone, ma come caselle di Excell. Il grande pregio del film è che non giudica nessuno, ogni soggetto (al di là della protagonista, troppo perfetta per essere vera) rappresentato è, al contempo, un povero cristo e un abbietto, meschino schiavo di disvalori legati alle contingenze, qualcuno che cerca conferme in  una ditta che sostanzialmente non ha motivo di essere e che gratifica con nulla vite fatte di niente. Ma è anche un durissimo j’accuse verso la sinistra del nostro paese, troppo ferma a scimmiottare e prendere in giro e poco conscia dei problemi che spingono migliaia di persone ogni giorno a fare cose assurde (Canti e Balli motivazionali, premi aziendali, tragiche riproposizioni dei mirabili spaccati della borghesia medio impiegatizia di fantoziana memoria) per prendersi uno straccio di stipendio. Geniale la scelta di ambientare tutto il film nella nuova Fiera di Roma: è quel posto quanto di più mistruoso e insultante la storia della città eterna sia mai stato messo a cantiere. Un posto alienante, senza un’anima, fatto solo come supporto ad un mercato sostanzialmente dopato e inesistente…un enorme call centre. Le note negative del film sono legate sostanzialmente alla scelta delle protagoniste, in un call centre tante belle figliole non esistono…è tristemente vero constatare come per certe sventole le porte che si aprono siano sempre migliori, e poi l’indugiare un po’ troppo su alcuni luoghi comuni che, sotto un certo punto di vista, ci rassicurano e identificano: il genio che va a studiare all’estero (è un fenomeno vero, ma non eccessivamente patologico, forse più fisiologico) e la combriccola di amichetti snob, mai laureati che però lavorano solo grazie ai calci…anche questa è una triste realtà, ma non è l’unica…comunque nel complesso da vedere. PS: sò già come mi accuseranno i miei due amici compagni di viaggio, se non avete altro da aggiungere, oltre a quello che già sò, risparmiate i commenti. PPS: una menzione particolare a Elio Germano. Lo notai già in "Mio fratello è figlio unico". Sono artisticamente innamorato di questo attore…finalmente uno che oltre alla capacità di recitare mette anche il fisico. Prende schiaffi e corre, suda e urla…uno vero!

Visti da Vincino

29/03/2008

Per iniziare nel migliore dei modi il fine settimana.

Con un sorriso su una cosa seria (la rivolta in Tibet) ed una buffonata (la nostra campagna elettorale)…

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Come sempre, grazie a Il Foglio.

Doveroso omaggio da balordi a un buttafuori

28/03/2008

Siccome 2b è ormai un blog famoso, sono stato contattato dalla webmistress del sito di Marco Giallini (il celebre "buttafuori").

Claudia – questo è il suo nome – mi dice che Giallini ha avuto il 16 novembre scorso un brutto incidente con la moto da cui si sta riprendendo solo ora.

Mi sembra doveroso regalare a tutti un omaggio al nostro eroe, una perla, una delle nostre scene cult.

Buona visione e daje Marco. Daje tutti.

 

Per la cronaca, manca purtroppo la ciliegina sulla torta.

"Ancora questo cantante!"

Chi conosce il film sa di cosa parlo.

Cartoline dalle primarie USA

28/03/2008

E’ da un po’ che trascuriamo i nostri amici americani.

Forgive us.

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Thanx 2 da NYT

Direttamente da qui

28/03/2008
http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/

cuoreadestra

I don’t really love you anymore ovvero io e i Magnetic Fields

24/03/2008

Diciamocelo. Sono pesante. E la storia della mia passione attuale per i Magnetic Fields ne è una delle dimostrazioni più chiare. Sono stato bloccato per anni da una francamente folle infatuazione per tutto ciò che fosse stato suonato fra il il 1950 e l’81 (anno "dopo cui…", sono stato sentito affermare in varie occasioni"…la musica è morta"). Per cui di gruppi nuovi, di canzoni nuove manco a parlarne ("Sono la brutta copia dei Joy Division", "Ma di chi pensi di stare parlando? di un nuovo Miles Davis?" sono pesante, lo ripeto). Poi, con le orecchie foderate dai Velvet Underground, da Morricone, da Miles e John Coltrane ho comiciato a sentire sempre di più nominare questo gruppetto all’apparenza scombiccherato. E piano, piano, eccomi qui a farvi sentire la mia canzone del mese, dell’anno, della vita, e che ne so. Non ho nemmeno un loro disco e la loro musica la sento solo su Deezer. Ma che importa. Godetevi la musica, il testo (assolutamente geniale) e ricordatevi che state parlando del gruppo di Stephen Merrit (definito, non a caso, il Morrisey del 2000 e di cui vi consiglio un ottima recensione dell’ineffabile Scaruffi).
Stephen Merrit.
Uno che alla domanda di quando sarebbero venuti a fare concerti in Italia ha risposto. "Italia? Mmmh. In realtà non penso di esserci mai stato".
Beato te, Steve.
Daje. Daje tutti.

How does it feel to treat me like you do

22/03/2008

Ci sono serate così. Un pò surreali. Di quelle in cui, come dicevano i Tiromancino, "una cazzata qualunque diventa un delirio". Per noi la solita serata a Roma. Venerdì santo. Piove. In campo praticamente lo stato maggiore di 2b e cioè io, gau e aa "il vicino di blog (kolchoz era a casa "grazie per l’invito, sono stanco, davvero…"). Con noi una povera crista che, senza volerlo, si beccherà tutte le nostre paturnie. Direzione: il Rialto. Uno dei posti più involontariamente esperienziali di Roma. Un posto strano. Bellissimo nella struttura. Non male nella gestione delle sale. Nelle sale da ballo ufficiali musica tragicamente priva di sentimento, monotona, drammatica. Di buon livello però. Nella saletta (eletta dal buon aa come il sogno mai nascosto per la sua casa) gente sconosciuta buttata per terra, musica lounge, colibri che volavano sul muro e la sensazione che prima o poi saremmo morti tutti. Insomma il solito. Si beve. Ci si stona un pò. Si dicono le solite cazzate che ti fanno ridere e non ti fanno pensare ai tanti fantasmi che ogni tanto riemergono e vengono a chiedere il conto. Si va avanti tra spintonate di gente strafatta dall’inverosimile che vomita e chiede cartine (non una novità la mia generazione ha deciso di farla finita in questo modo ed io la rispetto). Insomma non proprio il posto per discutere di politica estera francese. Ma sicuramente (anche senza dirsi nulla) per guardarsi un pò indietro ed accorgersi che quel posto in fondo ci piace perchè nella sua complessità  ricorda tutta la nostra confusa postadolescenza. La drammatica festa di capodanno del 2001 in casa di un gruppo di sfaccendati ricchissimi dalle parti del quartiere Monti. Il vecchio pub a piazza san giovanni dove avevamo bevuto per anni. Le centinaia di serate uguali a quella in posto diversi, circondati dalla medesima matassa di sbandati. E poi l’incanto. La cassa dritta. La melodia che lentamente emerge dal nulla robotico. Due facce che, per un pò, sembrano meno perse. E’ lei. E’ Blue Monday. La canzone dance per eccellenza. Non si erano sentite (e penso non si saranno sentite fino all’alba) altri pezzi con parole cantate in quell’inferno. Solo dance. Pura ed inanimata. Poi il colpo di genio del DJ.
Se bisogna morire che si muoia con la canzone perfetta.
Con l’inno alla malinconia del Lunedì perchè è già tutto finito e bisogna tornare a lavorare.
O forse perchè sembra veramente tutto finito e bisogna solo prenderne atto.
Daje. Daje tutti.

Ma Tarzan lo fa

21/03/2008

manifesto1Noi balordi lo abbiamo sempre pensato. Girare a Roma di notte è molto istruttivo, specie se ti inoltri in quartieri "popolari" e pieni di spunti di riflessione come San Lorenzo. Come ieri notte quando brilli ed inconsapevoli ci siamo imbattuti in un manifesto – che vi riproponiamo a sinistra – della campagna elettorale per comunali, provinciali, politiche, etc.

Il manifesto riproduce un tale Andrea Alzetta, candidato della Sinistra Arcobaleno, esponente di Action. Cos’è Action? Non avete mai sentito parlare di quei simpaticoni che occupano le case, spero disabitate, a Roma? Non vi hanno mai parlato di quel consigliere comunale della Capitale, Nunzio D’Erme, che ha buttato un bel po’ di letame davanti all’abitazione di Berlusconi? Ecco, sono proprio loro.

Ma al di là delle iniziative ad effetto, illegali e maleodoranti o meno, è stato un altro dettaglio ad attirare la nostra attenzione. Il buon Alzetta si fa chiamare "Tarzan" e lo slogan che ha scelto parla da solo: "Occupare case è reato? Ma Tarzan lo fa…" Comunque la si pensi, un genio.

Perché? Qualcuno con un po’ più di anni alle spalle ricorderà un’esilarante filastrocca di Nino Manfredi che, accompagnato da un bimbo in tenera età, cantava proprio "Ma Tarzan lo fa". Era il 1978. Come diavolo gli è venuto in mente? Ma soprattutto come diavolo gli è venuto in mente di inculcare nelle povere teste già annebbiate dall’alcol di tre poveri ragazzotti errabondi un motivetto che non li ha più abbandonati fino al tuffo sotto le pezze?

Vi facciamo gentile omaggio della chicca di Manfredi, il cui testo è stato scritto da un assoluto fenomeno.

E poi, il riarrangiamento della canzone fatto dai compagnoni di Action.

Su una cosa Alzetta ha sicuramente ragione.

Roma è una giungla. Le conclusioni traetele voi.