Laurent Garnier – live

garnierVivere all’estero ha i suoi innegabili vantaggi. Ti costringi ad ammorbarti meno il cervello con le piccinerie di casa nostra, ti occupi di cose diverse, conosci persone con mentalità diverse. Ma soprattuto puoi andare in un club senza essere spintonato, pressato, immobilizzato, puoi ancora fumare, il grado di civiltà è superiore. E ti può capitare di trovarti di fronte alla console un padreterno della musica elettronica francese. Laurent Garnier.

Il "cugino" è ormai un quarantaduenne di successo, affermato, divertito. E’ uno che negli anni ’80 suonava come dj resident al "Hacienda" di Manchester, dove erano di casa Stone Roses e Happy Mondays. E’ stato tra i primi a importare e a campionare l’hip hop e la techno di Chicago e Detroit in Europa. E’ il patriarca della musica elettronica francese; da produttore – e da buon nazionalista transalpino – ha allevato e aiutato i mostri sacri della "French touch", da Cassius ai Daft Punk fino al nuovo jazz dei St. Germain. Più in là trova persino un quarto d’ora per lanciare Mr.Oizo (sì, proprio quello del brano della pubblicità della Levi’s con il pupazzo che ascolta musica techno in macchina agitando la testa…).

Insomma, come si dice a Roma, "non pizza e fichi". Uno serio. E lo dimostra. Arriva, dà un rapido sguardo alla platea, abbozza un sorriso nel vederla così eterogenea – ragazzini, fricchettoni, quarantenni, etc. – ed accetta la sfida. Cinque minuti dopo sono tutti rapiti dal tocco magico dell’istrione d’oltralpe che alterna ritmi techno a sonorità hip hop, concede spettacolo anche visivo al pubblico e ogni tanto – come solo i "patriarchi" sanno fare – infile tra un brano e l’altro alcune note dei pezzi di maggior successo della "baguette house" di casa sua.

Piccola nota a margine. Il tutto era sponsorizzato dalle istituzioni francesi. Impensabile da noi. Altrove puntano anche su questo per diffondere la cultura di un Paese e suscitare interesse verso lingua, usi e costumi. Promuovere l’immagine della Francia. Tutto qui. Da noi, beh, lasciamo perdere.

25-05-05_0314Così Laurent accompagna con il suo atteggiamento semplice e beffardo i pensieri di un gruppetto di ragazzi italiani, alcuni dei quali in procinto di grandi cambiamenti, con la testa rivolta al futuro, alle novità attese ed inattese. Anche se lui non lo sa. Non se ne cura.

Ha 42 anni ed è arrivato, lui. E’ troppo concentrato sulla sua superba ed altera performance, lui.

Il s’en fout, lui.

 

 

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